sabato 28 febbraio 2015

CHIAMATI A VENIR FUORI by Claude Houde

Una veloce lettura, cronologicamente limitata del testo in Genesi 11 e 12 potrebbe portare un lettore inesperto della Bibbia a supporre che il padre di Abrahamo fosse morto quando Dio stese la Sua mano su di lui. Ad ogni modo, un semplice studio della durata della vita e delle età delle figure storiche coinvolte, insieme ad una rigorosa analisi delle genealogie, ci mostrano chiaramente che non era affatto questo il caso.

Gli interpreti della Bibbia sono d'accordo sul fatto che Abrahamo dovette lasciare quella terra sterile e che offriva poco, il comfort ed il compromesso in cui il padre si era compiaciuto di rimanere, proprio durante il periodo in cui suo padre era ancora in vita. Egli dovette venir via dalla casa di suo padre. La fede che rifiuta il compromesso è una fede che riceve il sovrannaturale perché è determinata a non morire in terra sterile ma ad obbedire alla chiamata “vieni fuori dalla casa di tuo padre” (leggi Genesi 12:1).

Caro lettore, io non sto parlando di orgoglio spirituale e di arroganza o di atteggiamento di pretesa ed accondiscendenza che disprezza i propri anziani o incolpa le generazioni passate per tutte le nostre sfide odierne. Non siamo chiamati a paragonare noi stessi con nessuno e noi siamo chiamati ad onorare i nostri padri e le nostre madri nella carne e nella fede. Teniamo cara la nostra eredità, serbiamo ciò che è prezioso e celebriamo il buono e la testimonianza autentica di tanti che hanno vissuto prima di noi.

Tuttavia, sono convinto che la fede, unita al desiderio di ricevere il sovrannaturale, deve aspirare a più di ciò che è stata la norma, a più di ciò che è attorno a noi o era prima di noi. Essa rifiuta la mentalità della mediocrità e del minimo richiesto. Qualunque sia la natura della storia della tua famiglia o contesto spirituale, Dio ti chiama a venir fuori “dalla casa di tuo padre”. L'armatura di Saul non sarà sufficiente ad uccidere i giganti di oggi. Devi venir fuori dalla casa di tuo padre.

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Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 27 febbraio 2015

OBBEDIRE RIPAGA

“Per fede Mosè…rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del Faraone, scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto…Per fede lasciò l'Egitto senza temere l'ira del re, perché rimase fermo come se vedesse colui che è invisibile” (Ebrei 11:24-27).

Mosè avrebbe potuto avere tutto l’oro e l’argento, i cavalli, gli harem, tutti i lussi e i piaceri del materialistico Egitto! Egli era principe in Egitto, appartenente alla corte reale di Faraone; ma “rifiutò di essere chiamato figlio della figlia di Faraone”. E quella decisione gli costò tutto. Egli considerò il vituperio di Cristo ricchezza maggiore di qualsiasi tesoro egiziano, preferendo di soffrire col popolo di Dio. Mosè teneva gli occhi su Gesù, suo Signore, e non sulle cose di questo mondo.

Obbedire ripaga? Ripaga prestare attenzione al messaggio di Dio? Confronta questi due uomini nella Bibbia: Salomone, guardando la sua vita, disse, “Tutto quello che i miei occhi desideravano, non l'ho negato loro; non ho rifiutato al mio cuore alcun piacere…Poi mi volsi a considerare tutte le opere che le mie mani avevano fatto, e la fatica che avevo impiegato a compierle; ed ecco tutto era vanità e un cercare di afferrare il vento; non c'era alcun vantaggio sotto il sole” (Ecclesiaste 2:10-11). Salomone proseguì dicendo nell’Ecclesiaste:

“Perciò ho preso in odio la vita” (2:17).

“Il cuore non riposa neppure di notte” (2:23).

“Per cui ho ritenuto i morti…più felici dei vivi” (4:2).
“C'è un altro deplorevole male…ricchezze conservate per il loro proprietario a suo danno” (5:13).

“Ho trovato una cosa più amara della morte: la donna il cui cuore è lacci e reti, e le cui mani sono catene” (7:26).

Ma guarda Mosè: a centoventi anni, i suoi occhi erano radiosi e tutte le sue capacità fisiche erano nel pieno delle forze quando Dio lo chiamò a casa. Dio prese personalmente il corpo di Mosè!

Ecco la testimonianza di Dio su Mosè lasciata all’umanità: “Non è più sorto in Israele un profeta simile a Mosè, con il quale l'Eterno trattava faccia a faccia, in tutti i segni e prodigi che l'Eterno lo mandò a fare nel paese d'Egitto davanti al Faraone” (Deuteronomio 34:10-11). Obbedire ripaga!

giovedì 26 febbraio 2015

IL RISULTATO DELLA DISOBBEDIENZA

La disubbidienza alla Parola di Dio finirà in un degrado della morale e del carattere cristiano.

Inizia tutto con un atto di palese disobbedienza a una chiara parola di Dio. Aggiungici una convinzione a metà per il peccato, un ravvedimento a metà e finirai come Salomone: un degenerato assoluto! “Così, quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente all'Eterno, il suo Dio…Salomone seguì quindi Ashtoreth…l'abominazione degli Ammoniti. Così Salomone fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno…L'Eterno perciò si adirò con Salomone, perché il suo cuore si era allontanato dall'Eterno, il Dio d'Israele” (1 Re 11:4-9). Queste parole mi fanno venire i brividi sulla schiena!

Salomone ora era indurito all’evangelo. La Parola di Dio non aveva alcuna sorta d’impatto su di lui. Era così patetico! La figlia del Faraone era diventata solo una di migliaia di amanti! Salomone stesso era ora vecchio e macilento, mentre Dio era silenzioso e adirato con lui. Non pregava più Dio e non era rimasta in lui alcuna gioia. Il suo cuore era così stanco, mentre scriveva versi penosi sulla vanità e l’inutilità della vita. Gerusalemme si era inquinata di templi pagani, costruiti con alte tasse. Il re beveva pesantemente, annoiato dalle sue splendide case e giardini. Il suo cuore era pieno d’idolatria, i giorni in cui toccava Dio erano solo ricordi lontani. “Tutto è vanità – è tutto inutile” (cfr. Ecclesiaste 1:14).

