venerdì 29 marzo 2013

“NICKY, GESÚ TI AMA!”

Non sono contrario all’uso di metodi moderni nel ministero. Impieghiamo molti di questi nel nostro lavoro, ma non riceviamo direzione da questi “strumenti per il ministero”. Passiamo tempo sulle ginocchia, cerchiamo il Signore per ricevere direzione in ogni area di evangelizzazione. Tuttavia, la preghiera è una pratica che si è persa in molti ministeri oggi. Molti fanno affidamento su computer e metodi moderni piuttosto che su Cristo.

Oggi, gli “esperti” hanno preso in mano le redini della chiesa. Il peccato viene visto in termini psicologici e viene definito una “malattia”. Di un drogato si dice che ha una “debolezza”. Gli altari sono stati rimpiazzati da stanze di consulenza. I profeti di santità sono stati rimpiazzati da psicologi e assistenti sociali che si riempiono la bocca di un parlare completamente incentrato sull’uomo. In poche parole, Gesù viene detronizzato, e Freud viene esaltato.

Cinquant’anni fa, Dio mi condusse a iniziare un ministero per i drogati e gli alcolizzati di New York City. Non avevamo fondi e nessun manuale su come fare, soltanto una dipendenza totale dallo Spirito Santo. Nei nostri uffici c’era la scritta: “Nessuno brilla qui – solo lo Spirito Santo!” Durante le nostre riunioni di preghiera, pregavamo, “Signore, il nostro aiuto non viene dalla psicologia o dalla psichiatria, ma dallo Spirito Santo. Non possiamo lavorare sulla mente se tu non cambi il cuore!”

Nicky Cruz, uno dei primi membri di gang che abbiamo incontrato, era omicida nel cuore. Uno psichiatra che conoscevamo si interessò al suo caso. Dopo aver speso un giorno intero con Nicky, lo psichiatra decise che Nicky fosse incorreggibile, un caso disperato. (Quest’uomo non sapeva che Nicky si divertiva a mandare in confusione tutti gli “strizzacervelli”).

Ma Gesù aveva altri progetti per Nicky, e Cristo compì in cinque minuti quello che gli esperti dicevano che non sarebbe mai successo. Nicky non fu psicanalizzato; la sua testa non fu esaminata. No, Dio scagliò una freccia nel suo cuore e quella freccia era la verità del vangelo: “Nicky, Gesù ti ama!”

In un solo istante, il suo cuore di pietra venne sostituito da un cuore di carne. Nicky pianse, abbracciandoci tutti. Era stato miracolosamente trasformato dalla potenza di Dio, dopo che gli esperti della società l’avevano dato per spacciato.

mercoledì 27 marzo 2013

RIFIUTARE IL CONSIGLIO DEL SIGNORE

Quando il profeta Osea descrisse le terribili conseguenze giunte come risultato dell’aver detronizzato Dio dalla Sua signoria ed essersi rivolti al braccio della carne, egli si rivolgeva a un popolo che il Signore aveva portato fra le sue braccia per anni.

Dio aveva benedetto e aveva fatto prosperare Israele, donando loro case che non avevano costruito e vigne che non avevano piantato. Egli aveva innalzato uomini devoti che parlassero come profeti e aveva donato al popolo parole chiare di guida – e per anni il popolo aveva visto la fedeltà di Dio. Avevano ascoltato il Suo consiglio, non si erano mai rivolti a carne e sangue. Quando Dio parlava loro, essi obbedivano. E venivano miracolosamente liberati da nemici potenti.

Ma ora era giunta l’apostasia su Israele e il Signore li accusava di essere colpevoli di una terribile malvagità: “Essi si sono profondamente corrotti…” (Osea 9:9). “Tutti i loro capi sono ribelli” (verso 15).

Qual era l’orribile peccato che avevano commesso? Si trattava forse di ubriachezza, perversione sessuale, avarizia, adulterio, omicidio? No, Dio disse che la loro malvagità consisteva nell’aver voltato le spalle al Suo consiglio, ignorando la Sua parola e ubbidendo piuttosto all’uomo: “Il mio Dio li rigetterà, perché non l'hanno ascoltato” (verso 17). Agli occhi di Dio, la più grande malvagità che un credente possa commettere è di non dipendere più da Lui.

Il Signore stava dicendo a Israele: “Non riponete più la vostra fiducia in Me. Non sono più la vostra guida, la fonte della vostra saggezza; ora vi rivolgete alla sapienza umana. State correndo di nuovo verso l’Egitto per cercare aiuto, proprio a quel luogo dal quale Io vi ho liberati. Avete rifiutato la Mia parola e vi siete allontanati da Me”.

Un giorno, un grande profeta puritano scrisse: “La potenza pura non è mai ansiosa di cooperazione. Essa esige soltanto”. In altre parole, Dio non ci dice, “tu fai la tua parte e Io faccio la mia. Ogni tanto confrontati con me”. No! Dio è puro, potenza pura, ed Egli esige che Lo seguiamo, innanzitutto e prima di tutto, in ogni cosa che facciamo. Dobbiamo essere completamente dipendenti da Lui e qualsiasi cosa sia inferiore a ciò, compromette la Sua signoria sulle nostre vite.

martedì 26 marzo 2013

IL RE SUL TRONO

L’apostolo Paolo scrive che quando Gesù ritornerà “manifesterà il beato e unico sovrano, il Re dei re e il Signore dei signori” (1 Timoteo 6:15). Paolo sta dicendo, in pratica, “Quando Cristo ritornerà, Egli mostrerà a tutti chi è il Signore!”

Dio Padre ha posto Cristo sul trono come re sulle nazioni e su tutta la natura, e come Signore sulla chiesa. Paolo sta dicendo, “non importa come possano sembrare le cose viste da fuori. Tutto sembrerebbe fuori controllo e sembra che il diavolo abbia preso il potere. Ma la verità è che Dio ha posto ogni cosa sotto i Suoi piedi ed Egli è ancora Re su tutto!”

“Poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16). “Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa…affinché abbia il primato in ogni cosa” (verso 18).

Questi passi dimostrano che il Dio onnipotente ha designato Gesù Cristo come Signore, ed ogni dominio è stato riposto nelle Sua mani. Eppure tutt’intorno a noi vediamo la società e i governi detronizzare Cristo, rifiutandosi di riconoscere la Sua autorità e signoria. Stiamo rimuovendo Dio dalle nostre scuole e dai tribunali, ignorandolo nel fare le nostre leggi. Ed ora stiamo mietendo una terribile raccolta.

Credo che il rifiuto dell’America della signoria di Cristo sia il motivo che si cela dietro tutto lo spargimento di sangue, la violenza, l’odio razziale, il decadimento morale, l’uso di droga e l’esplosione di malattie sessuali nella nostra società. I legislatori, gli insegnanti e i media hanno reso Dio un soggetto di cui non si deve parlare.

Ma la mia preoccupazione va al di là del rifiuto americano dell’autorità di Gesù. Credo che il problema della detronizzazione di Cristo sia peggiore, decisamente più tragica, in quanto sta succedendo nella Sua chiesa. È vero! Il nostro Signore esaltato viene detronizzato nelle chiese in tutto il paese e nelle vite di moltitudini di credenti.

È comprensibile che gli empi vogliano detronizzare Cristo. Ma quanto deve addolorare Dio vedere Cristo detronizzato da coloro che si definiscono mediante il Suo nome.

lunedì 25 marzo 2013

GIUSTIZIA PER FEDE by Gary Wilkerson

Molti cristiani oggi sono consumati dai propri sforzi di schivare il peccato. Investono tutte le loro energie a questo scopo, finché non hanno esaurito ogni briciolo di gioia. La vittoria che Cristo ha conquistato per loro si perde nei loro caparbi sforzi di stabilire la propria giustizia.

La giustizia ricercata mediante qualsiasi cosa che non sia la fede è destinata a fallire. Vedi, la giustizia di Dio e la nostra giustizia non possono coesistere. Ciò significherebbe che esistono due Vangeli: il Suo e il nostro. Non possiamo mischiare la nostra auto-giustizia con la santa giustizia di Dio.

Forse ti chiedi, “Ma non ci viene richiesto di compiere qualche sacrificio? La Bibbia non dice forse che dobbiamo evitare il peccato?” L’unico modo per evitare il peccato è attraverso Gesù! Egli non è solo una verità che accettiamo; Egli è il Dio vivente e il tuo Santificatore. La Sua opera santificatrice in te non cessa mai, è costante giorno e notte.

Paolo risponde alla domanda sugli sforzi personali in Romani 9, in cui parla di un popolo che aveva davvero ottenuto giustizia: “I gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede” (Romani 9:30). Queste persone non si sono consumate nei loro sforzi, né si sono lasciati schiacciare dai propri fallimenti. Costoro hanno riposto la loro fede nell’opera di Gesù sulla croce in loro favore – e sono stati sostenuti dalla Sua vita abbondante.

“Perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (Romani 10:4). Cristo è il fine. Non c’è nient’altro! “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:16). Questi versi hanno portato libertà ad ogni generazione di credenti.

Amico, ti senti consumato dal cercare di fare meglio? Sei stanco del ciclo infinito di riconsacrazione e fallimento? Lasciati tutto alle spalle! Fa cessare la tua lotta. La tua posizione in Dio non dipende dalla tua volontà, ma da Dio, che ha misericordia. Confida solo in Lui per ricevere vittoria.

venerdì 22 marzo 2013

UNA PAROLA INSOLITA

Di recente lo Spirito Santo mi ha donato una parola insolita, di quelle che non volevo ascoltare! Mi disse: “Ti sei incamminato verso una visione molto limitata dell’immensa dolcezza del Signore e delle Sue amorevoli compassioni. Hai sopportato molto senso di colpa, condanna e paura perché non hai permesso allo Spirito Santo di rivelarti la vastità delle Mie misericordie di perdono, guarigione e riconciliazione. Tu non Mi conosci per la Mia dolcezza!”

Dio mi ha mostrato che questo è il motivo di base per cui molti cedono e si allontanano. Quando il peccato colpisce, quando Satana viene come una fiumana, quando ricadi in un vecchio vizio o peccato, il diavolo crea un legame. Innanzitutto, la colpa ti sovrasta, poi la paura riempie il tuo cuore. Un senso di totale fallimento e inutilità sopraffà la tua anima. A questo punto, la maggior parte dei credenti esaurisce la grazia, perché la loro visione della misericordia di Dio è davvero limitata.

Satana giunge a te e ti dice: “Hai raggiunto il limite. Hai confessato il tuo peccato volta dopo volta. Non c’è modo che Dio ti perdoni adesso, perché hai peccato contro la luce. Se ritorni e confessi ancora una volta, ti riallontanerai e peccherai ancora una volta. Allora vattene adesso!”

Il diavolo non vuole che tu veda la vastità dell’oceano della misericordia di Dio; egli vuole che tu veda solo un rigagnolo! A causa della nostra ignoranza sulla potenza ristoratrice dell’amore di Cristo che perdona, veniamo distrutti. Esauriamo la misericordia verso noi stessi perché siamo terribilmente legati da una visione limitata. I nostri occhi non sono stati ancora aperti alle infinite compassioni del nostro dolce Padre! Siamo talmente legati da una visione falsa e limitata delle Sue misericordie da trovare quasi impossibile credere o accettare ciò che esprime Giacomo: “Poiché il Signore è pieno di misericordia e di compassione” (Giacomo 5:11).

Questo verso significa: “Dio viene facilmente schiacciato dai nostri problemi e dalle nostre ferite. Egli avverte il nostro dolore e i nostri fallimenti, ed Egli è gentile e compassionevole con noi. Egli ci amava anche quando Gli eravamo nemici, anche quando Lo offendevamo, Egli è pronto ad aiutare, ristorare e perdonare”.

