venerdì 30 agosto 2013

IGNORARE LA PAROLA DI DIO

Sono certo che Giosafat fosse convinto di agire giustamente quando si mise in cuore di unirsi ad Achab in guerra. In realtà, la Scrittura dice, “Poi Giosafat disse al re d'Israele: Ti prego, consulta oggi stesso la parola dell'Eterno” (2 Cronache 18:4). Egli disse, “Chiediamo al Signore un Suo consiglio sulla questione. Non agiremo finché non udremo da parte Sua cosa fare!”

Dio rese chiara la Sua parola per Giosafat ed Achab, senza lasciare dubbi riguardo ciò che Lui pensava sull’intera faccenda: “È condannata! Andate a vostro rischio. Nulla se non la morte e la sconfitta vi attendono sul campo di battaglia” (vedi 2 Cronache 18:16).

A questo punto, Giosafat sembrò disposto ad obbedire alla vera parola profetica e fare tutto ciò che Dio gli aveva detto. Tuttavia, per secoli, gli studiosi della Bibbia si sono meravigliati per quanto accadde in seguito: quando giunsero chiare direzioni, Giosafat le ignorò!

Amato, puoi vantarti quanto vuoi di amare Dio e di volergli ubbidire. Ma se non ti allontani dall’inganno di amici empi e non ricerchi il discernimento dello Spirito Santo, finirai per ignorare la Parola di Dio!

Puoi accompagnare il tuo amico nella sua guerra, ma quando arriverà il momento cruciale, egli ti consegnerà al nemico. Questo è esattamente ciò che accadde a Giosfat quando andò in guerra con Achab. Il malvagio re aveva disposto Giosafat in modo che restasse ucciso; gli disse di indossare abiti regali, mentre Achab si vestì come un soldato semplice. In quel modo, pensò Achab, il nemico avrebbe inseguito Giosafat invece di lui.

Ironicamente, Achab venne ucciso da una freccia che lo trafisse attraverso una piccola fessura della sua armatura. E all’improvviso, Giosafat fu circondato da soldati nemici, pronti a farlo a pezzi. Il re sapeva che stava per affrontare la morte e gridò a Dio di aiutarlo. La Scrittura ci dice, “E l'Eterno gli venne in aiuto; Dio li indusse ad allontanarsi da lui” (18:31).

La guerra fu un disastro. L’esercito d’Israele fuggì nel caos, come pecore senza pastore. E Giosafat si ritirò a Gerusalemme, il suo amico Achab morto e i suoi eserciti sconfitti. Fu solo per la grazia di Dio che scampò la morte!

Posso immaginare i pensieri che devono aver attraversato la mente di Giosafat mentre correva verso Gerusalemme: “Oh, Dio, grazie di avermi liberato! Ora capisco il pericolo di camminare con un compagno empio. Mai più, Signore! Non sarò più parte di questo sistema mondano. È finita!” 

giovedì 29 agosto 2013

AMICIZIA FEDELE

Se sei un seguace di Gesù – se ora appartieni alla discendenza di Cristo – Satana cercherà di portare nella tua vita qualcuno per distruggere tutto ciò che c’è di santo in te!

Forse, proprio ora, starai pensando, “Aspetta un attimo! Non voglio iniziare a dubitare dei miei amici o diventare improvvisamente sospettoso nei loro confronti”. Se sono veri amici, legati al tuo cuore nello Spirito di Cristo, non hai nulla da temere nell’esaminare il tuo rapporto con loro. Dovresti osservare tutte le tue amicizie alla luce della Scrittura.

È facile stabilire se amicizie strette sono da parte di Dio, o se sono state fondate dal nemico per distruggerti. Pensa un attimo al tuo migliore amico e poi rispondi a queste domande:
  • Lui (o lei) fa pettegolezzo, calunnia o parla male di altri? 
  • È polemico sulla Scrittura, un dibattitore continuo che non giunge mai alla verità? 
  • Definisce le persone consacrate “farisei”? 
  • Noti nelle sue parole uno spirito di disobbedienza, invidia o sospetto? 
  • Vomita parole velenose contro il proprio coniuge? 
  • È riuscito a piantare nella tua mente pensieri sgradevoli riguardo altri? 
  • Hai iniziato a unirti a lui nel vomitare amarezza? 
Se il tuo amico corrisponde alla descrizione – e ti stai allontanando da Gesù a causa di quest’amicizia – allora sai che il diavolo ha messo quella persona nella tua vita. Costui ha lo spirito di Achab ed è stato inviato per distruggere l’opera di Cristo in te!

D’altro canto, un vero amico, devoto, prenderà sempre le parti della Parola di Dio in ogni questione, e non solo le tue parti perché siete amici. Un tale amico non ti consiglierà secondo l’amarezza del peccato. Piuttosto, ti amerà abbastanza da dirti la verità.

“Fedeli sono le ferite di un amico, ma ingannevoli sono i baci di un nemico” (Proverbi 27:6). 

mercoledì 28 agosto 2013

UNA SEDUZIONE RASSICURANTE

Lascia che ti mostri cosa succede a ogni figlio di Dio che stringe rapporti con una persona amareggiata, iniqua e ribelle. Ci sono conseguenze tremende.

“Il terrore dell'Eterno cadde su tutti i regni dei paesi che erano intorno a Giuda, e così essi non mossero guerra a Giosafat” (2 Cronache 17:10). Il regno di Giosafat, Giuda, era benedetto e prosperava abbondantemente, nessuno osava andargli contro.

Ma dopo che Giosafat strinse rapporti con Achab, la Scrittura dice, “Achab…lo persuase a salire con lui contro Ramoth di Galaad…Giosafat gli rispose: Conta su di me come su te stesso, sulla mia gente come sulla tua; verremo con te alla guerra” (18:2-3). Giosafat venne volontariamente inghiottito in una guerra disperata, una guerra in cui Dio non aveva alcuna parte.

Il termine ebraico per persuase in questo passo significa “una seduzione rassicurante”. Giosafat si lasciò sedurre alla guerra da Achab, rispodendo “conta su me come su te stesso”. In altre parole, “Sono tuo amico, sono con te ad ogni costo. Non ti deluderò. Puoi contare su me!”

