lunedì 31 gennaio 2011

TAGLIA

Gesù dice ai Suoi discepol, "Ora, se la tua mano, o il tuo piede, ti è occasione di peccato, mozzalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno" (Matteo 18:8).

Gesù inizia questa frase con la parola Ora, come per dire, "alla luce di tali fatti". Egli sta collegando questa frase a tutto il contesto della lezione che aveva insegnato riguardo al mischiare le opere con la croce. Dunque, quando qui Lui dice, "se la tua mano, o il tuo piede ti è occasione di peccato", sta parlando dell'offesa che la croce reca alla carne (NdT: la versione inglese dice "se la tua mano o il tuo piede ti offendono).

Quando Gesù dice, "mozzale - tagliale", si sta innanzitutto rivolgendo a uditori giudei riguardo la loro fiducia nelle proprie buone opere. La mano, il piede e l'occhio, tutt'e tre rappresentano la carne - strumenti di indipendenza attraverso i quali l'uomo procede per la sua via, affidandosi alla prorpia volontà e agli sforzi umani per disfarsi dei legami del peccato. Cristo sta dicendo a tali persone, "Il vostro occhio è fisso sulle cose sbagliate. State guardando alle vostre proprie capacità e forze. Dunque, mozzate il vostro occhio. Tagliate ogni speranza di offrire a Dio qualsiasi cosa che provenga dal vostro merito o dalla vostra bontà. La bramosia e le offese devono essere rimosse - ma non dalle vostre mani. Questa è opera dello Spirito.

"Allora correte semplicemente tra le mie braccia. Umiliatevi come fanciulli abbracciando la mia vittoria sulla croce. Dedicatevi ad una vita di devozione totale e dipendenza da me. Per quell'opera al Calvario, voi non appartenete più a voi stessi. Io vi ho comprato. Il mio Spirito soddisferà la mia richiesta di santità in voi".

venerdì 28 gennaio 2011

NON POSSO PARLARTI...A MENO CHE!

E' triste constatare che un gran numero di cristiani non conosce la voce di Dio. Alcuni riescono ad andare avanti per mesi, persino anni, senza mai ricevere una parola intima dal Signore nel loro uomo interiore. Oh, Dio ha parlato loro un tempo, ma col passare degli anni hanno imparato a far tacere la Sua voce soave nei loro cuori. Altri sono stati deviati dalla stoltezza di quanti credono che ogni parola che baleni nella propria mente sia divina. Questo tipo di persone si vantano, "Dio mi ha detto" - mentre la "parola" che essi odono è solo la loro carne avida che prende la parola!

Se vuoi conoscere ed ascoltare la voce di Dio nei giorni a venire, sii pronto a farlo parlare di purificazione prima che di direzione. Molti cristiani vogliono che Dio dica loro come andare avanti con ciò che si sono guadagnati, come provvedere alle loro famiglie, come mantenere a galla i propri affari e carriere. Ma la verità è che, prima che Dio ci dia una parola di direzione in qualsiasi di questi sensi, Egli ci parlerà dei Suoi comandamenti.

"Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri" (Giovanni 15:17). Dio ti parlerà prima delle tue azioni domestiche, con tua moglie e i tuoi figli - sulla tua pronta collera, i tuoi rancori, la tua incapacità di perdonare. Egli porterà alla luce ogni cosa nascosta e segreta della tua vita, e ti dirà con amore, "Voglio essere il tuo consigliere, il tuo consolatore, la tua guida, il tuo protettore, Colui che provvede a te. Voglio camminare con te attraverso ogni prova e difficoltà, e voglio benedirti, mostrarti il mio favore, custodirti per mezzo del mio Spirito. Ma prima, devi essere onesto con me riguardo gli idoli nascosti nel tuo cuore. Proprio ora, tu ti stai aggrappando ad essi, ma devi lasciarli andare! Non possiamo proprio camminare insieme, a meno che non siamo d'accordo su quest questioni nel tuo cuore!"

giovedì 27 gennaio 2011

RICONOSCERE LA VOCE DI DIO

Dio vuole che sappiamo che non importa quanto le cose possano diventare difficili per noi, Egli sosterrà tutti coloro che confidano in Lui attraverso la potenza della Sua voce dolce e soave che parla al nostro uomo interiore ogni giorno.

Ciò viene confermato dal profeta Isaia: "le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: questa è la via; camminate per essa!" (Isaia 30:21).
Devi considerare che Isaia diede questa parola ad Israele nel momento peggiore della sua storia. La nazione era sotto il giudizio, nel degrado più totale, ogni cosa era distrutta. Così Isaia disse ai capi d'Israele: "Tornate al Signore ora! Egli vuole darvi una parola di direzione - vuole parlarvi, dirvi, Và in questa direzione, và in quell'altra, ecco la via.." ma essi non ascoltarono. Decisero di rivolgersi all'Egitto per ricevere liberazione! Pensarono di potersi affidare ai carri e ai cavalli egiziani per ricevere aiuto.

