giovedì 31 marzo 2011

LA GRANDE INTENZIONE DI DIO PER IL SUO POPOLO

Credo che Dio abbia sempre avuto un’unica intenzione per il Suo popolo dai tempi della croce, ed essa non cambierà finché Cristo non ritornerà in gloria. L’intenzione di Dio ha a che fare con la comprensione del mistero del vangelo, rivelato per primo all’apostolo Paolo. Esso non è più un mistero.

Paolo disse: “Come per rivelazione egli mi ha fatto conoscere il mistero…che non fu fatto conoscere nelle altre età ai figli degli uomini, come ora è stato rivelato…per mezzo dello Spirito…e di manifestare a tutti la partecipazione del mistero…” (Efesini 3:3-9).

Il mistero rivelato è semplicemente il seguente: Il corpo di Cristo è ancora qui sulla terra! Il capo è in cielo, ma il resto del Suo corpo è proprio qui, sulla terra. Noi che Lo amiamo e Lo serviamo siamo il Suo corpo, la parte visibile che gli uomini vedono di Cristo sulla terra.

“Poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa” (Efesini 5:30).

“Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa…” (Colossesi 1:18).

La piena intenzione di Dio per questi ultimi giorni può essere riassunta in quest’unica affermazione: Dato che siamo il corpo di Cristo sulla terra, l’intenzione di Dio è che ogni membro diventi la vera espressione di chi è Cristo!

Dio ha intenzione di renderci l’espressione di questa completa pienezza di Cristo, affinché ogni peccatore possa vedere in noi il Signore Gesù Cristo in modo tanto certo come quando una volta camminava qui nella carne. Dobbiamo appropriarci così tanto della Sua pienezza, della Sua gloria, della Sua completezza, che il mondo vedrà in noi la speranza e le risposte ai loro bisogni.

Non è sufficiente conoscere Cristo. Dobbiamo essere la piena espressione di chi Lui è! Dobbiamo guardare a tutto ciò che diciamo e facciamo e chiederci: “Questo rappresenta chi è Cristo? È questo che voglio mostrare di Lui al peccatore, attraverso di me?” Cristo, nel Suo corpo fisico, entrerebbe in un cinema vietato ai minori? Si intratterrebbe nei pressi di un’edicola che vende materiale pornografico? Abuserebbe Cristo del Suo corpo in qualsiasi modo? Indulgerebbe nell’adulterio, nella fornicazione, nell’alcol? Spettegolerebbe, sparlerebbe, racconterebbe barzellette sporche o bugie? Cristo vivrebbe una bugia per poi cercare di predicare la verità? Cercherebbe di diffondere la luce con un fardello di tenebre nel proprio cuore? Direbbe ad altri di non commettere adulterio, per poi farlo di nascosto?

Dobbiamo del continuo tenere davanti ai nostro occhi quest’unica grande intenzione di Dio, che noi, il Suo corpo, riflettiamo onestamente e puramente chi Lui è! Disponi il tuo cuore ad essere la vera espressione di chi è Gesù Cristo.

mercoledì 30 marzo 2011

IL PECCATO DELLA MESCOLANZA

Non c’è nulla nell’Antico Testamento che sia forte quanto gli avvertimenti di Paolo contro l’affinità con il mondo:

“Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c'è tra la giustizia e l'iniquità? E quale comunione c'è tra la luce e le tenebre? E quale armonia c'è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l'infedele? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo» (2 Corinzi 6:14-16).

Nell’Antico Testamento, quando Dio volle rivelare il potere della Sua presenza davanti ai malvagi egiziani, Egli segnò una linea di demarcazione, dividendo il popolo di Dio a Goshen dal resto dell’Egitto.

“Ma l'Eterno farà una distinzione fra …Israele e… l’Egitto;…Poiché questa volta manderò tutte le mie piaghe proprio su di te…affinché tu conosca che non c'è nessuno simile a me su tutta la terra” (Esodo 9:4, 14).

Dio vuole che il mondo veda la differenza tra il Suo popolo che Lo ama e il resto del mondo incredulo. Egli vuole che siamo l’esempio di un popolo libero e vittorioso, che confida nel Suo potente braccio affinché ci liberi da ogni male e ogni attacco.

Oggi, le ragioni per la separazione dal mondo (Egitto) sono le stesse dei tempi antichi. Dio sta ancora una volta tracciando una linea tra il Suo popolo e quest’era malvagia, cosicché questa generazione possa sapere che non c’è nessuno come Lui su tutta la terra per liberare. I malvagi di questo tempo devono ricevere una manifestazione persino maggiore della presenza del Signore; nient’altro attirerà la loro attenzione. Nient’altro li scuoterà con convinzione di peccato. Lo Spirito Santo è stato sparso, affinché ogni carne potesse giungere sotto la potenza della presenza di Cristo ed essere convinto di peccato, giustizia e giudizio!

Parlando dei Suoi veri discepoli, Egli disse: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giovanni 17:16). Ancora: “…Ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:19).

Il mondo ama ciò che gli appartiene, ma noi non siamo del mondo. Che Dio ci aiuti ad accettare con gioia il nostro particolare stato di separazione e diversità. Soltanto coloro che davvero non sono mischiati col mondo e sono separati per Cristo, hanno ogni potenza per salvarlo!

“Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui” (1 Giovanni 2:15).

martedì 29 marzo 2011

LA VENUTA DI GESU’

Credo che Gesù stia tornando presto. Vediamo il Signore radunare assieme le nazioni contro Israele. Gli eventi si stanno muovendo rapidamente verso Armagheddon.

“Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, anzi alle porte” (Matteo 24:33).

“Quanto poi a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli dei cieli, ma soltanto il Padre mio” (v. 36).

Tutti i segni indicano un’imminente guerra in Medio Oriente contro Israele. Dal tumulto delle nazioni arabe nascerà un appello unito a distruggere Israele. Stiamo assistendo al compimento delle profezie annunciate da molti anni.

Chi conosce la Scrittura sente dentro sé lo Spirito Santo che lo avverte che il ritorno del Signore è vicino. Sentiamo l’appello dello Spirito Santo che abita in noi, il quale grida: “Vieni, Signore, vieni”.

Gesù ha detto: “Vegliate dunque, perché non sapete a che ora il vostro Signore verrà” (v. 42).

“Perciò anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà" (v. 44).

“Beato quel servo che il suo padrone, quando egli tornerà, troverà facendo così” (v. 46).

Carissimo, senti – avverti – che questi sono gli ultimi giorni degli ultimi tempi? Condividi la brama della sua apparizione?

Guarda in alto; la nostra redenzione si avvicina!

lunedì 28 marzo 2011

SPERIMENTARE I VERSI DELLA SCRITTURA

Lessi un’affermazione scritta oltre \150 anni fa dal missionario George Bowen:

“TUTTE LE ESPERIENZE UMANE DEI CRISTIANI DEVONO PASSARE IL VAGLIO DELLA SCRITTURA”.

