lunedì 31 marzo 2014

UNA TESTIMONIANZA DI CUI CI SI POSSA VANTARE

Viviamo in un tempo in cui le predizioni bibliche sono divenute realtà visibili. Paolo scrisse che negli ultimi giorni sarebbero arrivati tempi pericolosi sulla terra (vedi 2 Timoteo 3:1). Proprio in questo momento, si stanno verificando cose che non avremmo nemmeno immaginato qualche anno fa.

Gesù predisse che gli uomini sarebbero divenuti amanti di sé stessi, amanti del denaro, odiosi e arroganti. Oggi i capi della nostra nazione non riescono a concordare sui principi comuni più basilari. Se qualcuno ha il fegato di menzionare il peccato, viene definito bigotto o viene scansato. Mentre la Parola di Dio viene spostata ai margini della cultura, il peccato diviene sempre più prevalente.

I pastori avvertono il bombardamento spirituale. Settimana dopo settimana, apprendo che un altro matrimonio potrebbe essere sull’orlo del fallimento. I ragazzi si auto-lesionano perché si odiano. Le droghe sono più diffuse che mai. E ci sono poche voci che sorgono in aiuto, in quanto ogni mese 1500 pastori abbandonano il ministero.

Come Corpo di Cristo, non possiamo restare dormienti circa queste cose. L’Antico Testamento parla dei figli di Issacar, persone che possedevano il discernimento dei tempi e le capacità di affrontare il mondo (vedi 1 Cronache 12:32). Si può dire lo stesso del Corpo di Cristo oggi? Se discerniamo i tempi, sappiamo che questo non è il momento per le mezze misure.

L’unico modo per noi di “affrontare il mondo” non è quello di lasciare che la chiesa continui nei propri affari. Gesù disse di certi spiriti demoniaci, “Ora questa specie di demoni non esce se non mediante la preghiera e il digiuno” (Matteo 17:21). In questi tempi, le nostre preghiere devono essere ferventi – perché senza un cambiamento spirituale, le cose sembrano troppo sconfortanti.

In mezzo alle tenebre, Gesù ci chiama ad essere luce. Ed ecco il nostro messaggio per questo tempo: “Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4). Dio ha compiuto opere grandiose nelle vite del Suo popolo e ognuno di noi è chiamato a proclamare la Sua gloria attraverso una testimonianza della quale ci si possa vantare.

Com’è una testimonianza di cui ci si possa vantare? Ecco il tipo di vanto a cui mi riferisco: “Ma chi si vanta, si vanti nel Signore” (2 Corinzi 10:17). Per vantarsi come Paolo descrive, dobbiamo avere un vanto degno della gloria di Dio.

venerdì 28 marzo 2014

AIUTANTI NELLA PREGHIERA

Paolo era talmente cosciente del suo bisogno delle preghiere dei santi da supplicare “aiutanti di preghiera” ovunque. Egli implorò i romani, “Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per l'amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere, affinché io sia liberato” (Romani 15:30-31). E chiese ai tessalonicesi, “Fratelli, pregate per noi” (1 Tessalonicesi 5:25).

In greco il termine combattere qui usato significa “lottate con me come compagni di preghiera; guerreggiate per me in preghiera”. Paolo non stava chiedendo di essere velocemente menzionato al trono. Egli stava supplicando, “Lottate per me in preghiera. Combattete nello spirito, sia per me che per la causa dell’evangelo”.

Quando Paolo era in prigione, pronto a deporre la propria vita, egli esortò i filippesi a pregare per lui: “So infatti che questo riuscirà a mia salvezza, mediante la vostra preghiera e l'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo” (Filippesi 1:19). Paolo sapeva di essere un uomo contrassegnato, che le orde sataniche erano volte a distruggerlo. E lo stesso vale per ogni vero ministro dell’evangelo. Ogni pastore, predicatore ed evangelista ha bisogno di aiutanti nella preghiera che intercedano continuamente per lui.

Posso assicurarti che non starei qui a scriverti se non fosse stato per gli aiutanti di preghiera che sono stati con me nel corso degli anni. L’ho ricordato di recente, mentre ero in Europa per condurre delle conferenze per pastori e delle serate evangelistiche. Per tutto il tempo, lo Spirito di Dio mi rendeva consapevole di essere sostenuto dalle preghiere di migliaia di persone.

A Nizza, in Francia, gli americani non sono ben voluti, soprattutto gli evangelisti americani. Tutti si preoccupavano di quella serata evangelistica, chiedendosi, “Si potrà fare?” La Francia pullula di scetticismo, ateismo, agnosticismo e incredulità. E il tipo d’incontro che avevamo pianificato di tenere non si verificò mai.

Quando giunse il momento, tuttavia, migliaia di persone si radunarono. Ma fu proprio lì che iniziai a sentirmi incapace. Non sapevo cosa predicare perché nessuno dei messaggi che avevo preparato sembrava andar bene. Io e il mio interprete avevamo precedentemente visto alcuni appunti insieme, ma non ero sicuro che fossero adatti all’incontro. Lo avvertii, “non sono sicuro di cosa dirò”.

Quando salii sul palco però, lo Spirito cadde su di me con potenza. Avvertii le preghiere di migliaia di santi che mi sostenevano e, mentre iniziai parlare, lo Spirito Santo riempì la mia bocca. Predicai per quaranta minuti e per tutto il tempo avresti potuto sentir cadere una spilla. Quando finii, dissi semplicemente, “Se hai bisogno di Gesù, ti prego di venire avanti” – e centinaia di persone saltarono in piedi in risposta.

giovedì 27 marzo 2014

PERSEVERANZA NELLA PREGHIERA

Alcuni insegnanti biblici affermano che portare continuamente a Dio la stessa richiesta sia incredulità. No – non è vero e ciò ha indebolito la fede di molte persone. Dio ci comanda di chiedere, cercare, digiunare – e gridare con suppliche vere ed efficaci (vedi Matteo 7:7).

Sin dall’inizio, i veri servi hanno trasformato le promesse di Dio in preghiere:
  • Gesù sapeva che Suo Padre Gli aveva promesso ogni cosa prima della fondazione del mondo, eppure Cristo trascorreva ore a pregare che la volontà di Dio si compisse sulla terra. Raccontò anche una parabola che illustrava la perseveranza nella preghiera. Riguardava una “vedova importuna” che continuava a richiedere giustizia presso un giudice finché non la ottenne (vedi Luca 18:1-8). 
  • Dio diede ad Ezechiele delle profezie meravigliose sulla ristorazione d’Israele, promettendo che le rovine della nazione sarebbero divenute come il Giardino dell’Eden. Ma il Signore disse che la Sua Parola non si sarebbe adempiuta senza preghiera: “Sarò nuovamente supplicato dalla casa d'Israele di compiere questo per loro” (Ezechiele 36:37). In altre parole, “Vi ho fatto una promessa ma voglio che preghiate affinché si realizzi. Cercatemi con tutto il vostro cuore, finché non vedrete l’adempimento. Io vi libererò – ma prima dovrete chiederlo”. 
  • Daniele aveva letto la promessa di Dio a Geremia (Daniele 9:2) per cui dopo settant’anni Israele sarebbe stata restaurata. Quando Daniele vide l’anno previsto arrivare, avrebbe potuto attendere in fede che Dio adempisse la Sua promessa ma, invece, quell’uomo di Dio cadde sulle ginocchia e pregò per due settimane – finché non vide il Signore portare ogni cosa a compimento. 
Nell’Antico Testamento, il sacerdote d’Israele portava sul suo pettorale i nomi di tutte le tribù d’Israele. Ciò significava che i bisogni del popolo erano continuamente sul cuore del sacerdote quando pregava. Per i cristiani oggi, ciò fornisce un’immagine meravigliosa di Cristo che ci porta nel Suo cuore e presenta i nostri bisogni al Padre. Inoltre, ogni cristiano oggi è sacerdote all’Eterno e dobbiamo sempre portare i bisogni degli altri nel nostro cuore (vedi Giacomo 5:14-16).

mercoledì 26 marzo 2014

NESSUNA PREGHIERA APATICA

Come servi del Signore, siamo costantemente in pericolo a causa del nemico. Il nostro amore per Gesù è una minaccia per tutto l’inferno e non possiamo svolgere alcuna opera santa senza andare incontro ad ogni tipo di trappola tesa per noi da Satana.

