venerdì 30 luglio 2010

UN PICCOLO ASSAGGIO DI CIELO

Un assaggio è una piccola degustazione anticipata. La Bibbia lo definisce un pegno – “il pegno della nostra eredità” (Efesini 1:14). Ciò significa degustare una piccola porzione prima di goderla per intero. La nostra eredità è Cristo stesso – e lo Spirito Santo ci porta nella sua presenza come un anticipo di quanto riceveremo come sua sposa, godendo con lui un amore ed una comunione eterni.

Paolo descrive un popolo di Dio che è stato “suggellato con lo Spirito Santo” (Efesini 1:13). Questo ci parla di un popolo contrassegnato da un’opera dello Spirito. Lo Spirito Santo ha prodotto in questo popolo un marchio contraddistintivo, una gloriosa opera interna – qualcosa di soprannaturale che lo ha cambiato per sempre.

Non è più un popolo di credenti comuni. Non fanno più parte “di questo mondo”, perché hanno posto il loro affetto sulle cose di sopra, non sulle cose di questa terra. Non si fanno più sconvolgere dagli eventi di questo mondo, ma sono incrollabili. Non sono più tiepidi o moderati. Al contrario, il loro cuore grida notte e giorno: “Vieni presto, Signore Gesù…”.

Cosa è accaduto a queste persone? Qual è stata l’opera dello Spirito Santo in questi credenti? Cosa li ha segnati e suggellati per sempre come possedimento del Signore? Semplicemente questo: lo Spirito Santo ha dato loro un assaggio della gloria della sua presenza! È sceso su di loro, ha dispiegato il cielo – ed essi hanno sperimentato una manifestazione soprannaturale della sua estrema grandezza! Egli ci da “un po’ di cielo” per farci degustare in anticipo ciò che avremo, per stimolare il nostro appetito.

Che genere di sposa pensate che lo Spirito presenterà a Gesù Cristo nel giorno della Rivelazione? Sarà forse una sposa scoraggiata? Sarà forse una sposa il cui amore è tiepido o addirittura freddo? Che non è devota a Gesù? Che non vuole avere intimità con Gesù?

Se ami veramente Gesù, non te lo togli mai dalla mente. Lui è presente in ogni passo della tua vita. Alcuni cristiani pensano: “Ma questo mi succederà quando sarò morto. Quando andrò in cielo, tutto cambierà. Allora diventerò la sposa speciale del Signore”. No, morire non significa santificarsi! Questo Spirito Santo oggi è qui. Lui è vivo ed operante in te – per produrre in te un amore appassionato per Cristo prima della morte!

Romani 8:26 descrive una delle opere più potenti dello Spirito Santo nel cuore del credente. “Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili”.

Il termine greco usato qui per “sospiri” significa “bramosia” – un desiderio di avere di più di Cristo. Puoi bramare Gesù al punto di sederti alla sua presenza senza dir altro che un profondo sospiro – qualcosa che non può essere pronunciato. In quel sospiro è sottinteso: “Gesù, tu sei l’unica fonte di felicità in questo mondo. Io ho gustato ed ho visto che tu sei buono – e voglio averti tutto per me”.

Questo è il segno di chi sta camminando nello Spirito. Ha un appetito insaziabile per Gesù. Come Paolo, è ansioso di partire e di essere con il Signore!

giovedì 29 luglio 2010

UN MINUTO PRIMA DI MEZZANOTTE

Leggiamo in 1 Samuele 13 che Saul dovette affrontare un momento molto importante, come ogni cristiano si trova a fare ad un certo punto della sua vita. Si tratta di un momento di crisi, quando si è costretti a decidere se aspettare Dio per fede, o spazientirsi e prendere la situazione in mano.

Il momento decisivo di Saul avvenne quando degli eserciti nemici invasero Israele. I Filistei avevano radunato un enorme esercito di cavalieri, carri armati e legioni di soldati brandivano le armi più recenti. Al contrario, gli Israeliti avevano solo due spade in tutto l'esercito: quella di Saul, e quella di suoi figlio Gionatan. Tutti gli altri dovevano usare armi arrangiate, tipo punte di legno acuminate o rozzi attrezzi agricoli.

Una settimana prima, Samuele aveva avvertito Saul di aspettarlo a Ghilgal prima di andare in battaglia. Il profeta aveva detto che sarebbe arrivato dopo sette giorni per offrire i sacrifici giusti al Signore.

Quando giunse il settimo giorno e Samuele non era arrivato, i soldati di Saul iniziarono a disperdersi. Peggio ancora, il re non aveva ricevuto le direttive di Dio per affrontare la battaglia.

Quale fu la reazione di Saul? Rimase forse fermo, dichiarando: "Non importa se Samuele ci mette otto giorni per arrivare; io voglio rimanere stabile sulla Parola di Dio. Vivo o morto, io ubbidirò al suo comando"? No, Saul andò in panico. Si fece sopraffare dalle circostanze. E finì col manipolare la Parola di Dio. Ordinò al sacerdote che era presente di compiere dei sacrifici senza Samuele e cos facendo commise un grave peccato contro il Signore (vedi 1 Samuele 13:11-12).

No, Dio non arriva mai troppo tardi. Egli già conosceva ogni passo di Samuele verso Ghilgal. Aveva dato al profeta una sorta di sistema di navigazione celeste, calcolando il suo arrivo fino al centesimo di secolo. Samuele sarebbe stato lì entro il settimo giorno, anche se fosse stato un minuto prima di mezzanotte.

Dio non è cambiato nel corso degli anni. Ed è ancora molto attento a controllare se il suo popolo ubbidisce a questo comandamento: "Ubbidite alla voce del Signore, e non ribellatevi contro il comando del Signore" (1 Samuele 12:15, parafrasato). Non importa se le nostre vite sembrano non avere più controllo; dobbiamo comunque camminare fidandoci completamente del Signore. Anche se le cose sembrano disperate, non dobbiamo agire per paura. Piuttosto, dobbiamo aspettare con pazienza che ci liberi, come promette la Sua Parola.

Il fatto è che Dio era accanto a Saul mentre quell'enorme esercito dei Filistei gli si attorniava contro. Conosceva la crisi di Saul ed i suoi occhi erano attenti ad ogni dettaglio.

Il nostro Dio vede ogni dettaglio della tua crisi. Vede tutti i problemi della vita che ti stanno attanagliando. Ed è ben consapevole che la tua situazione va peggiorando giorno dopo giorno. Quelli che pregano e aspettano il suo intervento con calma e fiducia non sono mai in pericolo. Inoltre, Egli conosce tutti i tuoi pensieri di panico: "Non so come farò a ripagare questo debito… Non c'è speranza per il mio matrimonio… Non so come farò a tenermi il lavoro". Eppure il suo comando per te è ancora valido: "Non cadere nel panico e non allontanarti da me. Non devi far altro che pregare – e confidare su di me. Onoro tutti quelli che mettono la loro fiducia in me".

Considera queste parole che Dio ha dato alla sua chiesa: "Senza fede è impossibile piacergli" (Ebrei 11:6). "Confida in lui in ogni tempo, o popolo; apri il tuo cuore in sua presenza; Dio è il nostro rifugio" (Salmo 62:8). "Voi che temete il SIGNORE, confidate nel SIGNORE! Egli è il loro aiuto e il loro scudo" (Salmo 115:11). "Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri" (Proverbi 3:5-6).