Il termine misericordia significa: “trattamento gentile e compassionevole per un colpevole sotto un’autorità”. Dio ha il potere di condannarci all’inferno ogni volta che pecchiamo; Egli ha ogni cosa sotto il Suo controllo e può fare ciò che Gli piace. E a Lui piace che il Suo tenero cuore sia compassionevole, amorevole e gentile verso coloro che più sono venuti meno nei suoi confronti.

giovedì 21 marzo 2013

FERMO FINO ALLA FINE

L’incredulità, anche nelle sue forme più sottili, è detestabile per Dio. È un peccato schiacciante, di quelli che distruggono l’anima. Esso ostacola l’opera di Dio in noi ed è il peccato che si cela dietro ogni sviamento da Dio.

Puoi essere totalmente scevro da ogni concupiscenza mondana e anelare la venuta di Gesù. Puoi ascoltare forti predicazioni e cantare le lodi di Dio nella Sua casa. E puoi divorare la Parola di Dio ogni giorno. Ma a meno che tu non preghi: “Oh, Dio, fa che ricevi questa parola nell’uomo interiore; fa che io creda di poter applicarla e che essa diventerà vita in me”, allora non sortirà alcun effetto. Quello che ascolti dev’essere unito alla fede.

“Ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l'avevano udita” (Ebrei 4:2). Facciamo nostre queste parole: “A meno che quello che leggi e ascolti predicare non venga congiunto alla fede, non ti gioverà a nulla!”

La Scrittura dice: “[Gesù] è fedele a colui che lo ha costituito, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa” (Ebrei 3:2). In che modo venne misurata la loro fede? Come erano veramente fedeli in ogni cosa?

Essi vennero considerati fedeli perché non dubitarono mai della parola del Padre celeste per loro. Sapevano che Dio avrebbe fatto ciò che aveva detto. Vedi, la fedeltà significa semplicemente credere che Dio manterrà la Sua Parola.

In questo senso, Gesù e Mosè “ritennero ferma fino alla fine la fiducia che avevano al principio” (Ebrei 3:14). Non avevano una fede alti-e-bassi, fervente-fredda. La loro fede non vacillava mai!

Proprio come Gesù fu fedele nella fiducia verso il Padre, la nostra fedeltà verrà misurata secondo lo stesso standard: “Ma Cristo, come Figlio, lo è sopra la propria casa e la sua casa siamo noi, se riteniamo ferma fino alla fine la franchezza e il vanto della speranza” (Ebrei 3:6).

Mentre le nostre prove aumentano e la battaglia si fa più intensa, la nostra carne può stancarsi. Col tempo, molti cristiani lasciano che la paura e il dubbio si insinuino in loro. Perdono il loro abbandono in Dio, la loro fede in Lui, semplice come quella di un fanciullo, e la perplessità invade i loro cuori.

Nel guardare alla strada che mi rimane da percorrere nella mia vita, vedo un tempo limitato. E io voglio più di ogni altra cosa rallegrarmi nella speranza, fermo fino alla fine.

mercoledì 20 marzo 2013

LE SENTINELLE SULLE MURA

L’Antico Testamento si conclude con questa meravigliosa profezia di Malachia: “Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell'Eterno. Egli farà ritornare il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri, affinché non venga a colpire il paese di completo sterminio” (Malachia 4:5-6).

Questa profezia si adempì grandemente nel ministero di Giovanni il Battista. Un angelo apparve al padre di Giovanni e profetizzò che suo figlio avrebbe condotto molti in Israele al Signore e che “andrà davanti a lui nello spirito e potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto” (Luca 1:17).

Gesù, parlando ai Suoi discepoli di Giovanni il Battista, disse: “E se lo volete accettare, egli è l'Elia che doveva venire” (Matteo 11:14). Aggiunse poi: “Chi ha orecchi da udire, oda!” (verso 15). Credo che Gesù stesse chiedendo loro di vedere il significato spirituale della venuta di Giovanni, come profetizzato, nello spirito e nella potenza di Elia.

Giovanni fu unto con lo stesso Spirito impavido e la stessa potenza che era su Elia. Egli parlò apertamente dei peccati delle persone disobbedienti e amanti del piacere dei suoi giorni. Cristo sarebbe stato presto manifestato, e questo potente uomo di verità apparve all’improvviso sulla scena per preparare un popolo al Signore. Questo profeta nel deserto fu mandato per convertire i cuori del popolo (che è la definizione più esatta di ravvedimento) al Signore. Giovanni predicò di ravvedimento, ritorno, purezza di cuore e di un cammino pratico di santità che si accompagnasse a un’aperta confessione di peccato.

Credo che il profeta Malachia, come pure altri profeti veterotestamentari, parli di una compagnia di gente santa che verrà innalzata subito prima della seconda venuta di Cristo. Essi ministreranno sotto lo stesso Spirito e la stessa potenza che riposava su Elia e Giovanni il Battista.

Tale compagnia “di Elia” negli ultimi giorni porrà attenzione alla profezia di Isaia: “«Grida a squarciagola, non risparmiarti; alza la tua voce come una tromba e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni e alla casa di Giacobbe i suoi peccati” (Isaia 58:1). Queste sono le sentinelle sulle mura, “che per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai…e non dategli riposo, finché non abbia ristabilito e reso Gerusalemme la lode di tutta la terra” (Isaia 62:6-7).

martedì 19 marzo 2013

IL CREDENTE DIMORANTE

“Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore” (Giovanni 15:10). Gesù obbedì fedelmente ad ogni comandamento del Padre e definì ciò “dimorare”.