Il tuo migliore amico è pieno di amarezza, odio, rabbia – e ricerca una guerra di qualsiasi tipo? È coinvolto in un conflitto matrimoniale, un conflitto familiare, un conflitto personale? E tu per lui sei come Giosafat, gli offri aiuto e incoraggiamento? Se è così, attento, perché stai per essere sedotto in tutto questo.

Proprio così, molto presto ti ritroverai intrappolato in mezzo ai guai del tuo amico e ti verrà chiesto di prendere una posizione. Se il tuo amico ha un matrimonio turbolento, per esempio, sarai costretto a prendere una posizione da una delle due parti. E finirai per simpatizzare con lui – dritto verso il suo divorzio!

Attento, cristiano, perché ogni qualvolta estendi consolazione o incoraggiamento a qualcuno che vive nella ribellione, stai prendendo una posizione contro lo Spirito Santo. E ciò ti rende partecipe al peccato di quella persona. Tragicamente, quando Giosafat si unì alla guerra di Achab, fece solo affrettare il suo amico verso il cammino della distruzione! 

martedì 27 agosto 2013

UN’IRRUZIONE IMPROVVISA!

Michea porta alla nostra attenzione una delle profezie veterotestamentarie più gloriose. Egli profetizzò di un popolo che avrebbe seguito il Signore verso nuovi pascoli. “«Ti radunerò certamente tutto quanto, o Giacobbe, radunerò certamente il residuo d'Israele; li metterò assieme come pecore in un ovile…in mezzo al suo pascolo” (Michea 2:12).

Michea vide un popolo di Dio liberato, un popolo i cui cuori battono all’unisono, un popolo così guidato dallo Spirito da essere definiti reietti dalla chiesa apostata. “In quel giorno, dice l'Eterno, io raccoglierò gli zoppi, radunerò gli scacciati e quelli che avevo afflitto. Degli zoppi io farò un residuo e degli scacciati una nazione potente. Così l'Eterno regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre” (Michea 4:6-7).

Chi compone questo santo residuo? Non i ministri orgogliosi ed egocentrici, le star luccicanti e applaudite. No! Questo è il popolo provato che è passato per il fuoco della prova. Esso include gli ignoti, i reietti, coloro che vengono considerati deboli a confronto della grande e potente chiesa ufficiale, e coloro che alzano le loro voci contro la corruzione nella casa di Dio.

Dio dice, “Io li metterò tutti insieme!” Ogni sforzo umano di mettere insieme i servi di Dio è inutile. È Dio che deve farlo e una cosa che porta insieme questo residuo, facendo sì che sia di pari consentimento, è un cuore contrito in unione con Cristo.

Girolamo, uno dei primi padri della chiesa e uno studioso della Bibbia, li descrive come “quei figli di Dio contriti che si elevano al di sopra delle cose mondane per aspirare al cielo”. Si tratta di un popolo che ha la mente rivolta al cielo, stanco della superficialità e del compromesso, un popolo che brama la santità nella casa di Dio. Già ora esiste un santo residuo che si sta facendo avanti fra gli uomini. Ogni uomo e donna di Dio il cui cuore è rotto per il peccato e la corruzione nella casa di Dio può avvertire movimento dello Spirito! Sta per avvenire questa manifestazione, un’irruzione improvvisa!

lunedì 26 agosto 2013

LE RICCHEZZE DELLA SUA GRAZIA by Gary Wilkerson

“In cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha fatto abbondare verso di noi con ogni sapienza e intelligenza” (Efesini 1:7-8).

Ho l’impressione che noi, come chiesa, non abbiamo nemmeno cominciato a grattare la superficie della grazia. Di tanto in tanto sorseggiamo dalla coppa della grazia nel nostro cammino con Dio, poi iniziamo gradualmente ad affidarci alle nostre capacità per il resto del tragitto.

Non possiamo selezionare e scegliere le nostre aree di obbedienza. Ci viene richiesto di fare ciò che il Signore ci chiama a fare. Quando Gesù dice che dobbiamo nascere di nuovo, avere fede, pregare e cercare il Suo volto, amare il nostro prossimo, amare nostra moglie come Cristo ama la chiesa, il Suo comandamento è sì ed amen. Tuttavia, alcune chiese preferiscono determinate aree di obbedienza rispetto ad altre. Enfatizzano l’evangelizzazione, o la giustizia sociale, o l’attivismo politico, o servire i poveri, o la preghiera. Forse non l’ammetteranno, ma vedono le enfasi delle altre chiese inferiori agli occhi di Dio.

Nessuna chiesa può piacere a Dio se corre con un solo cilindro invece di otto. Egli semplicemente non ci permetterà di ignorare alcuni dei Suoi comandamenti.
Leggi Apocalisse 3 per avere un’idea del Suo dispiacere quando ci comportiamo così. Qualsiasi persona o chiesa non obbedisca ai comandamenti di Dio sta vivendo nella disubbidienza. Tuttavia, l’ubbidienza perfetta non rientra nello spettro delle nostre capacità. Il motivo per cui tendiamo ad enfatizzare certe aree di obbedienza nella nostra vita è perché sono più facili da compiere di altre. Forse ci sentiamo anche appagati nel farlo. Ma questo comportamento manca completamente il bersaglio.

Avere una vita di gioia e vittoria non dipende dal fatto che riusciamo ad obbedire ai comandamenti di Dio o meno; tutto ha a che fare con come ubbidiamo ai comandamenti di Dio. Da bambino, in chiesa, mi è stato insegnato che potevo manifestare cambiamenti spirituali con la mia sola volontà. I responsabili dei giovani ci dicevano, “Puoi cambiare te stesso affinché le tentazioni non ritornino. Puoi uscire fuori da qualsiasi cosa”. Non c’è voluto molto per realizzare quanto tutto questo fosse futile.

Il punto non è nel compiere cambiamenti in noi stessi. Il punto è permettere alla grazia di Dio di potenziarci per la trasformazione – in noi stessi e nel nostro mondo.

venerdì 23 agosto 2013

LA PROFEZIA DI MICHEA

Michea fu un profeta che vide la chiesa attraverso gli occhi di Dio, e ciò fece piangere e gemere la sua anima! Egli vedeva nello Spirito ciò che vedeva Dio – i peccati profondi e orrendi commessi dal popolo, dei pastori e dei capi. Vide l’idolatria! Una chiesa meretrice che cerca il compenso di una meretrice.