È lo stesso uomo che una volta pregava tanto eloquentemente alla dedicazione del tempio? “Ogni preghiera, ogni supplica che ti sarà rivolta da qualsiasi individuo…quando ciascuno ha riconosciuto la piaga del proprio cuore e ha steso le mani verso questo tempio, tu ascolta dal cielo…e perdona…e rendi a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il cuore di ognuno…affinché essi ti temano per tutto il tempo che vivranno nel paese che hai dato ai nostri padri” (1 Re 8:38-40). Allora continua – resta attaccato ai tuoi idoli! Giustifica le tue aree di disobbedienza e scusa i tuoi peccatucci! Un giorno tutto questo scoppierà in un fuoco divampante e incontrollabile d’immoralità e apostasia.

mercoledì 25 febbraio 2015

CRISTIANO A METÀ

Salomone categorizzò la sua vita: metà per Dio e metà per i suoi piaceri. La Parola di Dio lo aveva convinto a metà. Sperimentò dolore a metà, ravvedimento a metà – con cambiamenti a metà! Non so cosa accadde, ma Salomone fu convinto a metà per la moglie pagana che viveva nel luogo santo vicino all’arca. Così decise di farla andare via – a metà strada, dall’altra parte della città! “Or Salomone fece salire la figlia del Faraone dalla città di Davide alla casa che aveva costruito per lei, perché pensava: «Mia moglie non deve abitare nella casa di Davide…perché i luoghi dove è entrata l'arca dell'Eterno sono santi»” (2 Cronache 8:11).

La verità è che Salomone non voleva lasciarla! Sapeva nel suo cuore che tutto quello fosse sbagliato e che ciò lo tormentava nell’anima. Riesco a sentirgli dire, “Sì, devo fare qualcosa a riguardo. Dimostrerò al Signore che voglio fare la cosa giusta”. Ma la riportò in Egitto?

Le nostre chiese oggi sono piene di cristiani a metà – metà convinti dalla Parola e metà ravveduti – che fanno cambiamenti a metà nella propria vita. C’è poco “tremare alla Parola”. Sento così tanto che vivono ancora in peccati lampanti, continuando a fare sempre le stesse cose. Dicono, “Dio sa che intendo fare il bene. Egli vede il mio cuore. Amo davvero il Signore. Ho fatto dei cambiamenti e sto andando meglio”. Non basta intendere fare del bene. Bisogna farlo!

Salomone aveva costruito il tempio e aveva portato a termine tutti i suoi progetti edilizi; però viveva ancora nella disobbedienza in queste aree, non vedendo in esse alcun pericolo. Eppure, Dio fu così misericordioso che continuò a rispondere alla sue preghiere. Salomone continuava a salire al tempio tre volte all’anno per offrire sacrifici e gioiva e si rallegrava alla presenza del Signore.

Credo questa sia la posizione più pericolosa in cui un cristiano possa trovarsi: le sue preghiere vengono ancora esaudite e c’è gioia e felicità. Rimangono, tuttavia, aree di disobbedienza in cui la Parola non è l’autorità assoluta e il credente è cieco al deterioramento in atto.

Dio apparve ancora a Salomone con un forte sermone, una Parola potente: “Cammina nell’integrità. Obbedisci alla Mia Parola”. Nel frattempo, Salomone si stava allontanando a Dio,indurito e insensibile alla Parola, accecato dalle Sue benedizioni e dalle Sue grazie. Quanti cristiani sono benedetti, sentono lo Spirito di Dio, sono felici in Lui e dicono, “Va tutto bene perché Dio mi sta benedicendo”?

martedì 24 febbraio 2015

A PROVA DI SERMONE

Essere a prova di sermone significa ascoltare la Parola di Dio, dichiarare di amarla, professare di obbedirle ma poi non agire in base ad essa! Significa indurirsi a tal punto che il cuore non si commuove più e resta completamente intoccato da ciò che viene predicato. Alcuni lo chiamano “indurimento da evangelo”.

Pensa a tutte le antiche storie bibliche e ai personaggi biblici. Chi pensi sia stato quello maggiormente a prova di sermone? Chi ascoltò la parola più chiara e forte possibile e ne rimase completamente intoccato?

Fu Saul? Egli udì una parola chiara e forte: “Ora va', colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui, ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini” (1 Samuele 15:3). Saul disobbedì a questo messaggio; piuttosto, “Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio delle pecore e dei buoi, gli animali grassi, gli agnelli e tutto il meglio, rifiutandosi di votarli allo sterminio” (1 Samuele 15:9). Poi apparve Samuele e Saul divenne bugiardo! “Saul gli disse…Io ho eseguito l'ordine dell'Eterno” (1 Samuele 15:13). Samuele era inorridito perché poteva sentire il belare delle pecore che erano state risparmiate. “Perché dunque non hai ubbidito alla voce dell'Eterno, ma hai fatto ciò che è male agli occhi dell'Eterno?” (cfr. 1 Samuele 15:19).

Saul era indurito? Era a prova di sermone? Perché avrebbe detto una bugia tanto sfacciata a un profeta di Dio che gli aveva fatto tanto del bene? Sentilo mentire ancora con la prova delle sue menzogne tutte intorno a lui: “Ma io ho ubbidito alla voce dell'Eterno, ho compiuto la missione che l'Eterno mi aveva affidato” (1 Samuele 15:20). Colto in flagrante, Saul diede la colpa ad altri e architettò delle scuse per il suo peccato: “Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all'Eterno, il tuo Dio” (1 Samuele 15:21). Samuele arrivò al cuore del problema. Egli sapeva che Saul fosse a prova di sermone perché il suo cuore si era già dato alla stregoneria. “Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l'ostinatezza è come il culto agli idoli e agli dèi domestici. Poiché hai rigettato la parola dell'Eterno, anch'egli ti ha rigettato” (1 Samuele 15:23). Saul, l’uomo a prova di sermone, finì per ricevere guida da una strega e morì di una morte prematura e crudele.

lunedì 23 febbraio 2015

OGNI OPERA GLORIOSA by Gary Wilkerson

Dio è dietro ogni opera gloriosa e Lui non condividerà la Sua gloria. Egli non permetterà ad alcun ostacolo di impedire lo splendore raggiante di Suo Figlio. Dunque, Egli ha bisogno di vasi puri per compiere la Sua opera. All’apice del libero fluire delle Sue benedizioni e della Sua potenza sul Suo popolo, Egli dice loro, “Fermatevi un attimo e sospendete tutto. Voglio investigare il vostro cuore”.

Questa è la parola che sentivo che Dio volesse farmi predicare quando la nostra chiesa festeggiò il suo terzo anniversario. Potete immaginare la mia esitazione. Immagino l’intera congregazione fissarmi confusa e pensare, “Aspetta! Ci stai dicendo che siamo fantastici ma poi diventi serio e dici che dobbiamo cambiare”. Sarebbe come un marito che porta la moglie a cena per il suo anniversario e dice, “Tesoro, speravo di parlarti del sovrappeso che stai mettendo”.