L'incredulità è mortale, e le sue conseguenze sono tragiche. Ci troveremo di fronte a conseguenze tragiche se cerchiamo di districarci da soli dai nostri problemi invece di confidare in Dio e nel suo aiuto.

mercoledì 28 luglio 2010

UN OLIO DI RICINO SPIRITUALE MOLTO FORTE

Il comandamento divino di amare i nostri nemici può sembrare una medicina amara e disgustosa. Ma, come l'olio di ricino che ho dovuto ingoiare durante la mia infanzia, è una medicina che guarisce.

Gesù afferma chiaramente: "Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano" (Matteo 5:43-44).

Gesù stava forse contraddicendo la legge? Niente affatto. Stava capovolgendo lo spirito carnale che era entrato nella legge. A quel tempo, gli ebrei amavano solo gli ebrei. Un ebreo non poteva stringere la mano ad un Gentile, e neanche i suoi vestiti potevano strisciare contro quelli di un estraneo. Ma non era questo lo spirito della legge. La legge era santa, istruttiva: "Se il tuo nemico ha fame, dagli del pane da mangiare; se ha sete, dagli dell'acqua da bere; perché, così, radunerai dei carboni accesi sul suo capo, e il SIGNORE ti ricompenserà" (Proverbi 25:21-22).

Possiamo odiare le azioni immorali di quelli che stanno al governo. Possiamo odiare i peccati degli omosessuali, degli abortisti e di tutti quelli che disprezzano Cristo. Ma il Signore ci comanda di amarli come persone – persone per le quali Gesù è morto. Ed egli ci comanda di pregare per loro. Se qualche volta disprezzo una persona piuttosto che il principio che asserisce, non sto veramente rappresentando Cristo.

Sono stato testimone oculare di una parata omosessuale sulla Quinta Strada qui a New York. Duecentocinquantamila gay, molti dei quali seminudi, altri con cartelli con scritte del tipo "Dio è gay". Li ho visti aggredire cristiani che sventolavano cartelli con la scritta: "Dio ODIA il tuo peccato – ma ama te".

Mi sono sentito ribollire di rabbia. Avevo voglia di invocare il fuoco dal cielo come su Sodomia. Ma riflettendoci, mi sono detto fra me e m: "Sono come i discepoli che volevano invocare il fuoco dal cielo per consumare quelli che avevano rifiutato Gesù".

Io dico che l'omosessualità è un peccato! E così l'adulterio! Lo sono pure l'amarezza e la mancanza di perdono.

Ama i tuoi nemici! Ami quelli che ti commettono un peccato davanti agli occhi? Preghi per loro? Benedici quelli che ti maledicono?

Questo è esattamente ciò che Gesù ha detto!

Perciò mettiamolo in pratica!

martedì 27 luglio 2010

DANIELE – UN UOMO DI UN ALTRO STAMPO

Anche Daniele era un "uomo di un altro stampo" che parlava con cuore contrito: "Volsi perciò la mia faccia verso Dio, il Signore, per dispormi alla preghiera e alle suppliche, con digiuno, con sacco e cenere. Feci la mia preghiera e la mia confessione al SIGNORE, al mio Dio" (Daniele 9:3-4). In cambio, Daniele era in grado di discernere i tempi, perché conosceva il cuore di Dio. "Io, Daniele, meditando sui libri, vidi il numero degli anni di cui il SIGNORE aveva parlato al profeta Geremia" (Daniele 9:2).

Com'era arrivato a questo percorso di contrizione, conoscenza e discernimento? Tutto era iniziato con lo studio della Parola di Dio. Daniele aveva permesso alle Scritture di prendere pieno possesso di lui. E le citava spesso, perché le aveva nascoste nel suo cuore: "Come sta scritto nella legge…" (Daniele 9:13).

Nel capitolo 10, questo pio profeta ricevette una visione di Cristo: "Alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo, vestito di lino, che aveva ai fianchi una cintura d'oro di Ufaz. Il suo corpo era come crisolito, la sua faccia splendeva come la folgore, i suoi occhi erano come fuoco fiammeggiante, le sue braccia e i suoi piedi erano come il rame splendente e il suono della sua voce era come il rumore d'una moltitudine" (10:5-6).

Vi esorto a disporre il vostro cuore oggi per cercare Dio con ogni diligenza e determinazione. Poi rivolgetevi alla sua Parola con sempre maggiore desiderio e amore. Pregate e digiunate per poter avere uno spirito contrito, per ricevere il suo peso. Infine, confessate e abbandonate tutto ciò che possa impedire allo Spirito Santo di aprire le benedizioni del cielo su di voi. Il percorso di "uomini di un altro stampo" è accessibile a ciascuno di noi. E tu, vorrai camminare in esso?

Un tale cammino porta il tocco di Dio. Daniele testimoniò: "Ed ecco, una mano mi toccò e mi fece stare sulle ginocchia e sulle palme delle mani" (Daniele 10:10). La parola usata qui per "toccare" significa "scuotere violentemente". Daniele stava dicendo: "Quando Dio mi posò la mano addosso, caddi per terra. Il suo tocco mi spinse a cercarlo con tutto ciò che era in me".

Questo accade ogni volta che Dio tocca la vita di qualcuno. Quella persona cade in ginocchio e diventa un uomo o una donna di preghiera, spinto a cercare il Signore.

Mi sono chiesto spesso perché Dio tocca solo certe persone con questa insistenza. Perché alcuni servi diventano affamati di lui, mentre altri fedeli continuano per la propria strada? I servitori toccati da Dio hanno una relazione intima con il Signore. Ricevono rivelazioni dal cielo. E godono di un cammino con Cristo come pochi altri fanno.

Perché Dio stese la sua mano su Daniele e lo toccò a quel modo? Perché quest'uomo fu in grado di vedere e udire cose come nessun altro? Egli dichiarò: "Soltanto io, Daniele, vidi la visione; gli uomini che erano con me non la videro" (Daniele 10:7).

Dio aveva bisogno di una voce per pronunciare il suo messaggio. Voleva un servitore che sapeva pregare, qualcuno che avrebbe risposto fedelmente alla sua chiamata. Daniele era quell'uomo. Pregava devotamente tre volte al giorno. Ed ora, mentre camminava lungo il fiume, Cristo gli si rivelò (vedi Daniele 10:7-9).

Dio fece di Daniele il suo oracolo perché

  1. Daniele non smetteva mai di pregare (vedi Daniele 10:2–3).
  2. Daniele era afflitto per il declino spirituale della società e della chiesa (vedi Daniele capitolo 9).
  3. Daniele si rifiutò di nascondere o occultare il peccato (Daniele 9:4–5).

lunedì 26 luglio 2010

HAI BISOGNO DELLO SPIRITO SANTO

Alcuni sono stati salvati da diversi anni, altri forse da un anno, altri ancora solo da qualche mese o qualche settimana. Essere salvati dal peccato è una cosa meravigliosa! Le cose vecchie scompaiono e tutto diventa nuovo. Sono molto contento che tu sia salvato!

Ma per essere un buon soldato al servizio del nostro Signore Gesù Cristo, non basta essere salvati. Ti aspetta dell'altro! Hai bisogno di essere battezzato con lo Spirito Santo!

Ai tempi di Paolo, alcuni credenti non sapevano neppure che esistesse uno Spirito Santo. "E disse: "Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?". Gli risposero: "Non abbiamo neppure sentito dire che ci sia lo Spirito Santo"" (Atti 19:2). Queste persone erano state salvate, ma è chiaro che non erano state riempite o battezzate con lo Spirito Santo.