“Per questo io emetterò lamenti e gemerò, me ne andrò svestito e nudo…Le sue ferite infatti sono incurabili, perché sono giunte fino a Giuda, sono arrivate fino alla porta del mio popolo, a Gerusalemme stessa” (Michea 1:12-13).

Michea vide una malattia incurabile fra il popolo di Dio e un giudizio inevitabile. Guarda ciò che Dio definisce ribellione e guarda la causa della Sua controversia con loro:
  1. Un nuovo piano di avidità escogitato da servi di Dio mercenari, occupati con denaro, proprietà e successo. 
  2. Un’enfasi su sé stessi: “Guai a quelli che meditano l'iniquità…perché è in potere delle loro mani. Desiderano grandemente campi…case e se le prendono; così opprimono l'uomo” (Michea 2:1-2). 
  3. Rifiuto degli ammonimenti del profeta, dire alle persone che una predicazione basata sul giudizio non sia da Dio, che sia contraria al Suo carattere! “Non profetizzate…È lo Spirito dell'Eterno limitato?” (Michea 2:6-7). 
I falsi profeti e i pastori ladri dicevano a Michea di tacere! “Non predicare tutto questo giudizio! Noi siamo il popolo di Dio; Egli ci ama. Non ci sarà alcun giudizio per noi”. L’interpretazione letterale significa, “Lascia stare! Lascia stare questo messaggio di giudizio sul popolo di Dio! Smettila di rimproverare persone buone! Questo non viene da Dio”.

Ma ascolta la risposta di Michea! “Così essi non profetizzeranno circa queste cose, ma non allontaneranno la loro ignominia” (Michea 2:6). In altre parole, se questo messaggio non viene predicato, la riprovazione di questo luogo non sarà mai rimossa. “Non rendono forse le mie parole raggiante chi cammina rettamente?” (Michea 2:7). 

giovedì 22 agosto 2013

DI GLORIA IN GLORIA

Paolo parla di un ministero al quale ogni cristiano è chiamato, un ministero che non richiede particolari doni o talenti. Esso dev’essere intrapreso da tutti coloro che sono nati di nuovo, sia ministri riconosciuti che laici. In realtà, questo ministero è la prima chiamata di ogni credente ed ogni altra impresa deve fluire da esso.

Nessun ministero può piacere a Dio se non nasce da questa chiamata. Sto parlando del ministero di contemplare il volto di Cristo. Paolo dice, “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore” (2 Corinzi 3:18).

Cosa significa contemplare la gloria del Signore? Paolo sta parlando di un’adorazione esclusiva, fedele. È il tempo donato a Dio semplicemente per contemplarlo. E l’apostolo prontamente aggiunge, “Perciò, avendo questo ministero” (4:1). Paolo rende chiaro che contemplare il volto di Cristo sia un ministero al quale tutti noi dobbiamo consacrarci.

Il termine greco per contemplare in questo verso è un’espressione molto forte. Indica non solo dare un’occhiata, ma “fissare lo sguardo”. Significa decidere, “Non mi sposterò da questa posizione. Prima di fare qualsiasi altra cosa, prima di cercare di compiere un solo gesto, io devo stare alla presenza di Dio”.

Molti cristiani mal interpretano l’espressione “contemplando come in uno specchio” (3:18). Pensano a uno specchio, col volto di Gesù riflesso per loro. Ma non è ciò che Paolo intende dire qui. Egli sta parlando di uno sguardo intensamente concentrato, come se stessimo scrutando qualcosa attentamente attraverso un vetro, cercando di vedere più chiaramente. Dobbiamo “fissare lo sguardo” in questo modo, determinati a vedere la gloria di Dio nel volto di Cristo. Dobbiamo raccoglierci nel luogo santissimo, con una sola fissazione: contemplare così intentamente e avere comunione con tale devozione da essere trasformati.

Paolo dice che la persona che prende del tempo con Cristo, contemplandolo, viene trasformato. Cos’accade mentre un credente ammira il volto di Cristo? Paolo scrive, “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Corinzi 3:18). 

martedì 20 agosto 2013

ESSI DEPOSERO L’ARMATURA

“Quando Mosè vide che il popolo era senza freno (e che Aaronne lo aveva lasciato sfrenare esponendolo all'obbrobrio dei suoi nemici), si fermò all'ingresso dell'accampamento e disse: «Chiunque è per l'Eterno, venga a me!»” (Esodo 32:25-26).

L’espressione ebraica usata qui per “senza freno” è para, e significa “spogliare, esporre, togliere”. Implica inoltre “un nuovo inizio”.

Una pubblicità moderna di una birra ammonisce questa generazione a “lasciarti andare stasera”. Significa soltanto sbarazzarsi di vecchie inibizioni morali, liberarsi di ogni legge, iniziare a vivere secondo i propri piaceri. Fai quello che vuoi, purché ti renda felice.

La corruzione non era rappresentata dal solo spogliarsi dei propri vestiti; era il segno, il messaggio che stavano dando ai pagani che li osservavano. Riesci a vedere gli amalechiti sulle montagne circostanti, lontani, ad ammirare questa scena peculiare? I nemici, che avevano tremato nel vedere Dio all’opera tra il popolo, ora ridevano e schernivano, “Guardateli. Sono proprio come noi! Il loro Dio non ha potere, loro non confidano più in Lui! Vogliono lasciarsi andare e festeggiare e giocare proprio come il resto di noi. Che ipocrisia!”

In quell’atto di nudità, essi avevano ridotto il loro Dio agli occhi dei pagani! Avevano fatto sembrare Dio spietato, crudele, noncurante e inutile. Essi macchiarono l’onore e la maestà di un Dio onnipotente. Non erano più un esempio, non erano più ammirati, temuti o rispettati.

Avevano deposto la loro armatura per festeggiare! Misero a repentaglio i progetti di Dio per la loro salvezza. Stavano dicendo al mondo, “Non vogliamo più combattere altri nemici! Non vogliamo resistere! Ne abbiamo abbastanza del rifiuto, del sacrificio, di speranze future e benedizioni lontane. Vogliamo vivere adesso! Vogliamo divertirci! Vogliamo spassarcela”.