Non è proprio così quando Dio ci chiede di esaminarci. Dopo tutto, siamo consapevoli che la nostra giustizia sia un panno sporco, che abbiamo bisogno della Sua grazia. Ma la realtà è che quando stiamo quasi per vedere la Sua opera più grande nella nostra vita, Egli ci chiede di riflettere su queste domande: “C’è qualcosa nel mio cuore che dispiace al Signore? Ho trascurato di fare qualcosa che mi aveva chiesto? Non voglio niente nella mia vita che ostacoli ciò che Dio vuole fare”.

Dio porta sempre il Suo popolo a questo punto. Perché? Perché prima di poterci dare il Suo meglio, Egli deve compiere qualcosa di profondo in noi. Egli vuole darci la Sua vittoria ma vuole anche la nostra completa consacrazione a Lui.

Su cosa il Signore sta puntando il dito nella tua vita? Si tratta di rimuovere qualcosa di piccolo? Oppure di aggiungere qualcosa che hai trascurato? Non rimandare nella tua risposta alla fedele voce dello Spirito. Affrontare una piccola cosa può determinare tutto il tuo futuro. L’esaminerai? Se lo farai, saprai che il meglio di Dio sta per arrivare – e puoi star certo di aver compiaciuto Colui che vuole benedirti.

“Esaminiamo le nostre vie, scrutiamole” (Lamentazioni 3:40)

sabato 21 febbraio 2015

DIO NON MI HA MAI ABBANDONATO by Nicky Cruz

Desideri fortemente fare grandi cose per Dio, servirLo ed amarLo fino all'ultimo tuo respiro? Stai cercando Dio affinché dia forma ad un futuro glorioso per te?

Allora smetti di provare a farlo da solo. Non tentare di farti strada nella tua vita e chiedere poi a Dio di benedirti. Passa, invece, il tuo tempo a cercare di conoscerLo. Impara a gioire alla Sua presenza. Abbandonati nel lodarLo. PregaLo ed amaLo dal profondo della tua anima. Ubbidisci a Lui anche nei dettagli più piccoli. Prega e medita la Sua Parola. Apprezza la gloria della creazione!

Impara a seguire Dio e Dio solo col tuo cuore ed Egli ne prenderà nota.

C'è una verità che puoi dare per certa: Dio ha preparato un patto solo per te. Un piano speciale ed uno scopo messi da parte per il tuo futuro. Il tuo futuro è molto più glorioso di quanto tu possa mai immaginare. Se Lui non ha ancora messo questo Suo patto nel tuo cuore è perché sa che non sei pronto. Sta aspettando solo te e ti guarda. Lui brama condividere questa visione con te ed aiutarti a sostenerla.

Quando ero giovane ed avevo appena vent'anni, ero confuso riguardo al mio futuro, e mai avrei immaginato i piani che Dio avesse per la mia vita. Ero solo un ragazzo innamorato di Gesù che desiderava ardentemente passare il resto dei suoi giorni in Sua presenza. Non avevo alcuna idea che Lui avesse un patto pronto per me. Nessuna idea che avesse un proposito così potente per la mia vita.

A quel tempo non potevo nemmeno iniziare ad immaginare me stesso come ad un evangelista. Ero giovane ed impreparato. Non avevo capacità che potessero portarmi a pensare di riuscire a predicare di fronte ad un pubblico. La mia conoscenza della Bibbia era immatura e limitata. Il mio accento era forte e le mie maniere erano impacciate. Ero solo un ragazzo che aveva imparato ad arrangiarsi e non avevo altre qualità.

Ma amavo Gesù con passione e mi decisi ad ubbidire a Dio senza badare a ciò che Lui mi avrebbe fatto. Così cominciai a sostenere il Suo patto, poco a poco, giorno dopo giorno, mese dopo mese. Feci del mio meglio per restarGli fedele e Dio non mi ha mai abbandonato!

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Nicky Cruz, evangelista conosciuto in tutto il mondo ed autore prolifico, si convertì a Gesù Cristo da una vita di violenza e crimini dopo aver incontrato David Wilkerson a New York City nel 1958. La storia della sua drammatica conversione venne raccontata prima ne La Croce e il Pugnale di David Wilkerson e successivamente nel suo libro e best seller Run, Baby, Run.

venerdì 20 febbraio 2015

ESSI RIMASERO NELLA BRECCIA

Tutti gli uomini di Dio che fecero cordoglio e che ebbero un cuore spezzato nella Bibbia avevano una cosa in comune: essi s’identificavano coi peccati degli altri!

Non pregarono mai come il pubblicano, “Grazie Signore che io non sono come gli altri”. Essi piangevano per l’adulterio, l’infedeltà e il compromesso ma pregavamo umilmente, “Dio, anche io sono colpevole”. Non colpevoli di peccati grossolani, ma di non essere all’altezza della gloria di Dio.

Esdra pregò, “O mio Dio, io sono confuso e mi vergogno di alzare la mia faccia a te, o mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra il nostro capo, e la nostra colpa è giunta fino al cielo…Ma dopo tutto quanto ci è venuto addosso a motivo delle nostre azioni malvagie e delle nostre grandi colpe…Eccoci davanti a te con la nostra colpa, benché a causa di essa nessuno può reggere davanti a te!” (Esdra 9:6, 13, 15). “Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione, piangendo e prostrato davanti alla casa di Dio” (Esdra 10:1).

Nehemia pregò, “Sì, io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Ci siamo comportati molto malvagiamente contro di te” (Nehemia 1:6-7).

Anche Daniele s’identificò coi peccati del popolo di Dio. Pregò, “Abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti. Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese…Mentre io stavo ancora parlando, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo…” (Daniele 9:5-6, 20).

Essi furono tutti uomini santi, immacolati agli occhi di Dio. Non si compromisero né si mischiarono col mondo. Però restarono sulla breccia, confessando i peccati del popolo come pure i loro stessi. Se seguirai lo stesso sentiero di questi uomini e disporrai il tuo cuore come fecero loro a cercare il Signore – digiunando, pregando, piangendo, facendo cordoglio per il peccato – vivrai gli stessi effetti su te stesso. La mano di Dio ti toccherà ed Egli ti manderà la Sua parola. Condividerai il cuore stesso di Dio ed entrerai alla Sua gloriosa presenza. E una volta lì, comprenderai quanto lontani ci troviamo dalla Sua gloria.

giovedì 19 febbraio 2015

TOCCATO DALLA MANO DI DIO

Nehemia fu un uomo di grande intensità per Dio. “Arrivò da Giuda Hanani, uno dei miei fratelli, assieme ad alcuni altri uomini. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della cattività, e riguardo a Gerusalemme. Essi mi dissero: «I superstiti che sono scampati dalla cattività sono laggiù nella provincia, in grande miseria e obbrobrio; inoltre le mura di Gerusalemme sono piene di brecce e le sue porte consumate dal fuoco». Come udii queste parole, mi posi a sedere e piansi; quindi feci cordoglio per vari giorni, e digiunai e pregai davanti al Dio del cielo” (Nehemia 1:2-4).