Stava dicendo forse che le nostre paure più profonde devono subire la prova delle Scritture? La nostra fede vacillante deve essere messa al vaglio delle Scritture? C’è qualche forma di dubbio che supera questa prova?

Quando le circostanze diventano incombenti e nel nostro cuore si insinua il dubbio, abbiamo la tendenza a giustificarlo proprio perché ci diciamo che è colpa delle prove. Subiamo il dolore, afflizioni di ogni tipo e prove che sembrano stritolarci. Il punto è: come reagiamo a tutto questo? La nostra reazione passerà il vaglio della Scrittura?

Cosa ti trovi ad affrontare nella tua vita oggi? Problemi finanziari? Disoccupazione? Problemi di salute? Attacchi di panico? Come stai reagendo? La tua reazione è conforme alla Scrittura?

Per esempio, la Scrittura dice: “Chi dubita è come una nave sbattuta qua e là dai venti”. Tralasci questo verso e continui a farti sbattere qua e là dalle tue esperienze?

Io ho vacillato diverse volte quando la situazione mi sembrava disperata, ma ho sempre chiesto allo Spirito Santo di conformare la mia esperienza alla prova della Scrittura. La Scrittura oltrepassa qualsiasi esperienza.

Dio ci aiuti a mettere alla prova i nostri sentimenti alla luce della Parola di Dio. Chiediti: “Questa reazione è scritturale? Le mie emozioni sono conformi alla Parola?”. Se no, prega per avere la forza di ammettere le tue debolezze e cambiare.

Mantieni la fede!

venerdì 25 marzo 2011

ENTRA NELL’ARCA

John Owen,il grande predicatore puritano, pronunciò questo messaggio alla sua congregazione il 9 aprile 1680:

“Sapete che per molti anni, senza mai smettere, vi ho avvertito continuamente di un momento di calamità in arrivo, e di considerare i peccati che l’avevano causato … Vi ho detto che il giudizio sarebbe iniziato dalla casa di Dio; che Dio sembra aver indurito i nostri cuori dal suo timore .. e che nessuno sa quale sarà la forza della sua ira. In tutte queste cose vi ho predetto tempi pericolosi, difficili, di calamità … Quello che vi ho predetto si sta avverando; siamo alla porta e stiamo per entrarvi”.

Dio in seguito mandò i suoi terribili giudizi su quella società. John Owen visse per piangere su un olocausto rovente che distrusse Londra.

Eppure, prima ancora di aver visto una di queste calamità realizzarsi, Owen gridò fedelmente dal pulpito: “Vi mostrerò come dovremmo comportarci per salvarci dalle calamità che ci stanno venendo addosso, fra breve tempo”.

Carissimi, viviamo in tempi simili a quelli di Owen. E in questi tempi, c’è solo una risposta alla tempesta in arrivo: “Il giusto vivrà per fede!”.

Owen ammonì il popolo con le lacrime: “Preparatevi un’arca – costruitevi un rifugio per mettere al sicuro voi e la vostra famiglia”. Poi aggiunse: “L’arca è Gesù Cristo. Non c’è altra via, nessun altra arca, perché il profeta Isaia disse del nostro Signore: ‘Ed un uomo [Cristo] sarà un rifugio contro il vento, e una copertura dalla tempesta, e fiumi d’acqua nel deserto, come l’ombra di una grande roccia in terra arida’. Questa è la nostra arca! Beati quelli che confidano solo in lui… Non conosco altra sicurezza, altra liberazione dalle prove e dalle afflizioni che stanno venendo sulla terra, se non credere che Cristo è il nostro unico rifugio”.

Forse vediamo il pericolo da ogni lato, compreso il diavolo e i suoi principati che voglio affondare la nostra fede nel dubbio. Ma abbiamo una squadra coraggiosa di angeli intorno a noi, e un Dio che ha giurato di soccorrerci in ogni disastro che dovremmo affrontare.

Perciò, permettetemi di chiedervi: volete affrontare la tempesta futura con quieta fiducia e pace di mente? Allora mettete a morte oggi stesso i vostri metodi, e salvatevi affidando completamente la vostra vita alla cura di Dio. Lui è buono, un pastore amorevole, ed è fedele da sostenervi in ogni circostanza!

Fissate gli occhi su Gesù. Solo lui è la nostra speranza.

giovedì 24 marzo 2011

DIO E’ UN PREMIATORE

La preghiera non avrebbe senso, se non credessimo appieno che Dio è il premiatore di quelli che lo cercano con diligenza.

Sono persuaso che Dio si compiace nel dare segni della sua bontà ai suoi amati figli. Il salmista Davide insisteva nel dire che Dio è benigno e incline alla compassione, che la sua misericordia è grande, e che gli è impossibile rifiutare chi implora il suo aiuto. Gioisce nel perdonare i peccati, ed è sempre propizio.

Uno dei miei versi preferiti nella Scrittura è il Salmo 31:19-20.

“Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te! Tu li nascondi nel segreto rifugio della tua presenza, dalle insidie degli uomini, tu li custodisci in una tenda al sicuro dalle contese verbali”.

Pensateci! Prima Dio ci dice di credere che premia chi ha fede, poi il salmista ci dice: “Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono… e che si rifugiano in te!”.
Un serbatoio di grande benignità; la bontà preparata per il suo popolo, non solo in gloria ma adesso, nel nostro cammino quotidiano!

Prego questo tutti i giorni: “Signore, hai promesso di ricompensare la mia fede se mi affido a te davanti ai figli degli uomini, ma ho bisogno di quello che mi hai promesso. Ho bisogno di nuove forze, di nuove speranze, di nuova pace che oltrepassa ogni conoscenza. Signore, ti chiedo solo quello che hai promesso. È la più grande bontà avere una fresca manifestazione della tua dolce presenza. Questo è ciò che desidero come ricompensa”.

mercoledì 23 marzo 2011

RICORDA I BENEFICI CHE HAI OTTENUTO IN PASSATO DA DIO

Niente ci incoraggia di più ad andare al trono della grazia, che ricordare i benefici ottenuti da Dio in passati.

La nostra fede soccomberebbe all’avversità, e il dolore soffocherebbe il nostro cuore, se non ci ricordassimo le esperienze del passato. Ci aiuta a credere che Dio ascolta le preghiere del suo popolo e nel presente e nel futuro fa quello che con compassione ha già fatto in passato.

Cosa a fatto Dio per te in passato? Cosa puoi dire delle esperienze che hai avuto con lui nel cammino degli anni passati? Non ha forse mantenuto la sua parola? Ha mai smesso di mantenere quello che ha promesso?

“Rimarrai tu adirato con noi per sempre? Prolungherai la tua ira per ogni età?” (Salmo 85:6).