Un consulente matrimoniale mi ha chiamato di recente. “Ovunque io mi giri nella nostra chiesa, le coppie si separano”, mi disse. “È letteralmente una piaga nel Corpo di Cristo oggi”.

Sento ogni tipo di motivazione attribuita al subbuglio nelle case cristiane: incompatibilità, mancanza di comunicazione, di affetto, infedeltà. Ma in realtà è molto più di questo. Dietro tutto questo c’è un attacco infernale contro i santi di Dio.

La causa di famiglie distrutte fra i non credenti non è un mistero. Ma fra i giusti, tutto questo scompiglio ha una causa. Pensaci. Come può un cristiano consacrato, che ha ascoltato predicazioni sane per anni, perdere improvvisamente autorità sulla propria casa? Essi conoscono benissimo il giuramento di patto per cui Dio sarà la loro forza. Sanno che Lui promette di distruggere ogni potenza satanica che andrà contro di loro. Allora perché il diavolo sta avendo la meglio? Perché il loro matrimonio è sotto minaccia costante?

Credo sia perché almeno uno dei coniugi abbia aperto la porta a un’illusione satanica. Forse entrambi hanno acconsentito a qualche compromesso nelle loro vite, oppure sono divenuti spiritualmente pigri. E ora un diavolo infuriato si è guadagnato una fortezza nei loro cuori e nella loro casa.

Se sei sotto un attacco del genere, dovresti chiedere ciò che chiesero i discepoli: “Maestro, perché non siamo riusciti a scacciare quei demoni?” Gesù rispose che certi legami diabolici non risponderanno a un’imposizione di mani o a una singola preghiera apatica. Tali fortezze sono così profondamente radicate che il solo modo per distruggerle è mediante preghiera e digiuno costante.

Tuttavia, la Chiesa oggi è in uno stato di torpore riguardo la potenza della preghiera. Un velo è caduto sugli occhi di milioni di persone. Ed ora, ogni volta che affrontano un problema, l’ultimo posto nel quale si recano è da Gesù. Abbandonano la stanza della preghiera e, piuttosto, si rivolgono alla psicologia, ai consulenti, a libri, amici – ovunque, tranne che al Signore.

Se dici che il tuo matrimonio sia un relitto e vuoi che venga sanato, mi chiedo quanto tempo trascorri da solo con Dio. Quante volte hai spento la televisione, giusto per un’ora, solo per stare davanti a Gesù e liberare la tua anima? Quanti pasti hai perso per poter digiunare per il tuo matrimonio?

“Molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia” (Giacomo 5:16).

martedì 25 marzo 2014

IL FULCRO DELLA PREGHIERA

La preghiera spesso è una delle aree più egoiste della vita di un cristiano. Se ci pensi, la maggior parte delle nostre preghiere si concentrano sui nostri bisogni. I due soggetti principali della nostra intercessione sono la nostra crescita spirituale e i bisogni delle nostre famiglie e dei nostri amici. 

Occasionalmente potremmo riuscire ad andare oltre le nostre limitate preoccupazioni e pregare per gli altri, ma solitamente quando diciamo “Pregherò per te” poi non lo facciamo. Oppure preghiamo una volta e poi ci dimentichiamo prontamente del loro bisogno.

Di recente ho esaminato la mia vita di preghiera alla luce delle Scritture e mi sono convinto della ristrettezza e delle limitazioni del mio pregare. Come la maggior parte dei credenti, trascorro molto del mio tempo di preghiera cercando il Signore riguardo il mio cammino con Lui. Lo invoco per essere santo, per diventare come Lui, per ricevere guida nella vita, per avere la Sua unzione sul mio ministero. E godo della dolce comunione con Lui, adorandolo silenziosamente, essendo rigenerato alla Sua presenza.

Intercedo quotidianamente anche per la mia famiglia. Chiedo al Signore di proteggere i miei figli dalle macchinazioni del diavolo – di rendere i miei figli come querce piantate presso il fiume di Dio, di rendere le mie figlie pietre preziose nel Suo palazzo e rendere tutti i miei nipoti persone che amino Gesù. Prego per le questioni della nostra chiesa locale. Intercedo anche per delle persone che si trovano in crisi e per i tanti missionari e ministeri che sosteniamo.

Tu dirai, “È tutto lodevole, Fratello David. È consolatorio sapere che trascorri del tempo col Signore, avendo comunione con Lui e pregando per tutti quei bisogni”.

Ma secondo la Parola di Dio, una dolce comunione non è sufficiente. Sì, è il segreto per la crescita spirituale e non possiamo avere un’esperienza più grande sulla terra. Ma se andiamo al trono solo per la nostra edificazione e i nostri bisogni personali, siamo egoisti. Non possiamo proprio trascurare di pregare seriamente per i tragici bisogni intorno a noi.

“Allora egli disse ai suoi discepoli: ‘La mèsse è veramente grande, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse’” (Matteo 9:37-38).

lunedì 24 marzo 2014

SOGNI DIVINI by Gary Wilkerson

Genesi 37:5 ci dice, “Giuseppe fece un sogno”. Dio parlò direttamente a Giuseppe nei suoi sogni e lui non si tirò indietro; permise ai sogni di accendere una santa ambizione nel suo cuore. Il termine sogno appare 113 volte in tutta la Bibbia – e oltre 30 di tali passi riguardano Giuseppe.

Genesi 37:5 continua, “Or…lo raccontò ai suoi fratelli; e questi lo odiarono ancora di più”. Molti di noi si vergognano dei sogni che Dio ha messo nei nostri cuori, e parte di questa vergogna deriva dal timore delle opinioni altrui. Ma finché non esprimeremo la nostra santa ambizione, essa non si realizzerà mai. Dare voce al nostro sogno è già un passo di fede.

Per anni il mio sogno fu quello di condurre un corpo attivo come la Chiesa “The Springs”, ma quando davo voce a quel sogno riuscivo a vedere il dubbio negli occhi della gente. Sarebbe stato facile per me crogiolarmi nel loro dubbio; dopo tutto, avevo pasturato solo piccole chiese prima. Ma grazie a Dio, il Suo Spirito mi ha incoraggiato a continuare a dire “sì” al sogno che Lui aveva messo in me – e a confidare in Lui affinché si adempiesse.

Non c’è niente come cedere alla licenziosità di distruggere un sogno dato da Dio. Giuseppe avrebbe potuto cedere al peccato quando la moglie di Potifar cerò di sedurlo. Ma quando vivi per Dio, farai qualsiasi cosa per evitare di addolorarlo. L’integrità di Giuseppe fece infuriare la moglie di Potifar, ma egli parlò a favore della giustizia quando la rifiutò. “Come dunque potrei io fare questo grande male e peccare contro Dio?” (Genesi 39:9).