Questa era la corruzione: questo sarebbe stato il loro nuovo inizio. Basta combattimento! Se dovevano continuare a esistere in un deserto duro e crudele, allora avrebbero abbandonato la lotta e avrebbero fatto del loro meglio – da soli.

lunedì 19 agosto 2013

LE PORTE DELLA GRAZIA by Gary Wilkerson

Isaia profetizzò, “Essi ricostruiranno le antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, restaureranno le città desolate, devastate da molte generazioni” (Isaia 61:4). Gli uditori di Isaia non riuscivano ad afferrare il tipo di libertà e di imprese che lui qui descriveva. Per generazioni, il popolo di Dio era stato schiacciato sotto la Legge, devastato sotto il suo peso.

Lo stesso valeva per il popolo dei giorni di Gesù. Erano duri con sé stessi, accettando i pesi legalistici posti su di loro dai capi religiosi. Ecco perché le parole di Cristo furono tanto rivoluzionarie quando citò direttamente da Isaia per annunciare il proprio ministero: “Lo Spirito del Signore, l'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri,

Lo Spirito del Signore, l'Eterno, è su di me, perché l'Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l'apertura del carcere ai prigionieri” (Isaia 61:1).

Gesù sapeva che il dono della grazia ci avrebbe reso completamente liberi, e il suo messaggio non era solo per i perduti. Quando parlò di liberare i prigionieri, stava parlando a dei credenti: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36).

Oggi siamo duri con noi stessi proprio come lo erano le persone al tempo di Gesù. Pensiamo alla grazia come qualcosa di comodo, facile, come ottenere un permesso. Ma la grazia è la più forte potenza che potrai mai vedere all’opera nella tua vita. È anche l’unica potenza che porta vero frutto nel tuo cammino con Dio – la tua vita di preghiera, la tua testimonianza, le tue buone opere nel Suo nome. Soltanto nell’entrare appieno nella grazia di Dio la Sua chiesa sarà smossa e potenziata a camminare nelle opere gloriose che Egli ha preparato davanti a noi.

Dopo aver letto tutto questo, ti stai ancora sforzando di essere perfetto? Esiste una sola entrata al patto della perfezione: le porte della grazia. Sei già perfetto agli occhi di Dio attraverso la giustizia di Suo Figlio, Cristo Gesù. Ora, questa è la tua responsabilità: smetti di sforzarti.

I tuoi sforzi ti rispingono sempre indietro, non avanti. Essi fanno sì che tu perda completamente la grazia di Dio – una grazia che porta libertà, gioia e potenza per compiere tutto ciò che Dio ti ha chiamato a fare. La verità è che avrai bisogno di grazia sopra grazia nel tuo cammino con Gesù. Quindi ora non è tempo di raddoppiare i tuoi sforzi. È tempo di confidare che Cristo abbia provveduto tutta la grazia di cui hai bisogno – ad ogni passo – per camminare in quella chiamata unica che Egli ha per te. 

venerdì 16 agosto 2013

L’ALLEANZA EMPIA

Il re Giosafat fu un uomo giusto che regnò su Giuda mentre il regno d’Israele era diviso. Il cuore di quest’uomo era completamente rivolto a Dio e fu benedetto e onorato più di tutti gli altri della sua generazione: “L'Eterno fu con Giosafat, perché egli camminò nelle primiere vie di Davide, suo padre” (2 Cronache 17:3).

Tuttavia, dice la Scrittura, Giosafat strinse alleanza con il malvagio re Achab, il quale regnava sul regno settentrionale d’Israele: “Giosafat ebbe grandi ricchezze e gloria e si imparentò con Achab” (18:1). La Bibbia dice di Achab, “Achab provocò ad ira l'Eterno, il Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele che l'avevano preceduto” (1 Re 16:33).

Ti chiederai come sia stato possibile che un re giusto come Giosafat sia finito per stringere alleanza con un uomo tanto empio. Credo che ci sia un solo motivo: era tutto parte di un complotto satanico per distruggere il giusto Giosafat!

Vedi, Giosafat aveva purificato il paese, rimuovendo tutti gli idoli di Baal e uccidendo i profeti idolatri. Ma la malvagia moglie di Achab, Izebel, adorava Baal e sapeva ciò che Giosafat aveva fatto ai suoi idoli. Così aveva deciso di abbattere quest’uomo di Dio!

Izebel concepì un piano con la sua malvagia figlia, Athaliah, per infiltrarsi nella corte di Giosafat. Athaliah incontrò il figlio di Giosafat, Jehoram, e usò tutta la sua seduzione per conquistare il suo cuore. Il piano funzionò e Jehoram scelse di sposare Athaliah. Chiese al padre la sua benedizione e, stupidamente, Giosafat gliela concesse.

A causa di questo matrimonio, nella cerchia più intima di Giosafat si insinuò il male e il diavolo deve aver danzato di gioia! Giosafat avrebbe potuto avvertire il figlio che Athaliah fosse una donna ribelle e che l’avrebbe allontanato da Dio, ma non lo fece. Avrebbe potuto consigliargli di interrompere subito la relazione ma, invece, Giosafat non disse nulla.

Giosafat aveva a disposizione le Scritture; Davide aveva affermato molto chiaramente: “Beato l'uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori” (Salmo 1:1). Giosafat lo sapeva eppure non prese una posizione! 

giovedì 15 agosto 2013

AMICI STRETTI

Chi definiresti i tuoi amici più stretti? Credici o meno, questa domanda è di grande importanza per il Signore, perché le tue amicizie parlano chiaro, sia a Dio che al mondo, sulla condizione del tuo cuore.

“Signore, cosa pensi delle mie amicizie? Ti piacciono?” Hai mai pensato di porgli queste domande? Il fatto è che un amico giusto può offrirti un collegamento alle benedizioni e al favore di Dio, perché t’incoraggia verso uno stile di vita integro. D’altro canto, un amico iniquo può essere una catena ad ogni tipo di male e condurti a legami tremendi.

Nell’usare il termine amico in questo messaggio, non mi riferisco ai membri della famiglia in senso stretto. La mia definizione di amico qui è qualcuno col quale sei strettamente unito, qualcuno nel quale hai fiducia in modo naturale. In poche parole, un amico è qualcuno col quale cammini e parli e davanti al quale metti a nudo la tua anima.