Questa è stata la mia preghiera: “Signore, fallo di nuovo! Risveglio? Fallo di nuovo. Forza, una nuova effusione dello Spirito Santo? Signore, fallo di nuovo! Miracoli nel passato? Signore, falli di nuovo!”.

Ritorna alla Legge e ascolta quanto essa rivela della sua natura: “"L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato…" (Esodo 34:6-7).

Questo è ciò che Dio è stato, è e sarà sempre! Dio ti ha condotto fino a questo momento; perché dovrebbe lasciarti proprio adesso?

Benedetto colui che mette la sua fiducia nel Signore!

martedì 22 marzo 2011

LE LACRIME DEL GIUSTO

La Bibbia dichiara enfaticamente che nessuna delle lacrime dei suoi figli cade a vuoto. Davide diceva: “Riponi le mie lacrime nel tuo otre; non le hai registrate nel tuo libro?” (Salmo 56:8). Le lacrime del giusto gli sono preziose, le ripone. Se Dio preserva le mie lacrime, non preserverà forse anche me?

È quasi troppo fantastico fare questa considerazione. Quello che mi colpisce di questo verso è che se lui conta ogni mia lacrima, quanto più gli potrà essere prezioso il mio sangue, la mia vita, le mie necessità.

Finché non siamo persuasi nella mente che Dio prende nota di ogni nostra afflizione, non potremo ottenere la fiducia necessaria per credere che lui imbottiglia le nostre lacrime. Riusciamo a credere a questa verità, che l’Iddio che conta ogni capello del nostro capo e imbottiglia ogni nostra lacrima, non intercede per noi?

Ascolta questa parola nel tuo spirito. Ogni lacrima che hai versato per i peccati del passato, ogni lacrima versata nei momenti di afflizione e di stress, ogni lacrima versata per le anime perdute, è scritta nel suo libro.

Forse dici: “Io non piango. È difficile che mi escano le lacrime”. Credo nelle lacrime dell’anima: solo Dio le vede. Sono lacrime interne, silenziose, spesso versate nei momenti di afflizione e necessità.

Nessuna delle tue lacrime è sprecata! Nessuna è caduta invano. Credere in Dio significa credere in questa incredibile verità.

lunedì 21 marzo 2011

SCHIAVO PER SCELTA

“…Lo schiavo apertamente dice: "Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero" (Esodo 21:5). Per questo servo non c’è dilemma, non c’è scelta. La sua decisione non era mai stata messa in discussione. Il suo padrone era tutto il suo mondo ed egli era legato a lui da un legame eterno d’amore. Non avrebbe mai potuto lasciare il suo padrone o la sua casa.

La vita di questo servo ruotava intorno al suo amore per il proprio signore, e, come Paolo, considerava tutto il resto “spazzatura”, allo scopo di vincere il suo padrone. Era il tipo di persona disposto ad essere maledetto affinché altri venissero a conoscenza dell’amore del suo signore.

Questo servo stimava l’intimità col suo padrone al di sopra di ogni benedizioni terrena. A chi importava delle greggi, del raccolto, dell’olio o del vino quando poteva avere comunione infinita col maestro? Il suo cuore traboccava d’affetto per lui, e lo rese molto chiaro: “Amo il mio padrone e non me ne andrò libero”.

Ciò che questo servo sta dicendo è semplicemente questo: Cristo mi basta! Niente in questo mondo vale il non sentire più la Sua presenza. Tutto il benessere e la prosperità della terra non si può comparare ad un solo giorno speso con Lui. Le delizie alla Sua destra vanno incredibilmente al di là di ogni forma d’estasi nota all’uomo. Conoscerlo, essere dove Lui è, sedere insieme nei luoghi celesti, vale più della vita stessa. Servirlo, essere guidati da Lui, andare e venire quando Lui solo lo comanda, rappresenta la vita ai suoi più alti livelli.

Vorresti ricordarmi che sei un figlio, e non un servo? Allora io vorrei gentilmente ricordarti che Gesù fu un Figlio che “non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:6-7). Sarebbe potuto venire come un potente Principe potente dell’Altissimo, calpestando ogni nemico, invece Cristo scelse di venire come uno schiavo, totalmente consacrato agli interessi di Suo Padre.

Lo schiavo devoto di cui leggiamo in Esodo, credeva di avere un’unica missione nella vita, ed era quella di servire il suo padrone. Non lo faceva per un’eredità, sebbene sia scritto: “Il servo che agisce saggiamente dominerà sul figlio che fa disonore e riceverà una parte di eredità con i fratelli” (Proverbi 17:2). L’amore rendeva facile obbedire, e da mattina a sera, ogni giorno della veglia, viveva in servitù volontaria al suo padrone. Era mosso soltanto dall’amore, non dal senso di colpa, né da un senso del dovere. Non c’è da meravigliarsi che Gesù poté dire: “Se mi amate, mi ubbidirete”.

venerdì 18 marzo 2011

SCHIAVO PER SCELTA

“…Lo schiavo apertamente dice: "Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero" (Esodo 21:5). Per questo servo non c’è dilemma, non c’è scelta. La sua decisione non era mai stata messa in discussione. Il suo padrone era tutto il suo mondo ed egli era legato a lui da un legame eterno d’amore. Non avrebbe mai potuto lasciare il suo padrone o la sua casa.

La vita di questo servo ruotava intorno al suo amore per il proprio signore, e, come Paolo, considerava tutto il resto “spazzatura”, allo scopo di vincere il suo padrone. Era il tipo di persona disposto ad essere maledetto affinché altri venissero a conoscenza dell’amore del suo signore.

Questo servo stimava l’intimità col suo padrone al di sopra di ogni benedizioni terrena. A chi importava delle greggi, del raccolto, dell’olio o del vino quando poteva avere comunione infinita col maestro? Il suo cuore traboccava d’affetto per lui, e lo rese molto chiaro: “Amo il mio padrone e non me ne andrò libero”.

Ciò che questo servo sta dicendo è semplicemente questo: Cristo mi basta! Niente in questo mondo vale il non sentire più la Sua presenza. Tutto il benessere e la prosperità della terra non si può comparare ad un solo giorno speso con Lui. Le delizie alla Sua destra vanno incredibilmente al di là di ogni forma d’estasi nota all’uomo. Conoscerlo, essere dove Lui è, sedere insieme nei luoghi celesti, vale più della vita stessa. Servirlo, essere guidati da Lui, andare e venire quando Lui solo lo comanda, rappresenta la vita ai suoi più alti livelli.

Vorresti ricordarmi che sei un figlio, e non un servo? Allora io vorrei gentilmente ricordarti che Gesù fu un Figlio che “non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini” (Filippesi 2:6-7). Sarebbe potuto venire come un potente Principe potente dell’Altissimo, calpestando ogni nemico, invece Cristo scelse di venire come uno schiavo, totalmente consacrato agli interessi di Suo Padre.