Tuttavia, Dio non mandò il Suo giudizio su Israele in quel momento. Invece, Egli decise di aspettare pazientemente finché non raggiunsero il fondo. Egli disse: "Mentre essi corrono ovunque cercando di sopravvivere, io aspetterò. Voglio mostrare loro la mia misericordia, nonostante la loro malvagità!" (v. 18). Come previsto, andò solo di male in peggio per la nazione. Infine, quando tutti i loro piani erano falliti, Dio disse al popolo: "Ora, lasciate fare a me! Aprite le vostre orecchie, ed io vi parlerò. Io conosco la via d'uscita, ed io vi guiderò. Voglio guidare ogni vostro singolo passo, a destra e a sinistra, per liberarvi. Vi guiderò mediante la mia voce, parlandovi, dicendovi cosa fare, fino all'ultimo dettaglio!"

Ciò che importa, ciò che è di vitale importanza, è che tu giunga a riconoscere la voce di Dio. Egli ancora parla. Egli l'ha detto chiaramente: "Le mie pecore conoscono la mia voce". Ci sono molte voci nel mondo oggi - voci risonanti, esigenti. Ma c'è ancora quella voce sottile, soave del Signore che può essere conosciuta e udita da tutti coloro che confidano in ciò che Gesù ha detto.

martedì 25 gennaio 2011

PACE CON DIO

Gesù morì sulla croce per acquistarci pace con Dio ed ora Egli è in cielo per conservare quella pace per te e per me. La pace che abbiamo con Dio mediante Cristo distingue la nostra fede da tutte le altre religioni.

In ogni altra religione oltre al Cristianesimo, non viene mai affrontata la questione "peccato". Il giogo del peccato non è stato spezzato; per cui, non può esserci pace: "Non c'è pace per gli empi, dice l'Eterno" (Isaia 48:22). Ma noi abbiamo un Dio che provvede pace mediante il perdono dei peccati. Questo è il motivo per cui Gesù venne sulla terra: portare pace alla travagliata, timorosa umanità.

In che modo Gesù custodisce la pace di Dio per me? Egli lo fa in tre modi:

• Primo, il sangue di Cristo ha rimosso la colpa del mio peccato. In tal senso, Paolo dice, "Egli è la nostra pace" (Efesini 2:14). Gesù ha reso possibile la pace per me mediante il Suo sangue.
• Secondo, Cristo custodisce la mia pace e la mia gioia nel credere: "Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo" (Romani 15:13).
• Terzo, Gesù mi fa gioire nella speranza di entrare nella gloria: "...E ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio" (Romani 5:2).

In poche parole, la pace è assenza di paura, ed una vita senza paura è una vita piena di pace.

Quando Gesù ascese al cielo non si crogiolò nella gloria che Dio gli tributò. No, Egli andò al Padre per custodire quella pace vinta a caro prezzo al Calvario.

Il nostro Salvatore è vivente nella gloria, proprio in questo momento, ed Egli è pienamente Dio e pienamente uomo, ha mani, piedi, occhi, capelli. Egli ha ancora le ferite dei chiodi sulle Sue mani e sui Suoi piedi, e il Suo costato è forato. Egli non si è mai disfatto della Sua umanità; Egli è ancora un uomo in gloria. E proprio ora, il nostro uomo nell'eternità sta operando per assicurarsi che non veniamo mai derubati della pace che ci donò quando se ne andò. Egli sta ministrando come nostro Sommo Sacerdote, coinvolto attivamente nel mantenere il Suo corpo sulla terra ripieno della Sua pace. E quando ritornerà, Egli vuole ritrovarci "in pace" (2 Pietro 3:14).

Quando pecco, la mia pace viene interrotta in due aree: in primo luogo la mia coscienza è disturbata e mi accusa, e anche a motivo, inoltre le accuse di Satana mettono la paura dentro di me. Credo che queste siano le prime dure aree in cui l'intercessione di Cristo si applica a noi.

Innanzitutto, il mio Sommo Sacerdote non permetterà che la mia coscienza mi tenga prigioniero, né permetterà che le accuse di Satana contro di me restino senza una contro risposta. Cristo è il mio avvocato insieme al Padre contro ogni accusa proveniente dall'inferno.

Cos'è un avvocato? E' semplicemente "il mio amico in tribunale". Per i cristiani, questo amico in tribunale è anche il figlio del giudice. Inoltre, il nostro avvocato è nostro fratello. In realtà, siamo stati designati ad ereditare le ricchezze del giudice insieme a lui.

lunedì 24 gennaio 2011

IL NOSTRO INTERCESSORE

"Per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Ebrei 7:25).

Cosa intende la Scrittura quando dice che Gesù intercede per noi? Credo che questo argomento sia davvero profondo, maestoso e al di là della comprensione umana. Tremo persino al parlarne. Gli studiosi della Bibbia sostengono opinioni diverse sul significato di tale intercessione.