I superstiti erano tornati al luogo santo, ma la letargia e il vituperio si erano insinuati in loro. La condizione era ancora decadente – non era stato fatto alcun progresso spirituale.

La Scrittura dice che Nehemia iniziò a piangere, a fare cordoglio e a “pregare notte e giorno” (verso 6). Non fu una questione di essere svegliato da Dio nel bel mezzo della notte e sentire un peso cadere sulla sua anima. No! Quest’uomo di Dio diede inizio al peso! Egli lo chiese! “Chiesi ai miei fratelli dei superstiti” (cfr. verso 2).

Allo stesso modo, Daniele trascorreva ore, giorni e settimane a studiare la Parola di Dio. Dio non depose un peso soprannaturale nel suo cuore; piuttosto, Daniele umiliò il suo cuore. Egli sviluppò e nutrì un vero peso per il popolo di Dio, studiando diligentemente e acquisendo la comprensione di ciò che Dio stava dicendo. “Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere” (Daniele 9:3).

Parla di intensità, cordoglio e pianto! Daniele disse, “Io Daniele feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai cibo prelibato, non entrarono nella mia bocca né carne né vino e non mi unsi affatto, finché non furono passate tre intere settimane…In me non rimase più forza” (Daniele 10:2-3, 8).

Quando la mano di Dio toccò Daniele, queste furono le parole che scaturirono dal trono: “Non temere, Daniele, perché dal primo giorno che ti mettesti in cuore di intendere e di umiliarti davanti al tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto in risposta alle tue parole” (verso 12). In ebraico, il termine “umiliarti” significa vessare la carne per portarla alla sottomissione. Paolo dice anche “Io riduco il mio corpo in schiavitù”.

Il Signore avrà un popolo oggi completamente donato alla Sua opera – intenso, appassionato e contrito – che dona ogni ora ed euro in più a ciò che rappresentano i Suoi interessi sulla terra.

mercoledì 18 febbraio 2015

LO SPIRITO D’INTENSITÀ

Quando Dio sta per compiere un’opera nuova, Egli spande uno spirito d’intensità sul Suo popolo. Non possiamo più essere spiritualmente pigri, compiaciuti, indifferenti e accomodanti. Dobbiamo diventare intensi, pieni di fuoco e passione per Cristo, con sentimenti profondi e seri per l’opera di Dio. Oggi Dio sta innalzando un popolo che odia il peccato e trema alla Sua Parola. Il Suo residuo deve udire e credere nei santi profeti. Non deve vacillare o divenire tiepido; deve invece diventare più serio per Dio col passare dei giorni.

Considera l’intensità di Esdra. Osserva attentamente la sua passione contro qualsiasi cosa ferisca Dio e vedrai il suo odio perfetto per la mescolanza col mondo. “Quando udii questa cosa, mi stracciai le vesti e il mantello, mi strappai i capelli della testa e della barba, e mi sedetti costernato. Allora tutti coloro che tremavano alle parole del Dio d'Israele si radunarono presso di me a motivo del peccato di quelli ritornati dalla cattività; e io rimasi seduto e costernato fino all'oblazione della sera” (Esdra 9:3-4).

Che scena! Esdra giaceva atterrato da un santo dolore, strappandosi i capelli e la barba, “A motivo del peccato di quelli ritornati dalla cattività” (verso 4). Uno per uno, tutti coloro che avevano un cuore contrito si radunarono intorno a lui. Dio aveva solo un uomo che arrossisse per il peccato – e per lui sorse un corpo di persone contrite.
“Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione, piangendo e prostrato davanti alla casa di Dio, si radunò intorno a lui una grandissima moltitudine d'Israele: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto” (Esdra 10:1).

Intere famiglie nel popolo di Dio stanno stringendo amicizia col mondo, ma molti di voi stanno piangendo per avere santità e separazione! Avvertite il dolore di Dio per il peccato e arrossite di vergogna. Sapete che è tempo di diventare seri riguardo al cammino con Lui.

martedì 17 febbraio 2015

COS’É UN SANTO ROSSORE?

“Poiché dal più piccolo al più grande, sono tutti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, praticano tutti la menzogna…Si vergognavano quando compivano abominazioni? No! Non si vergognavano affatto, né sapevano che cosa fosse arrossire. Perciò cadranno fra quelli che cadono; quando li visiterò saranno rovesciati», dice l’Eterno” (Geremia 6:13, 15).

Il profeta Geremia vide una condizione orribile fra il popolo di Dio. Per nascondere i loro peccati, avevano iniziato a vivere dietro una facciata di pace e sicurezza superficiali. L’avidità e la cupidigia avevano talmente sopraffatto i loro cuori che avevano mascherato le loro ferite con una falsa contrizione. Tutta la loro vita era diventata superficiale - lacrime superficiali, ravvedimento superficiale, persino guarigione superficiale.

Il popolo di Dio aveva persi il senso della vergogna e il dolore per il peccato - peccato nella società e peccato nella loro vita stessa. Non avvertivano più l’odio e l’ira di Dio per l’iniquità. Il peccato era diventato “solo una cosetta”.

Geremia gridò, “Si vergognavano mentre peccavano? No! Non si vergognavano per niente - non riuscivano nemmeno ad arrossire!”

Un santo rossore, prodotto dallo Spirito Santo, non produce solo delle guance rosse di modestia. Significa sentirsi feriti, devastati, vergognarsi - addolorati che il nome e la purezza di Gesù il nostro Signore siano stati calpestati, che la Sua reputazione sia stata macchiata.

Il popolo di Dio ascoltava un messaggio di verità tagliente, eppure se ne allontanarono. Si ribellarono contro di esso! “Essi hanno indurito la loro faccia più della roccia e hanno rifiutato di ritornare” (Geremia 5:3). Essi commettevano adulterio spassandosela con le meretrici e concupendo le mogli del loro prossimo. Nel verso 11 dello stesso capitolo, Geremia lo definisce chiaro tradimento nei confronti del Signore!

A dispetto di tutti gli avvertimenti profetici di Geremia, questo popolo proseguì nelle sue allegre vie, dicendo, “Nessun male ci verrà addosso; non vedremo né spada né fame” (verso 12). “Il giudizio non è il messaggio di Dio per noi”, dicevano.