Alcuni cristiani pensano di poter selezionare e scegliere a quali comandamenti di Cristo obbedire. Se non piace loro quanto fu comandato, semplicemente lo ignorano o giustificano la propria disobbedienza dicendo: “Io non la vedo così; non credo voglia dire questo”. Se a qualcuno non piace il richiamo del pastore ad essere santi, se ne va alla ricerca di un pastore che enfatizzi la positività. Ecco perché la terribile piaga dell’apatia è così diffusa nella chiesa di oggi. Abbiamo avuto talmente tanta paura delle opere, siamo stati così infastiditi dal legalismo da aver dato all’obbedienza una cattiva nomina.

Com’è possibile che un tralcio in Lui non sia dimorante Gesù disse: “Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati” (verso 6). Potrebbe essere più chiaro di così? Il dimorare implica riposo e responsabilità. È possibile essere in Lui, connesso alla vite, e non avere il flusso di vita tramite il quale portare frutto. Il dimorare ha a che vedere con l’assoluta obbedienza ai comandamenti di Cristo, perché ogni tralcio ha libero arbitrio – una forza vitale in esso. Il tralcio non è passivo; deve trarre la sua linfa vitale dalla vite. “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi” (verso 7). Ciò evidenzia che la Parola sia la scure da potatura del Padre. Come può un tralcio portare frutto se la Parola del Signore è ignorata, ignota e trascurata?

Vediamo i frutti dell’aridità fiorire in tutta la vigna del Signore – adulterio, fornicazione, alcol, droga – perché il processo di potatura è cessato per molti. La parola di Dio è il Suo coltello, una spada a due tagli. La maggior parte dei cristiani oggi non conosce la Parola di Dio perché non la legge. È impossibile portare il frutto della giustizia senza che la Sua Parola dimori in te. La trascuranza della Parola sta causando sterilità e un terribile declino nel popolo di Dio.

Il credente dimorante è colui che ama e teme Dio, che ha fame della Parola e trema alla Sua potenza di convinzione. Costui si diletta nel consentire alla Parola di potare ogni ostacolo, prega che la vita stessa e la somiglianza a Cristo cresca sempre di più in lui, e matura di giorno in giorno nell’obbedienza e nell’amore.

lunedì 18 marzo 2013

CRISTO È IL FINE by Gary Wilkerson

Paolo usa Israele come esempio per insegnare cosa sia la vera giustizia. “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la preghiera che rivolgo a Dio per Israele è per la sua salvezza. Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. Poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio, perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (Romani 10:1-4).

Il testo di Paolo ci pone davanti a diverse domande. L’essere giustificati ci rende giusti? Sì, nel senso che la giustificazione ci mette nella posizione di santi. Essere santificati ci rende giusti? Sì, nel senso che la santificazione è il processo per sperimentare la giustizia di Cristo all’opera nella nostra vita quotidiana. Gesù è la fonte sia per la nostra giustificazione che santificazione; otteniamo entrambe mediante il Suo dono di grazia.

La maggior parte dei cristiani concordano con le loro labbra, dicendo: “Gesù è la fonte di ogni cosa per me”. Ma il loro cammino riflette veramente questo? La triste verità è che molti cristiani vivono come se la giustificazione derivasse soltanto da Dio e la santificazione si raggiungesse mediante i loro sforzi quotidiani. È come se dicessero: “Ho ottenuto grazia mediante la fede in Gesù. Ora devo condurre una campagna personale incessante per essere santificato”.

In un certo senso, stanno dicendo a Dio di volerlo ripagare per il Suo grande dono in loro favore: “Grazie per avermi giustificato, Signore. Mi hai messo nella giusta posizione con Te attraverso la croce e, in cambio, verrò santificato dall’obbedirti. Tu fai la prima parte dell’opera, e io la seconda metà”.
Questo atteggiamento porta dritto a una vita di schiavitù. Quante volte sei passato nei pressi di una chiesa la cui insegna citava: “CRISTO È MORTO PER TE. TU COS’HAI FATTO PER LUI?” È diventata ormai una frase persuasiva nella chiesa.

Gesù fu crocifisso, seppellito e risorse il terzo giorno affinché potessimo avere vita eterna. Cosa potremmo mai dare in cambio di ciò? La decima? Andare agli incontri di preghiera? Evangelizzare di più? Questo è più o meno quanto cerò di fare Israele. Essi “cercavano la legge della giustizia” (Romani 9:31). Cercarono di impegnare la propria volontà nel conquistare la giustizia, ma non riuscirono mai ad ottenerla.

Questo verso ha portato libertà ad ogni generazione di credenti: “Perché il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede” (10:4). Cristo è il fine. Non esiste nient’altro! “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:16).

giovedì 14 marzo 2013

FALLO ANCORA!

Quando Israele attraversò il Mar Rosso, il popolo cantò lodi a Dio per la potente liberazione che Egli aveva provveduto. Si saranno detti l’un l’altro: “Non potrebbe esistere miracolo più grande di questo! Nessun’altra generazione in tutta la storia futura potrà mai testimoniare di una dimostrazione tanto forte della potenza di Dio – e in modo tanto visibile”.

Davide riguardò alla liberazione miracolosa di Israele al Mar Rosso e disse: “Venite e ammirate ciò che Dio ha fatto; egli è tremendo nelle sue opere verso i figli degli uomini. Egli cambiò il mare in terra asciutta; il suo popolo passò il fiume a piedi asciutti, rallegriamoci dunque in lui” (Salmo 66:5-6).

A Israele fu comandato di raccontare ad ogni generazione a venire della grande potenza divina che opera miracoli in suo favore. Dovevano usare la loro liberazione al Mar Rosso come esempio, “racconteremo alla generazione futura le lodi dell'Eterno, la sua potenza e le meraviglie che egli ha fatto” (Salmo 78:4).

Come figlio, Davide avrà ascoltato affascinato la storia raccontata di volta in volta. Ora Davide raccontava la stessa storia ai suoi figli: “Sapete che Dio vive perché condusse i nostri padri attraverso il Mar Rosso sulla terra asciutta. Ora, raccontatelo ai vostri figli e ai vostri nipoti!” Ed essi lo fecero.