Attraverso la preghiera e la fiducia nella guida dello Spirito Santo, sto iniziando ad afferrare un briciolo di questa incredibile verità. Di recente pregavo in semplicità, "Signore, in che modo la Tua intercessione nei cieli ha a che fare con la mia vita? La Tua Parola dice che sei al cospetto del Padre in mio favore. Cosa significa questo nel mio cammino quotidiano con Te?"

Il termine "intercessione" significa "supplicare per conto di qualcun altro". Ciò parla di una figura che prende il tuo posto davanti ad altri per perorare la tua causa. Quando senti una tale definizione, ti immagini Cristo che supplica del continuo Dio per te, chiedendo misericordia, perdono, grazia e benedizione? Credo che una simile immagine faccia apparire il nostro Padre Celeste come un avaro. Mi rifiuto di credere che la grazia debba essere supplicata davanti al nostro Dio amorevole. Se ci limitiamo ad una definizione tanto incompleta di intercessione, non comprenderemo mai il significato spirituale più profondo di quello che Cristo compie per noi.

La Bibbia dichiara che il mio Padre celeste conosce i miei bisogni prima che io gliene parli, e spesso, Egli provvede a quei bisogni prima ancora che io preghi. Dunque, trovo difficile accettare che il Figlio di Dio debba supplicare al Suo cospetto per ricevere qualsiasi cosa. Inoltre, la Scrittura dice che il Padre ha già provveduto ogni cosa per Suo Figlio: "In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità" (Colossesi 2:9).

Non ritengo di sapere tutto riguardo l'intercessione di Cristo in nostro favore, ma credo fermamente che qualsiasi cosa il nostro Sommo Sacerdote stia compiendo mediante questa intercessione per noi sia qualcosa di molto semplice. Credo che l'intercessione abbia direttamente a che fare con la crescita del Suo corpo qui sulla terra. Egli è all'opera, provvedendo ad ogni giuntura e a ogni parte forza e potenza.

giovedì 20 gennaio 2011

NELLA CORREZIONE, TU SEI AMATO

Se ti trovi sul fondo in questo momento a causa del tuo peccato, se sei sopraffatto a causa della verga del Signore sulla tua schiena, fatti animo. Egli ti sta castigando a motivo del Suo tenero amore. Egli castiga perché vuole che tu lo tema, affinché tu conosca la Sua cura per te.

Cosa significa esattamente temere il Signore? Significa poter dire: “Io so che mio Padre mi ama. Sono tranquillamente e per sempre Suo, e so che non mi abbandonerà mai. Egli avverte il mio dolore quando soffro, ed Egli è paziente con me mentre lotto contro la mia incredulità. Egli è sempre pronto a perdonarmi ogni volta che Lo invoco. Il mio Padre celeste non mi risparmierà, perché mi ama profondamente”. Il castigo è volto alla correzione.

Questo è il punto di tutto. Dio vuole che accettiamo il Suo perdono, affinché Lo temiamo. “Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto” (Salmo 130:4). Una volta che temiamo il Signore, vorremo più che semplicemente obbedirgli. Vorremo piacergli, mettere un sorriso sul Suo volto. Questo è il benedetto risultato del santo timore di Dio.

mercoledì 19 gennaio 2011

SOLO PER FEDE

Il perdono di Dio si può ottenere solo per fede. Non possiamo ragionarci su. Il dono dell’espiazione col sangue che Cristo ci ha fatto è così profondo, così pieno di grazia, così misterioso da andare al di là di ogni capacità umana di comprensione. Potremmo vedere la legge chiaramente applicata al nostro peccato, potremmo sentire la condanna, la paura e il senso di colpa per le nostre trasgressioni, ma il nostro Padre celeste resta amorevolmente al nostro fianco in ogni istante, pronto a perdonare.

Il sangue di Cristo, l’amore del Padre, il desiderio del Signore di perdonare: tutte queste benedizioni si possono conoscere soltanto per fede. “Il giusto vivrà per fede” (Galati 3:11).

Ti chiederai: “Quante volte il Signore perdonerà il mio indugiare sullo stesso peccato ogni volta?” Riposa sicuro sapendo che il Suo incredibile perdono è illimitato. Ogni volta che pecchi, puoi andare da Gesù e trovare liberazione. Tuttavia, il perdono del Signore non è insensato o cieco. Per esserne certi, il nostro Padre celeste ci perdona, ma ad un certo punto ci castiga per impedirci di continuare a peccare. “perché il Signore corregge chi ama” (Ebrei 12:6).

lunedì 17 gennaio 2011

TROPPI CRISTIANI RESTANO NEGLI ABISSI, NELLO SCORAGGIAMENTO TOTALE

Per molti credenti andare a fondo significa la fine. Si lasciano talmente sopraffare dai propri fallimenti da sviluppare un senso di indegnità, e si sentono sempre più intrappolati al di là di ogni possibile aiuto. Isaia scrisse di tali credenti: “O afflitta, sbattuta dalla tempesta, sconsolata …” (Isaia 54:11).