Credo che siamo salvati attraverso la potenza e il ministero dello Spirito Santo. Ma la Scrittura ci dice che oltre a ciò, esiste anche un battesimo, un riempimento, una possessione che lo Spirito Santo compie in noi!

Gesù stesso non mandò i suoi discepoli e i suoi seguaci nel mondo finché non furono battezzati con lo Spirito Santo. Certamente i suoi discepoli avevano un cuore puro. Avevano fede per guarire i malati, per scacciare i demoni. Avevano la Parola del Signore e stavano già predicando Cristo e facendo proseliti. Erano testimoni della sua risurrezione. Cos'altro poteva esserci? Erano pronti a morire per Gesù! Il loro amore per lui non bastava per mandarli nel mondo a compiere la sua opera?

Carissimi, tutto ciò non bastava! Era chiaro che c'era qualcos'altro: "Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra" (Atti 1:8).

Vuoi veramente lo Spirito Santo? Vuoi che scenda su te e ti battezzi con il fuoco? Devi essere convinto che sia per te. Devi arrivare al punto di sapere che non sei nulla, che non hai niente e non puoi fare niente senza la potenza e la guida dello Spirito Santo.

Devi riconoscere che Egli battezza ancora, scende ancora sui credenti, possiede i loro corpi! "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesú Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà" (Atti 2:38-39).

Ogni ora di ogni giorno, moltitudini in tutto il mondo vengono battezzate con lo Spirito Santo! Hanno letto questa promessa nella Bibbia o l'hanno sentita predicare. Perciò l'hanno invocato, reclamando la promessa, e sono stati battezzati!

Il battesimo è riservato in maniera speciale a quelli che vivono negli ultimi giorni. "Avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona… in quei giorni, spanderò il mio Spirito" (Atti 2:17-18). Sappi dunque che "il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Luca 11:13).

Dio vuole che tu viva e cammini nello Spirito. Non dovrai correre da qualcun altro per soddisfare i tuoi bisogni. Sei chiamato a pronunciare la Parola di Dio mentre lo Spirito si muove su te, a imporre le mani sui malati e a scacciare i demoni come fecero gli apostoli. Siamo chiamati ad essere testimoni ripieni di Spirito Santo e potenza!

venerdì 23 luglio 2010

GOVERNATI DALLA PAROLA DI DIO

Se Cristo regna come autorità sopra sul suo regno, e noi siamo i suoi sudditi, allora le nostre vite devono essere governate da lui. Cosa significa esattamente per noi farci governare da Gesù?

Secondo il dizionario, governare significa "guidare, dirigere, controllare ogni azione e comportamento di coloro su cui si ha autorità". In breve, dobbiamo permettere a Gesù di controllare ogni nostra azione e comportamento, compresi ogni pensiero, azione e parola.

Gesù regna anche su tutte le nazioni del mondo. La Bibbia ci dice: "Egli, con la sua potenza domina in eterno; i suoi occhi osservano le nazioni; i ribelli non possono insorgere contro di lui!" (Salmo 66:7). "Il SIGNORE ha stabilito il suo trono nei cieli, e il suo dominio si estende su tutto" (Salmo 103:19).

Non ingannatevi – il nostro paese non è governato dai repubblicani, dai democratici o da qualsiasi autorità umana. Non è controllato da Wall Street o da grandi enti commerciali. Nessun potere, terreno o sovrannaturale, governa l'America o qualsiasi altra nazione. Dio solo ha il controllo. Lui siede come Re dei re e Signore dei Signori, governa e regna su tutta la creazione dal suo trono celeste.

In tutta l'America stiamo assistendo ad un orribile decadimento morale, l'insorgere dell'occultismo, devianza sessuali palesi, un ateismo lampante. Alcuni cristiani temono che le orde dell'inferno stiano pian piano prendendo il possesso della nostra nazione, stabilendo il regno delle tenebre di Satana.

Non dobbiamo preoccuparci. Isaia ci assicura: "Il SIGNORE ha spezzato il bastone degli empi, lo scettro dei despoti… Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora? Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?… Invece ti hanno fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa! Coloro che ti vedono fissano in te lo sguardo, ti esaminano attentamente, e dicono: "E questo l'uomo che faceva tremare la terra, che agitava i regni?" (Isaia 14:5, 12, 15-16).

Carissimi, Dio non è affatto ansioso per Satana. Non ha nessuna fretta per quella che noi consideriamo un'invasione demoniaca della nostra nazione. Con un semplice soffio della bocca del nostro Signore, Satana sarà scacciato per sempre, tormentato per l'eternità. Perciò, non dobbiamo temere alcun male.

In nessun altro regno Dio regna supremo e potente come nel Suo – quello che ha stabilito nel cuore del suo popolo.

Gesù ha detto: "Ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi" (Luca 17:21). È in questo regno – il dominio dei nostri cuori – che Cristo regna supremo sul suo popolo, guidandoci, guarendoci, governando le nostre e il nostro comportamento.

"Per dare incremento all'impero e una pace senza fine" (Isaia 9:6). Questo verso parla del governo infinito di Gesù per tutta l'eternità. Ma ha anche un altro significato importante: dobbiamo continuamente accrescere la nostra sottomissione al Suo regno.

Puoi dire onestamente che giorno dopo giorno, il governo di Gesù su di te sta crescendo? Il tuo comportamento è sempre più sotto la sua autorità?

Forse ti chiedi: se Gesù è in cielo, e governa ogni autorità alla destra del Padre, come fa a governare anche qui sulla terra? Troviamo la risposta nel libro agli Ebrei. L'autore ci dice che nell'Antico Testamento, Dio parlava al suo popolo attraverso i profeti. Ma oggi il Signore ha scelto di parlare attraverso il suo Figlio (vedi Ebrei 1:1-2).

Gesù è il messaggio esplicito di Dio a noi: la parola divina fatta carne. In cambio, il Padre oggi ci ha mandato lo Spirito Santo per ricordarci le parole pronunciate da Gesù sulla terra. Quindi, Gesù ci governa attraverso la Parola di Dio scritta e rivelata. La Bibbia è il nostro scettro di comando, attraverso il quale Egli ci fa conoscere la sua Parola.

Se vuoi sentire la testimonianza di un uomo che è stato governato dalla Parola di Dio scritta, puoi leggere il Salmo 119:11, "Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te" (ma leggi anche i versi 105, 123, 133, 162).

giovedì 22 luglio 2010

CIO’ CHE CI IMPEDISCE DI CRESCERE NELLA GRAZIA

iIn Efesini 4:31, Paolo elenca delle cose che dobbiamo rimuovere dalle nostre vite se vogliamo crescere nella grazia di Cristo: “Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria!”.

Non possiamo tralasciare questi argomenti nella lista di Paolo. L’apostolo dice che dobbiamo assolutamente affrontare queste cose, se vogliamo crescere nella grazia. Se ignori questi punti essenziali menzionati qui da Paolo, rattristi lo Spirito Santo. La tua crescita si rallenterà, e finirai per essere uno zombie spirituale.

I primi tre punti nell’elenco di Paolo – amarezza, cruccio e ira – si spiegano da sé. L’amarezza è il rifiuto di lasciar andare una vecchia ferita o di perdonare un torto del passato. Il cruccio è una fortezza di risentimento che va in coppia con la speranza di vendicarsi. L’ira è esasperazione – si può trattare sia di uno scoppio esplosivo o di una lenta indignazione nei confronti di qualcuno. Le parole offensive sono quelle che ti fanno a pezzi – è il contrario di edificare qualcuno o pronunciare parole di edificazione; il parlar male è malizioso e doloroso.