È giunto il tempo per te di cogliere il sogno che Dio ti ha dato tanto tempo fa. Forse sei bloccato in una fossa. Ma ciò che tu vedi come una lunga prova potrebbe essere il terreno da cui nascerà il tuo onorevole servizio a Lui. Hai paura di sognare? Chiedi a Dio di sostituire la tua paura con la fede. Provieni da un vissuto difficile? Confida in Lui affinché ti guidi a dispetto delle cicatrici persistenti. Hai paura di aver peccato troppo a lungo? Ricorda la Sua promessa di andare alla ricerca di ogni pecora perduta.
Dio accoglie ogni peccatore alla vita di fede ed Egli libererà ogni servo fiducioso da qualsiasi fosso in cui si sia caduti. Non lasciare che niente intralci la grande vocazione alla quale il Signore ti ha chiamato. Egli desidera metterti su un sentiero spedito che porti gloria al Suo nome.

sabato 22 marzo 2014

COME COMINCIA IL RISVEGLIO by Jim Cymbala

Se studi uno dei grandi risvegli del passato, troverai sempre uomini e donne che bramavano veder cambiare lo status quo, in loro stessi e nelle loro chiese. Essi invocavano Dio con insistenza e la preghiera portava risveglio, che a sua volta portava ancora più preghiera. È come nel Salmo 80, dove il salmista Asaf si lamentava del triste periodo in cui viveva: i recinti rotti, animali che portano devastazione, giardini arsi dal fuoco. Poi al verso 18 egli supplica: “facci rivivere, e noi invocheremo il tuo nome”.

Lo Spirito Santo è uno Spirito di preghiera. Solo quando siamo ripieni dello Spirito Santo sentiamo davvero il bisogno di Dio ovunque andiamo. Magari mentre guidiamo la macchina capita che spontaneamente il nostro spirito inizi ad andare a Dio con bisogni, richieste ed intercessioni proprio lì, mentre siamo in mezzo al traffico.

Se le nostre chiese non pregano e se le persone non hanno appetito per Dio, che importa quante persone stanno frequentando il culto nella nostra chiesa? È con questo che vorremmo impressionare Dio? Immagino gli angeli che parlano dicendo: “Uh i vostri banchi! Non riusciamo a credere quanto siano belli! Qui in cielo ne parliamo da anni. Per non parlare poi del modo in cui quelle scale salgono fino al pulpito – è meraviglioso”.

Se non vogliamo sperimentare la vicinanza di Dio qui sulla terra, perché dovremmo voler andare in cielo dunque? Egli è il centro di tutto qui sulla terra. Se non gioiamo stare alla Sua presenza oggi, il cielo non sarà tale per noi. Perché Dio dovrebbe mandare in cielo qualcuno che non Lo brama con passione qui sulla terra?

Non sto dicendo che siamo giustificati per le opere o ogni altro atto di devozione. Non sono un legalista. Ma non possiamo evitare di porci la domanda di come sarà il cielo: gioire nella presenza del Signore, aver tempo per amarLo, ascoltarLo e dare a Lui tutta la lode.


__________
Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 21 marzo 2014

SUO PER SEMPRE!

Forse ti chiedi quante volte il Signore ti perdonerà d’indulgere continuamente nello stesso peccato. Stai certo che il Suo incredibile perdono è illimitato. Ogni volta che pecchi, puoi andare a Gesù e trovare liberazione. Eppure, il perdono del Signore non è sconsiderato o cieco. Per essere sicuro, il nostro Padre celeste ci perdona, ma a un certo punto ci punisce per preservarci dal perseverare nel peccato.

Mentre i miei quattro figli crescevano, ho dovuto punirli quando sbagliavano. Li chiamavo nella mia stanza per sculacciarli e loro scoppiavano a piangere gridando, “No, papà! Mi dispiace, ti prego perdonami!”

Io li perdonavo, ma questo non mi precludeva dall’applicare la punizione. Sapevo che se non l’avessi fatto, sarebbe diventato insignificante per loro, uno scherzo invece di una disciplina. Allo stesso modo, la legge di Dio è sempre lì per ricordarci la Sua santità, per ricordarci le Sue vie – e che Lui parla sul serio quando dice qualcosa!

Permettimi di lasciarti con una parola di speranza. Se sei in un abisso proprio ora a motivo del tuo peccato, fatti animo. Egli ti sta castigando per il Suo tenero amore. Vuole che tu sappia cosa significa temerlo!

Cosa significa esattamente temere il Signore? Significa poter dire, “Io so che mio Padre mi ama. Sono al sicuro, sono Suo per sempre e so che Lui non mi abbandonerà mai. Egli avverte il mio dolore ogni volta che soffro ed è paziente con me mentre lotto contro il peccato. Egli è sempre pronto a perdonarmi ogni volta che Lo invoco, ma so anche che non mi permetterà di disubbidire alla Sua Parola. Il mio Padre celeste non mi risparmierà, perché mi ama profondamente”.

Questo è il punto di tutto. Dio vuole che accettiamo il Suo perdono affinché Lo temiamo. “Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:4). Una volta che temiamo il Signore, vorremo più che solo ubbidirgli. Vorremo piacergli, mettere un sorriso sul Suo volto. Questo è il risultato benedetto del santo timore di Dio.

giovedì 20 marzo 2014

SOLO PER FEDE

Una delle promesse fondamentali del Nuovo Patto si trova in Geremia 31:34: “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato”. E Paolo aggiunge nel Nuovo Testamento: “E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell'incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati” (Colossesi 2:13). Dio ci ha promesso il Suo perdono – per ogni peccato.

Tuttavia, questa promessa di perdono è limitata ad alcune persone. Essa si applica solo a coloro che sono contriti e disgustati dal loro peccato, che sono scesi negli abissi della colpa, hanno sperimentato la ricerca dell’anima dello Spirito Santo, si sono ravveduti e sono andati a Cristo in fede!

Gesù Stesso dice, “Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21). Tristemente, migliaia di cristiani non sono affatto turbati dal loro peccato; il loro vizio schiacciante non li disturba minimamente. Si sono convinti che Dio sia così misericordioso e pieno di grazia che Egli li perdonerà anche se persevereranno testardamente nel loro peccato.

No, mai! Essi si sono appropriati di una falsa pace, soffocando le convinzioni, le azioni e le investigazioni dello Spirito Santo. Hanno cercato il perdono prima che la loro colpa potesse maturare in un santo dolore.

Tuttavia, allo stesso tempo, il perdono di Dio si può ottenere solo per fede. Non possiamo spiegarlo. Il dono di Cristo del Proprio sangue d’espiazione è così profondo, così pieno di grazia, così misterioso da essere al di là di ogni capacità umana di comprensione. Forse sentiamo la condanna, il timore e la colpa per le nostre trasgressioni, ma il nostro Padre celeste rimane amorevolmente al nostro fianco in ogni tempo, pronto a perdonare. Il sangue di Cristo, l’amore del Padre, il desiderio del Signore di perdonare – tutte queste benedizioni si possono conoscere solo per fede: “Poiché è manifesto che nessuno è giustificato mediante la legge davanti a Dio, perché: «Il giusto vivrà per la fede»” (Galati 3:11).

mercoledì 19 marzo 2014

IL SIGNORE È BUONO E PRONTO A PERDONARE

Molti credenti vengono talmente sopraffatti dai propri fallimenti che, col tempo, si sentono intrappolati al di là di ogni possibilità d’aiuto. Isaia scrisse di tali credenti, “O afflitta, sbattuta dalla tempesta, sconsolata” (Isaia 54:11).