Non era sufficiente parlare soltanto di ciò che Dio aveva fatto in un passato remoto. Il salmista voleva vedere Dio liberare il Suo popolo adesso: “Abbiamo udito con le nostre orecchie, i nostri padri ci hanno raccontato l'opera che tu hai compiuta ai loro giorni, nei tempi antichi. Tu per stabilirli con la tua mano hai spodestato le nazioni, hai sradicato dei popoli per far posto a loro” (Salmo 44:1-2).

Il salmista qui sta dicendo: “Signore, per tutta la vita ho ascoltato di ciò che hai fatto in passato, di quanto queste scene incredibili della Tua gloria fossero visibilmente manifeste ai miei padri. I miei figli hanno udito di ciò, ed ora l’udranno i miei nipoti”.

Il salmista poi esplode: “Sei Tu il mio Re, o Dio, che decidi le vittorie per Giacobbe” (verso 4). In altre parole: “Ma, Dio, Tu sei anche il mio Re. Compi queste cosa ancora per il Tuo popolo!”

Mentre questo salmo veniva scritto, Israele si trovava in un periodo di grande prova. Il popolo di Dio affrontava una grande crisi ed aveva bisogno di una liberazione presente. Così il salmista andò al Signore con forti motivazioni, gridando al Signore: “Oh, Signore, i Tuoi figli al Mar Rosso avranno forse pensato che non ci sarebbe più stata una crisi del genere. Abbiamo bisogno di una manifestazione potente del Tuo forte braccio steso che libera. Signore, fallo ancora oggi!”

mercoledì 13 marzo 2013

UN CUORE TURBATO

Gesù disse: “Il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi” (Giovanni 14:27). Ma il fatto è che molti cristiani hanno un cuore turbato e vivono nella paura. Gesù disse anche nello stesso verso: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Tuttavia, pochi credenti possono dire di godere di una costante pace nella mente. Per molti, la pace viene e va, lasciandoli preoccupati, travagliati e vittime dello stress.

Ecco cosa profetizzò Zaccaria del futuro Messia: “Per concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, lo potessimo servire senza paura, in santità e giustizia davanti a lui, tutti i giorni della nostra vita” (Luca 1:74-75).

Amato, Gesù venne su questa terra e morì per l’uomo peccatore affinché questo potesse camminare con Dio senza paura, godendo della Sua pace tutti i giorni della sua vita.
Nessun timore, solo pace nella mente per tutti i nostri giorni! Ciò include giorni buoni e meno buoni, giorni di sofferenza, tumulto, prova e incertezza. Non importa ciò che attraversiamo, dobbiamo godere sempre della pace.

Zaccaria aggiunse queste parole su Gesù: “per illuminare quelli che giacevano nelle tenebre e nell'ombra della morte, per guidare i nostri passi nella via della pace” (verso 79). Stava dicendo che Gesù avrebbe guidato ogni Suo figlio nel cammino della pace, non nell’irrequietezza, il vuoto o il timore.

Gesù è il Principe della Pace. Alla Sua nascita, gli angeli cantarono, “Pace in terra!” Il Suo vangelo viene definito il vangelo della pace ed Egli promise di Sé stesso, “abbiate pace in Me” (Giovanni 16:33). La pace è tutto ciò di cui tratta l’evangelo. “La parola che egli ha dato ai figli d'Israele, annunziando la pace per mezzo di Gesù Cristo” (Atti 10:36).

In questo mondo affronteremo tribolazione, persecuzione e prove tremende – “combattimenti di fuori, paure di dentro”, secondo Paolo (2 Corinzi 7:5). Saremo tentati, soffriremo per la causa di Cristo e i venti dell’avversità cercheranno di abbattere la casa della fede che edifichiamo sulla Rocca della nostra salvezza – Gesù – ma cammineremo in pace a motivo di Lui.

martedì 12 marzo 2013

FORZA PER RESISTERE

La Bibbia dice che la gioia del Signore è la nostra forza. Senza di essa, non abbiamo la potenza per resistere. Amato, dobbiamo vegliare, perché la colpa e la condanna per il peccato distruggono completamente la gioia del Signore!

Molti cristiani si trovano in questo legame oggi. Non riescono ad accettare il perdono pieno e gratuito, e credono di non avere il diritto di essere gioiosi. Attraverso le Scritture, Dio spande il Suo olio di letizia su coloro che hanno imparato a odiare il loro peccato e ad amare la Sua giustizia. Questo è ciò che la Parola dice di Gesù: “Hai amato la giustizia e odiato l'iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni” (Ebrei 1:9).

Coloro che hanno deposto il proprio peccato e stanno camminando col Signore potrebbero ancora lottare con qualcosa di irrisolto. Ma in loro c’è una tale attrazione per il Signore, una tale fame che il risultato è inevitabile: avranno gioia!

Immagina che Gesù appaia in carne ed ossa, vestito come uomo ordinario e si sieda accanto a te. Un cristiano ferito, sconfitto, che mostra tutta la sua tristezza, colpa, condanna e paura, non Lo riconosci mentre Lui inizia a parlarti:

“Ami davvero il Signore?”, chiede.
Tu forse rispondi, “tantissimo!” “hai peccato, non è vero?”
“S-s-sì”, rispondi. “Credi che Lui perdoni tutti coloro che confessano e abbandonano il loro peccato?”
“Sì, ma…mi spiace, signore. Credo di aver ferito il mio Salvatore, l’ho davvero ferito”.
“se hai confessato, perché non hai ricevuto il Suo perdono??”
“L’ho fatto così tante volte!” “Credi che perdonerà 499 volte – ogni volta che confesserai e ti pentirai?”
“Sì”.
“Odi il tuo peccato? Vuoi ancora Gesù?”
“Oh, sì!”
“Allora perché stai permettendo al diavolo di derubarti della vittoria della croce, la potenza del sangue dell’Agnello? Perché non ti appropri della Sua gioia e non guardi in alto?”