Lo schiavo devoto di cui leggiamo in Esodo, credeva di avere un’unica missione nella vita, ed era quella di servire il suo padrone. Non lo faceva per un’eredità, sebbene sia scritto: “Il servo che agisce saggiamente dominerà sul figlio che fa disonore e riceverà una parte di eredità con i fratelli” (Proverbi 17:2). L’amore rendeva facile obbedire, e da mattina a sera, ogni giorno della veglia, viveva in servitù volontaria al suo padrone. Era mosso soltanto dall’amore, non dal senso di colpa, né da un senso del dovere. Non c’è da meravigliarsi che Gesù poté dire: “Se mi amate, mi ubbidirete”.

giovedì 17 marzo 2011

LO SCHIAVO

Le vie di Dio sembrano paradossi alla mente umana. Egli dice: “Per vivere, devi morire. Per trovare la tua vita, devi perderla. Per diventare forte, devi prima diventare debole”.

Uno dei più grandi paradossi è questo: Per essere davvero libero, devi essere legato. Per ottenere la più grande libertà in Dio, devi rinunciare ad ogni diritto e diventare un servo vincolato a vita al Signore Gesù Cristo. Vi è una gloriosa schiavitù d’amore che conduce alla più elevata forma di emancipazione e libertà. Si tratta di una resa volontaria, che nasce dall’amore e l’affetto, che porta a considerare la servitù persino maggiore della figliolanza.

In un tempo in cui il popolo di Dio sembra ossessionato dal reclamare i propri diritti, preso dai benefici e le benedizioni del Signore, gioverebbe a tutti noi permettere allo Spirito Santo di aprire i nostri occhi ad un luogo in Dio che va al di là di qualsiasi cosa abbiamo mai scoperto. Rientra nel Suo perfetto ordine divino che noi riceviamo ogni cosa buona dalla Sua mano, e nessun figlio del Signore dovrebbe sentirsi colpevole per le benedizioni e i benefici riversati su di lui.

Tuttavia, abbiamo bisogno di vedere che c’è qualcosa di migliore delle benedizioni e della prosperità, qualcosa di molto più gratificante di qualsiasi altro beneficio che Egli ci offre ogni giorno.

Un servo legato a Lui è colui che è entrato nella sacralità del servizio al suo padrone. Ciò viene splendidamente descritto nella Scrittura seguente:

“Se compri uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni; ma il settimo se ne andrà libero, senza pagare nulla. Se è venuto solo, se ne andrà solo; se aveva moglie, la moglie se ne andrà con lui. Se il suo padrone gli dà moglie e questa gli partorisce figli e figlie, la moglie e i figli di lei saranno del padrone, ed egli se ne andrà solo.

“Ma se lo schiavo apertamente dice: "Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, e non voglio andarmene libero", allora il suo padrone lo farà avvicinare a DIO e lo farà accostare alla porta o allo stipite; quindi il suo padrone gli forerà l'orecchio con un punteruolo; ed egli lo servirà per sempre” (Esodo 21:2-6).

Questi versi sono molto più della preoccupazione di Dio per gli schiavi e la servitù. In tipo e in ombra, essi ritraggono chiaramente il servo legato al Signore Gesù Cristo.

Cristo è il Padrone in questo racconto, e noi siamo gli schiavi la cui libertà è stata acquistata. La croce è il Sabato di Cristo, l’anno di rilascio per tutti i prigionieri, schiavi, servi, e di noi che eravamo schiavi sotto la Legge siamo stati liberati dalla grazia!

Siamo stati liberati dal peccato, ma siamo schiavi di Cristo, per tutti i nostri giorni, per nostra scelta.

mercoledì 16 marzo 2011

VIVERE ALLA SUA PRESENZA

“E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore” (2 Corinzi 3:18). Noi diventiamo ciò che contempliamo! Il centro della nostra attenzione diffonde la propria influenza su tutta la nostra vita. Ciò che contempliamo con i nostri occhi spirituali ci ossessiona, ci sopraffà! Paolo scelse di essere ossessionato da Cristo; il Salvatore divenne l’unico oggetto dei suoi pensieri, della sua predicazione, della sua dottrina. “Perché mi ero proposto di non sapere fra voi altro, se non Gesù Cristo e lui crocifisso” (1 Corinzi 2:2). Egli tenne il suo sguardo fisso sul Capo del corpo, e non sui problemi nel corpo.

Il desiderio di Dio per noi è quello di essere rivestiti della presenza di Cristo. Vuoi vittoria sul peccato e liberazione da tutta la potenza del nemico? Allora prega diligentemente di ricevere una manifestazione della presenza di Cristo. Se sei serio a riguardo, i Suoi occhi amorevoli ti faranno sciogliere e ti porteranno in un luogo di rottura e contrizione.

Quella stessa dolce presenza del Signore diverrà il centro, la vita della tua anima. Non vorrai più lasciare la Sua presenza. Ti appoggerai al Suo braccio ed ogni timore sparirà, succeduta da pace e riposo perfetti. Puoi affrontare Satana e il peccato rivestito della gloriosa potenza della Sua presenza. La Parola di Dio promette: “Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli” (Apocalisse 3:5).

La chiesa avanza negli ultimi giorni come “una donna vestita di sole…” (Apocalisse 12:1). Esso è Cristo, il nostro abito bianco! Ci siamo rivestiti di Cristo e dimoriamo nella Sua presenza, al di sopra di ogni principato e potestà.

In realtà non è complicato. In effetti, potremmo riassumerlo in quattro parole: RESTA VICINO A GESÙ! Vivi alla sua presenza, e prendi per fede il tuo posto affianco a Lui nei luoghi celesti. Contemplalo, mentre Egli sta alla destra del Padre in nostro favore, e nulla ti ostacolerà. Sarai al di sopra di tutto, e come Stefano, lo contemplerai nei cieli (vedi Atti 7:56).

martedì 15 marzo 2011

LA POTENTE MANO DI DIO

“La tua destra, o Eterno, è mirabile nella sua potenza. La tua destra, o Eterno, frantuma i nemici” (Esodo 15:6).

Sebbene alcuni cristiani sappiano di essere perdonati e salvi, manca loro il senso della potenza contro la carne. Costoro non sono giunti alla conoscenza della “piena liberazione” dalla loro natura malvagia. Cristiano, per il Suo sangue Egli ci assicura, poi per la sua potente mano Egli spezza la potenza del peccato in noi. Il peccato è ancora dimorante, ma non governa più!

“Libero dalla schiavitù per la potenza della Sua mano”. Che parola incredibilmente incoraggiante in questi giorni di disillusione e sforzi sovraumani per essere liberi dal potere del peccato. Eppure siamo così riluttanti a riconoscere l’opera della mano di Dio. Va contro il nostro orgoglio, il nostro senso di giustizia, la nostra teologia accettare la verità per cui la nostra liberazione dal dominio del peccato proviene da un potere che non è il nostro. Ma guarda l’esempio che ci viene offerto: Israele usciva armato, ma tutte le battaglie erano del Signore. “L'Eterno non salva per mezzo di spada né per mezzo di lancia; poiché l'esito della battaglia dipende dall'Eterno, ed egli vi darà nelle nostre mani” (1 Samuele 17:47). In Esodo viene riportato che “… I figli d’Israele uscirono pieni di baldanza” (14:8) e cantarono lodi a Dio dopo essere passati incolumi attraverso il Mar Rosso.