Dio avvertì il Suo popolo di prestare attenzione alle istruzioni della parola data loro, altrimenti si sarebbe da loro dipartito. “Lasciati correggere, o Gerusalemme, altrimenti la mia anima si allontanerà da te” (Geremia 6:8). E Dio ancora disse: “Sto parlando chiaramente! Sto avvisando! Ma chi sta ascoltando?”

lunedì 16 febbraio 2015

FEDE STRAORDINARIA by Gary Wilkerson

Senti che Dio stia per rilasciare qualcosa di incredibile nella tua vita? Forse Egli ha parlato al tuo cuore: “Ho preparato qualcosa di speciale per te. Stai per entrare in un cammino con Me che non avevi mai conosciuto prima”. Forse la tua vita è stata già grandemente benedetta da Dio; ora lo Spirito Santo ti sta dicendo che le Sue promesse eterne stanno per adempiersi - e ciò ti stupirà.

Se ciò descrive la tua vita in questo momento, posso dirti con l’autorità della Scrittura: Preparati ad esaminare il tuo cuore.

Parliamo di ciò che definisco “fede straordinaria”. Fede straordinaria significa che non importa quanto le cose vadano bene, il meglio deve ancora arrivare. Si tratta di una fede che dice, “Fin quando sogneremo e faremo grandi cose per il regno di Dio, la Sua visione sarà sempre maggiore”. Ciò che il Signore ha compiuto nella breve esistenza della chiesa che pasturo è andato al di là delle mie più fervide aspettative. Non è passata settimana in cui qualcuno non abbia dato la propria vita a Gesù - e la maggior parte delle settimane sono più persone. Ogni volta che distribuiamo cibo ai poveri, molti di loro chiedono, “Perché lo fate?” Rispondiamo, “è Gesù”, e loro danno la vita a Lui.

Tutto ciò accade in modo miracoloso. In pochi, brevi anni la nostra chiesa è cresciuta in maniera fenomenale. I nuovi credenti stanno velocemente maturando in discepoli fedeli, crescendo nella conoscenza di Dio. Stanno proseguendo bene sul sentiero che li condurrà al nostro obiettivo finale per loro: diventare missionari radicalmente devoti per Gesù, ovunque Egli li condurrà.

Dio non sta solo andando al di là delle nostre aspettative, Egli ci sta anche mostrando quali siano le Sue, ed è meraviglioso da vedere. Ci sono ancora un quarto di milione di persone solo nella nostra zona che non conoscono Cristo e il Signore sta esortando a fondare due nuove chiese qui, una nella zona turbolenta della città. Sono semplicemente esterrefatto dalle grandi opere di Dio.

Questa è la parte più folle di tutte: Credo che cose maggiori debbano ancora arrivare.

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11:1).

sabato 14 febbraio 2015

LA SUA MANO D'AMORE by Jim Cymbala

Mantenere la purezza dottrinale è buono ma non determina la completa immagine della chiesa del Nuovo Testamento. Gli apostoli vollero fare più del semplice “restare saldi”, come dice un vecchio canto gospel. Essi chiesero a Dio di dar loro più forza per uscire fuori ed affrontare di petto un'intera cultura.

In troppi posti dove la Bibbia viene predicata e la dottrina viene discussa fino alle tre del mattino, lo Spirito di quella dottrina viene poi a mancare. William Law, uno scrittore Inglese di devozionali dei primi del '700 scrisse: “Leggi qualsiasi capitolo della Scrittura tu vuoi e dilettati sempre nel farlo, ma ti lascerà nella stessa condizione in cui ti trovi, ossia, disagiato, vuoto e senza averti provocato alcun cambiamento oppure ti farà volgere completamente e unicamente verso lo Spirito di Dio, portandoti ad unirti totalmente a Lui ed a dipendere da Lui”.

Un modo per riconoscere se stiamo soffrendo a causa di questa sconnessione è guardare alla preoccupazione che proviamo per le persone che sono nel fango... persone che sono “diverse”... persone che non corrispondono ad uno standard d'immagine. L'idea che la chiesa potesse essere chiamata a servire solo una categoria ben precisa di persone non si trova nel Nuovo Testamento. Le distruzioni che il peccato provoca non sono piacevoli, ma è proprio per questo che Gesù venne, per perdonare e guarire. “Perché il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto” (Luca 19:10). Lo Spirito di Dio è uno Spirito di grazia, di compassione, e di aiuto.

Purtroppo i Cristiani esitano spesso ad aiutare persone che sono diverse da loro. Vogliono che Dio pulisca il pesce prima che lo peschino. Se l'anello d'oro di qualcuno è messo in una parte inusuale del corpo, se la persona non ha un buon odore, se il colore della pelle non è uguale, i Cristiani tendono ad esitare. Ma pensa per un momento al modo in cui Dio aiuta ciascuno di noi. Mettiamo il caso ci volesse “aiutare” in questo modo: il santo, la pura Deità stende la Sua mano verso di noi che eravamo e siamo sporchi, empi e con un cuore malvagio dicendo: “sei così diverso da Me, così disgustoso, preferirei non avvicinarmi troppo a te”. Ma Egli non direbbe mai così. Fu proprio la nostra differenza che fece muovere la Sua mano d'amore.

Gesù non pronunciò a debita distanza solo parole di guarigione ai lebbrosi... Lui li toccò. “Ed Egli, stesa la mano, lo toccò, dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E subito la lebbra sparì da lui”. (Luca 5:13).

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Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 13 febbraio 2015

STA SCRITTO

“Sta scritto: ‘L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio’” (Matteo 4:4). “Sta anche scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’” (4:7). “Poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo’” (4:10). Gesù affrontò gli schemi del diavolo e li vinse con la Parola di Dio.

Oggi abbiamo un ulteriore “Sta scritto” – “Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:32). Puoi dire al diavolo, “Puoi cercare di abbattere la mia fede, ma devi sapere questo: il mio Gesù sta pregando per me!”

La fede di Pietro fu provata, scossa, e a causa del suo orgoglio inciampò. Ma in risposta alla preghiera del Maestro, le radici della sua fede non furono distrutte. Proprio quando Satana stava per esultare di gioia e sembrava che Signore avesse perso un amico unto, Pietro guardò negli occhi di Gesù e si sciolse! “E il Signore, voltatosi, guardò Pietro…Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente” (Luca 22:61-62).

“Pianse amaramente” in greco significa “un pianto violento, intenso”. “E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte” (22:61). Immagino quest’uomo camminare verso le colline della Giudea, cadere in ginocchio con le mani stese e gridare, “Oh, Padre, aveva così ragione! Non ho ascoltato. Mi aveva avvertito che Satana avrebbe cercato di distruggere la mia fede. Morire per Gesù? Perché, non sono nemmeno riuscito a tenere testa a una ragazza! Perdonami! Io Lo amo! Da chi me ne andrò?”

Credo che la fede di Pietro si sia afferrata a qualcos’altro che Gesù aveva detto: “E tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:32). Quante volte Pietro se l’era ripetuto nella mente e nel cuore, meditando, “Gesù ha detto veramente ritornato? Non aveva detto che avessi già un ministero? Dopo ciò che ho fatto, posso aiutare gli altri?”