Amato, non cedere, non abbandonare la tua gioia nel Signore. Tu hai il diritto di lodarlo – di cantare, gridare ed essere felice nel Signore – perché hai un Padre che perdona!

lunedì 11 marzo 2013

LA RICERCA DELLA GIUSTIZIA

Hai ricercato la giustizia senza successo? Hai detto: “È l’ultima volta che commetto questo peccato”, solo per ricommetterlo il giorno dopo? Hai pregato: “Signore, a qualsiasi costo, susciterò zelo nel mio cuore” solo per raffreddarti e ricadere nelle tue vecchie abitudini? Quando non ci sei riuscito, hai provato ancora più duramente? E hai continuato a fallire?

A un certo punto, in tutto questo ti sarai chiesto: “Perché Dio non mi ha aiutato? Ho una tale passione di essere giusto, ma fallisco volta dopo volta”. Allora dov’è Dio quando si tratta della nostra santificazione? Dov’è il Suo aiuto quando si tratta di condurre una vita santa?”

“Rendo loro testimonianza infatti che hanno lo zelo per Dio, ma non secondo conoscenza” (Romani 10:2). Paolo stava dicendo che Israele si sbagliava nella sua visione della giustizia di Dio. Essi pensavano di dover solo sapere cosa fare, ma Paolo dice che ottenere giustizia riguarda Chi conosciamo. Come Israele, per fede in Cristo abbiamo accesso alla giustizia predominante di Dio. Ma possiamo rifiutare tale accesso con la stessa facilità con cui lo fecero loro – affidandoci sulle nostre opere invece che sulla fede nell’opera di Gesù per noi.

Dio non benedirà il nostro sforzo di stabilire la nostra giustizia. Egli benedice soltanto l’opera di Suo Figlio, Gesù. Siamo santificati – il nostro cammino di santità è duraturo – soltanto mediante la fede in Cristo e nel Suo sangue sparso per noi. In questo modo, dice Paolo, Israele si rifiutò di “sottomettersi alla giustizia di Dio”. Quanto spesso diciamo a noi stessi:

“Posso vivere giustamente”, ma poi non confidiamo nella provvidenza divina di giustizia? Ecco quattro indici che mostrano che il nostro zelo è per la nostra giustizia e non per quella di Dio:
  • Ci arrabbiamo quando veniamo meno. Pensiamo, “mi aspetto di più da me stesso”. 
  • Ci inorgogliamo quando abbiamo successo. Diciamo a noi stessi: “Sono più spirituale di prima”. 
  • Giudichiamo il fallimento altrui. Pensiamo: “grazie a Dio, non sono come lui”. 
  • Siamo gelosi dei successi altrui. Pensiamo: “perché la mia ricerca di giustizia non funziona come la loro?” 
Quando veniamo meno, ci aggrappiamo ai nostri sforzi. Il problema è che innanzitutto non abbiamo stabilito noi la giustizia, ma Dio. Essere ristorati a una posizione di giustizia non è qualcosa che accade per qualcosa che noi facciamo. Accade mediante la fede in Lui. Ciò richiede un cuore pentito e rotto – un’umile ammissione che soltanto la Sua potenza ci ristora a una posizione di giustizia.

venerdì 8 marzo 2013

PORTARE A DIO IL MEGLIO

Nell’Antico Testamento, le persone non potevano accostarsi all’altare con un agnello macchiato, cieco o zoppo. Dovevano portare il loro meglio al Signore.

Che tipo di tempo porti davanti al Signore in preghiera? Si tratta del tuo tempo migliore, del tempo in cui sei pienamente vigile? Oppure vai a Dio la mattina per pregare riguardo cose sante con la mente piena dei bisogni da soddisfare in quel giorno? Oppure vai a Lui stanco e affaticato dopo una giornata di lavoro, trascinandoti alla Sua presenza?

Amato, la tua mente e il tuo cuore devono stare insieme alla tua bocca! Isaia parlò dei “loro olocausti e i loro sacrifici…graditi sul mio altare, perché la mia casa sarà chiamata una casa di orazione” (Isaia 56:7). Coloro che portano sacrifici accettevoli sono coloro che “si sono uniti all'Eterno per servirlo, per amare il nome dell'Eterno e per essere suoi servi” (verso 6).

Questo sacrificio accettevole fatto sull’altare di Dio non è zoppo, apatico, indolente, un’offerta obbligatoria dell’ultimo minuto. Piuttosto, esso deriva da un cuore consumato d’amore per Gesù, un cuore che grida del continuo: “Dio oggi vengo a Te per conoscerti. Voglio più di Te!”
Il Signore dice di coloro che portano tali sacrifici: “Li condurrò sul mio monte santo e li riempirò di gioia nella mia casa d'orazione” (verso 7). Egli ascolterà le nostre preghiere e ci condurrà in un luogo di santità, gioia e potenza!

“Beati quelli che osservano i suoi precetti, che lo cercano con tutto il cuore” (Salmo 119:2).

Una volta che hai stabilito una consuetudine di preghiera e hai rimosso ogni distrazione, Dio desidera che Lo ricerchi con tutto il tuo cuore: “Ma di là cercherai l'Eterno, il tuo Dio; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima” (Deuteronomio 4:29).

giovedì 7 marzo 2013

LA CAMERETTA DELLA PREGHIERA

Geremia profetizzò che tutti i pastori che si rifiuteranno di cercare Dio in preghiera verranno meno: “Poiché i pastori sono stati insensati e non hanno cercato l'Eterno; perciò non hanno prosperato e tutto il loro gregge è stato disperso” (Geremia 10:21).

La scena descritta da Geremia riflette esattamente quanto vediamo nella chiesa oggi. Molti pastori sono diventati pigri e negligenti. Vedono la loro chiamata solo come un lavoro – uno stipendio. Si appoggiano al braccio della carne invece di ricercare la conoscenza del cuore di Dio attraverso la preghiera. Hanno perso ogni capacità di cibare e tenere in ordine le pecore, e le pecore sono state disperse.