Il sangue assicurò Israele dal giudizio divino, ma la potente mano di Dio li liberò dalla potenza della carne. Avevano sperimentato la sicurezza e se ne rallegrarono; ora avevano bisogno di potenza! Potenza per disfarsi una volta per tutte del vecchio nemico, e potenza che li equipaggiasse contro tutti i nuovi nemici a venire. Quella potenza è nella forte e potente mano dell’Eterno.

Ci sono state fatte delle promesse grandi e preziose, che sorpassano quelle date ad Israele. Dio ha promesso di liberarci da ogni male e di farci sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, liberi dal dominio del peccato.

Ma prima dobbiamo imparare a detestare il peccato: nessun accordo, nessun compromesso. Coccola il tuo peccato, giocaci, permettigli di restare, rifiutati di demolirlo, e un giorno diventerà la cosa più dolorosa nella tua vita.

Non pregare per ottenere vittoria sui peccati della carne se prima non hai coltivato un odio per essi. Dio non avrà nulla a che fare con le nostre scuse e le nostre attenuanti. Sei schiavo di un peccato segreto che causa tumulto e angoscia, sia fisica che spirituale? Lo odi con tutto te stesso? Avverti la santa ira di Dio contro di esso?

Finché non sarà così, la vittoria non giungerà mai.

lunedì 14 marzo 2011

SALVI DAL GIUDIZIO

Il sangue di Cristo purifica da ogni peccato, è la nostra espiazione. Ma prima di tutto, è la nostra sicurezza. È il modo di Dio di assicurarsi un popolo pronto ad una piena liberazione. Ricorda, nella notte della Pasqua ebraica, gli israeliti erano al sicuro, ma non erano ancora stati liberati. Dovevano ancora affrontare un Mar Rosso, un deserto, la battaglia contro i giganti, mura imponenti e fortezze nemiche.

Sono convinto che prima di poter combattere contro principati e potestà, prima di poter resistere alla concupiscenza e alla tentazione (i nostri giganti moderni), io debba avere la consapevolezza che sotto il sangue sono al sicuro! Sebbene io non sia ancora stato pienamente liberato, sono fuori dal giudizio. I nemici carnali si profilano davanti a me, ma il sangue ha fatto di me un soldato al sicuro.

Non puoi combattere giganti, abbattere fortezze o stare fermo davanti alle situazioni peggiori, a meno che non ci sia un’assicurazione di assoluta sicurezza sotto il sangue. Non importa ciò che dice il mio cuore, non importa quanto colpevole o condannato io mi senta, non importa quali sussurri io senta, devo sapere senza ombra di dubbio di essere al sicuro! Non sono destinato al giudizio, perché il sangue sulla porta del mio cuore mi assicura al Suo cospetto.

Mettiamo sempre in discussione la nostra sicurezza. Se Dio basasse la nostra sicurezza sul nostro amore per Lui o sulla nostra bontà, saremmo più in pericolo di coloro che infrangono la Legge, perché sotto la grazia vi è maggiore responsabilità. Dio deve togliere la sicurezza dalle nostre mani, affinché essa sussista soltanto sulla Sua pura misericordia e grazia. Non per la nostra devozione, obbedienza o bontà, ma solo per la Sua misericordia. Obbedienza e devozione sono conseguenze del nostro amore per Cristo.

Non fu il pane azzimo a salvare i figli d’Israele, ma fu il sangue. Nessun israelita “entrò e uscì” dalla sicurezza a motivo di qualche colpa personale. Essi erano tutti al sicuro, finché il giudizio non fosse passato. L’obbedienza era di applicare il sangue sugli stipiti della porta. Siamo chiamati a confessare e confidare nel sangue redentore di Cristo.

Dio non ha mai destinato i Suoi figli a vivere nella paura, con ansietà o sensi di colpa. Egli aveva preparato riposo per loro, quella sicurezza assoluta e perfetta del sangue del suo stesso, amato Figlio. Per mezzo del Suo intervento di grazia, Dio stava dicendo ad Israele: “Ora che vedete come io vi ho protetto e ho rimosso da voi ogni paura di giudizio, lasciate che IO vi liberi fisicamente. Vi ho protetto per rendervi santi”.

La verità inopinabile è che non esiste nulla che possa essere aggiunto al sangue di Cristo per renderci più sicuri! Il sangue ci protegge perfettamente, ci rende accettevoli agli occhi di Dio, e ci salva dall’ira. L’apostolo Paolo dichiara: “Molto più dunque, essendo ora giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui” (Romani 5:9).

venerdì 11 marzo 2011

RINGRAZIAMO DIO PER LE SUE MOLTEPLICI GRAZIE E PER LE SUA AMOREVOLE BONTA’

Mi sento spinto dallo Spirito Santo a scrivervi riguardo a Dio che apre le porte chiuse. Qualcuno che sta leggendo questo messaggio si identificherà immediatamente con questa frase perché si è scontrato con una o con più porte chiuse.

C’è una porta, proprio davanti alla tua faccia, che sembra essere perennemente bloccata. Potrebbe trattarsi di una seria situazione finanziaria, e tu hai pregato affinché si aprisse la porta di qualche opportunità. Ma tutto ciò che hai provato sembra fallire; le porte non si aprono assolutamente.

Io non conosco il motivo per cui la tua porta è chiusa, ma per molti sembra che anche le finestre e le porte del cielo siano chiuse. I cieli sembrano fatti di ottone e pare che tu non possa oltrepassarli. La porta chiusa di cui io sto parlando riguarda alcune questioni, situazioni o bisogni per cui tu stai pregando molto. Potrebbe trattarsi di una crisi che necessita niente di meno che un miracolo e tu non hai ancora ricevuto una risposta alle tue ferventi preghiere e richieste al Signore.

In Apocalisse, Cristo si definisce come COLUI CHE APRE E CHIUDE LE PORTE CHIUSE (3:7) in una lettera inviata ai credenti dell’antica Filadelfia, una chiesa con cui il Signore si complimenta per aver custodito la Sua Parola e per non aver mai rinnegato il Suo nome. In pratica, nei loro molti periodi di prova, queste persone erano rimaste fedeli alla Parola di Dio. Essi non accusarono il Signore di averli trascurati o di aver rivolto un orecchio sordo nei loro momenti di pianto.