Alcuni finiscono per arrabbiarsi con Dio. Si stancano di aspettare che Egli intervenga e gridano con tono accusatorio, “Signore, dov’eri quando avevo bisogno di Te? Ho gridato per ottenere liberazione, ma non hai mai risposto. Ho fatto tutto quello che sapevo fare, ma ancora non sono libero. Sono stanco di pentirmi e piangere senza vedere mai un cambiamento”. Molti credenti del genere si arrendono e cercano di abbandonarsi ai propri desideri.

Altri cadono in una nebbia di apatia spirituale. Sono convinti che Dio non si preoccupi più di loro. Dicono a sé stessi, “La mia via è nascosta all'Eterno e il mio diritto è trascurato dal mio Dio” (Isaia 40:27). “L'Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato” (Isaia 49:14).

Altri ancora finiscono per concentrare tutta la loro attenzione sul proprio peccato, cercando di conservarsi in uno stato perenne di convinzione di peccato. Questo li porta solo alla confusione e a gridare, “Se…i nostri peccati sono sopra di noi e a motivo d'essi languiamo, come potremo vivere?” (Ezechiele 33:10). La verità è che sentirsi convinti di peccato non dev’essere fine a sé stesso. Quando siamo umiliati dalla colpa e dal dolore per il nostro peccato, non dobbiamo indugiare in tali sentimenti. Essi servono solo a condurci alla fine di noi stessi – e alla vittoria della croce.

Dopo tutto il suo pianto e il suo gridare al Signore, Davide infine testimoniò, “Ma presso di te vi è perdono” (Salmo 130:4). Lo Spirito Santo iniziò a inondare la sua anima con i ricordi delle misericordie di Dio e lui ricordò tutto ciò che aveva appreso della natura misericordiosa e compassionevole del Padre. “Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità” (Nehemia 9:17).

Presto Davide si rallegrò, ricordando a sé stesso, “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t'invocano” (Salmo 86:5).

martedì 18 marzo 2014

DIO NON ERA ARRABBIATO CON GIONA

“Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore?” (Salmo 130:3).

Molti cristiani soffrono come Davide. Quando il santo e giusto timore di Dio è radicato nelle loro anime, la Sua terribile maestosità incombe costantemente su di loro. Come Davide, essi gridano, “Signore, chi può stare davanti a Te? Chi può sopportare la Tua santità?”

Giona pose la stessa domanda. Si trovava sul fondo dell’oceano, incapace di fuggire al suo dilemma, quando gridò, “Mi hai gettato in un luogo profondo, nel cuore dei mari, la corrente mi ha circondato e tutti i tuoi flutti e le tue onde mi sono passati sopra…Le acque mi hanno circondato fino all'anima, l'abisso mi ha avvolto” (Giona 2:4, 6).

Chi ha gettato Giona nei profondi abissi? Fu Dio! Il Padre celeste portò il profeta giù nel fondo del mare e preparò un grosso pesce per ingoiarlo.
Dio non era arrabbiato con Giona, allora perché permise che questo gli accadesse? Perché voleva impedire al Suo servo di fuggire dalla Sua volontà. Voleva che Giona seguisse il Suo piano per riceverne benedizione. In breve, Dio portò Giona giù negli abissi per poterlo ristorare.

Giona 2:2 ci dice esattamente cosa Dio stesse cercando: “Nella mia sventura ho gridato all'Eterno ed egli mi ha risposto; dal grembo dello Sceol ho gridato e tu hai udito la mia voce”. Il Signore stava aspettando che Giona si rivolgesse a Lui, che gridasse a Lui soltanto. “Sono stato scacciato dalla tua presenza. Eppure guarderò ancora verso il tuo santo tempio” (verso 5). “Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell'Eterno” (verso 8).

Oggi, il Signore fa lo stesso con noi: Egli permette che sprofondiamo nella disperazione per il nostro peccato finché non abbiamo più nessuna risorsa alla quale rivolgerci se non Lui. E, alla fine, dal ventre del nostro inferno grideremo, “Oh, Signore, Ti prego ascoltami! Non ho più speranza. Devi liberarmi!”

Forse hai raggiunto il fondo del tuo peccato. Sembra che tu non riesca ad ottenere vittoria su quel peccato schiacciante e il Signore ha permesso che tu scendessi nell’abisso. Eppure, tutto questo accade per un solo motivo. Egli sta sperando, come con Giona, che tu guardi “nuovamente a Lui”.
Stai certo che quando Giona gridò al Signore, Dio lo liberò prontamente: “Allora l'Eterno parlò al pesce e il pesce vomitò Giona sull'asciutto” (verso 10). Dio disse al pesce, “Basta! Ora sputalo fuori. Il mio servo mi ha invocato e Io gli risponderò”.

lunedì 17 marzo 2014

IL SOFFIO VITALE DI DIO by Gary Wilkerson

“Mentre guardavo, ecco crescere su di esse i tendini e la carne, che la pelle ricoprì; ma non c'era in loro lo spirito” (Ezechiele 37:8). Che tragica scena. So di chiese che svolgono ogni sorta di programma e strategia – ma senza vita. Così tante chiese tengono seminari, conferenze, libri, siti web, podcast e incontri per ogni gruppo d’età e necessità. Tutte queste cose sono designate per il bene – ma se lo Spirito di Dio non vi soffia la vita all’interno, non sono nulla. In realtà, tali cose hanno il subdolo potere di derubarci della vita che Dio desidera per noi.

Mentre svolgiamo le attività della chiesa, veniamo ingannati nel pensare di essere spirituali. Potrebbe sembrare come se delle ossa secche si stiano mettendo insieme, ma in realtà sono prive del soffio vitale di Dio. Scambierei 1000 culti e 1000 strategie per un solo soffio del Suo Spirito. Solo Dio può soffiare la vita in ciò che facciamo – affinché queste ossa secche possano vivere.

“Allora egli mi disse: Profetizza allo spirito” (37:9). Il termine ebraico per “spirito” è ruach, e indica lo Spirito di Dio. Ancora una volta, Dio comandò ad Ezechiele di profetizzare. La prima volta dovette profetizzare alle ossa, inteso come al popolo, ma questo secondo comando era di profetizzare a Dio Stesso – al ruach, lo Spirito Santo.

Cosa sta dicendo Dio in questo verso? Egli ci sta dicendo che predicare agli altri – esporre la dottrina – non è sufficiente. Non possiamo semplicemente parlare agli uomini delle cose di Dio. Dobbiamo anche parlare a Dio degli uomini, implorandolo di agire. Solo lo Spirito Santo di Dio può portare vita. I nostri occhi non riescono a vedere, le nostre orecchie non possono sentire, le nostre bocche non possono dire nulla di Lui se prima Lui non ci anima.

Quando Egli lo fa, i risultati ci stupiscono: “Così profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi, e ritornarono in vita e si alzarono in piedi” (37:10).

Il soffio di Dio ci rimette in piedi con franchezza. La stessa cosa accadde in Atti 2: “Ma Pietro si alzò in piedi con gli undici” (2:14). Il vangelo che Pietro proclamò alla Pentecoste non era diverso dal vangelo che conosceva e ora egli stava in piedi e lo annunciava con potenza dall’alto.

La vita che Dio vuole soffiare in noi è di quel tipo che fa rivivere le ossa secche, che porta vita in un ambiente tenebroso e disperato. Gesù produsse vita dal caos. Egli fa sorgere la bellezza dalle ceneri, e in una situazione orribile che il nemico intende volgere alla distruzione, Gesù soffia nuova vita!

sabato 15 marzo 2014

LA CHIAVE by Carter Conlon

Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti” (Matteo 7:12). È come se Gesù stesse dicendo loro: “se fossi ferito, vorrei qualcuno che mi confortasse. Se mi perdessi, vorrei che qualcuno facesse qualcosa in modo da tirarmi fuori”.