Forse hai varie cerchie di amici: una cerchia “d’affari”, che include i tuoi colleghi, i soci o i clienti; una cerchia “sociale”, che include coloro coi quali ti relazioni in modo superficiale. Magari hai anche contatti con gente del mondo. L’apostolo Paolo dice che è impossibile evitare questi tipi di contatti, altrimenti dovremmo non vivere nel mondo!

La cerchia di cui Dio si preoccupa è quella più stretta, i tuoi amici più intimi. Sono queste le persone che ami di più e che maggiormente influenzano la tua vita. Siete naturalmente attratti l’uno dall’altro e andate d’accordo sulla maggior parte delle questioni, sentendovi sicuri nell’aprire il cuore l’uno all’altro.

La Bibbia ci dice che non dobbiamo ignorare le macchinazioni di Satana, e uno degli attacchi più frequenti del diavolo contro di noi è quello di condurre nella nostra cerchia di amici qualcuno che cammina nell’errore, un agente infernale in missione per distruggerci. Satana usa in particolar modo questo schema con cristiani solitari o compassionevoli. Egli cerca di trasformare la dolcezza di una persona che manca di discernimento in affinità con uno spirito malvagio!

“Non vi ingannate; le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33). 

mercoledì 14 agosto 2013

PAGA CON LA LODE

Dio non si lamenta mai della potenza dei Suoi nemici, piuttosto dell’impazienza del Suo popolo. Dio vuole che ci affidiamo al Suo amore perché l’amore è il principio per il quale Egli agisce costantemente e dal quale non si allontana mai. Quando acciglia il Suo sguardo, sgrida con le labbra o colpisce col Suo braccio, persino in tutto questo il Suo cuore brucia d’amore e tutti i Suoi pensieri per noi sono di pace e bontà.

Ogni ipocrisia giace nell’incredulità, e l’anima che non riesce ad affidarsi a Dio non riesce poi a restargli fedele a lungo. Una volta che iniziamo a mettere in dubbio la Sua fedeltà, iniziamo a vivere secondo il nostro buon senso e a preoccuparci solo di noi stessi. Come i figli sviati d’Israele, diciamo, “Orsù, facci un dio che vada davanti a noi, perché quanto a Mosè…non sappiamo che cosa gli sia accaduto” (Esodo 32:1).

In che modo si può preservare l’amore di Dio in un cuore che brontola? La Parola lo definisce “contendere con Dio”. Soltanto un folle oserebbe trovare delle colpe in Lui. Egli sfiderà questo tale a mettersi una mano sulla bocca o altrimenti essere consumato dall’amarezza.

Lo Spirito Santo in noi sospira con lingue ineffabili del cielo e prega secondo la perfetta volontà di Dio. Ma il borbottio carnale che procede dal cuore del credente disilluso è veleno. Il brontolio ha tenuto una nazione intera fuori dalla Terra Promessa, e oggi tiene migliaia di persone lontane dalle benedizioni del Signore. Sospira se devi, ma Dio ti scampi dal brontolare.

Le promesse di Dio, le quali Dio dice che ci mantengono, sono come il ghiaccio su un lago congelato. Il credente si avventura con fiducia, ma chi non crede lo fa con timore, per paura che si spacchi sotto di lui e lo lasci ad annaspare.

Se Dio sta tardando, significa solo che la tua richiesta sta guadagnando interessi nella Sua banca delle benedizioni. I santi di Dio erano così certi della Sua fedeltà alle Sue promesse da rallegrarsi già prima di vedere come sarebbe andata. Essi andavano avanti con gioia, come se avessero già ottenuto la risposta. Dio vuole che paghiamo con la lode prima di ricevere le promesse!

Lo Spirito Santo ci assiste nella preghiera, non è forse Lui benvenuto al trono? Il Padre rifiuterà lo Spirito? Mai! Quel sospiro nella tua anima non è altri che Dio Stesso – e Dio non rinnegherà Sé Stesso. 

martedì 13 agosto 2013

LA FEDE DOVREBBE AVERE UNA BUONA MEMORIA

L’anima credente, dopo aver deposto il peso del suo cuore al Signore in preghiera, si affida alla fedeltà, la bontà e la saggezza di Dio. Il vero credente lascerà che la risposta prenda forma secondo la misericordia di Dio. In qualsiasi modo Dio scelga di rispondere, il credente lo accetterà.

Davide pregò diligentemente per la sua casa e poi affidò tutto al patto di Dio: “Non è forse così la mia casa davanti a Dio? Poiché egli ha stabilito con me un patto eterno” (2 Samuele 23:5).

Coloro che ingiungono a Dio come e quando rispondere in realtà limitano il Santo d’Israele. Poiché Dio non porterà la risposta dalla porta principale, costoro non sono consapevoli che Egli stia arrivando da quella di servizio.

Confidano solo nelle conclusioni, non nelle promesse. Ma Dio non è legato al tempo, alle maniere o ai mezzi per rispondere. Egli andrà per sempre e smisuratamente al di là di quanto noi chiediamo o pensiamo di chiedere. Egli risponderà con salute, o con la grazia che è meglio della salute. Egli manderà amore, o qualcosa che andrà al di là di esso. Egli libererà, o farà qualcosa di ancora più grande.

Egli desidera che noi semplicemente lasciamo le nostre richieste custodite fra le Sue potenti braccia, che gettiamo ogni nostra preoccupazione su di Lui e andiamo avanti con pace e serenità nell’attendere la Sua risposta. Quant’è tragico avere un Dio così grande e una fede così piccola in Lui.

Quando sei giù e Satana ti sussurra nell’orecchio che Dio ti ha dimenticato, chiudigli la bocca con questo: “Diavolo, non è stato Dio a dimenticare, ma io. Ho dimenticato tutte le Sue benedizioni passate, altrimenti ora non starei mettendo in discussione la Sua fedeltà”.