Sicuramente, Satana era venuto contro di loro con bugie. I suoi principati e potestà delle tenebre, spiriti bugiardi che riversano le viscere dell’inferno, dicono che Dio ha chiuso ogni porta, che non è degno di lode e fede. Ma questi credenti, di cui Gesù disse fossero di poca forza, continuarono a credere, aspettando pazientemente che Dio mettesse la chiave nella porta e la aprisse. Egli possiede la chiave di ogni porta chiusa e solo Lui può mostrarci delle porte aperte.

Di seguito riporto ciò che il Signore promise loro e si tratta di una promessa anche per noi:

“Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch’io ti custodirò dall’ora della tentazione che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra”. (3:10)

Quest’ora della prova è tuttora sopra di noi. Essa consiste in incredibili test di fede, così grandi e così impetuosi che molti cadranno in un’incredulità mortale. In effetti, una grande caduta da una fede durevole si sta verificando ora in tutto il mondo.

Ma tu, poiché credi ancora nelle Sue promesse, e vuoi morire nella fede anche se non vedi le promesse realizzate, tu sarai custodito dalla prova che verrà sugli increduli. Dio ha ascoltato il tuo grido ed Egli conosce il tempo, il momento giusto, per aprire tutte le porte. Quindi, non rinunciare. Non dubitare mai. Resta saldo sulle Sue promesse. Egli non ti deluderà.

giovedì 10 marzo 2011

LODATO SIA DIO PER LA SUA TENERA MISERICORDIA

Ho un breve messaggio per coloro i quali stanno vivendo una situazione dolorosa e schiacciante. Non sto parlando a coloro che ora stanno godendo di un periodo di riposo dalla sofferenza, coloro che non si trovano in alcun tipo di dolore o dispiacere. Grazie a Dio per quei momenti di dolce riposo.

Piuttosto, io ricevo così tante lettere da preziosi seguaci di Gesù che stanno vivendo con un incredibile dolore dentro e in situazioni di crisi: divorzio, figli drogati o detenuti, la morte del coniuge. Una donna molto innamorata del Signore soffre per la perdita dei suoi tre figli, morti soffocati in un incendio. Un pastore soffre per sua moglie, che ha lasciato lui e i suoi figli per un amore lesbico. Potrei andare ancora avanti, riferendomi a tutte i figli di Dio che sono oppressi da dolore e sofferenza.

Ho un messaggio per te che stai soffrendo per un dolore, che sei rattristato o vivi nell’afflizione. Nel Salmo 40, Davide gemeva: “Mali innumerevoli mi circondano … degnati, o Eterno di liberarmi: Signore, affrettati in mio aiuto” (Salmo 40:12,13). “Si rallegrino e gioiscano in Te tutti quelli che Ti cercano … quanto a me, io sono povero e bisognoso, ma il Signore ha cura di me. Tu sei il mio aiuto e il mio liberatore; Dio mio, non tardare” (Salmo 40: 16,17)

Sono stato molto benedetto e confortato dalla prima parte del verso 17: “Il Signore ha cura di me”. Provate ad immaginare: Il Signore Iddio che ha creato ogni cosa, l’Iddio dell’universo, sta pensando a me.

Anche ora, in questo momento, i suoi pensieri sono rivolti verso di te, nella tua ora di bisogno.

Quando gli Israeliti si trovavano in cattività a Babilonia e si dolevano per la perdita di case e familiari, per dolori e problemi continui, Dio mandò loro la Sua parola attraverso il profeta Geremia: “Poiché io conosco i pensieri che ho per voi, dice l’Eterno, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11). Dio disse al Suo popolo: “Il vostro incubo sta giungendo alla fine. Io ho solamente pensieri di bene per voi, e se mi cercate con tutto il vostro cuore, voi mi troverete” (guarda Geremia 29:11-13).

Dio non è arrabbiato nei tuoi confronti. Santi afflitti, non vacillate nel riporre la vostra fiducia in Lui. In periodi di stress, quando vi sentite soli e vi rammaricate, andate in preghiera. Riversate il vostro cuore sul Signore. Egli ha cura di voi ed è al lavoro per voi.

mercoledì 9 marzo 2011

L’AMORE DI DIO PER IL SUO POPOLO NON DELUDE MAI

Mentre leggevo il Salmo 13, sono rimasto colpito al punto da inviarvi alcune parole di incoraggiamento che ho estrapolato da questo edificante capitolo.

Davide scrisse le parole contenute in questo Salmo. Egli chiese: “Fino a quando o Eterno, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il Tuo volto? Fino a quando avrò afflizione nel mio cuore tutto il giorno? Fino a quando si innalzerà il mio nemico sopra di me?”

Sembra che Davide senta che Dio lo abbia completamente lasciato a soffrire, a svegliarsi ogni giorno con una nuvola nera sospesa su di lui. Per una stagione, Davide parlò disperandosi: “Dio, questa sensazione di isolamento durerà per sempre? Quando le mie preghiere otterranno una risposta?”

Quando i problemi ci assalgono sebbene noi sappiamo di amare il Signore, quando la liberazione ci appare distante e senza speranza, noi affondiamo sotto una pressione. Proprio ora, qualcuno leggendo queste parole sta affondando sotto la pesante pressione di una situazione che sembra irrisolvibile. Essi si trovano sull’orlo di una totale disperazione, sperando che la calma giunga quantomeno per una pausa della loro prova.

Nel mezzo della propria prova Davide chiedeva: “Fino a quando avrò l´ansia nell´anima?” Egli aveva ideato un piano dopo l’altro, cercando di escogitare vie d’uscita al suo problema, ma tutti i suoi piani, tutti i tentativi, erano falliti. Ora egli non aveva nient’altro a cui pensare, nessuna soluzione fattibile. Egli era alla fine di tutto.

Com’è sconcertante vedere un raggio di speranza, un po’ di sole, ma poi ripiombare nuovamente nella disperazione. Ricorda, tutto ciò accadde ad un uomo buono, qualcuno vicino al cuore di Dio. Davide fu un uomo che testimoniò di avere grande fiducia nel Signore. Inoltre, come noi, Davide attraversò periodi difficili, così come egli stesso descrive in questo salmo.

In che modo Davide risorse da questa fossa di disperazione? “Io confido nella Tua benignità…io canterò”.

Permettetemi di condividere con voi le ragioni per continuare a credere durante le vostre attuali prove:

• Non importa quanto le tempeste possano infuriare, il nostro prezioso Signore continuerà a nutrire gli uccelli del cielo, a vestire i gigli dei campi, a rifornire un oceano pieno di pesci con i loro bisogno quotidiani. “Il tuo Padre celeste li nutrirà…” neanche un uccello è mai caduto al suolo senza che l’occhio del Padre non fosse su di lui.

• Quale tipo di Padre nutrirebbe tutte le creature della terra e poi trascurerebbe i propri figli? Gesù ci esortò a “non essere in ansia” per i bisogni e i problemi quotidiani, “perché Egli si cura di voi”.