Alcuni alla fine se la prendono con Dio; si stancano di aspettare che faccia qualcosa, così gridano con tono accusatorio: “Signore, dov’eri quando avevo bisogno di te? Ho gridato a te per ricevere liberazione, ma non hai mai risposto. Ho fatto tutto ciò che so fare, eppure ancora non sono libero. Sono stanco di pentirmi e piangere senza vedere mai alcun cambiamento!” Tanti di questi credenti semplicemente si arrendono nel provarci, e cedono alla propria carne.

Altri cadono in una nebbiosa apatia spirituale. Sono convinti che Dio non si preoccupi più di loro. Dicono a sé stessi: “La mia via è nascosta all'Eterno e il mio diritto è trascurato dal mio Dio” (Isaia 40:27). “L'Eterno mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato” (Isaia 49:14).

Altri ancora finiscono per concentrare tutta la loro attenzione sul fallimento, cercando di mantenersi in un costante stato di convinzione di peccato, ma ciò gli causa confusione, facendogli gridare: “Se le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono sopra di noi e a motivo d'essi languiamo, come potremo vivere?” (Ezechiele 33:10).

Il fatto è che sentire convinzione di peccato non è una fine in sé stessa. Quando siamo umiliati dal senso di colpa e dal dolore per il nostro peccato, non dovremmo indugiare su tali sentimenti. Essi servono a condurci alla fine di noi stessi, e alla vittoria della croce!

venerdì 14 gennaio 2011

YAHWHEH SHAMMAH - IL SIGNORE E' LA'

Per essere un membro della vera chiesa di Dio, devi essere conosciuto per il nome di Yahweh Shammah - "L'Eterno è là" (Ezechiele 48:35). Gli altri devono poter dire di te: "E' evidente che il Signore è con questa persona. Ogni volta che lo vedo, avverto la presenza di Gesù. La sua vita riflette davvero la gloria di Dio".

Se siamo onesti, dobbiamo ammettere di non avvertire la dolce presenza del Signore tra di noi molto spesso. Perchè? I cristiani passano il loro tempo coinvolgendosi in buone attività religiose, come gruppi di preghiera, studi biblici, ministeri di evangelizzazione, è tutto ciò è lodevole, ma molti di questi stessi cristiani passano poco tempo, se non alcun tempo, per ministrare al Signore nella loro stanzetta segreta di preghiera.

La presenza del Signore non si può proprio contraffare. Questo vale sia se applicato alla vita individuale di un credente, sia a una chiesa. Quando parlo della presenza di Dio, non parlo di una qualche aurea spirituale che circonda misticamente una persona che esce da un servizio di culto. Piuttosto, parlo del risultato di un cammino di fede semplice ma potente. Che questo si manifesti nella vita di un cristiano o in un'intera congregazione, fa sì che le persone lo notino. Essi si dicono: "Questa persona è stata con Gesù", oppure, "Questa congregazione crede veramente in ciò che predica".

Ci vuole più di un pastore retto per produrre una chiesa "Yahweh Shammah". Ci vuole un popolo di Dio retto, di preghiera. Se un estraneo esce da un servizio di culto e dice "ho sentito la presenza di Gesù lì dentro", stai pur certo che non è stato solo per la predicazione o l'adorazione; è stata una congregazione di giusti che è entrata nella casa di Dio, e la gloria del Signore dimorava nel loro mezzo.

giovedì 13 gennaio 2011

IL SIGNORE, NOSTRA GIUSTIZIA

“Ecco, i giorni vengono”, dice l’Eterno, nei quali susciterò a Davide un Germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: “L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA” (Geremia 23:5-6).

Dio diede al profeta Geremia una rivelazione di Yahweh Tsidkenu, in un momento di crisi simile a quello che viviamo noi oggi. Dunque, cosa significa questo per noi, in termini pratici?

Cos’è questa giustizia di cui Egli è il Signore e in che modo dobbiamo conoscerla e comprendere Gesù in questo ruolo?

Paolo ci offre alcune rivelazioni circa la definizione di giustizia di Dio in diversi passi.

• “Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:3).
• “La fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia” (Romani 4:9).
• “Così Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia” (Galati 3:6).

Ognuno di questi versi fa riferimento a qualcosa che fece Abrahamo per realizzare la vera giustizia: Egli credette.

Infine, Paolo fornisce la descrizione di giustizia del Signore: “[Abrahamo] neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:20-22).

La Bibbia non avrebbe potuto rendere questo concetto più chiaro. La giustizia è credere alle promesse di Dio, essendo pienamente persuasi che Egli manterrà la Sua parola.

mercoledì 12 gennaio 2011

IL NOSTRO PASTORE AMA ANCORA LO SMARRITO

Il nostro grande pastore ama ogni pecora che si è persa a causa delle prove, delle tribolazioni, delle ferite e delle offese. Non dobbiamo mai permetterci di accusare il nostro pastore di averci abbandonato. Egli ancora cammina al nostro fianco e veglia su noi del continuo.

Forse proprio in questo momento stai ingaggiando una guerra persa contro qualche tentazione. Qualsiasi sia la tua lotta, hai deciso in cuor tuo di non allontanarti dal Signore. Ti rifiuti di cedere alla morsa del peccato. Piuttosto, hai preso a cuore la Parola di Dio.