Il clamore è un improvviso scoppio per un non nulla – un tumulto non necessario, far rumore senza motivo. Causiamo clamore quando facciamo storie per qualcosa di insignificante, o facciamo una scena piuttosto che cercare di aiutare o guarire.

L’ultimo elemento nella lista di Paolo è la malizia. La malizia è il desiderio di veder soffrire gli altri. Per molti cristiani la malizia significa sperare che Dio punisca chi li ha feriti. Si tratta di uno spirito demoniaco, e di solito è nascosto nel profondo del cuore.

Quando Paolo dice: “Togliete via da voi queste cose cattive”, non sta parlando di sistemare il tutto alla bella e buona. Sta descrivendo un processo – una questione di crescita che richiede tempo. A volte, non riusciamo a sbarazzarci di questi mali. Ma se ce ne pentiamo subito, e di impegniamo a mettere le cose a posto con gli altri, nel corso del tempo queste cose spariranno da noi.

mercoledì 21 luglio 2010

CRESCITA ESPLOSIVA NELLA GRAZIA!

La nostra crescita nella grazia può essere esplosiva quando cerchiamo di edificare quelli che ci mortificano.

"Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione" (Efesini 4:29-30). La radice della parola che Paolo usa per edificare significa "costruire una casa". Questa parola, infatti, proviene da una radice che significa "costruire". In breve, chi edifica sta costruendo la casa di Dio, la chiesa.

Paolo qui ci sta dicendo tre cose importanti a proposito delle parole che pronunciamo:

  1. Dobbiamo usare le nostre parole per edificare il popolo di Dio.
  2. Dobbiamo usare le nostre parole per ministrare la grazia agli altri.
  3. È possibile contristare lo Spirito Santo con le nostre parole.

Sono rimasto profondamente colpito dalla storia di alcuni giganti spirituali del passato. Questi santi uomini e donne di Dio avevano una mente celeste – studiavano la Parola di Dio, pregavano spesso e si preoccupavano di crescere nella grazia. Ma quello che più mi colpisce della vita di queste persone non è solo la loro devozione a Cristo o l'intensità delle loro preghiere. Sono anche i frutti santi che queste cose hanno prodotto in loro. Inoltre, ho trovato un termine comune a tutti questi giganti spirituali: la loro preoccupazione principale era quella di crescere nella grazia di un cuore puro, da cui proveniva una santa conversazione. "Dall'abbondanza del cuore parla la bocca" (Matteo 12:34).

Cresco nella grazia quando scelgo di vivere per gli altri e non per me stesso. Questa crescita nella grazia deve iniziare in casa mia, quando mostro al mio coniuge e ai miei figli una sempre maggiore somiglianza a Cristo. La mia casa deve diventare un terreno di prova dove tutti i problemi e tutte le incomprensioni vengono vinte dalla mia disposizione a cedere "i miei diritti".

Non aver per forza ragione mi ha aiutato a godere la potenza della grazia di Dio come non mai. Tutti gli argomenti, tutti i cosiddetti "diritti" svaniscono quando cerchiamo di edificarci l'un l'altro piuttosto che cercare di vincere una qualsiasi stupida contesta. Cresciamo – nella grazia!

martedì 20 luglio 2010

UOMINI DI UN ALTRO STAMPO

Quando leggo i risultati dei santi uomini di Dio dell'Antico Testamento, mi brucia il cuore. Questi servi sentivano un tale peso per la causa del nome di Dio, che compirono opere potenti da sconvolgere le menti della maggior parte dei cristiani odierni.

Questi santi del passato erano simili a rocce perché si rifiutavano di fare un passo senza una parola da Dio. Piangevano e digiunavano per giorni per la situazione di allontanamento in cui viveva il popolo. Si rifiutavano di mangiare, bere o lavarsi. Si strappavano i capelli e la barba. Il profeta Ezechiele a rimase persino disteso su un lato nelle strade di Gerusalemme per 390 giorni, avvertendo continuamente dei giudizi imminenti di Dio (Ezechiele 4).

Mi chiedo dove prendevano l'autorità e la forza spirituale questi santi, per poter fare tutto quello che facevano. Erano uomini di un altro stampo, servi completamente diversi da quelli che vediamo nella chiesa odierna. Non possiamo assolutamente paragonarci a loro e al loro cammino. So di non essere come loro. E non conosco neanche un cristiano che lo sia.

Tutto questo mi preoccupa. La Bibbia dice che i successi di questi uomini dell'Antico Testamento sono stati registrati perché ci fossero di lezione: "Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche" (1 Corinzi 10:11). Le loro storie sono state scritte come esempio per noi, per mostrarci come toccare il cuore di Dio, o come portare un popolo corrotto al pentimento.

Ma allora questi santi erano di una razza speciale? Sono stati dei superuomini con un destino predeterminato, dotati di forze soprannaturali sconosciute alla nostra generazione? Niente affatto. La Bibbia afferma enfaticamente che i nostri santi predecessori erano persone proprio come me e te, soggette alle stesse passioni della carne (vedi Giacomo 5:17). Il fatto è che il loro esempio ci rivela un percorso da seguire. Questi uomini possedevano qualcosa nel carattere che spingeva Dio a stendere la sua mano su di loro. Per questo li scelse per compiere i suoi propositi. Ed Egli sta spingendo anche noi a cercare le stesse caratteristiche oggi.

Esdra fu un uomo di Dio che risvegliò l'intera sua nazione. La Scrittura dice che Esdra fu un uomo sul quale era posta la mano di Dio. Esdra testimoniò: "Io fui fortificato dalla mano del SIGNORE, del mio Dio, che era su di me" (Esdra 7:28). In altre parole, Dio stese la sua mano, avvolse Esdra e lo trasformò in un uomo diverso.

Perché Dio fece questo con Esdra? C'erano centinaia di scribi in Israele a quel tempo. Tutti avevano la stessa chiamata a studiare e spiegare la Parola di Dio al popolo. Cosa distingueva Esdra dal resto delle persone? Cosa spinse il Signore a mettere la sua mano su quest'uomo, e dargli l'incarico di incoraggiare oltre 50.000 persone perché ricostruissero la città caduta di Gerusalemme?

La Scrittura ci dà la risposta: "Poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine" (Esdra 7:10). È semplice: Esdra prese una decisione consapevole. Si determinò più di ogni altra cosa a cercare la Parola di Dio e a ubbidirla. E non si smosse da quella decisione. Si disse: "Voglio essere uno studente della Parola. E metterò in pratica tutto quello che leggerò".

Molto prima che Dio ponesse la sua mano su Esdra, quest'uomo era già alla ricerca diligente delle Scritture. Permetteva di farsi esaminare da esse, di farsi lavare e purificare da ogni sporcizia del corpo e dello spirito. Esdra era affamato della Scrittura e gioiva in essa. Permise alla Scrittura di preparare il suo cuore a qualsiasi opera che Dio scelse per lui. Per questo il Signore pose la sua mano su Esdra e lo unse.

lunedì 19 luglio 2010

LE FORZE SPECIALI DI DIO

Avrete sicuramente sentito parlare delle Forze Speciali dell'Esercito Americano – un esercito all'interno dell'esercito, un corpo super specializzato composto da un'elite di soldati scelti. Le Forze Speciali sono costituite solo da volontari, combattenti che sono stati notati e scelti dai loro superiori.