Dio rispose alla preghiera di Suo Figlio. Posso vedere Pietro alzarsi in piedi mentre lo Spirito di Dio scorre attraverso di lui, con le mani alzate al cielo, mentre dice, “Satana, vattene! Io L’ho deluso, ma Lo amo ancora. Egli ha promesso – in realtà ha profetizzato – che sarei ritornato per essere forza ad altri, una roccia. Io ritorno dai miei fratelli e sorelle!”

giovedì 12 febbraio 2015

IO HO PREGATO PER TE

Il Signore disse a Pietro, “Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:32). Guardo questo esempio meraviglioso dell’amore di Cristo e mi rendo conto di non sapere quasi niente su come amare coloro che cadono. Sicuramente Gesù è “un amico che sta più attaccato di un fratello” (Proverbi 18:24).

Gesù vede sia bene che il male in Pietro e giunge a questa conclusione, “Vale la pena salvare quest’uomo! Satana lo desidera, ma Io lo desidero molto di più”. Pietro amava davvero il Signore e il Signore amava davvero Pietro, nonostante ne conoscesse i tratti caratteriali.

Gesù disse, “Io ho pregato per te!” non “Io pregherò!” Gesù probabilmente aveva trascorso molte ore col Padre a parlare di Pietro – di quanto lo amasse, di quanto egli fosse necessario nel Regno, di quanto lo stimasse come amico.

Signore, dona a tutti noi questo tipo di amore! In questo modo, quando vedremo qualcuno cadere nel compromesso o dirigersi verso dei guai o qualche disastro, lo ameremo abbastanza da avvertirlo tanto fermamente quanto fece Gesù con Pietro. Allora saremo in grado di dire, “Sto pregando per te!” Dobbiamo dirlo nell’amore, non in modo accusatorio.

Porta quelle persone al trono di Dio; intercedi per loro affinché attraversino quella prova restando con una fede intatta. Gesù non fece la predica a Pietro; piuttosto, disse semplicemente, “Ho pregato per te”.

“Ho pregato per te”. In greco, te è in realtà plurale e significa “tutti voi”. Gesù non stava parlando solo a Pietro ma a tutti i discepoli – e a noi oggi. “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi…Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dato…Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Giovanni 17:9, 11, 15).

Non importa ciò che stai attraversando, non importa ciò che si prospetta davanti a te, se hai un cuore pieno d’amore per Gesù, Egli sta pregando per te.

mercoledì 11 febbraio 2015

RIVESTITI DI GIOIA

C’è solo un modo per sollevare il tuo cuore e restare nella gioia. “L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente…Le mie lacrime sono divenute il mio cibo giorno e notte…dentro di me do libero sfogo all'anima mia…Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in Dio, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza” (salmo 42:2-5). Questo è il messaggio di Dio a tutti coloro che sono “abbattuti” – tutti coloro che sono tristi, sconfitti, demoralizzati, depressi, scoraggiati e infelici.

Perché sono depresso? Perché sono cupo e triste? Perché mi sento sopraffatto? Perché mi lamento? Davide non prova neanche a rispondere a queste domande nel salmo. Tutto ciò che riesce a dire è, “Spera in Dio! Egli mi rialza il volto”.

A coloro che aspettano pazientemente Dio, “L'Eterno largisce la sua benignità, e di notte innalzo a lui un cantico, una preghiera al Dio della mia vita” (42:8).

Dio ha dato un chiaro avvertimento per cui è una questione seria per Lui quando non Lo serviamo con gioia. In Deuteronomio 28, vediamo tutte le maledizioni e le malattie che affliggono chi non crede: “Tutte queste maledizioni verranno su di te…Poiché non hai servito l'Eterno, il tuo Dio, con gioia e allegrezza di cuore per l'abbondanza di ogni cosa” (28:45-47).

Dio dice, “Ti sei concentrato su piccole ferite, qualcosa che non andava, e nel farlo hai dimenticato tutte le benedizioni e le cose meravigliose che ho fatto per te!”

Cristo trasformerà la tua disperazione in allegrezza e ti rivestirà di gioia – se riporrai la tua fede in Lui. “Tu hai mutato il mio lamento in danza; hai rimosso il mio cilicio, e mi hai rivestito di gioia” (Salmo 30:11). Santi, rallegratevi nel Dio della speranza – e vivete!

martedì 10 febbraio 2015

C’É UN FIUME

“C'è un fiume i cui rivi rallegrano la città di Dio, il luogo santo dove dimora l'Altissimo. Dio è nel mezzo di lei, essa non sarà smossa; Dio la soccorrerà alle prime luci del mattino” (Salmo 46:4-5).

Sì, il fiume è Gesù – la Sua presenza stessa. Nel momento in cui puoi distruggere ogni dubbio e timore e gridare, “Signore, io credo, e in Te ho speranza, speranza abbondante”, verrai trapiantato lungo le rive di questo fiume per la potenza dello Spirito Santo.

Il motivo per cui è così importante affondare le tue radici in profondità in Dio è perché il peggio deve ancora venire!

“Se tu corri con i pedoni e ti stancano, come potrai gareggiare con i cavalli? Se ti senti sicuro solamente in un paese pacifico, cosa farai quando il Giordano si gonfierà?” (Geremia 12:5).

Si suppone che questi siano tempi buoni. Viviamo sotto una dolce pioggia in confronto all’imminente tempesta. Ora è un gioco da bambini in confronto ai guai che ci stanno davanti. Penserai che stia arrivando qualcosa di abbastanza terribile, ma è tranquillità alla luce dell’angoscia che presto arriverà sulla terra!

Dovremo avere le nostre radici in profondità! Se non stai attingendo forza da Lui oggi, non durerai quando le fitte tenebre copriranno la terra. Tu ed io ora siamo provati da “leggere afflizioni” (2 Corinzi 4.17) che ci avvicinano al Signore, per farci scavare in profondità e arrivare alla riserva segreta di vita.

“Benedetto l'uomo che confida nell'Eterno…Egli sarà come un albero piantato presso l'acqua, che distende le sue radici lungo il fiume. Non si accorgerà quando viene il caldo e le sue foglie rimarranno verdi, nell'anno di siccità non avrà alcuna preoccupazione e non cesserà di portare frutto” (Geremia 17:7-8).

lunedì 9 febbraio 2015

COSE VOTATE ALLO STERMINIO by Gary Wilkerson

Il Signore avvertì Israele di non prendere alcun bottino dal nemico sconfitto. Perché questo divieto? Affinché non confidassero nella potenza dell’uomo o non cercassero di conquistare i loro nemici per guadagno materiale. Dio voleva che i loro occhi fossero fissi sulle cose di lassù, non sulle cose “votate allo sterminio” (beni materiali che periscono come l’erba – cfr. Giosuè 6:18).