La fede dovrebbe avere una buona memoria. Le nostre parole frettolose e avventate sono il risultato dell’aver dimenticato i Suoi benefici passati. Dovremmo pregare insieme a Davide, “Io ho detto: «Il motivo della mia afflizione è che la destra dell'Altissimo è mutata». Ricorderò le opere dell'Eterno, sì, ricorderò le tue meraviglie dei tempi passati” (Salmo 77:10-11).

lunedì 12 agosto 2013

POTENZIATI DALLA SUA GRAZIA by Gary Wilkerson

La grazia di Dio deve coprire qualsiasi cosa Egli ci chiami a fare. Guarda se queste parole descrivono il tuo cammino col Signore: appesantito, stressato, cuore aggravato, mentalmente esausto, affaticato. Questi sono i risultati ogni qualvolta raddoppiamo i nostri sforzi di piacere a Dio. Sono dei chiari segni della legge, non della grazia di Dio, all’opera.

La libertà che Cristo ha conquistato per noi sulla croce non è solo una buona notizia per i perduti, è una buona notizia per ogni credente. Eppure molti continuano a vivere come sotto una nuvola pensando di non essere figlie o figli di qualità per Dio. Pensano che Lui li ami perché deve. Il vangelo ci dice qualcosa di diverso. Gesù chiamò a Lui tutti e dodici quei peccaminosi, mancanti e imperfetti discepoli perché desiderava la loro amicizia: “Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio” (Giovanni 15:15).

Gesù scelse di condividere i desideri profondi del cuore del Padre con questi amici. L’ha fatto anche con te quando hai scelto di seguirlo. Perciò quando vai a Lui in preghiera o entri in chiesa, la Sua attitudine non è, “No, di nuovo tu”. È vero il contrario! Egli vuole stare con te, sederti accanto, esserti amico, perché Egli veramente si compiace in te.

Forse pensi, “Come può essere? Niente di ciò che vedo nella mia vita potrebbe mai piacere al Signore”. Ecco perché la Scrittura ci dice, “Perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (Romani 10:4). È impossibile per chiunque vivere a lungo secondo la legge.

Possiamo continuare a dire a noi stessi, “Domani farò meglio. Devo solo rifortificarmi”, ma non riusciamo a farlo. Alla fine siamo vinti da un peso impossibile e arriviamo alla fine di noi stessi. Gesù sta aspettando che giungiamo alla fine di ogni sforzo umano. Soltanto in Lui troviamo la vera libertà.

venerdì 9 agosto 2013

LA POTENZA DELLA PREGHIERA

Quando mettiamo di discussione la potenza della preghiera, la perdiamo. Il diavolo sta cercando di derubarci della speranza, facendo sembrare che la preghiera non sia più efficace.

Quant’è furbo il diavolo nel cercare di ingannarci con bugie e timori non necessari. Quando a Giacobbe venne data la falsa notizia dell’uccisione di Giuseppe, ciò lo fece ammalare fino alla disperazione, sebbene si trattasse di una menzogna. Giuseppe era vivo e prosperava, mentre per tutto il tempo suo padre soffrì nel dolore, avendo creduto alla menzogna.

I timori dell’incredulità derubano il credente di gioia e certezza in Dio. Dio non ascolta ogni preghiera, Egli ascolta solo le preghiere fatte con fede. La preghiera è l’unica arma che abbiamo contro il nemico e dev’essere utilizzata con grande sicurezza, altrimenti non avremo altre difese contro le bugie di Satana.

Pensiamo che Dio no ci abbia ascoltati perché non vediamo l’evidenza di una risposta. Ma puoi star certo che più una preghiera viene ritardata, più verrà portata a compimento in maniera perfetta alla fine. Inoltre, più profondo sarà il silenzio, più sonora sarà la risposta!

La nostra mancanza di pazienza è la prova che non ci aspettiamo molto dalla preghiera. Lasciamo lo stanzino della preghiera, pronti a cavarcela da soli; sembra che resteremmo persino scioccati se Dio rispondesse.

Abrahamo pregò di avere un figlio e Dio rispose. Tuttavia, quanti anni trascorsero prima di tenere quel figlio fra le braccia? Ogni preghiera fedele viene ascoltata nel momento in cui viene fatta, ma Dio sceglie di rispondere a modo Suo e nei Suoi tempi. Nel frattempo, Egli si aspetta che ci rallegriamo delle pure promesse e festeggiamo nella speranza mentre attendiamo il compimento. Inoltre, Egli racchiude i Suoi dinieghi nel dolce regalo dell’amore, per impedirci di cadere nella disperazione.

“Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso” (Ebrei 10:36). 

giovedì 8 agosto 2013

PREGHIERA E UBBIDIENZA

A volte andiamo a Dio in preghiera come se Egli fosse un ricco parente che ci sosterrà e ci aiuterà e ci darà tutto quello che supplichiamo, mentre noi non alziamo nemmeno un dito per aiutare. Alziamo le nostre mani a Dio in preghiera e poi ce le mettiamo in tasca.

Ci aspettiamo che le nostre preghiere smuovano l’azione di Dio in nostro favore mentre noi ce ne stiamo svogliatamente seduti, pensando, “Egli ha tutta la potenza; io non ne ho alcuna, quindi aspetterò e lascerò che Lui compia l’opera”.

Suona come una buona teologia, ma non lo è. Dio non avrà mendicanti svogliati a bussare alla Sua porta. Egli non ci permetterà nemmeno di essere caritatevoli con quelli che sulla terra si rifiutano di lavorare.

“Se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi” (2 Tessalonicesi 3:10).

Non c’è niente di non scritturale nell’aggiungere sudore alle nostre lacrime. Considera, ad esempio, la questione di pregare per la vittoria su una brama nascosta che cova nel nostro cuore. Chiedi semplicemente a Dio di rimuoverla miracolosamente, e poi te ne stai seduto, sperando che muoia da sola? Nessun peccato è mai stato annientato da un cuore senza la cooperazione della mano dell’uomo, come nel caso di Giosuè. Per tutta la notte, giacque prostrato nel cordoglio per la sconfitta d’Israele. Dio lo rimise in piedi dicendo, “Alzati! Perché rimani prostrato con la faccia a terra? Israele ha peccato; essi hanno trasgredito il patto che io avevo loro comandato…Lèvati, santifica il popolo” (Giosuè 7:10-13).

Dio ha tutto il diritto di alzarci dalle nostre ginocchia e dire, “Perché siedi qui pigramente in attesa di un miracolo? Non ti ho forse comandato di fuggire da ogni apparenza di male? Devi fare più che solamente pregare contro la tua concupiscenza – ti è stato comandato anche di fuggire da essa. Non potrai riposare finché non avrai fatto tutto ciò che è stato comandato”.