Tuttavia, come Davide, ti sei stancato, ed ora sei giunto al punto in cui ti senti completamente disperato. Il nemico ti sta inondando di disperazione, paura, bugie.

La tua prova potrebbe divenire anche più disorientante ed inspiegabile. Ma voglio che tu sappia questo - non importa ciò che stai passando, lo Spirito Santo vuole rivelare in te Jehovah Rohi, il Signore Tuo Pastore. Tu hai un pastore che vuole imprimere il Suo amore nel tuo cuore.

Gesù ci assicura, "Io non vi lascerò e non vi abbandonerò". Ed il nostro Padre celeste - Jehovah Rohi, il Signore nostro Pastore - Si è rivelato a noi nel Salmo 23. Egli ci dice, "Io ti conosco per nome, e so cosa stai attraversando. Vieni, riposa nella mia grazia e nel mio amore. Non cercare di capire ogni cosa. Solo accetta il mio amore per te, e riposa tra le braccia amorevoli. Sì, sono l'Eterno degli eserciti; sono l'Iddio maestoso e santo. Voglio che tu conosca tutte queste rivelazioni su me stesso, ma la rivelazione che voglio che tu riceva in questo istante è quella di Jehovah Rohi. Voglio che tu mi conosca come il tuo pastore amorevole e premuroso; voglio che tu riposi con la certezza che ti farò attraversare ogni prova nel mio amore e nella mia cura.

martedì 11 gennaio 2011

IL SIGNORE, MIO PASTORE

Tutti quanti conosciamo il Salmo 23. Il suo messaggio di conforto è noto anche tra i non credenti.

Questo salmo così rinomato è stato scritto dal Re Davide e il suo passaggio più famoso è contenuto nel verso d’apertura: “Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà.” Davide sta dicendo “Il Signore mi guida, mi nutre e mi conduce, perciò non mi mancherà nulla”.

In questo breve verso, Davide ci offre un altro aspetto del carattere e della natura di Dio. La traduzione ebraica letterale della prima parte di questo verso è Jehovah-Rohi che significa “Il Signore, mio pastore”.

Jehovah Rohi non è un benevolo pastore passivo. Non è soltanto colui che provvede il cibo e ci guida. Non ci conduce solo nei paschi erbosi, per le acque calme dicendo “Ecco ciò che ti serve, vai e prenditelo.” Non è nemmeno cieco ai nostri bisogni. Non corre via quando sente il nostro grido d’aiuto, non si volta se vede che siamo in un momento difficile. No, Egli conosce ogni dolore che sentiamo, ogni lacrima che versiamo, e ogni ferita che abbiamo. Egli sa quando siamo troppo stanchi per fare un altro passo. Egli sa quanto possiamo farcela. Ma più di tutto, Egli sa come salvarci e condurci in luoghi di guarigione. Volta dopo volta il nostro Pastore ci segue, ci prende e ci porta in pascoli riposanti. Egli ci offre sempre un tempo di guarigione e ristabilimento.

Jehovah-Rohi, il Signore nostro Pastore, ci invita a seguirlo nel suo riposo, così Lui potrà “shekinah” nel nostro mezzo. Il Signore dice in Esodo 29:45 “Dimorerò in mezzo ai figli d'Israele e sarò il loro DIO “. La parola ebraica per dimorare è shekinah che significa “Restare, sistemarsi accanto”. Questa parola non significa soltanto una presenza passeggera, ma una presenza permanente, che non andrà mai via. In poche parole, la shekinah gloria di Dio non è un’impronta invisibile nei nostri cuori come l’inchiostro invisibile. No, è un’impronta permanente nelle nostre anime. È la sua presenza reale, vicina ed eterna.

L’immagine appare gloriosa: Il nostro Pastore offre di venirci vicino nel nostro dolore, e nella nostra depressione, si siede accanto a noi. Ci promette di fasciare le nostre ferite e rinforzare le parti malate.

Questa è la shekinah, gloria di Dio: la costante, eterna presenza del Signore. Spesso la esperimentiamo nei momenti difficili. Il nostro Pastore ci dice: “Voglio ristorarti e lo farò con la mia presenza vicino a te anche nella valle dell’ombra della morte. La Mia presenza sarà con te durante ogni attacco del nemico. Anche se correrai via da Me, Io ti inseguirò e quando ti prenderò ti terrò stretto tra le mie braccia per riportarti nel mio riposo. Poi fascerò le tue ferite, e guarirò le tue infermità.”

lunedì 10 gennaio 2011

TUTTO CIO' CHE LUI VUOLE E’ LA TUA FEDE

Dio non vuole la tua casa, la tua macchina, i tuoi mobili, i tuoi risparmi, i tuoi possedimenti. Tutto ciò che vuole è la tua fede - la tua forte convinzione nella Sua Parola. E questa può essere quella cosa di cui altri, che sembrano più spirituali, sono mancanti. Forse guardi un'altra persona e ti sembra più spirituale di te. Ma forse quella persona sta in realtà lottando duramente per mantenere una facciata di giustizia. Tuttavia, quando Dio ti guarda, Egli dichiara: "Ecco un uomo o una donna giusto/a". Perché? Hai ammesso la tua incapacità di diventare giusto, ed hai confidato nel Signore affinché ti donasse la Sua giustizia.