Ciò che tu vuoi che gli altri facciano per te, fallo prima a loro. In realtà questa è la chiave per ottenere tutte le risorse che Gesù ci dice di chiedere. È la chiave per sopportare il disprezzo di coloro che si oppongono a Lui e per essere gentili con i propri nemici. È il cuore di Dio che dice: “io non voglio che alcuno perisca”, ed è ciò che ti permette di far si che tu venga schiaffeggiato senza poi desiderare vendetta. È la chiave per gioire ed amare sul posto di lavoro nonostante gli altri attorno a te siano maleducati.

La promessa alla fine del capitolo dice: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7:24−25). La casa era fondata sopra l'opera di Dio sulla terra. Ecco perché Paolo riuscì ad affrontare la tempesta in una nave, restando fermo, restando in comunione con Dio ed incoraggiando coloro che avrebbero dovuto nuotare per salvarsi (leggere Atti 27). Tutto stava nel focalizzare la gloria di Dio negli altri e non usarla per salvaguardare sé stesso. Paolo riusciva a vedere ciò che gli uomini ordinari non riuscivano a vedere. Il comandante della nave ed i marinai non potevano vederlo, ma gli occhi di Paolo erano aperti e riuscivano ad avere un'incredibile visione, perché scelse di essere usato per la gloria di Dio e per gli altri. Egli era uno di quelli che avevano olio per la propria lampada negli ultimi giorni (leggere Matteo 25:1-13).

Voglio incoraggiarti a studiare i capitoli che vanno dal 5 al 7 in Matteo. Ho letto questi tre capitoli tante e tante volte e credo che ci diano una chiara visione di ciò che dovrebbe essere la vita cristiana. Più studi questi capitoli, più ti convincerai che non puoi vivere questa vita da solo – hai bisogno della potenza di Dio. Ecco che allora il Signore ti dice: “Chiedi Adesso!” (Matteo 7:9).


__________
Carter Conlon si unì allo staff pastorale della Times Square Church nel 1994 dietro invito del pastore fondatore, David Wilkerson, diventando pastore Senior nel 2001. Un forte e compassionevole leader che è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.

venerdì 14 marzo 2014

INVOCA IL SUO NOME

“Sono sfinito e contuso; ruggisco per il fremito del mio cuore. O Signore, ogni mio desiderio è davanti a te, e i miei sospiri non ti sono nascosti” (Salmo 38:8-9).

Sei mai stato disperato come lo era Davide? Ti sei mai chiuso nella tua stanza per stare da solo col Signore, cadendo sulle ginocchia e gridando a Lui? Una preghiera apatica, quieta e pigra non arriverà da nessuna parte. Se non stai liberando la tua anima davanti a Dio, non vuoi davvero la guarigione – te ne vuoi andare!

Devi gridare forte, come fece Davide, “Signore, ascolta la mia supplica! Non Ti lascerò andare finché non mi risponderai!”

Lascia che t’illustri il tipo di disperazione che aveva Davide. Immagina di essere sulla strada di ritorno verso casa e, mentre giri l’angolo, vedi i camion dei pompieri parcheggiati davanti casa tua. Dalle finestre fuoriesce fumo nero e tutto l’edificio sta andando in fiamme – e tu sai che il tuo coniuge e i tuoi figli sono intrappolati dentro.

Dimmi, quanto resteresti calmo e tranquillo in quel momento? Per quanto resteresti a non fare niente, sperando che il fuoco si estingua da solo? Te ne staresti seduto a pregare tranquillamente, “Gesù, spero che spegnerai il fuoco”? No! Se c’è amore nel tuo cuore, correrai attraverso quelle nubi di fumo ed entrerai in casa cercando di fare qualcosa!

Se il tuo matrimonio è nei guai, allora la tua casa sta andando a fuoco – e il tuo rapporto è nelle fiamme. Se permetti a questo incendio di continuare, perderai tutto.

Dunque, hai il timore di Dio in te per il tuo matrimonio? Sei appesantito dalla colpa e dalla condanna per il tuo ruolo in questa disintegrazione? Se è così, non cercare di placare la coscienza. Dio ti sta mandando la Sua forte parola perché ti ama. Egli ti sta avvertendo con compassione, cercando di svegliarti prima che tu ti autodistrugga. Allora corri a Lui e prega con costanza. Ogni guarigione inizia invocando con urgenza il Suo nome!

giovedì 13 marzo 2014

C’É SPERANZA?

Nella disperazione, Davide gridò, “O Signore, ascolta il mio grido; siano le tue orecchie attente alla voce delle mie suppliche” (Salmo 130:2). Mi suona come l’implorazione di un uomo morente. Davide ovviamente non stava solo dando voce a “preghiere pensate”. Stava faccia a terra – spezzato, contrito, supplicando Dio dal profondo del suo cuore.

Davide sapeva che la sua anima aveva bisogno di sollievo e si rivolse a Dio soltanto per ottenerlo. Egli concluse, “Sono in una condizione talmente dura, solo il Signore mi può aiutare adesso. Non posso affidarmi a consulenti, amici e nemmeno alla famiglia. La mia unica speranza è nella preghiera, quindi griderò notte e giorno, finché Dio non ascolterà la mia supplica”.

Molti matrimoni cristiani hanno un bisogno disperato dello stesso sollievo che cercava Davide. In tutto il paese vedo coppie sprofondare nella buia fossa della disperazione. I coniugi affermano di amarsi ma non sono nemmeno civili nel loro modo di comunicare. Mostrano più gentilezza agli estranei che non l’uno verso l’altro. Col tempo, la loro casa si trasforma in un profondo gelo di completa meschinità. Non lo sanno, ma sono in caduta libera verso la distruzione, il loro rapporto sta rapidamente schizzando fuori controllo. Forse il tuo matrimonio è caduto il più in basso possibile. Tu e il tuo coniuge avete raggiunto il fondo e vi svegliate ogni giorno chiedendovi se sia rimasta qualche speranza.

Amato, devi svegliarti dalla tua condizione. Sei caduto in un buco nero, colmo di atteggiamenti empi e questa condizione non sparirà da sola. A meno che non fai qualcosa, la situazione non farà che peggiorare finché uno di voi non finirà per uccidere il matrimonio.

Svegliati adesso alla voce dello Spirito Santo! C’è peccato nel tuo matrimonio, peccato che viene commesso sia da te che dal tuo coniuge. Devi affrontarlo o rimarrai nel fondo di quel buio pozzo per sempre.

Dunque, a chi stai portando il tuo dolore? Ti stai sfogando col tuo migliore amico? Se è così, stai semplicemente costruendo un caso contro il tuo coniuge? Se stai cercando un consulente, stai in realtà cercando una giustificazione per porre fine a tutto questo?

Ti prego, non fraintendere le mie osservazioni; credo nella consulenza matrimoniale. Ma se davvero vuoi arrivare al nocciolo della questione, c’è un solo luogo in cui andare. Non devi guardare più lontano del tuo cuore! Il peccato è proprio lì, dentro di te e, come Davide, hai bisogno di gridare al Signore per ottenere misericordia.

mercoledì 12 marzo 2014

LA FRECCIA DELLA VERITÁ

La maggior parte dei cristiani sono sollevati nel sapere di non essere inclusi nella lista paolina di peccati dannanti: “Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10). Molti credenti sinceri si sforzano di non cambiare la Sua grazia in licenza a peccare, eppure si rendono conto che il loro cammino non è all’altezza del Suo santo standard.