Non dare la colpa a Dio di non ascoltare le tue preghiere se non ascolti la Sua chiamata all’obbedienza. Finirai per maledire Dio e accusarlo di negligenza, mentre sarà tua la colpa di tutto. 

mercoledì 7 agosto 2013

PREGHIERE RITARDATE E NEGATE

“Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri” (Giacomo 4:3).

Dio non risponderà ad alcuna preghiera che promuova il nostro onore o aiuti le nostre tentazioni. Innanzitutto, Dio non risponde alla preghiera di una persona che cova concupiscenza nel suo cuore. Ogni risposta dipende dal nostro rimuovere dal cuore ogni male, ogni concupiscenza, ogni peccato dominante.

“Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto” (Salmo 66:18).

Il test per sapere se la nostra richiesta si basa sul piacere è molto semplice. In che modo gestiamo ritardi e negazioni. Le preghiere fondate sul piacere richiedono risposte veloci. Se il cuore concupiscente non riceve subito la cosa desiderata, questo piagnucola e si lamenta, viene meno e perde i sensi – oppure esplode in uno sfogo di mormorio e lamentela, finendo per accusare Dio di sordità.

“Perché abbiamo digiunato, e tu non l'hai visto?” (Isaia 58:3).

Il cuore concupiscente non riesce a vedere la gloria di Dio nei Suoi dinieghi e ritardi. Eppure Dio non ha ricevuto maggiore gloria dal rifiutare la preghiera di Cristo di salvargli la vita, se fosse stato possibile, dalla morte? Fremo nel pensare a dove saremmo oggi se Dio non avesse negato quella richiesta.

Dio, nella Sua giustizia, è obbligato a ritardare o negare le nostre preghiere finché queste non siano purgate di ogni egoismo o concupiscenza.

Potrebbe esistere una semplice ragione per cui la maggior parte delle nostre preghiere sono impedite? Potrebbe essere il risultato di un nostro flirtare con un peccato dominante o una concupiscenza? Abbiamo dimenticato che solo coloro che hanno mani pure e cuori puri possono mettere piede sul Suo monte santo? Soltanto un abbandono totale di un peccato nascosto può far spalancare le porte del cielo e far sgorgare benedizioni.

Invece di arrenderci, corriamo di consigliere in consigliere, cercando di trovare aiuto per affrontare la nostra disperazione, il nostro vuoto e agitazione. E comunque resta tutto vano perché il peccato e la concupiscenza non sono state ancora rimosse. Il peccato è la radice di ogni nostro problema. La pace arriva solo quando arrendiamo e abbandoniamo ogni peccato segreto. 

martedì 6 agosto 2013

PREGHIERE ANNULLATE

Noi non abbiamo la libertà di pregare a caso per qualsiasi cosa la nostra mente concepisca, né abbiamo il permesso di entrare alla Sua presenza per sfogare le nostre sciocche nozioni e farneticare irrazionalmente. Se Dio firmasse tutte le nostre petizioni senza discrezione, finirebbe per dare via la Sua gloria.

Esiste una legge di preghiera, una legge destinata a sradicare ogni preghiera egocentrica e allo stesso tempo far sì che chi Lo ricerca onestamente possa chiedere con fiducia. In altre parole, possiamo pregare per qualsiasi cosa vogliamo, finché si tratta di ciò che Lui vuole.

“Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce” (1 Giovanni 5:14).

I discepoli non pregarono secondo la volontà di Dio quando lo fecero per ottenere vendetta. Interrogarono Dio dicendo, “Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi, come fece anche Elia?». Ma egli si voltò verso di loro e li sgridò, dicendo: Voi non sapete di quale spirito siete” (Luca 9:54-55).

Giobbe, nel suo dolore, supplicò Dio di togliergli la vita. E se Dio avesse risposto alla sua preghiera? Un tale pregare era contrario alla volontà di Dio. La Parola avverte, “Non essere precipitoso con la tua bocca, e il tuo cuore non si affretti a proferire alcuna parola davanti a Dio” (Ecclesiaste 5:2).

Daniele pregò nel modo giusto. Innanzitutto, egli si rivolse alle Scritture e ricercò il pensiero di Dio. Poi, dopo aver ricevuto chiara direzione, e certo della volontà di Dio, corse al trono di Dio con una certezza potente. “Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera” (Daniele 9:3).

Sappiamo troppo di cosa noi vogliamo e troppo poco di ciò che vuole Dio. Le nostre preghiere vengono annullate quando non sono conformi alla Sua volontà. 

lunedì 5 agosto 2013

PREGHIERA E UBBIDIENZA by Gary Wilkerson

A volte andiamo a Dio in preghiera come se Egli fosse un ricco parente che ci sosterrà e ci aiuterà e ci darà tutto quello che supplichiamo, mentre noi non alziamo nemmeno un dito per aiutare. Alziamo le nostre mani a Dio in preghiera e poi ce le mettiamo in tasca.

Ci aspettiamo che le nostre preghiere smuovano l’azione di Dio in nostro favore mentre noi ce ne stiamo svogliatamente seduti, pensando, “Egli ha tutta la potenza; io non ne ho alcuna, quindi aspetterò e lascerò che Lui compia l’opera”.

Suona come una buona teologia, ma non lo è. Dio non avrà mendicanti svogliati a bussare alla Sua porta. Egli non ci permetterà nemmeno di essere caritatevoli con quelli che sulla terra si rifiutano di lavorare.

“Se qualcuno non vuol lavorare neppure mangi” (2 Tessalonicesi 3:10).

Non c’è niente di non scritturale nell’aggiungere sudore alle nostre lacrime. Considera, ad esempio, la questione di pregare per la vittoria su una brama nascosta che cova nel nostro cuore. Chiedi semplicemente a Dio di rimuoverla miracolosamente, e poi te ne stai seduto, sperando che muoia da sola? Nessun peccato è mai stato annientato da un cuore senza la cooperazione della mano dell’uomo, come nel caso di Giosuè. Per tutta la notte, giacque prostrato nel cordoglio per la sconfitta d’Israele. Dio lo rimise in piedi dicendo, “Alzati! Perché rimani prostrato con la faccia a terra? Israele ha peccato; essi hanno trasgredito il patto che io avevo loro comandato…Lèvati, santifica il popolo” (Giosuè 7:10-13).