Prima della guerra in Afghanistan, Osama bin Laden aveva detto che i soldati americani erano deboli, codardi e non addestrati per i combattimenti sulle montagne. Aveva anche predetto che i Talebani avrebbero mandato a casa le truppe americane, svergognandole, ma non aveva fatto i conti con le Forze Speciali Americane. Quest'impavida unità invase l'Afghanistan con semplicemente 2.000 soldati. Nel giro di qualche giorno, aveva individuato tutte le fortezze del nemico.

Credo che Dio stia facendo qualcosa di simile nel regno spirituale. Mentre ero in preghiera, mi ha impressionato un concetto dello Spirito Santo, e cioè che Dio nei regni celesti sta attuando un'operazione di copertura. Sta facendo sorgere un esercito all'interno dell'esercito, controllando le sue truppe regolari per formare un'unità elitaria di volontari. Questa forza speciale è composta da guerrieri che può toccare e stimolare, per mandarli a combattere il nemico. Ne vediamo un esempio nella Bibbia, con le milizie speciali di Saul. La Parola ci dice: "Anche Saul andò a casa sua a Ghibea e con lui andarono gli uomini valorosi a cui Dio aveva toccato il cuore" (1 Samuele 10:26).

Le forze speciali di Dio oggi comprendono i giovani, quelli di mezz'età e persino gli anziani. Sono stati addestrati nelle loro stanzette di preghiera. La loro intimità con Gesù ha insegnato loro a combattere. Ora sanno come combattere su qualsiasi ambito spirituale, che si tratti di montagne o di valli. L'esercito nell'esercito di Dio si trova in ogni nazione. Le sue attività possono forse in questo momento essere nascoste, ma presto ne vedremo i risultati nel nome e nella potenza di Cristo. La Parola di Dio sta uscendo, e la carestia sta finendo. Il Signore prevarrà. La Sua Parola conquisterà ogni cosa.

"Il popolo di quelli che conoscono il loro Dio mostrerà fermezza e agirà" (Daniele 11:32).

"Ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano" (Isaia 40:31).

venerdì 16 luglio 2010

SIAMO UNA FAMIGLIA

Reclamare la potenza che c'è nel nome di Cristo non è qualcosa di complicato, una verità teologica nascosta. Nella mia biblioteca ci sono libri riguardanti solamente il soggetto del nome di Gesù. Gli autori li hanno scritti per aiutare il credente a comprendere le implicazioni profonde nascoste nel nome di Cristo. Eppure la maggior parte di questi libri sono così "profondi" che non entrano proprio in testa al lettore.

Credo che la verità che dobbiamo conoscere sul nome di Gesù sia così semplice, che persino un bambino potrebbe comprenderla. È semplicemente questa: quando facciamo le nostre richieste nel nome di Gesù, dobbiamo essere assolutamente persuasi che è come se proprio Gesù le stia facendo al Padre. Ti chiederai: ma come può essere vera una cosa del genere? Permettimi di spiegartelo.

Sappiamo che Dio ha amato suo Figlio. Parlò con Gesù e gli diede insegnamenti durante il periodo in cui visse sulla terra. E Dio non soltanto udì ma rispose ad ogni richiesta fattagli dal Figlio. Gesù ne rese testimonianza dicendo: "Lui mi ascolta sempre". In breve, il Padre non negò mai nessuna richiesta al Figlio.

Oggi, tutti quelli che credono in Gesù sono rivestiti nella sua Figliolanza. E il Padre celeste ci accoglie come persone intime, come se stesse ricevendo il Suo Figlio stesso. Perché? A motivo della nostra unione spirituale con Cristo. Attraverso la sua crocifissione e la sua risurrezione, Gesù ci ha resi uno con il Padre. "Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me" (Giovanni 17:21-23).

Per dirla in parole semplici, adesso noi siamo una famiglia – uno con il Padre, e uno con il Figlio. Siamo stati adottati, con il pieno diritto dell'eredità che ogni figlio ha. Questo significa che tutte le potenze e le risorse del cielo sono a nostra disposizione, attraverso Cristo.

Pregare "nel nome di Gesù" non è una formula. Non è la frase che ha effetto semplicemente se la si pronuncia. La potenza consiste nel credere che Gesù ha preso la nostra causa e l'ha portata davanti al Padre per i suoi meriti. Lui è l'Avvocato – lui sta chiedendo al posto nostro. La potenza consiste nel credere appieno che Dio non nega mai niente a suo Figlio e che noi siamo beneficiari dell'estrema fedeltà del Padre verso Suo Figlio.

giovedì 15 luglio 2010

SI PUO’ FERMARE LA CRESCITA NELLA GRAZIA

Paolo avvertiva gli Efesini: "Non siamo più bambini sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell'errore" (Efesini 4:14). Forse pensi: "Questo verso non mi si addice. Il mio fondamento è biblicamente solido. Non mi faccio trasportare da ogni nuovo vento dottrinale e dalle frivolezze che distraggono il popolo da Cristo. Sono radicato e fondato nella Parola di Dio".

Ma ascolta il resto del verso di Paolo: "…per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell'errore" (4:14). Forse non sei trasportato da una falsa dottrina. Eppure Paolo dice che possiamo comunque farci ingannare su un fronte completamente diverso. Ci sta chiedendo: "Ti stai facendo sballottare dai piani diabolici di quelli che ti si oppongono?".

Il messaggio di Paolo ci invita ad esaminarci ancora: come reagiamo alle persone che si ritengono nostri fratelli e sorelle in Cristo, ma che diffondono false notizie sul nostro conto?

Quando Paolo comanda: "Non siate più bambini", sta dicendo: "I vostri nemici – quelli che di solito chiacchierano e parlano male, manipolano e frodano, ingannano e raggirano – vi dico che sono figli ribelli. Sono sviati e derubati. E non hanno permesso alla grazia di Dio di operare in loro. Perciò, non cadete a causa dei loro giochetti malvagi e infantili. Vogliono che reagiate come bambini. Ma non dovete rispondere loro con infantilismo".

Nel verso seguente, Paolo ci esorta a comportarci con maturità: "Ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Efesini 4:15). Sta dicendo: "Non puoi farci niente se ricevi delle percosse, delle ferite, non puoi farci niente se gli altri parlano male di te, se cercano di frodarti ed ingannati. Ma puoi comunque usare queste cose per crescere nella grazia. Considerale come opportunità per diventare sempre più simile a Cristo. Rispondi con gentilezza, con uno spirito umile. Perdona quelli che ti usano con inganno".

mercoledì 14 luglio 2010

UNA PREGHIERA CHE SCUOTE L’INFERNO

Quando fu scritto il libro di Daniele, Israele era in cattività in Babilonia. E nel capitolo sei, dopo una vita di ministero, Daniele aveva ormai ottant’anni.

Daniele era sempre stato un uomo di preghiera. Ed ora, anche se attempato, non aveva alcuna intenzione di cambiare le sue abitudini. La Scrittura non menziona affatto che Daniele si sia scoraggiato o turbato. Al contrario, sembrava che Daniele fosse in forma come all’inizio. La Scrittura ci mostra che anche se quest’uomo aveva passato gli ottant’anni, le sue preghiere scuotevano ancora l’inferno e mettevano rabbia al diavolo.