Nel leggere il prossimo verso, si sentono trafitti dalla freccia della verità: “Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio” (verso 11). All’improvviso si ricordano di una concupiscenza schiacciante di cui non sono mai riusciti a liberarsi. Pensano, “Aspetta un attimo – sono stato liberato e santificato. Allora perché non riesco ad abbandonare questo vizio? Non sono davvero libero!”

Forse di recente sei ritornato a un vecchio vizio. Forse ha visitato un sito pornografico su internet o ti sei lasciato coinvolgere in un peccato d’adulterio o d’omosessualità. O forse hai rubato delle merci dal tuo datore di lavoro, o magari ti sei concesso un drink mentre tornavi a casa dal lavoro. Qualsiasi sia il tuo vizio, tu sai di non essere libero in quel campo specifico.
Non sorprenderti se inizi a sentirti come Davide. “Mi ricordo di Dio e gemo…il mio spirito viene meno” (Salmo 77:3).

Ogniqualvolta il Signore vede uno dei Suoi figli lottare con qualche desiderio o legame, Egli si muove prestamente per riportarci su un sentiero di obbedienza, pace e riposo. In che modo lo fa? Egli causa delle condizioni nella nostra vita che ci costringono ad affrontare il nostro peccato!

Spesso ciò significa portarci negli abissi, come Dio fece con Giona. Egli permette che sentiamo il Suo rimprovero e che veniamo inghiottiti dalla nostre circostanze. Ma fu nel più oscuro abisso che Giona gridò a Dio. E il Signore rispose prontamente al grido del Suo servo, ristorandolo e conferendogli nuovamente le Sue benedizioni e la Sua volontà!

martedì 11 marzo 2014

O SIGNORE, ASCOLTA IL MIO GRIDO

“Da luoghi profondi io grido a te, o Eterno. O Signore, ascolta il mio grido; siano le tue orecchie attente alla voce delle mie suppliche. Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:1-4).

Davide si angosciava per lo scandalo che aveva provocato in Israele. Il suo peccato era stato esposto e tutto il mondo ne era a conoscenza. Il suo dolore per la vergogna recata era così schiacciante che supplicò Dio, “Non farmi essere l'oggetto di scherno dello stolto” (Salmo 39:8).

Conosco molti cristiani che sono proprio come Davide. Essi amano Gesù, ma hanno peccato terribilmente contro la luce che avevano ricevuto. Hanno ascoltato molti sermoni giusti, letto la Bibbia ogni giorno per anni, trascorso ore incalcolabili in preghiera. Eppure hanno peccato contro tutte le benedizioni di Dio. Come? Perché hanno un peccato dominante di cui non si sono mai occupati!

Col tempo, il loro peccato ha interrotto la loro comunione con Gesù ed ora lo Spirito Santo ha additato il loro vizio, ponendolo davanti ai loro occhi. Egli li avverte, “Basta – questo peccato se ne deve andare! Non ammiccherò al modo in cui indulgi in esso. Da ora in poi, ti pongo una scadenza. Ti ho esposto il tuo peccato ma presto potrebbe essere esposto al mondo intero!”
Ogni volta che ora entrano nella casa di Dio, non riescono nemmeno ad alzare le loro teste. E gridano come Davide, “I miei peccati sono troppo numerosi da contare! La mia iniquità mi ha così sopraffatto che non riesco nemmeno ad alzare il mio sguardo al cielo!”

Hanno perso ogni gioia, allegrezza e libertà di cui prima godevano. Non riescono a pregare o cantare con vita o potenza. E si portano dietro un immenso senso di fallimento. Sono divenuti deboli, malati nell’anima, prostrati, pronti a cedere. E loro sanno che tutto questo è a motivo di quel peccato che ha interrotto la loro comunione con Dio!
Ciò descrive la condizione della tua anima in questo momento? Se è così, ringrazia Dio per la Sua misericordia. Egli sta piantando in te un santo timore dell’Eterno!

lunedì 10 marzo 2014

POTRANNO QUESTE OSSA RIVIVERE? by Gary Wilkerson

Dio chiese ad Ezechiele, “Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?” (Ezechiele 37:3).

Che domanda penetrante. Dio oggi ci fa la stessa domanda: “Le ossa secche della tua situazione possono tornare a vivere? Tuo figlio ribelle può tornare a vivere? Possono i tuoi parenti inconvertiti essere condotti a Cristo?”

È una questione di fede: “Credi che questo possa accadere?” È anche una questione di desiderio: “Vuoi che questo accada? Sei addolorato per le ossa secche nella tua vita?” Se la tua risposta è no, questo è un segno di aridità – una mancanza di unzione (passione) spirituale per la condizione di tenebre del mondo.

Ecco la risposta di Ezechiele: “O Signore, o Eterno, tu lo sai” (37:3). Fu una risposta di fiducia: “Signore, solo Tu conosci queste cose. Mi hai dato una visione di morte orrenda. Stai suggerendo che queste ossa possano vivere? È davvero possibile?” La domanda stessa aveva provocato la fede di Ezechiele. Era ciò che Dio si aspettava di sentire ed Egli fa lo stesso con noi per stimolare la nostra fede.

“Poi mi disse, ‘Profetizza a queste ossa secche’” (37:4). Una volta che la nostra fede è stata ingaggiata – una volta che abbiamo aspettato Dio ed Egli ha scosso la nostra fede – Egli ci chiama all’azione. Egli ci chiede di “profetizzare” – ossia, di confrontarci con la nostra situazione di ossa secche in fede. Dobbiamo proclamare vita sulle nostre famiglie, credendo che Dio potenzierà le nostre parole. Dobbiamo proclamare vita sul nostro lavoro, sapendo che Egli ci custodisce nella Sua mano, non importa quanto oscuro sia l’ambiente che ci circonda. Per farlo, Dio deve soffiare la Sua vita nel nostro essere: “Metterò in voi lo spirito, e vivrete” (37:6).

Dio fece proprio questo per Ezechiele. Il profeta testimonia, “Così profetizzai come mi era stato comandato” (37:7). Puoi dire lo stesso del tuo cammino con Dio? “Ho proclamato benedizioni e pace nella vita delle persone. Ho detto anche delle cose difficili. Ho detto tutto ciò che il Signore voleva che io dicessi, e in tutto questo sapevo che Lui era con me”. Questa è la potenza della proclamazione del vangelo.

Cosa accadde quando Ezechiele profetizzò in fede? “Ci fu un rumore; ed ecco uno scuotimento” (37:7). Il termine “rumore” qui fa da eco ad Atti 2, quando lo Spirito Santo soffiò nuova vita nei discepoli alla Pentecoste. Ezechiele testimoniò di qualcosa del genere, mentre all’improvviso tutte le ossa secche nella valle furono animate, riempite di vita. Esse si unirono per formare dei corpi vivi: “Metterò su di voi la carne, vi coprirò di pelle e metterò in voi lo spirito, e vivrete; allora riconoscerete che io sono l'Eterno” (37:6).

sabato 8 marzo 2014

FEDE CONTAGIOSA by Claude Houde

Per troppo tempo in molte chiese evangeliche, una patetica e sdolcinata attitudine di falsa umiltà ha scusato, giustificato ed incoraggiato i cristiani a dire: “non guardare a me! Non guardare all'uomo, ma guarda a Dio solo!” Lascia che mi spieghi. È giusto, sano e scritturale focalizzarci su Dio, essere devoti a Lui ed in fine affidarci a Dio e Dio solo. Gli uomini sono sempre fallaci ed imperfetti; possono deluderci e ferirci. L'apostolo Paolo ci ricorda che i tesori eterni e perfetti del Regno di Dio vivono e vengono trasportati da vasi di terra, umanità, fragilità umana e imperfezioni (leggi 2 Corinzi 4:7).