Dio ha tutto il diritto di alzarci dalle nostre ginocchia e dire, “Perché siedi qui pigramente in attesa di un miracolo? Non ti ho forse comandato di fuggire da ogni apparenza di male? Devi fare più che solamente pregare contro la tua concupiscenza – ti è stato comandato anche di fuggire da essa. Non potrai riposare finché non avrai fatto tutto ciò che è stato comandato”.

Non dare la colpa a Dio di non ascoltare le tue preghiere se non ascolti la Sua chiamata all’obbedienza. Finirai per maledire Dio e accusarlo di negligenza, mentre sarà tua la colpa di tutto. 

venerdì 2 agosto 2013

TURBATORI D’ISRAELE

Chi sono i veri elementi di disturbo nella casa di Dio oggi? Non si tratta della compagnia d’Elia, che sospira e piange per le abominazioni della chiesa. Non sono coloro che espongono il peccato e testimoniano contro le azioni malvagie dei capi religiosi e di coloro che se ne stanno comodi in Sion. No, ogni divisione è causata dal compromesso. Tutti i problemi nella casa di Dio sono il risultato dell’apostasia e dell’aver abbandonato i comandamenti del Signore. “Dove infatti c'è invidia e contesa, lì c'è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie” (Giacomo 3:16).

Paolo avverte i fratelli a “guardarsi da quelli che fomentano le divisioni…e ritirarsi da loro” (Romani 16:17). Ma chi erano costoro che “fomentavano gli scandali contro la dottrina appresa?” non erano altri se non un gruppo di sviati egocentrici che “serviva il proprio ventre” (verso 18). Questo dimostra che la divisione è causata dall’orgoglio, dall’accumulo arrogante di interessi per sé stessi. Paolo dice, “Costoro infatti non servono il nostro Signore Gesù Cristo ma il proprio ventre, e con dolce e lusinghevole parlare seducono i cuori dei semplici” (verso 18). Quelli accomodanti col peccato, che sorvolano sulle azioni malvagie e sulla vera unità sono i veri faziosi. Il vero corpo di Cristo non è mai stato né mai sarà diviso. Coloro che vivono in una santa unione con Cristo sono già uniti l’uno all’altro. Il peccato divide!

Paolo e Sila vennero condotti davanti ai magistrati della città di Filippi, essendo stati accusati di “aver turbato la città” (Atti 16:20). Vennero picchiati e gettati in prigione come risultato del turbamento che avevano prodotto.

Cos’era questo eccessivo e grande turbamento? Paolo e Sila avevano scacciato uno spirito divinatore da una schiava che “procurava molto guadagno ai suoi padroni…Ora i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila” (Atti 16:16 e 19).

Quando l’interesse per sé stessi viene minacciato in qualsiasi maniera, allora sale il grido: “Disturbatori! Divisione! Minaccia all’unità!” Paolo e Sila avevano svelato un trucco religioso, un inganno diabolico sotto le vesti della religione. Si trattava di uno schema molto profittevole per un gruppetto che sapeva bene come manipolare le folle prive di discernimento. Cosa fece alzare il grido, “Divisione”? Fu un risveglio di purificazione. Coloro che accusavano Paolo e Sila di creare dissenso avevano motivazioni recondite e rifiutarono la chiamata a ravvedersi e camminare nella santità.

Dio, dacci più turbatori d’Israele che non abbiano paura di prendere una posizione contro l’ipocrisia religiosa e la disobbedienza! 

giovedì 1 agosto 2013

ELIA

L’odio di Elia per i peccati d’Israele scaturiva dal suo forte amore per il popolo di Dio. Egli non odiava la gente, ma odiava il peccato. Non era un uomo vendicativo, piuttosto, era un uomo il cui cuore anelava il ritorno d’Israele al Signore. Per comprendere lo spirito e la potenza che riposavano su Elia, devi ascoltare il grido del suo cuore spezzato sul Monte Carmelo: “Rispondimi, o Eterno, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Eterno, sei Dio, e che hai fatto ritornare i loro cuori a te». Allora cadde il fuoco dell'Eterno…A tale vista, tutto il popolo si gettò con la faccia a terra” (1 Re 18:37-39).

Ad Elia non interessava essere confermato come profeta, egli voleva solo vedere l’onore di Dio ristabilito e gli sviati “ritornare al Signore”. I veri profeti, sebbene sembrino duri contro il peccato, sono misericordiosi nel cuore, gentili e pazienti. E quando vedono un vero ravvedimento biblico, costoro sono gli edificatori e i riparatori di brecce.

Credo che oggi esista una “compagnia d’Elia” di veri pastori. Non tutti i predicatori sono sviati o servi di sé stessi. Sto sentendo di un numero crescente di santi pastori che vengono feriti e rifiutati da pecore incuranti. Alcuni vengono letteralmente cacciati dalla chiesa perché predicano sugli standard di santità. Ma più crudeli di tutte sono le cosiddette profezie e le denunce derivanti da severe “voci profetiche” che non contengono misericordia o qualità redentive.

Se dovessi mai sentire un “profeta” proferire maledizioni su qualcuno, puoi stare certo che non sta camminando nello Spirito di Cristo. Si tratta spesso di un Elia orgoglioso e auto-proclamato, pieno d’arroganza e cupidigia. La Parola dice chiaramente, “Benedite e non maledite” (Romani 12:14). Quelli che se ne vanno in giro parlando di maledizioni dovrebbero tremare davanti a questo ammonimento: “Poiché ha amato la maledizione, ricada essa su di lui; e poiché non si è compiaciuto nella benedizione, si allontani essa da lui. Poiché si è coperto di maledizione come di un vestito, entri essa come acqua nel suo corpo e come olio nelle sue ossa” (Salmo 109:17-18).

La “compagnia d’Elia” comprende persone contrite e qualsiasi parola profetica esca dalle loro labbra è bagnata di lacrime. In contrizione e dolore santo, essi camminano nel ravvedimento. Costoro si rifiutano di ammiccare al peccato e non hanno timore dell’uomo o del diavolo quando si tratta di prendere una posizione per l’onore di Cristo.