Paolo ci dice che siamo considerati giusti agli occhi di Dio per la stessa ragione per la quale lo era Abrahamo. "Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore" (Romani 4:22-24).

Forse tu dichiari: "Io lo credo. Ho fede nel Dio che ha risuscitato Gesù". Eppure, la domanda per te è, credi che il Signore possa resuscitare il tuo matrimonio travagliato? Credi che possa portare alla vita un parente spiritualmente morto? Credi che ti possa sollevare dalla fossa di un vizio devastante? Credi che Egli possa cancellare il tuo passato maledetto e ristorare per te tutti gli anni che la locusta ha divorato?

Quando ogni cosa sembra disperata , quando di trovi in una situazione impossibile, senza risorse e senza alcuna speranza davanti a te, credi che Dio sarà il tuo Yahweh Jirah, che provvede ai tuoi bisogni? Credi che Egli si sia impegnato a mantenere la Sua parola per te e che se una sola delle Sue parole fallisse, i cieli si dissiperebbero e l'universo crollerebbe?

venerdì 7 gennaio 2011

IL SIGNORE, NOSTRA GIUSTIZIA

“Ecco, i giorni vengono”, dice l’Eterno, nei quali susciterò a Davide un Germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: “L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA” (Geremia 23:5-6).

Dio diede al profeta Geremia una rivelazione di Yahweh Tsidkenu, in un momento di crisi simile a quello che viviamo noi oggi. Dunque, cosa significa questo per noi, in termini pratici?

Cos’è questa giustizia di cui Egli è il Signore e in che modo dobbiamo conoscerla e comprendere Gesù in questo ruolo?

Paolo ci offre alcune rivelazioni circa la definizione di giustizia di Dio in diversi passi.

• “Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:3).

• “La fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia” (Romani 4:9).

• “Così Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia” (Galati 3:6).

Ognuno di questi versi fa riferimento a qualcosa che fece Abrahamo per realizzare la vera giustizia: Egli credette.

Infine, Paolo fornisce la descrizione di giustizia del Signore: “[Abrahamo] neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:20-22).

La Bibbia non avrebbe potuto rendere questo concetto più chiaro. La giustizia è credere alle promesse di Dio, essendo pienamente persuasi che Egli manterrà la Sua parola.

giovedì 6 gennaio 2011

NON SIAMO SENZA SPERANZA

Quanti di noi conoscono la giustizia di Cristo non devono vivere come coloro che non hanno speranza. Siamo stati benedetti con l’amore di Dio e con il Suo timore e la Sua volontà per noi nei momenti più terribili, più bui, è che noi riceviamo la Sua gioia e la Sua allegrezza. Anche quando vediamo il giudizio cadere intorno a noi, dobbiamo cantare, gridare e gioire – non perché sia giunto il giudizio, ma nonostante esso.

Isaia 51:11 inizia con la parola Così, e significa, “alla luce di quanto ho appena detto”. Cosa aveva appena detto Dio? Egli aveva ricordato al Suo popolo, “[Io] ho fatto delle profondità del mare una strada, perché i redenti vi passassero” (Isaia 51:10), cioè, “Io sono ancora il Signore, l’Antico di giorni, l’operatore di miracoli. E il mio braccio è ancora forte da liberarti”.

Dunque, cos’è che Dio vuole che il Suo popolo conosca alla luce di tale verità? Ce lo dice in un unico verso, Isaia 51:11:

• “Così i riscattati dall’Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia”. In altre parole: “Avrò un popolo che ritornerà a me con fiducia, fede e certezza. Essi distoglieranno i loro occhi dalle circostanze che li circondano, ed essi otterranno nuovamente il loro canto di gioia”.

• “Otterranno gioia e letizia”. Dio guardò sulla terra attraverso i secoli e disse: “Avrò un popolo che otterrà gioia, che se ne impossesserà. Essi l’afferreranno, sarà loro possesso”.

• “Il dolore e il gemito fuggiranno”. Ciò non significa che tutta la nostra sofferenza cesserà; significa piuttosto che la nostra fiducia nel Signore ci eleverà al di sopra di ogni dolore e di ogni prova. Tutto ciò non potrà derubarci della nostra gioia e letizia in Cristo.

mercoledì 5 gennaio 2011

CONOSCERE IL PADRE

Credo che i nostri figli naturali giungano a conoscere la nostra natura e la nostra attitudine nei loro confronti soprattutto durante i loro periodi di crisi. Quando si trovano in mezzo al dolore, alla sofferenza e al bisogno, riconoscono la nostra profonda cura e preoccupazione per loro. Quando i miei figli vivevano ancora con noi, non avevo bisogno di far loro una lezione su come fossi fatto. Non dovevo mai dire: “sono vostro padre, sono paziente, gentile, pieno di misericordia e dolcezza verso di voi. Sono sensibile nei vostri confronti, pronto a perdonarvi in ogni momento”. Sarebbe stato ridicolo da parte mia fare certe affermazioni. Perché? I miei figli hanno appreso il mio amore per loro durante le loro esperienze di crisi. Ed ora che sono cresciuti, sposati ed hanno i loro propri figli, i miei figli e le mie figlie mi stanno conoscendo attraverso una serie tutta diversa di esperienze. Stanno apprendendo ancora di più come sono fatto e le mie attitudini ed azioni verso di loro in questo nuovo tempo di bisogno nella loro vita.