Il re Dario promosse Daniele alla carica maggiore del regno. Egli divenne uno dei tre presidenti che governavano sui principi e i governatori di 120 province. Dario favorì Daniele al di sopra degli altri due presidente, dandogli l’incarico di formare la politica del governo e di insegnare a tutti gli intellettuali e gli ufficiali di corte (Daniele 6:3).

Ovviamente, Daniele era un profeta molto impegnato. Posso soltanto immaginare il genere di pressioni sul suo ministero, con tutti quei programmi impegnativi e le riunioni che gli sottraevano un sacco di tempo. Comunque, nulla poteva sottrarre a Daniele il suo tempo di preghiera; non era mai troppo occupato per pregare. La preghiera rimaneva la sua occupazione principale, che aveva la precedenza su tutte le altre richieste. Daniele non era mai troppo impegnato per pregare. Tre volte al giorno, si sottraeva ai suoi obblighi, ai suoi pesi e alle sue esigenze di leader, per trascorrere del tempo con il Signore.

Semplicemente si sottraeva da tutte le attività e pregava. E Dio gli rispondeva. Daniele ricevette ogni sapienza, guida, messaggi e profezie mentre era in ginocchio (vedi Daniele 6:10).

Forse ti chiedi: qual è la preghiera che scuote l’inferno? È la preghiera che nasce dal servo diligente e fedele che vede la sua nazione e la chiesa cadere sempre più nel peccato. Questa persona cade in ginocchia gridando: “Signore, non voglio partecipare a quello che sta succedendo. Fammi essere un esempio della tua potenza preservante in mezzo a questa era malvagia. Non mi importa se nessun altro prega. Io voglio continuare a pregare”.

Sei troppo impegnato per pregare? Dici: “Vado avanti per fede”? Pensi in te: “Dio conosce il mio cuore; lui sa quanto sono occupato. Pregherò col pensiero durante la giornata”.

Io credo che Dio voglia che noi trascorriamo con lui un tempo di qualità e senza fretta. La preghiera allora diventa un atto di amore e di devozione, non solo un momento di richiesta.

martedì 13 luglio 2010

RECLAMANDO LA POTENZA CHE E’ IN CRISTO

Nelle ultime ore trascorse con i suoi discepoli, Gesù disse loro: “In quel giorno non mi farete più alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà” (Giovanni 16:24).

Che affermazione incredibile. Quando questa scena ebbe luogo, Cristo stava avvertendo i suoi seguaci che se ne sarebbe andato, e che non li avrebbe visti per un breve tempo. Eppure, nello stesso momento, li assicurò che avrebbero avuto accesso ad ogni benedizione del cielo. Dovevano semplicemente chiedere nel suo nome.

I discepoli avevano imparato direttamente da Gesù a bussare, cercare e chiedere le cose di Dio. Avevano imparato in prima persona che tutte le benedizioni del Padre – tutta la grazia, la potenza e la forza – si potevano trovare in Cristo. Ed avevano udito Gesù dichiarare alle moltitudini: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Giovanni 14:12-14).

Le parole di Cristo ai discepoli mi convincono: “Non avete ancora chiesto nulla nel mio nome” (Giovanni 16:24). Leggendo queste parole, sento il Signore sussurrarmi: “David, non hai reclamato la potenza che ti ho messo a disposizione. Hai semplicemente bisogno di chiedere nel mio nome”.

Ecco ciò che credo rattristi il cuore di Dio più di tutti i peccati della carne messi insieme. Il nostro Signore è rattristato per la sempre più crescente mancanza di fede nelle sue promesse… per i nostri sempre maggiori dubbi sul fatto che possa rispondere alle nostre preghiere… e per chi reclama sempre di meno la potenza che è in Cristo.

Anche se hai chiesto di essere sempre più simile a Cristo, non si può paragonare alle risorse di sapienza spirituale che ti attendono nei suoi tesori. Chiedi ampiamente! Chiedi sapienza, chiedi guida, chiedi rivelazione. Ma chiedi con fede, senza dubitare.

lunedì 12 luglio 2010

QUANTO E’ GRANDE IL TUO GESU’?

Giovanni 14 contiene due magnifiche promesse. Nella prima, Gesù afferma: “In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.

Se chiedete qualche cosa nel nome mio, io la farò” (Giovanni 14:12-14). Gesù dice chiaro e tondo nell’ultimo verso: “Chiedete qualsiasi cosa nel mio nome, ed io la farò per voi”.

Due versi dopo, Gesù promette: “Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre… dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi” (Giovanni 14:16-18). Qui Cristo sta dicendo: “Vi darò lo Spirito della verità. E la sua potenza dimorerà in voi”.

Queste sono due incredibili promesse di Gesù. Ma notate comunque il verso che è interposto fra di loro: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). Perché quest’affermazione e perché proprio qui? Cristo sta dicendoci: “Queste promesse sono collegate ad una questione di ubbidienza”. In breve, entrambi le promesse hanno a che fare con l’ubbidienza e la sottomissione alla Parola di Dio. Si adempiono quando niente ci impedisce di reclamare la potenza che è Cristo.

Sono convinto che chiedere poco o nulla nel nome di Gesù sia per lui un motivo di biasimo. Anno dopo anno, molti cristiani chiedono sempre meno. Alla fine, a loro basta semplicemente la salvezza. Non hanno altre aspettative se non andare un giorno o l’altro in cielo.

Io ti chiedo: Forse anche tu sei giunto alla fine del tuo Cristo? Non ti aspetti da lui altro che la salvezza per mezzo della sua potenza e della sua grazia? Il tuo Cristo finisce dove inizia la tua forza di andare avanti tutti i giorni? Ti basta per ottenere una pace e una gioia occasionali, e continui a vivere per la maggior parte sotto gli attacchi di Satana?

Tutti questi passi nella Parola di Dio mi persuadono che il “mio” Gesù non è più grande delle mie richieste. Eppure, purtroppo, molti credenti rendono Cristo insignificante e impotente a causa della loro incredulità. Carissimi, io non voglio che il mio Cristo sia limitato. Al contrario, voglio che ogni demone dell’inferno sappia quanto è grande il mio Dio e quanto grandi sono le mie richieste. Voglio di più del mio Cristo. Voglio che sia più grande che mai nella mia vita.

venerdì 9 luglio 2010

HA SCRITTO IL TUO NOME SULLA SUA MANO

Quale incredibile autorità abbiamo ricevuto in preghiera! Ma come facciamo esattamente ad usare questa autorità? Attraverso il nome di Cristo. Vedete, quando mettiamo la nostra fede in Gesù, Lui ci dà il suo nome. Il suo sacrificio ci rende in grado di dire: “Sono di Cristo, io sono in Lui. Sono una stessa cosa con lui”. Poi, in maniera incredibile, Gesù prende il nostro nome. Come nostro sommo sacerdote, lo ha scritto sul palmo della sua mano. E perciò il nostro nome è registrato in cielo, sotto il suo glorioso nome.

Ecco perché la frase “nel nome di Cristo” non è una sorta di formula impersonale. È piuttosto una posizione letterale che abbiamo con Gesù. E questa posizione è riconosciuta dal Padre. Gesù ci dice: “n quel giorno chiederete nel mio nome; e non vi dico che io pregherò il Padre per voi; il Padre stesso infatti vi ama, poiché voi mi avete amato e avete creduto che io sono proceduto da Dio” (Giovanni 16:26-27).