Davvero, il Signore ti ama, e non rivolgerà un orecchio sordo ai tuoi gridi. Resta fermo sulle Sue promesse. Muoviti per fede. Aspettalo pazientemente. Egli non ti deluderà mai.

martedì 8 marzo 2011

ESALTIAMO IL NOME DI GESU’ CRISTO NOSTRO SIGNORE!

Qualcuno che sta leggendo necessita di un tocco da parte di Gesù. Quando il Signore ministrava qui sulla terra, Egli andò in giro guarendo e ristorando gli afflitti semplicemente toccandoli. Quando Gesù toccò la suocera di Pietro, “la febbre la lasciò”. Egli toccò la bara del bambino morto e il ragazzo tornò in vita. Egli toccò gli occhi di persone cieche ed esse poterono vedere. Egli toccò l’orecchio di un uomo sordo il quale immediatamente riacquistò l’udito. Dei genitori portarono il loro bambino a Gesù “affinché Egli lo toccasse”. Il Suo tocco gentile cambiò tutto. Moltitudini di persone portarono le loro malattie ed infermità e Gesù trovava sempre il tempo di stendere la Sua mano e toccarle tutte, guarendole.

Se tu conosci realmente il Signore intimamente, hai sperimentato e sentito il tocco della mano di Gesù. In tempi di solitudine, di scoraggiamento, di confusione, tempi così incerti e dolorosi, tu hai gridato dal profondo della tua anima: “Signore Gesù, io ho bisogno del Tuo tocco, ho bisogno di sentire la Tua presenza. Vieni, Gesù, e tocca la mia anima assetata”.

Qualcuno necessità di un tocco di Dio sulla sua mente. Satana è venuto con i suoi malvagi principati per tormentare e sovraccaricare la mente con pensieri diabolici, pensieri incredibili, pensieri che non piacciono a Dio, pensieri spaventosi, di indegnità, pensieri di disappunto da parte di Dio. I credenti onesti ti diranno che hanno sperimentato questi attacchi nelle loro menti. Satana è determinato a distruggere la nostra fede e la nostra dipendenza dal Signore.

Nella Scrittura, il tocco di Gesù si verificava in risposta ad un grido. Non esistono testimonianze che Egli abbia mai tralasciato o rigettato un tale grido. Ed Egli non ignorerà il tuo grido, ma risponderà con misericordia al tuo bisogno. In Matteo 8 leggiamo di un lebbroso che venne a Gesù dicendo: “Signore, se vuoi, Tu puoi mondarmi”. Gesù stese la Sua mano e lo toccò dicendo: “si, io lo voglio, sii mondato. E in quell’istante egli fu guarito dalla sua lebbra”. Dopo aspettati che Colui che non ha riguardi personali, ti toccherà e ti guarirà, nella mente, nel corpo, nell’anima e nello spirito. Il braccio del Signore è steso su di te, ma Egli aspetta un tuo grido di bisogno, il grido d’aiuto che è anche un grido di attesa.

“Ma gli Egiziani ci maltrattarono, ci oppressero e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo all’Eterno, il Dio dei nostri padri e l’Eterno udì la nostra voce, vide la nostra afflizione, il nostro duro lavoro e la nostra oppressione. Così l’Eterno ci fece uscire dall’Egitto con potente mano e con braccio steso, con cose spaventose e con prodigi e segni; ci ha poi condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese dove scorre latte e miele” (Deuteronomio 26: 6-9).

lunedì 7 marzo 2011

UNA PROMESSA COME UNA CORAZZA

Dio ci ha dato una promessa per la nostra vita sulla terra paragonabile ad una corazza. Egli dice che quando il nostro nemico tenterà di sconfiggerci, “il mio popolo conoscerà il mio nome, perciò comprenderà in quel giorno che sono io che ho parlato: «eccomi!»” (Isaia 52:6).

In altre parole Dio dice: “quando ti troverai nella tua prova più oscura, io verrò e pronuncerò una parola per te. Tu mi sentirai dire «Sono io, Gesù, il tuo Salvatore. Non aver paura»”.

In Matteo 14, i discepoli erano in una barca nel mezzo di una tremenda tempesta, essendo sballottati dal vento e dalle onde. All'improvviso gli uomini videro Gesù camminare verso di loro sull’acqua. La Scrittura dice: “quando i discepoli lo videro camminare sul mare si turbarono e dissero: è un fantasma! E si misero a gridare dalla paura” (Matteo 14:26).
Cosa fece Gesù in quel momento spaventoso? “Ma subito Gesù parlò loro, dicendo: «coraggio; sono io, non temete!»”.

Io mi sono chiesto perché Gesù usò questa specifica espressione, “coraggio”. Perché avrebbe detto ciò a degli uomini che pensavano di stare per morire?

La parola “coraggio” significa “essere sollevato, felice, liberato dalla paura”. E qui, nel momento di afflizione dei discepoli, Gesù riferisce quell’espressione alla sua persona. Ricorda, questi uomini Lo conoscevano personalmente ed Egli si aspettava che essi agissero in base alla Sua parola per fede. Egli stava dicendo: “il Padre ha promesso che io verrò a voi nella vostra tempesta. È scritto: “perciò comprenderà in quel giorno che sono io che ho parlato: «eccomi!»” (Isaia 52:6). Ora io sono venuto a voi nella vostra tempesta. Sono io, Gesù, qui con voi nel mezzo di tutto ciò. Perciò, coraggio!”. Allo stesso modo, il nostro Salvatore si aspetta la stessa reazione di fede da noi, nei nostri momenti difficili.

venerdì 4 marzo 2011

COMPLETAMENTE DIPENDENTE DA LUI

Dio ha sempre desiderato un popolo che volesse camminare in completa dipendenza da lui davanti agli occhi del mondo.

Per questo motivo Egli prese la piccola ed insignificante nazione di Israele e la isolò in un deserto. Egli stava ponendo quel popolo in una scuola di sperimentazione, per forgiare delle persone che credessero in lui a prescindere dalle loro circostanze.

Egli voleva che Israele testimoniasse: “io posso passare attraverso ogni test e difficoltà, anche al di là delle mie capacità. Come? Io so che il mio Dio è con me in ogni prova. Egli me ne trarrà sempre fuori” Considera la dichiarazione di Mosè ad Israele: “[Dio] ti ha fatto patir la fame” (Deuteronomio 8:3). Il Signore stava dicendo loro: “Io ho orchestrato la vostra prova. Non è stato il diavolo. Io possedevo tutto il pane e la carne di cui avevate bisogno per tutto il tempo e io ero pronto a farli cadere dal cielo in qualsiasi momento. Era tutto stipato nelle mie provviste, in attesa che voi lo riceveste. Ma io l’ho trattenuto per un periodo e ho fatto questo per uno scopo. Io stavo aspettando che voi arrivaste fino alla fine della vostra autosufficienza. Volevo portarvi ad un punto di crisi, dove solo io potevo liberarvi. Io ho permesso che voi sperimentaste la “fine del vostro spirito”, un posto di umana impotenza che richiedesse un miracolo di liberazione da parte mia.”