L’unità che una volta rendeva forti le chiese oggi si sta sgretolando. Geremia disse dei suoi giorni: “La mia tenda è devastata e tutte le mie corde sono rotte; i miei figli sono andati lontano da me e non sono più; non c'è più nessuno che pianti la mia tenda o che rialzi i miei padiglioni” (10:20). Le corde delle quali parlava, la potenza vincolante di Dio che manteneva l’unità fra il popolo, erano state rimosse. Il gregge era sparso e vi era una tale impurità fra i sacerdoti che nessuno osava avvicinarsi alle cose sante di Dio. Nessun sacerdote era degno di toccare le tende sante.

Voglio rivolgermi a coloro che cercano Dio: hai una cameretta di preghiera? Avere una “cameretta” significa semplicemente stare da soli con Dio in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, offrendogli tempo di qualità e invocando il Suo nome (vedi Matteo 6:6).

“La cameretta della preghiera” significa anche “consuetudine di preghiera”. Pratichi l’abitudine quotidiana di stare da solo con Dio?

“Praticare” significa disciplinarsi ad andare davanti a Dio, con un cuore che dica: “Devo stare da solo con Dio – devo parlare con mio Padre oggi!”

A volte la mia cameretta è stare da solo in macchina. Spesso è il mio studio a casa o fra le strade di New York City. Qualche settimana fa era una spiaggia in Florida, dove ho camminato per ore, da solo con Dio.

Il tipo di preghiera di cui sto parlando ha a che fare con l’intimità con Dio – solitudine con Lui. Gesù avvertì contro l’ipocrisia nella preghiera. Egli mostrò una distinzione netta tra coloro che cercano Dio nella cameretta e coloro che pregano solo per mostrarsi santi davanti agli altri.

mercoledì 6 marzo 2013

SE LO CERCHI

“Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6).

Quando Gesù parla di andare nella nostra cameretta per cercare il Padre, Egli parla di qualcosa di più grande di una cameretta materiale. L’Antico Testamento ci dice che Dio divise il Suo popolo in due categorie: quelli che Lo cercavano regolarmente nel luogo segreto della preghiera e quelli che non lo facevano.

Quando Dio si adirò con Israele a causa dell’idolatria, Mosè piantò la sua tenda di convegno fuori dal campo. La Scrittura dice: “Chiunque cercava l'Eterno, usciva verso la tenda di convegno, che era fuori dell'accampamento” (Esodo 33:7). In mezzo a tutta l’idolatria presente in Israele, il popolo di Dio ancora prendeva del tempo per ricercare il Signore. Questo residuo desideroso sapeva di dover uscire dal campo nel timore che, anche loro, sarebbero caduti nell’apostasia che serpeggiava fra il popolo.

Secoli dopo, il popolo sotto il regno del re Asa capì il motivo per cui Dio li benediceva, li faceva prosperare e li conservava in pace con tutti i loro nemici: “Perché abbiamo cercato l'Eterno, il nostro Dio…ed egli ci ha dato riposo tutt'intorno. Così essi si misero a costruire e prosperarono” (2 Cronache 14:7).

A un certo punto, durante il regno di Asa, un esercito di un milione di etiopi andò contro Israele. “Allora Asa gridò all'Eterno, il suo Dio e disse: «…O Eterno, tu sei il nostro Dio; non permettere che l'uomo prevalga su di te!». Così l'Eterno colpì gli Etiopi davanti ad Asa…e gli Etiopi si diedero alla fuga…Perciò gli Etiopi furono sconfitti…essi furono distrutti davanti all'Eterno” (versi 11-13). Quando Asa venne attaccato, cadde sulla sua faccia e si rivolse a Dio in preghiera – e Dio rispose con la vittoria.

Poco dopo quel trionfo, tuttavia, il profeta Azaria si recò da Asa e disse: “L'Eterno è con voi, quando voi siete con lui. Se lo cercate egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate egli vi abbandonerà” (15:2). In altre parole: “Se smetterete di cercare Dio e d’invocare il Suo nome in ogni cosa che fate, Egli vi abbandonerà”.

Ogni volta che Israele cercava il Signore dopo tale ammonimento, Dio li benediceva: “Nella loro avversità sono ritornati all'Eterno, il Dio d'Israele, l'hanno cercato ed egli si è lasciato trovare da loro” (15:4). Israele godeva di riposo quando cercava Dio in preghiera, ed Egli li liberava sempre e donava loro guida e forza.

martedì 5 marzo 2013

SPEGNI LA FIAMMA

Un mio caro amico mi disse qualcosa al telefono che mi colse di sorpresa. Sentivo che faceva male e mi risentii profondamente. Non attaccai, ma cercai di tagliare corto e lui capì che mi aveva davvero provocato.

Quella conversazione accese un fuoco sotto la pelle. Mi sentivo disturbato, ferito e agitato. Rabbia, indignazione e dolore iniziarono a crescere e, poco dopo, iniziai a ribollire per questa cosa.

Iniziai a camminare per lo studio, cercando di pregare, ma ero così agitato e turbato da non riuscire a concentrarmi sul Signore. Pregai, “Dio, questo mio amico mi ha criticato senza motivo. Dev’essere stato il diavolo che ha cercato di provocarmi. Non devo starlo a sentire!”

Lasciai che questi pensieri covassero per circa un’ora. Poi, alla fine, arrivai al punto di scoppiare e gridai, “Signore sono davvero arrabbiato!”

Fu allora che sentii la voce dolce e sottile di Dio dire, “David, spegni quella fiamma proprio adesso. Stai ribollendo nel tuo brodo di dolore, rabbia e rancore perché sei stato profondamente ferito. Ma ciò che stai facendo è pericoloso e non devi proseguire”.