Ma un uomo, Akan, decise di prendere delle cose per sé stesso. “Quando vidi fra il bottino un bel mantello di Scinar, duecento sicli d'argento e un lingotto d'oro del peso di cinquanta sicli, li desiderai grandemente e li presi” (Giosuè 7:21). Non era molto in realtà – solo un bel mantello e una manciata di oro ed argento. Eppure è sempre quella piccola cosa sulla quale il Signore punta il dito. Perché? Perché Egli sa che quella cosa può impedire l’adempimento del Suo destino per noi.

C’è qualcosa circa la quale sei stato negligente – qualcosa che potrebbe trattenere il meglio che Dio ha per te? Per molti di noi, potrebbe trattarsi di cose ragionevoli. Forse il desiderio di aggrapparsi a dei risparmi che il Signore vuole farci donare o afferrarci a una carriera esigente che ci porta via dalla nostra famiglia. Come Akan, possiamo afferrarci a qualcosa di “insignificante”, senza considerare cosa ciò comporti per i nostri cuori. Dio ci dice, “Sì! Rimuovi quella cosa che non ti appartiene. Raggiungila, perché anche solo una piccola cosa può impedire la vittoria incomparabile che voglio donarti”.

Il nostro Dio vuole compiere cose potenti attraverso di noi, Egli vuole esprimere il Suo amore al mondo attraverso di noi, quindi se ci stiamo aggrappando a qualcosa che si sta mettendo in mezzo e che Gli impedisce di farlo – qualche ostinatezza, il rifiuto di confidare in Lui per ogni cosa – Egli ce lo indica.

A cosa sta indicando il Signore nella tua vita? Serve forse a rimuovere qualcosa di piccolo? Oppure per aggiungere qualcosa che hai trascurato? Non tardare nel rispondere alla fedele voce dello Spirito.

venerdì 6 febbraio 2015

ATTINGERE ACQUA DAL FIUME DELLA VITA

Perché alcuni credenti sono pieni di pace e gioia e irradiano lo splendore della vita e della salute spirituale su tutto quello che incontrano? È perché non hanno i miei problemi? No! La verità è che forse ne hanno più di te – in realtà più della maggior parte delle persone!

Ma questi santi hanno imparato il segreto di avere radici nel fiume di Dio. Se sei radicato nel fiume, non hai bisogno di un risveglio; non hai bisogno di piogge di benedizioni; non hai bisogno di una dispensa speciale; non hai bisogno di essere inondato da un’improvvisa vittoria. E poiché godi di un flusso costante, ora per ora, dell’acqua della vita, non ti sposti continuamente dall’aridità alla benedizione, dai bassi agli alti, dal risveglio alla freddezza. La carestia spirituale non ti tocca; il caldo ardente dell’apostasia non ti turba perché tu stai attingendo acqua dal fiume della vita!

Se dovessi scegliere tra risveglio e radici, sceglierei le radici ogni volta. Perché dopo che il risveglio se n’è andato, prospererei ancora grazie alle mie radici, che mi rifornirebbero quotidianamente di tutto ciò di cui ho bisogno.

Ezechiele vide un fiume di vita scorrere dal santuario. “Lungo il fiume, su entrambe le sue sponde, crescerà ogni specie di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno e il cui frutto non verrà mai meno. Porteranno frutto ogni mese, perché le loro acque escono dal santuario, il loro frutto servirà di cibo e le loro foglie di medicina” (Ezechiele 47:12).

Dio mostrò a questo profeta un fiume che usciva dal Suo santo tempio. Col tempo, si gonfiava da rigagnolo a fiume nel quale poteva nuotare. Ezechiele vide un uomo misurare il flusso crescente di vita, finché non divenne “un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute” (Ezechiele 47:5). Vedi, la chiesa primitiva sperimentò acque che arrivavano alle caviglie; nella Riforma, le acque arrivavano ai lombi. E in questi giorni, in quest’epoca, l’acqua è salita a tal punto che ora ci si può nuotare dentro!

Presso le rive di questo fiume ci sono molti alberi, tutti verdeggianti e pieni di frutti. E chi sono questi alberi? Tutti quelli che hanno messo radici nella fiducia in Lui. “E avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque il fiume arriverà, vivrà; ci sarà grande abbondanza di pesce, perché vi giungono queste acque e risanano le altre; ovunque arriverà il fiume tutto vivrà” (Ezechiele 47:9).

giovedì 5 febbraio 2015

NEL FIUME DI DIO

Egli sarà come un albero piantato presso l'acqua” (Geremia 17:8). Qui viene rivelato il segreto di vivere nella speranza costante – il segreto di essere pieni di gioia e pace nello Spirito Santo. Non si fonda sul cercare di riformare, nel fare promesse a Dio che non puoi mantenere.

La persona che sperimenta questa promessa non può più restare ferita dagli altri perché non spera in loro. Le sue aspettative sono tutte nel Signore. Non si preoccupa di ciò che l’uomo dice o fa; i suoi occhi sono solo sul Signore. E il Signore non lo delude mai!

“Egli sarà come un albero piantato presso l'acqua, che distende le sue radici lungo il fiume” (Geremia 17:8). Qui viene usato un meraviglioso termine ebraico per “piantato” – che in realtà significa “trapiantato”. La fede sradica il tamerisco arido, sterile e bruciato dal deserto, solo e brutto da vedere, e lo trapianta presso fiumi d’acqua viva che sgorgano dal Libano.

Davide disse, “C'è un fiume i cui rivi rallegrano la città di Dio, il luogo santo dove dimora l'Altissimo. Dio è nel mezzo di lei, essa non sarà smossa; Dio la soccorrerà alle prime luci del mattino” (Salmo 46:4-5). E Davide disse di Dio: “Tu visiti la terra e la fai sovrabbondare, l'arricchisci grandemente; il fiume di Dio è pieno d'acqua…ne benedici i germogli” (Salmo 65:9-10).

Affonda le tue radici nel Suo fiume e non temerai quando l’arsura arriverà. Puoi essere invece semplicemente trapiantato dando a Lui la tua fede e la tua fiducia riposando nella Sua Parola. E presto le tue radici scenderanno in profondità nel fiume della vita.

mercoledì 4 febbraio 2015

ATTINGERE ACQUA DAL POZZO DEL SIGNORE

Una delle più grandi meraviglie in America è l’incredibile acquedotto di New York. Fatto di mattoni, è completamente sotterraneo e si estende per chilometri e chilometri dal nord dello stato, portando acqua a questa metropoli. Cosa succederebbe se questo acquedotto venisse interrotto e all’improvviso non ci fosse più provvigione d’acqua per la città? New York diventerebbe un “luogo arido…una terra salata senza abitanti” (Geremia 17:6). Possiamo sopravvivere senza gas, ma non senz’acqua.