Oggi il Signore sta ancora cercando persone che dipendano totalmente da lui. Egli desidera una chiesa che testimoni sia a parole che con le opere che Dio è onnipotente nei loro confronti. Egli vuole che un mondo senza salvezza veda che Egli opera potentemente in favore di coloro che lo amano.

Giobbe dichiarò: “Ma Egli conosce la strada che io prendo; se mi provasse, ne uscirei come l’oro” (Giobbe 23:10). Qui c’è un’affermazione incredibile, specialmente considerando il contesto in cui Giobbe la pronunciò.

Giobbe soffrì una delle peggiori prove a cui ogni essere umano potesse essere sottoposto. Egli perse tutti i suoi figli in un tragico incidente e poi perse la ricchezza e i suoi possedimenti. Alla fine egli perse la sua salute fisica. E tutte queste cose capitarono in un lasso di tempo relativamente breve, esse furono totalmente travolgenti.

Ancora, Dio aveva posto Giobbe in questo sentiero e il Signore solo sapeva dove esso l’avrebbe condotto alla fine. Era un piano così divinamente organizzato che Dio permise anche a Satana di affliggere Giobbe. Ciò perché Giobbe non potesse vedere Dio in ognuna delle sue afflizioni: “Ecco, vado ad oriente, ma là non c’è; ad occidente, ma non lo scorgo; opera a settentrione, ma non lo vedo; si volge a mezzogiorno, ma non riesco a vederlo. Ma Egli conosce la strada che io prendo”. (Giobbe 23:8-10)

Giobbe stava dicendo: “Io so che Dio è al corrente di ogni cosa che sto sopportando ed Egli conosce la strada nonostante tutto. Il mio Signore mi sta provando proprio adesso e io sono fiducioso che Egli me ne trarrà fuori con una fede più forte. Io ne uscirò purificato e affinato, con una fede più preziosa dell’oro”.

mercoledì 2 marzo 2011

SODDISFAZIONE

La soddisfazione fu una prova enorme nella vita di Paolo. Dopo tutto, Dio disse che lo avrebbe usato potentemente: “Costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele” (Atti 9:15). Quando Paolo ricevette questa missione la prima volta, “subito si mise a predicare il Cristo nelle sinagoghe, proclamando che egli è il Figlio di Dio” (9:20).

Paolo non aveva fretta di vedere tutto compiuto nella sua vita. Sapeva di avere una promessa eterna da Dio, e vi si aggrappò. Per il tempo presente, egli era soddisfatto di ministrare ovunque si trovasse: testimoniare ad un prigioniero, ad un marinaio, ad un gruppo di donne sulla riva di un fiume. Quest’uomo aveva una missione senza confini, eppure era fedele nel testimoniare ad ogni singola persona.

Paolo non era geloso di uomini più giovani che sembravano sorpassarlo. Mentre essi viaggiavano per tutto il mondo conquistando a Cristo giudei e gentili, Paolo si trovava in prigione. Doveva ascoltare di conversioni di massa avvenute grazie a uomini con i quali egli stesso aveva combattuto per il vangelo della grazia. Eppure Paolo non invidiava questi uomini, sapeva che un uomo arreso a Cristo poteva essere abbassato come anche innalzato: “Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato … ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti” (1 Timoteo 6:6, 8).

Il mondo di oggi direbbe a Paolo, “ormai sei al termine della tua vita e non hai risparmi, non hai investimenti. Tutto ciò che hai è un cambio di vestiti”. So quale sarebbe stata la risposta di Paolo: “Oh, ma ho guadagnato Cristo. Sai che c’è, sono io il vincitore. Ho trovato la perla di grande valore. Gesù mi ha concesso la potenza di deporre ogni cosa e poi di riprendermela. Beh, io lo deposta completamente, ed ora mi attende una corona. Ho soltanto uno scopo in questa vita: vedere il mio Gesù faccia a faccia. Tutte le sofferenze del tempo presente non sono da paragonare con la gioia che mi aspetta”.

martedì 1 marzo 2011

IL CAMMINO DELL’ARRESA

Dio inizia il processo di arresa facendoci cadere da cavallo. Ciò successe letteralmente a Paolo. Stava cavalcando in tutta la sua arroganza verso Damasco, quando un fulmine accecante giunse dal cielo. Paolo venne scagliato a terra, tremante; poi, una voce parlò dal cielo, che diceva, “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9:4).

Paolo sapeva che nella sua vita mancava qualcosa. Egli aveva una certa conoscenza di Dio, ma non aveva una rivelazione personale. Ora, sulle ginocchia, udì queste parole dal cielo: “Io sono Gesù, che tu perseguiti” (9:5). Queste parole sconvolsero totalmente il mondo di Paolo, la Scrittura dice, “tutto tremante e spaventato, disse: "Signore, che vuoi ch’io faccia?" (9:6). La sua conversione fu un’opera grandiosa dello Spirito Santo.

Paolo stava ricevendo guida dallo Spirito Santo verso una vita di arrendi mento. Egli chiese, “Signore, cosa vuoi che io faccia?” e il suo cuore gridava, “Gesù, in che modo posso servirti? In che modo posso conoscerti e piacerti? Nient’altro importa, tutto ciò che ho fatto nella mia carnalità è spazzatura. Ora Tu sei tutto per me”.

Paolo non aveva altra ambizione, non aveva altre forze motrici nella sua vita che questa: “Guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Secondo gli odierni standard di successo, Paolo fu un fallimento totale. Egli non costruì alcun edificio, non ebbe alcuna organizzazione, e i metodi che usò venivano disprezzati dagli altri pastori. In realtà, il messaggio che Paolo predicava offendeva un gran numero di uditori. A volte, egli venne persino lapidato per questo. Il suo argomento? La croce.

Quando ci troveremo davanti a Dio nel giorno del giudizio, non saremo giudicati per il nostro ministero, per i nostri risultati o per il numero di convertiti. Ci sarà soltanto una misura di successo quel giorno: I nostri cuori erano arresi a Dio? Abbiamo messo da parte la nostra volontà e i nostri programmi per ricevere i Suoi? Ci siamo piegati alla pressione degli altri e abbiamo seguito la folla, oppure abbiamo cercato soltanto Lui per ricevere guida? Abbiamo corso da una scuola biblica all’altra per trovare lo scopo nella vita, oppure abbiamo trovato il nostro compimento in Lui?

Io ho soltanto un’ambizione, ed è quella di imparare sempre più a dire soltanto le cose che il Padre mi dona. Nulla di ciò che dico o faccio da me stesso ha valore. Voglio poter dichiarare, “So che il Padre è con me, perché faccio solo la Sua volontà”.