Tuttavia, verrà il momento in cui dovremo farla finita d'ignorare le nostre responsabilità, girare le spalle alla suprema chiamata biblica che consiste nel trasmettere fede ai nostri figli e a coloro che amiamo, ma anche amore, perdono, purezza, generosità ed un cuore appassionato per Dio e la Sua casa. Senza arroganza o pretese, ma piuttosto mediante la consapevolezza di possedere un senso di dipendenza spirituale interiore ed acuto per Dio, l'apostolo Paolo invitava appassionatamente i giovani credenti che lo circondavano: “Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11:1). Più tardi Paolo disse a Timoteo: “e le cose che hai udite da me... affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri” (2 Timoteo 2:2).

Dobbiamo cominciare a vedere noi stessi in questo senso. Quando ci rendiamo conto e cominciamo a comprendere l'importanza delle nostre vite, l'immensa possibilità d'influenza che abbiamo dentro di noi, un grido sale dal profondo delle nostre anime verso Dio: “Oh Signore, aumenta la nostra fede!” Caro lettore, lasciamelo dire in questo modo: ognuno di noi deve essere contagioso!

Permettimi di farti una domanda: cosa trasmettono i tuoi valori, le tue passioni e priorità a tutti coloro che guardano alla tua vita di ogni giorno? Voglio andare dritto al punto, se io ti sto attorno, imparo da te e ti imito, cosa ne “trarrò”? Sai bene come me quanto sia comunicativa la fede, l'amore e la gioia di alcuni uomini e donne. Stare vicino a loro ci fa bene, ci ispira, ci risana e ci riconcilia con la razza umana! Amiamo stare intorno a loro e grazie a Dio per la loro fede che produce in noi speranza e ci spinge verso nuove mete, impegni e possibilità in Dio.


__________
Claude Houde, pastore della Eglise Nouvelle Vie (Chiesa della Nuova Vita) a Montreal, Canada, è spesso relatore alle conferenze della Expect Church Leadership organizzate dalla World Challenge in tutto il mondo. Sotto la sua guida La Chiesa della Nuova Vita è cresciuta da poche persone a più di 3500 in una parte del Canada dove le chiese Pentecostali hanno da sempre avuto poco successo.

venerdì 7 marzo 2014

RIMUOVERE IL CANDELABRO

In Apocalisse 2:5, Cristo ci offre una parola che ci fa sapere che faremmo meglio a prestare attenzione. Egli dice, “Ravvediti e fa' le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi”.

Gesù qui sta dicendo che se non ci ravvediamo, Egli rimuoverà ogni autorità spirituale che avevamo ricevuto. Ciò include il nostro impatto sulla città, sulla nostra comunità, sul nostro vicinato, su chiunque sia nella nostra sfera d’influenza. Ogni minima influenza che abbiamo ci sarà tolta.

Proprio in questo momento, molte chiese in tutto il mondo stanno chiudendo le loro porte. Le loro luci si stanno spegnendo letteralmente perché questo è il giudizio sotto al quale sono caduti per essersi rifiutati di ravvedersi. Dio ha detto che avrebbero perso il loro discernimento, le loro benedizioni spirituali, le loro finanze, la Sua presenza Stessa. Ora sono morti, privi di vita, gli rimangono solo i ricordi delle Sue benedizioni passate.

Ho predicato in molte chiese del genere trent’anni fa. A quel tempo erano piene di credenti zelanti, mentre oggi ci sono poche dozzine di persone sedute a quei banchi. Presto si ridurranno al niente e le loro porte si chiuderanno per sempre. Dio ha scritto “Ichabod” sulle loro porte, che significa, “Lo Spirito dell’Eterno si è dipartito!”

Tuttavia, amato, Dio offre questo stesso messaggio ad ogni cristiano singolarmente. Egli dice, “Se ti rifiuti di ravvederti – se rimani nella tua apatia – rimuoverò il tuo candelabro. Non avrai più alcuna influenza sulla tua famiglia, sui tuoi colleghi o su chiunque altro!”

Nel leggere queste parole, ad ogni modo, non dobbiamo temere. Gesù termina la Sua ammonizione verso noi in questo modo: “Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Apocalisse 2:7). Caro santo, Gesù è quell’albero! Egli ci sta dicendo, “Se ti ravvedi, ti donerò vita costante dal Mio stesso essere. Questa vita si rivelerà nel tuo discernimento, nel tuo amore per le persone, nelle tue buone opere per il Mio regno!” Questo è il segno che distingue ogni cristiano che è davvero innamorato di Gesù.

Gesù promette che il tuo santo dolore, il tuo cuore contrito e il tuo amore rinnovato per Lui ti condurranno alla vita. Così, prega proprio adesso: “Signore, dammi un cuore davvero contrito. Riportami a chi ero quando Tu eri il mio primo amore. Ma stavolta portami ad una profondità in Te che non ho mai raggiunto prima”.

Mentre ti ravvedi, lo Spirito di Dio inizierà a produrre in te una nuova rivelazione della gloria di Cristo ed Egli lo renderà noto a tutti coloro che sono intorno a te!

mercoledì 5 marzo 2014

“ARATURA PROFONDA”

“Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?” (Romani 2:4).

Non concordo con tutta la dottrina degli scrittori puritani, ma amo l’enfasi che pongono sulla santità. Questi santi predicatori definivano i loro sermoni un’ “aratura profonda”. Essi credevano di non poter piantare veri semi di fede finché il terreno dei cuori dei loro uditori non fosse stato profondamente solcato.

I puritani si accertavano che la loro predicazione scendesse nel profondo, solcando tutta la terra incolta delle anime dei loro uditori. I loro sermoni producevano un ravvedimento genuino nelle loro congregazioni e, in risposta, con gli anni, ciò produsse cristiani forti, maturi, fedeli.

Oggi, invece, la maggior parte della predicazione è tutta semina senza alcuna aratura. Ascolto molti pochi sermoni oggi che scavano profondamente rispetto alla superficie. Una profonda aratura non affronta solo la malattia del peccato; essa scava fino in fondo alla causa stessa della malattia. Molta della predicazione che ascoltiamo oggi si concentra sul rimedio ignorando la malattia. Essa offre una ricetta senza fornire un’operazione!

Tristemente, facciamo sì che le persone pensino di essere state guarite dal peccato senza aver mai saputo di essere malate. Mettiamo manti di giustizia su di loro senza che essi sappiano di essere nudi. Li spingiamo verso Cristo senza che si rendano conto del proprio bisogno di avere fiducia. Queste persone finiscono per pensare, “Non mi farà male aggiungere Gesù alla mia vita”.

C. H. Spurgeon, il potente predicatore inglese, disse quanto segue riguardo il bisogno di ravvedimento:

“Confido che una dolorosa penitenza esista ancora, sebbene non ne abbia sentito parlare molto di recente. Oggi sembra che le persone saltino nella fede molto velocemente…Spero che il mio vecchio amico ravvedimento non sia morto. Sono disperatamente innamorato del ravvedimento; a me sembra che sia il fratello gemello della fede.

“Io stesso non comprendo molto della fede dagli occhi asciutti; io so di essere venuto a Cristo mediante la via della croce del pianto…Quando sono giunto al Calvario per la fede, fu con grande pianto e supplicazione, confessando le mie trasgressioni e desiderando di trovare salvezza in Gesù e in Gesù solo”.

martedì 4 marzo 2014

IL VANGELO DEL RAVVEDIMENTO

“La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza” (2 Corinzi 7:10). Nel leggere questo passo, mi ritrovo ad esaminare il mio ministero e a chiedermi, “Ho mutilato il vangelo predicato da Gesù, il vangelo del ravvedimento? Ho preso forse delle forbici e ho rimosso l’alto prezzo del seguire Cristo? Ho abbassato il Suo standard dicendo alle persone di dover solo credere per essere salvate?”