La stessa cosa accade nelle nostre vite! Quando le persone perdono la speranza, invece di correre al Signore si chiudono a riccio. Si rannicchiano in sé e mollano la speranza e i loro cuori diventano come luoghi aridi, una terra salata.

Oggi, molti cristiani stanno sperimentando disperazione schiacciante, proprio come ciò che ho appena descritto. Ma Dio sta dicendo questo al Suo popolo: “Siete disperati perché non confidate in Me. Vi rivolgete ad altri – dottori, amici, consiglieri, medicina, finanze. Non siete sollevati dalle Mie promesse; vi sentite aridi, vuoti e soli perché non attingete acqua al Mio pozzo”.

In Geremia 18:13-14, Dio evidenzia un peccato incredibilmente orrendo che veniva commesso dal Suo popolo: “Perciò così dice l'Eterno: Chiedete dunque fra le nazioni chi ha udito cose simili. La vergine d'Israele ha fatto una cosa orrenda. Potrà forse scomparire la neve del Libano dalle rocce che si ergono al di sopra del paese?, o si seccheranno mai le fredde acque correnti di una terra straniera?”

Cos’è questa cosa orrenda che il popolo di Dio sta commettendo?

Come le fredde e rinfrescanti acque che scendono dalla neve sciolta, Dio offre una provvista incessante di potenza al Suo popolo. Quest’acqua è l’acqua della forza, disponibile e certa. Tuttavia, il popolo di Dio spesso continua sulla sua via – arida, vuota e triste, dicendo, “Siamo stati lasciati a noi stessi. Ce ne andremo per la nostra via abbandonata, indesiderati”.

Questa è un’immagine dei cristiani disperati che hanno abbandonato le promesse di Dio, che giacciono demoralizzati affianco al corso d’acqua dell’amore di Dio, pensando, “Il Signore non è all’opera nella mia vita. Dovrò solo stringere i denti e fare del mio meglio. Non serve sperare ancora. Devo fare ciò che serve per sopravvivere!”

martedì 3 febbraio 2015

GODERE DELLA PACE E DELLA GIOIA NEL SIGNORE

“Così dice l'Eterno: Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall'Eterno! Egli sarà come un tamerisco nel deserto; quando viene il bene non lo vedrà. Dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra salata senza abitanti. Benedetto l'uomo che confida nell'Eterno e la cui fiducia è l'Eterno! Egli sarà come un albero piantato presso l'acqua, che distende le sue radici lungo il fiume. Non si accorgerà quando viene il caldo e le sue foglie rimarranno verdi, nell'anno di siccità non avrà alcuna preoccupazione e non cesserà di portare frutto” (Geremia 17:5-8).

Qui Geremia introduce due immutabili leggi di vita spirituale: una conduce alla vita e alla speranza e l’altra alla morte e alla disperazione. Questo sono le chiavi per capire perché alcuni cristiani godano di costante pace e gioia nel Signore, mentre altri brancolano nella disperazione e nell’impotenza.

Come fai a sapere quando stai confidando in un uomo invece che in Dio? Se vai in pezzi quando qualcuno ti delude, o se le azioni degli altri determinano il tuo cammino con Dio, allora sai che ti stai appoggiando al braccio della carne!

Se riponi la tua fiducia nell’uomo, è sicuro che resterai ferito, perché a un certo punto qualcuno ti illuderà e ti deluderà profondamente. “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Geremia 17:9).

Molte delle ferite e del senso d’impotenza che provi sono il risultato di essere stato deluso da qualcuno di cui ti fidavi. Una moglie dirà, “Se solo mio marito cambiasse, sarei felice! Mi ha davvero ferito profondamente. Mi trascura e non ci prova nemmeno a capirmi. Sta uccidendo il mio amore”.

Il tuo problema non è con tuo marito, è con Dio. Geremia dice che sei come un tamerisco nel deserto – non vedi quando giunge il bene, abiti invece in luoghi aridi, nella desolazione. Significa che sei tagliato fuori dalla vera provvista di felicità e amore. Hai trascurato il Signore e non stai più attingendo dalle Sue acque vive. Sei diventato come un tamerisco del deserto, morto e arido – infruttuoso e sterile! 

Non confidare in qualcosa o qualcuno che non sia Dio per ricevere felicità e speranza. Ciò che pensi possa risolvere il tuo problema potrebbe solo farti sentire peggio.

lunedì 2 febbraio 2015

PREPARARSI ALLA BATTAGLIA by Gary Wilkerson

I primi sei capitoli di Giosuè descrivono la gloriosa opera che Dio compì fra il Suo popolo quando entrò per la prima volta nella Terra Promessa. Israele era stato liberato dopo quattrocento anni di schiavitù e poi dovette vagare nel deserto per quarant’anni. Ma ora il popolo si trovava al confine con Canaan, la terra in cui scorreva latte e miele che Lui aveva promesso loro anni prima.

Così l’attraversarono – e cosa successe? Giosuè si rivolse immediatamente alla generazione più giovane di uomini e li appartò per Dio. La Scrittura usa il termine “circoncidere” per descrivere la loro preparazione, ma il significato più profondo è, “Essi furono preparati” (cfr. Giosuè 5:2-7).

Perché Giosuè fece questo? Ora che avevano attraversato il fiume Giordano, dovettero affrontare le spesse e impenetrabili mura di Gerico. Nel naturale, conquistare questo nemico sarebbe stato impossibile per gli inesperti israeliti. Eppure Dio stava dicendo loro, “Io vi ho benedetti con le Mie incredibili ricchezze in questi anni recenti, ma il vostro lavoro non è ancora finito”.

In che modo si prepararono gli israeliti per questa battaglia? Essi non affilarono le loro spade e non fecero scintillare le armature. Piuttosto, la preparazione ebbe luogo nei loro cuori. Dio comandò loro di circondare la città cantando canti, pregando e aspettando Lui. Infine, fece loro alzare le trombe e dare un unico squillo. In un istante, quelle potente mura crollarono.

Giosuè e i suoi uomini allora fecero prodezze, sconfiggendo i loro nemici, ereditando territori più vasti e vedendo vittorie come mai prima. In effetti, Giosuè fece qualcosa che nemmeno Mosè aveva fatto: sconfisse trentuno re, dieci volte di più di quelli sconfitti da Mosè. Credo questa sia un’immagine di quello che il Signore vuole fare nelle nostre vite. Egli vuole portare un miglioramento decuplicato; vuole spandere il Suo Spirito in modi sorprendenti! E vuole che crediamo che Egli voglia farlo. In breve, Egli vuole che abbiamo una fede esagerata.

“E Giosuè disse al popolo: «Santificatevi, perché domani l'Eterno farà meraviglie in mezzo a voi»” (Giosuè 3:5).