Così è con noi, nel conoscere il nostro Padre celeste. Dal tempo di Adamo fino alla croce di Cristo, il Signore diede al Suo popolo una rivelazione sempre crescente del Suo carattere. Tuttavia, non lo fece semplicemente proclamandolo. Egli non cercò di rivelarsi dicendo soltanto “I seguenti nomi descrivono la mia natura. Ora, andate ed imparateli, cosicché scoprirete chi sono”.

Le espressioni (nomi) ebraiche descrivono in effetti le glorie stupende e i doni racchiusi nei nomi del nostro Signore. Eppure, Dio rivelò questi aspetti della Sua natura al Suo popolo facendo effettivamente per loro ciò che Egli stesso proclamò di essere. Egli vide il bisogno dei Suoi figli, previde la strategia del nemico contro di loro, ed intervenne in modo soprannaturale in loro favore.

Ti esorto a conoscere il tuo Padre celeste con tempo, con decisione, con il cuore. Chiedi allo Spirito Santo di riportare alla tua mente i tanti aspetti della provvidenza celeste che Dio ti ha elargito nei tuoi momenti di bisogno. Poi chiedi allo Spirito di edificare in te una vera conoscenza del cuore dell’IO SONO –del Dio che è tutto ciò di cui hai bisogno, in ogni momento.

martedì 4 gennaio 2011

LA PROVA PIU’ GRANDE

“Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero.”
(Esodo 14: 21)

Davanti agli Israeliti c’era una via che li avrebbe condotti alla salvezza. In questo momento cruciale, Dio voleva che il suo popolo guardasse a quelle mura e credesse che Egli avrebbe trattenuto le acque finché non fossero arrivati sani e salvi dall’altra parte.

In parole povere Dio voleva che il suo popolo avesse una fede che dichiarasse: “Colui che ha iniziato questo miracolo per noi lo porterà a termine. Lui ci ha già dato la prova di essere fedele.

Nel guardare indietro, vediamo che tutti i nostri timori erano vani. Non avremmo dovuto avere paura quando vedemmo sopraggiungere gli Egiziani. Iddio ha innalzato un muro di tenebre soprannaturale per proteggerci da loro, non avremmo dovuto temere le loro minacce nella notte. Per tutto il tempo, Dio ha provveduto per noi una luce splendente mentre i nostri nemici erano accecati dalle tenebre. I nostri timori erano vani anche in merito a quei venti violenti, perché Dio in quel momento li stava usando per creare la nostra via di fuga.

Ora noi vediamo che Dio desidera soltanto farci del bene. Abbiamo visto la sua potenza e la sua gloria in nostro favore ed ora siamo determinati a non vivere più nella paura. Non ci importa se quei muri d’acqua cederanno. Per vita o per morte siamo del Signore”.

C’era un motivo per cui Dio voleva questo tipo di fede da Israele in questo momento. Stavano per affrontare un viaggio attraverso il deserto. Avrebbero dovuto sopportare privazioni, pericoli e sofferenza. Così Egli disse: “voglio che il mio popolo sappia che gli farò solo del bene. Non voglio che abbiano paura di morire ogni volta che affrontano il pericolo. Voglio un popolo che non abbia paura della morte perché sanno che sono degno di fiducia in ogni cosa”.

Un vero adoratore non è qualcuno che danza dopo che la vittoria è stata conquistata. Non è la persona che canta le lodi di Dio una volta che il Nemico è stato sconfitto. Questo è ciò che fecero gli Israeliti. Quando Dio divise il Mar Rosso ed essi giunsero dall’altra parte, cantarono e danzarono, lodarono Dio ed esaltarono la Sua grandezza. Tuttavia, tre giorni dopo, questo stesso popolo mormorava amaramente contro Dio a Mara. Questi non erano adoratori – erano degli strilloni superficiali!

Un vero adoratore è qualcuno che ha imparato a confidare in Dio nella tempesta. L’adorazione di questa persona non si riscontra soltanto nelle sue parole ma anche nel suo modo di vivere. Il suo mondo è sereno in ogni tempo, perché la sua fiducia nella fedeltà di Dio è incrollabile. Egli non ha paura del futuro perché non ha più paura di morire.