Abbiamo rimosso una genuina convinzione per i peccati? Siamo subentrati noi per offrire una salvezza a coloro che non si sono mai ravveduti, che non si sono addolorati per le proprie trasgressioni, che hanno ricercato la fede per potervi nascondere dietro la propria concupiscenza?

Sentiamo continuamente esagerazioni riguardo i numeri di persone che vengono a Gesù attraverso vari ministeri. Molti cristiani raccontano di dozzine di persone salvate durante la loro predicazione nelle prigioni, nelle scuole e in altri luoghi. Essi dicono, “Tutti in quel luogo hanno dato il proprio cuore a Gesù. Quando ho finito di predicare, tutti sono venuti avanti per la salvezza”.

Troppo spesso, ciò che realmente accade è che tutti ripetono semplicemente una preghiera. Pregano meramente ciò che viene detto loro di pregare e molti non afferrano ciò che stanno dicendo. Così, la maggior parte ritorna alle proprie vie pagane!

Queste persone non sperimentano mai un’opera profonda dello Spirito Santo. Come risultato, non si ravvedono mai, non si addolorano mai per il loro peccato – e non credono mai davvero. Tragicamente, abbiamo offerto loro qualcosa che Gesù stesso non ha mai offerto – salvezza senza ravvedimento.

Credo che la chiesa abbia anche rimosso il sentimento della convinzione. Pensaci – raramente ormai vedi lacrime sulle guance di coloro che vengono salvati. Certo, so che le lacrime non salvano, ma Dio ci ha fatti umani, con dei sentimenti molto veri. E qualsiasi peccatore diretto all’inferno che è stato toccato dallo Spirito Santo avverte un profondo dolore per i modi in cui ha ferito il Signore.

L’apostolo Pietro sentì questo tipo di santo dolore quando negò di conoscere Gesù. All’improvviso, venne inondato dal ricordo di ciò che Gesù gli aveva detto: “Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». E, pensando a ciò, scoppiò a piangere” (Marco 14:72).

lunedì 3 marzo 2014

OSSA MOLTO SECCHE by Gary Wilkerson

Nella visione di Ezechiele 37, Dio condusse il profeta in una valle piena di ossa secche. “ La mano dell'Eterno fu sopra me, mi portò fuori nello Spirito dell'Eterno e mi depose in mezzo a una valle che era piena di ossa. Quindi mi fece passare vicino ad esse, tutt'intorno; ed ecco, erano in grandissima quantità…ed…erano molto secche” (Ezechiele 37:1-2). Che scena orribile – una vasta distesa di scheletri disposti fino a dove Ezechiele riusciva a vedere.

Forse Ezechiele si sarà chiesto, “Dio, tutto ciò che riesco a vedere davanti a me sono difficoltà. Perché mi stai portando in questa valle oscura?” Perché nella valle delle ossa secche non esiste altra fonte di vita. Non possiamo respirare da soli, non abbiamo potere né forza. La valle della morte ci porta in un luogo di totale dipendenza. Il duemila-tredici fu uno degli anni più duri della mia vita – eppure, guardando indietro, ringrazio Dio per ogni suo momento. In mezzo a tutte le ossa secche della mia vita, vedo che Dio ha orchestrato un luogo in cui la mia vita finisce e la Sua inizia.

La valle delle ossa secche nella visione di Ezechiele ci rivela due cose:

Innanzitutto, essa rappresenta la condizione del popolo di Dio. Io amo la Chiesa di Cristo; non potrò mai studiare abbastanza di essa o pregare abbastanza per essa. È il maggiore vaso di Dio sulla terra per esprimere la Sua natura e mostrare la Sua potenza. Ma ho anche un peso perché oggi molte chiese sono piene di ossa secche. Non si tratta di una critica, ma di una realtà. Come cristiani, possiamo inaridirci prima ancora di saperlo. Gesù la mette in questo modo, “Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4). Possiamo metterci in movimento eppure non avere alcuna vita in noi.

La seconda cosa che vedo rivelata nella visione di Ezechiele delle ossa secche è la nostra cultura. Una volta eravamo una nazione che onorava Dio. Il settanta percento degli americani una volta professava Cristo e frequentava la chiesa. Le statistiche più recenti mostrano che ora il numero sfiora a malapena l’otto percento. Stiamo vivendo in tenebre spirituali – risediamo in una valle di ossa secche!

Come potrà mai una chiesa di ossa secche – una chiesa priva di vita, di preghiera, tiepida – parlare a una cultura di ossa secche? Non potrà succedere se i nostri spiriti non vengono prima risvegliati, ravvivati dallo Spirito Santo.

sabato 1 marzo 2014

LA VERA FORZA by Jim Cymbala

La strategia principale che Satana è solito usare con il popolo di Dio è sempre stata quella di sussurrare: “non invocare, non chiedere, non dipendere da Dio nelle grandi cose. Te la caverai bene grazie alla tua intelligenza ed alle tue energie”. La verità sta nel fatto che il diavolo non è per niente spaventato dalle tue credenziali umane e dai tuoi sforzi. Ma sa che il suo regno verrà intaccato nel momento in cui eleviamo i nostri cuori a Dio.

Ascolta l'affermazione fiduciosa di Davide nel Salmo 4:3: “Sappiate che il Signore si è scelto uno ch'egli ama; il Signore m'esaudirà quando griderò a lui”. Questa era la posizione di Davide, il suo istinto e specialmente il suo approccio all'arte della guerra. Non importa ciò che l'esercito dei Filistei possiede. Se invochiamo Dio, Egli ci darà la vittoria. Se cediamo al peccato e non invochiamo Dio, allora verremo sconfitti anche da un piccolo esercito.

Riesco quasi a sentire Davide che dice: “tu puoi anche inseguirmi, puoi perseguitarmi, puoi fare ciò che vuoi, ma quando io invocherò Dio, allora saranno guai per te! Il Signore mi ascolterà nel momento in cui lo invocherò”.

Nota bene come Dio definisce i malvagi nel Salmo 14:4: “Son dunque senza conoscenza tutti questi malvagi, che divorano il mio popolo come se fosse pane e non invocano il Signore?” Dio definisce così gli empi. Essi faranno molte cose, ma non si umilieranno e non riconosceranno l'onnipotenza di Dio invocando il Suo nome con tutto il loro cuore.

La salvezza è impossibile se una persona non invoca umilmente il nome del Signore (Atti 2:21), perché Dio ha promesso di essere ricco in misericordia nei confronti di coloro che invocano il Suo nome (leggere Romani 10:12-13).

“Invocami nel giorno della sventura”, dice Dio nel Salmo 50:15. “io ti salverò, e tu mi glorificherai”. Dio desidera essere lodato dalla nostra vita ma l'unico modo per far si che nuova lode ed onore salgano a Lui è continuare ad invocarlo nei momenti di bisogno e di difficoltà. Solo allora Egli interverrà per mostrare la Sua forza su di te e solo allora saprai che Egli lo ha fatto.


__________
Jim Cymbala fondò la Brooklyn Tabernacle con meno di venti membri in un piccolo edificio situato in una zona molto difficile della città. Originario di Brooklyn, è un vecchio amico di David e Gary Wilkerson e assiduo relatore alle conferenze della Expect Church Leadership sponsorizzate dalla World Challenge in tutto il mondo.