Ecco perché Gesù ci comanda di pregare nel suo nome. Ci sta dicendo: “Qualsiasi cosa chiedete nel mio nome, la vostra richiesta ha la stessa potenza e lo stesso effetto per il Padre, come se gliela avessi fatta io”. In altre parole, è come se le nostre preghiere fossero pronunciate da Gesù stesso davanti al trono del Padre. Allo stesso modo, quando imponiamo le mani sui malati e preghiamo, Dio ci considera come se Gesù stesso stesse imponendo le mani sui malati per portare guarigione.

Ecco perché dobbiamo entrare con fiducia al trono della grazia: per ricevere. Dobbiamo pregare con fiducia: “Padre, vengo davanti a te, sono stato scelto da Cristo per andare e portare frutto. Ora ti faccio la mia richiesta, perché la mia gioia possa essere completa”.

Sento molti cristiani che dicono: “Ho chiesto nel nome di Gesù, ma le mie preghiere non hanno ottenuto risposta”. Ci sono molti motivi per cui non riceviamo risposta alle nostre preghiere. Forse c’è del peccato nella nostra vita, qualcosa che impedisce la nostra unione con Cristo. Ciò può essere un blocco che impedisce il flusso della benedizione da parte sua. E lui non può rispondere alle nostre preghiere finché non abbandoniamo il nostro peccato.
O forse l’impedimento è dovuto alla tiepidezza, o alla mancanza di arresa totale verso le cose di Dio. Forse siamo avvelenati dal dubbio, che reduce la potenza di Dio da noi. Giacomo avverte: “Ma la chieda con fede senza dubitare, perché chi dubita è simile all’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi infatti un tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore” (Giacomo 1:6-7).

Giacomo spiega chiaramente: “Chi vacilla non riceverà niente da Dio”. La parola che Giacomo usa per “vacillare” significa “essere indecisi”. La verità è che quando queste persone fanno le loro richieste, mettono Dio alla prova. In cuor loro dicono: “Signore, se mi rispondi io ti servirò. Ti darò tutto, se risponderai a questa preghiera. Ma se non lo fai, vivrò la vita a modo mio”.

Ma non possiamo ingannare Dio. Lui conosce i nostri cuori, e sa quando siamo indecisi nel nostro impegno verso il suo Figlio. Egli riserva il potere che è in Cristo a quelli che si arrendono completamente a lui.

giovedì 8 luglio 2010

EGLI VUOLE TUTTO

“Beati tutti quelli che sperano in lui! … Tu non piangerai più. Egli ti farà certamente grazia, udendo la voce del tuo grido; appena udirà, ti risponderà.

Quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una parola che dirà: Questa è la via; camminate in essa! Allora innalzerete un canto come la notte quando si celebra una festa; e avrete la gioia nel cuore” (Isaia 30:18-19, 21, 29). Isaia stava dicendo: “Se solo sperate ed aspettate il Signore – se griderete di nuovo a lui e ritornerete ad avere fiducia in lui – Egli farà per voi tutto ciò che ha detto e ancor di più”.

Dio può pronunciare semplicemente una parola, ed il nemico scompare davanti a noi: “Poiché l’Assiria sarà colpita da spavento alla voce dell’Eterno, che la percuoterà con la verga” (Isaia 30:31). Carissimi, non c’è problema che il nostro Padre non possa risolvere, nessuna battaglia che Egli non possa vincere per noi, con una semplice parola delle sue labbra. Isaia dice “il soffio dell’Eterno” consumerà ogni cosa sul nostro cammino (Isaia 30:33).

Eppure questo processo di fiducia in Dio per ogni cosa non è facile. Di recente ho cercato il Signore per una situazione riguardante l’edificio della nostra chiesa qui a New York. Ho detto a Dio: “Padre, mi fido di te in questa situazione. Ti ho cercato e voglio essere in pace”. E la sua risposta è stata: “David, mi stupisco che tu ti possa fidare in me a proposito delle tue finanze, dei beni immobiliari e delle altre cose materiali. Eppure non riesci ancora a fidarti di me a proposito del tuo benessere fisico”.

Sono ben consapevole del peso dei miei anni. E sono stato oltremodo preoccupato per quello che sarebbe potuto succedere alla mia famiglia dopo la mia dipartita. Per questo le parole convincenti del Signore mi colpirono come un fulmine. Avevo messo tutte le mie preoccupazioni materiali nelle sue mani, ma non quelle eterne. Mi sono reso conto: “Signore, vuoi che io ti affidi tutto, non è vero?”.

Sì, caro fratello, Lui vuole tutto – il tuo benessere fisico, la tua famiglia, il tuo futuro. Vuole che ti affidi a lui in ogni situazione. Vuole che tu viva nella tranquillità, nella fiducia e nel riposo. Perciò, entra nella tua stanzetta segreta e rimani da solo col Signore. Portagli tutto. Lui ha promesso: “Udrai dietro te una parola che ti mostrerà la via che devi intraprendere. Questa è la via, cammina in essa”.

La dimostrazione della fede è il riposo. Una fede sincera procura la pace della mente. E la fede vera affida ogni cosa nelle Sue mani.

mercoledì 7 luglio 2010

LA FORZA E LA FIDUCIA SPIRITUALE

Lo Spirito Santo ci dà forza quando affidiamo tutti i nostri bisogni nelle mani di Dio e ci fidiamo della sua Potenza.

Ruth è un esempio di questo genere di fiducia. Dopo la morte di suo marito, Ruth visse con sua suocera Naomi. Naomi era preoccupata per il benessere ed il futuro di Ruth. Perciò consigliò a Ruth di andarsi a coricare ai piedi del benestante Boaz e di chiedergli di adempiere i suoi obblighi verso di lei in qualità di parente prossimo.

Quella sera, alla fine della mietitura, Boaz si coricò "accanto al mucchio di grano" (Ruth 3:7) e si mise addosso una coperta. Il mattino seguente si svegliò di soprassalto e trovò una donna che giaceva ai suoi piedi. (Non c'era niente di immorale nella presenza di Ruth lì; era un'usanza comune a quei giorni).

Ruth gli disse: "Stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto" (Ruth 3:9). Stava dicendo, in effetti: "Prenderai l'obbligo di un parente nei miei riguardi? Provvederai per me?". Stava chiedendo in realtà: "Mi sposerai?".

Non si trattava di uno schema manipolativo. Ruth e Naomi avevano fatto tutto secondo l'ordine divino. Ne possiamo stare certi, perché la genealogia di Cristo è discesa da Ruth. Quando Ruth ritornò a casa, Naomi le chiese: "Sei tu, figlia mia?". Le stava chiedendo, in altre parole: "Posso considerarti 'fidanzata', Ruth? O sei ancora una vedova?".

Ruth raccontò a Naomi ciò che le era accaduto. Ascoltate il saggio consiglio di Naomi: "Rimani qui, figlia mia, finché tu sappia come andrà a finire la cosa, perché quest'uomo non si darà riposo, finché non abbia sistemato oggi stesso la cosa" (Ruth 3:18). Naomi aveva pregato per questa situazione, e aveva cercato la guida di Dio. E Dio le aveva dato un consiglio. Le aveva ricordato la legge del parente-redentore (una figura tipologica di Cristo). Perciò Naomi era certa che lei e Ruth avevano fatto la parte loro. Ora era tempo di aspettare con fiducia che Dio facesse ciò che aveva promesso. Stava dicendo: "Ora è tutto nelle mani del Signore, Ruth. Siediti e stai calma".