Gwen ed io abbiamo visto questo tipo di fede incrollabile nella nostra nipote di 12 anni, Tiffany. Mentre eravamo seduti al suo capezzale nei suoi ultimi giorni ammirammo in lei una pace che oltrepassava ogni nostra comprensione. Mi disse: “nonno, voglio andare a casa. Ho visto Gesù, e mi ha detto che mi vuole lì. È solo che non voglio più restare qui”.
Tiffany aveva perso ogni timore della morte e della privazione.

Questo è il riposo che Dio vuole per il suo popolo. È una certezza che dice come Paolo, e come Tiffany: “sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Questo è ciò che rende vero un adoratore.

Prego che tutti coloro che leggono questo messaggio possano dire in mezzo alle loro tempeste: “si, forse l’economia sta per collassare; si, forse sto ancora affrontando una notte buia e tempestosa, ma Dio si è dimostrato fedele verso di me. Non importa ciò che succederà, riposerò nel Suo amore per me”.

lunedì 3 gennaio 2011

FA' TRE COSE

In mezzo alle sue prove, Dio disse ad Israele di fare tre cose: "Non temere. Resta fermo. Guarda la salvezza del Signore". La Sua chiamata ad Israele era: "Io combatterò per te. Tu devi solo mantenere la tua pace. Sii tranquillo, e metti ogni cosa nelle mie mani. Proprio ora sto compiendo un'opera nel regno soprannaturale. Ogni cosa è sotto il mio controllo. Dunque, non ti agitare. Confida che io sto combattendo contro il diavolo. Questa battaglia non è tua" (vedi Esodo 14:13-14).

Presto l'oscurità scese sopra il campo. Era l'inizio di una notte buia e tempestosa per Israele, ma era anche l'inizio dell'opera soprannaturale di Dio. Egli inviò un angelo tremendo a proteggerli, affinché si mettesse tra il Suo popolo e i loro nemici. Credo che Dio mandi ancora angeli che si accampano intorno a coloro che Lo amano e Lo temono (vedi Salmo 34:7).

Il Signore muoveva inoltre la nuvola soprannaturale che aveva dato ad Israele per guida. La nuvola improvvisamente si spostò dalla parte anteriore dell'accampamento d'Israele alla parte posteriore e si pose come un alto muro nero davanti agli egiziani. Dall'altra parte, la nuvola forniva una luce soprannaturale, offrendo agli israeliti una chiara visibilità durante la notte (vedi Esodo 14:20).

Nonostante l'esercito di faraone fosse nelle tenebre più totali, riusciva comunque ad alzare la propria voce e per tutta la notte scagliò minacce e bugie contro gli israeliti. Le loro tende tremavano per questa sfilza di bugie che colpivano in quella buia notte. Ma non importava quanto sonoramente il nemico li minacciasse perché c'era un angelo di Dio di guardia a proteggerli, e Dio aveva promesso al Suo popolo che non li avrebbe abbandonati.

Caro santo, se sei un figlio di Dio riscattato col sangue, sappi che Lui ha messo un angelo guerriero tra te e il diavolo, ed Egli ti comanda, proprio come fece con Israele, "Non temere. Resta fermo. Credi nella mia salvezza". Forse satana viene contro te soffiandoti addosso ogni minaccia malvagia, ma mai nella tua notte tempestosa e buia il nemico sarà in grado di distruggerti.

"Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il male con un forte vento orientale tutta quella notte" (Esodo 14:21).

Quel vento orientale causato da Dio era talmente forte che iniziò a dividere le onde del mare: "il vento orientale...cambiò il mare in terra asciutta, e le acque si divisero" (14:21).

Il termine ebraico per vento qui significa "violento esalare". In altre parole, Dio esalò e le acque si congelarono in mura. Le tende degli israeliti devono aver tremato violentemente mentre quei torrenti imponenti sprizzavano attraverso l'accampamento. Perché Dio permise che Israele passasse un'intera notte tempestosa quando avrebbe potuto dire una semplice parola per calmare gli elementi naturali?

Che tempesta dev'essere stata e che tempo di paura dev'essere stato per Israele. Ti chiedo, cosa stava facendo Dio? Perché mai avrebbe permesso che una tempesta così terribile proseguisse per tutta la notte? Perché non disse semplicemente a Mosé di toccare le acque con il suo mantello e di dividere le onde in modo soprannaturale? Quale motivo plausibile aveva Dio per permettere che accadesse tutto ciò in quella notte tremenda?

C'era solo un motivo: il Signore stava foggiando degli adoratori. Dio era all'opera in ogni istante, e usava quella tempesta terribile per creare una via d'uscita per il suo popolo da quella crisi. Eppure gli israeliti non riuscivano a capirlo in quel momento. Molti si nascosero nelle loro tende, ma coloro che uscirono fuori testimoniarono di una luce gloriosa; rimasero meravigliati davanti alla vista gloriosa delle onde che salivano, mura imponenti di acqua che si elevavano per formare un sentiero asciutto attraverso il mare. Quando il popolo vide questo, deve aver gridato, "Guardate, Dio ha usato il vento per creare una via per noi. Gloria a Dio!"