Ho imparato molto tempo fa che quando lo Spirito Santo parla, è meglio ascoltare. Mi pentii subito e chiesi il Suo perdono. Poi mi sedetti e iniziai a pensare: “Cos’è stato a provocarmi? E perché ho continuato a covare questa cosa in me? Non posso restare arrabbiato con questo amico. Siamo stati vicini per molto tempo e so che lo perdonerò. Perché mi sento così agitato?”

Improvvisamente mi colpì. Il bollore in me non era il risultato di quella conversazione dolorosa. Ero arrabbiato perché avevo permesso di essere di nuovo provocato facilmente. Ero agitato e turbato con me stesso perché ero presto ricaduto in una vecchia consuetudine che pensavo di aver vinto.

Il modo più veloce di “spegnere la fiamma” è di confidare nel perdono di Cristo. Ed Egli è sempre pronto a perdonare. “Poiché tu, o Signore, sei buono e pronto a perdonare, e usi grande benignità verso tutti quelli che t'invocano” (Salmo 86:5).

lunedì 4 marzo 2013

VERA GIUSTIZIA by Gary Wilkerson

Ogni seguace di Gesù ha una determinata fame nel suo cuore. È quello zelo fervente di voler essere santo davanti a Dio, libero dal peccato, vittorioso sulla carne, puro e senza macchia davanti al Signore.

Lo Spirito Santo in effetti pianta questo desiderio – un desiderio innato di vivere con integrità – nel cuore di ogni essere umano. Gente di ogni religione, e anche non religiosi, sono spinti a vivere bene, a fare ciò che è giusto, ad amare gli altri, ad essere la persona migliore possibile. Alcuni ovviamente fuggono da quel desiderio e fanno l’opposto, ma sono comunque coscienti del profondo desiderio di fare ciò che è giusto.

Certo, tutti noi non siamo all’altezza di tale desiderio, a motivo della nostra natura peccaminosa. Per i non credenti, lo spirito di questo mondo può accecare le menti a qualsiasi forma di giustizia. Per i credenti, fallire nel vivere in un modo che onori Dio può schiacciare lo spirito.

Questo desiderio di vivere rettamente è ciò che si cela dietro il significato della parola giustizia. Significa trovarsi nella giusta posizione con Dio – vivere con motivi, sentimenti e comportamenti giusti – e stabilire una giusta conformità coi Suoi scopi.

Per essere davvero giusti, dobbiamo sapere di cosa si tratti o meno. La giustizia è comportamento giusto? No, puoi fare la cosa giusta per i motivi sbagliati. Alcuni cristiani fanno cose giuste ma sono motivati da uno spirito farisaico. Il loro comportamento esteriore è giusto, ma dentro sono “ossa secche”. Dunque, la giustizia è il desiderio o la volontà di fare il bene? No, molte persone ricercano la giustizia con grande passione ma non riescono ad ottenerla.

La Bibbia descrive la nostra giustizia in due parole: giustificazione e santificazione. Come cristiani, abbiamo bisogno di entrambe nella nostra vita. Il primo termine indica la nostra posizione, o giusto atteggiamento, con Dio. Il secondo si riferisce al nostro cammino con Dio, il nostro costante rapporto con Lui.

Se non siamo giustificati, non potremo mai essere giusti. Possiamo compiere buone opere e trascorrere ore in preghiera, ma queste cose non ci renderanno giusti. Ciò perché la giustificazione viene associata col fare cose giuste. Affinché questo avvenga, l’ira di Dio contro il peccato dev’essere indirizzata da qualche parte. Bisogna pagare una pena per il nostro peccato affinché Dio lo perdoni.

Tutti sappiamo che Gesù fece questo pagamento (o propiziazione) per il nostro peccato. Il Suo sacrificio sulla croce appagò la santa ira di Dio contro il nostro peccato. Il nostro Salvatore ha soddisfatto ogni requisito affinché noi venissimo accettati appieno dal Signore ed essere nella giusta posizione in Lui, una volta per tutte.

venerdì 1 marzo 2013

PERSUASO E CONVINTO

Noi non siamo salvati dalla legge, ma siamo persuasi e convinti di peccato dalla legge. “Mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato” (Romani 3:20).

La legge fu mandata “affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio” (Romani 3:19). “Così la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede” (Galati 3:24).

“La legge è certamente santa…giusta e buona. Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento” (Romani 7:12-13).

Paolo stava dicendo, “Non riuscivo davvero a confessare i miei peccati finché non sapevo che fossero tali. Non potevo ricercare la santità di Dio finché non mi sono reso conto di quanto fossi lontano da Lui. La legge ha colpito nel segno con me, distruggendo la mia nonchalance riguardo il peccato. Quando ho visto la santità di Dio mediante i Suoi comandamenti, il peccato è diventato assolutamente vergognoso per me”.

Questa è la convinzione che ti porta dritto nelle braccia di Cristo, gridando: “Pietà, Signore! Non posso salvare me stesso, non posso adempiere la Tua legge. Ho visto il peccato nel mio cuore!”

La fede è stata definita “il volo del peccatore convinto e penitente verso la misericordia di Dio in Cristo Gesù”. Soltanto la persona che è stata convinta di peccato dalla legge di Dio “volerà verso Cristo” per ottenere rifugio.

Il giorno di Pentecoste, Pietro era in piedi a offrire alle folle il vangelo della grazia di Dio. Ma prima li pose sotto la sfolgorante luce della legge. Puntò il suo dito, dicendo: “Vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste” (Atti 2:23). La gente era compunta nel cuore, così profondamente convinti dalla Parola di Dio da gridare: “Cosa dobbiamo fare?” (verso 37).

Adamo ricevette lo stesso vangelo di grazia- dopo che i suoi “occhi furono aperti” (vedi Genesi 3:7). Fu solo dopo aver visto la sua misera condizione e le conseguenze del proprio peccato che Dio gli portò il messaggio di misericordia e speranza!