E sulla casa di Naomi scese la pace e la tranquillità. Nessuno era frenetico, si mangiava le unghie o si chiedeva: "Dio si muoverà? Cosa accadrà?". Queste due donne fedeli potevano rilassarsi, cantare e lodare il Signore per la Sua benignità.

Hai pregato? Hai fiducia? Sei pronto a stare tranquillo per "vedere la salvezza del Signore"? Lui ha tutto sotto controllo.

martedì 6 luglio 2010

DIVENTARE UN POPOLO DI PREGHIERA

In Geremia 5, Dio supplicava: "Andate attorno per le vie di Gerusalemme: guardate e rendetevi conto, e cercate per le sue piazze se trovate un uomo, se ce n'è uno solo che pratichi la giustizia, che cerchi la verità, e io la perdonerò" (Geremia 5:1). Il Signore stava dicendo, in effetti: "Sarò misericordioso se riuscirò a trovare anche una sola persona che mi cerca".

Durante la cattività babilonese, Dio trovò un uomo del genere in Daniele. Ed oggi, più che mai nella storia, il Signore sta cercando lo stesso genere di uomini e donne pii. Cerca servi fedeli disposti a "stare sulla breccia" e a "colmare il vuoto", cose che si possono compiere solo attraverso la preghiera.

Come Daniele, una tale persona sarà con la Parola di Dio in mano. Quando lo Spirito Santo scese su Daniele, il profeta stava leggendo il libro di Geremia. Fu allora che lo Spirito gli rivelò che era giunto il tempo della liberazione di Israele. E con la rivelazione, Daniele fu spinto a pregare: "Volsi quindi la mia faccia verso il Signore DIO, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere. Così feci la mia preghiera e confessione all'Eterno, il mio DIO" (Daniele 9:3-4).

Oggi Dio desidera grandemente benedire il suo popolo – ma se le nostre menti sono contaminate dallo spirito di questo mondo, non possiamo ricevere le sue benedizioni. Daniele fece questa potente affermazione: "Tutta questa calamità ci è venuta addosso, tuttavia non abbiamo implorato l'Eterno, il nostro DIO, per convertirci dalle nostre iniquità e prestare attenzione alla tua verità. Perciò l'Eterno ha tenuto in serbo questa calamità e la fatta venire su di noi, perché l'Eterno, il nostro DIO, è giusto in tutte le cose che fa, mentre noi non abbiamo ubbidito alla sua voce" (Daniele 9:13-14).

Che piaccia a Dio farci esaminare il nostro cammino con il Signore e permettere allo Spirito Santo di mostrarci le aree in cui siamo scesi a compromessi. Faremmo più che semplicemente pregare per una nazione corrotta. Grideremo: "Signore, investiga il mio cuore. Mostrami lo spirito del mondo che c'è nella mia anima". Come Davide, potremmo allora pregare per la liberazione delle nostre famiglie – e della nostra nazione.

venerdì 2 luglio 2010

IL SEGRETO DELLA FORZA SPIRITUALE

Poiché così dice il Signore, l'Eterno, il Santo d'Israele: «Nel tornare a me e nel riposare in me sarete salvati; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza» (Isaia 30:15).

Ecco il segreto di Dio della forza spirituale: "Nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza". La parola per calma in ebraico significa "riposo". E riposo significa calma, rilassatezza, libertà da ogni ansietà; essere quieti, adagiarsi su un sostegno.

Non molti cristiani oggi hanno questo tipo di tranquillità e fiducia. Molti sono coinvolti in attività frenetiche, corrono come pazzi per ottenere benessere, possedimenti e piacere. Persino nel ministero, i servi di Dio preoccupati, pieni di timore, alla ricerca di risposte, corrono da un seminario all'altro, partecipano a conferenze e leggono libri di successo. Tutti vogliono una guida, delle soluzioni, qualcosa che calmi il loro spirito. Eppure le cercano dappertutto tranne che nel Signore. Non si rendono conto che Dio ha già pronunciato una parola per loro, attraverso Isaia: Se non si volgono a me come fonte, finiranno nella confusione e nel dolore.

Isaia descrive ciò che la giustizia di Dio dovrebbe compiere in noi: "L'effetto della giustizia sarà la pace il risultato della giustizia tranquillità e sicurezza per sempre" (Isaia 32:17). Se camminiamo veramente nella giustizia, le nostre vite porteranno il frutto di uno spirito calmo, tranquillità di cuore e pace con Dio.

Guardandosi attorno, Isaia vedeva il popolo di Dio che correva in Egitto a chiedere aiuto, che si fidava degli uomini, che si appoggiava a carri e cavalli. Ambasciatori andavano e venivano. I capi tenevano in continuazione delle riunioni di emergenza. Tutti erano nel panico e si chiedevano: "Che possiamo fare?".

Isaia li rassicurò: "Non fate così. Ritornate a Dio. Pentitevi della vostra ribellione. Andate al Signore ed egli vi coprirà con un manto di pace. Vi darà tranquillità e riposo nonostante tutto quello che state affrontando".

giovedì 1 luglio 2010

IL QUARANTUNESIMO GIORNO

Immagina di aver visto Gesù il quarantunesimo giorno – il giorno dopo la sua tentazione nel deserto. Il suo volto è raggiante. Lui è felice, sta lodando il Padre perché ha vinto una grande vittoria. Trasuda vita e fiducia da ogni parte. Ora è pronto ad affrontare le potenze dell’inferno. Perciò si dirige con baldanza verso le grandi città che giacciono nelle tenebre. Predica l’evangelo, sicuro della parola di Dio. E guarisce i malati, sapendo che il Padre è dalla sua parte.

Ora, esaminando la tua vita, vedi l’esatto contrario. Sei ancora nel deserto. Hai sopportato gli attacchi di Satana e la tua anima è abbattuta. Non riesci a smettere di pensare: “Gesù non ha mai subito prove come le mie. Lui è stato al di sopra di tutto questo”.

Forse vedi un ministro che appare forte nella fede; sembra così sicuro della presenza di Dio, che pensi: “Questo non ha mai avuto problemi simili ai miei”. Se solo sapessi! Non eri lì quando Dio chiamava quell’uomo a predicare e poi lo conduceva nel deserto per essere tentato nella solitudine. Non eri lì quando Dio lo riduceva al nulla, abbattuto e disperato. E non sai che spesso i suoi sermoni migliori sono nati dalle prove della sua vita.

Paolo ci avverte di non paragonare la nostra giustizia con quella altrui: “Non osiamo infatti collocarci o paragonarci con alcuni di quelli che si raccomandano da se stessi, ma essi, misurandosi da se stessi e paragonandosi con se stessi, non hanno alcun intendimento” (2 Corinzi 10:12).
Non possiamo leggere i cuori degli altri. Avremmo mai capito il quarantunesimo giorno che Gesù era appena uscito da una lunga ed orribile tentazione?

Avremmo capito che la gloria in lui nasceva da una prova terribile, più di quella che ciascuno di noi potrebbe sopportare?

Dobbiamo guardare solo a Gesù. E dobbiamo affidarci solo alla sua giustizia, alla sua santità. Lui ha dato a ciascuno di noi uguale accesso ad esse.

Dio ti ama nei tuoi momenti di prova. Il suo Spirito ti ha spinto nel deserto. Ma il suo Figlio vi è già stato – e sa esattamente cosa stai passando. Lasciagli completare la sua opera, permettendogli di costruire in te una maggiore dipendenza e fiducia in lui. Ne uscirai con fiducia, santa compassione e forza per aiutare gli altri.