giovedì 31 dicembre 2009

LA DELIZIA DI DIO

Dio non solo ama il suo popolo, ma si delizia in ciascuno di noi. Prende grande piacere in noi. È benedetto quando si prende cura di noi e ci libera.

Vedo questo genere di piacere protettivo in mia moglie Gwen, quando ci chiama uno dei nostri nipoti. Gwen si illumina come un albero di Natale quando c’è in linea uno dei nostri piccoli. Niente può staccarla dal telefono. Anche se le dicessi che c’è il Presidente davanti alla porta, mi manderebbe via e continuerebbe a parlare al telefono.

Come potrei mai accusare il mio Padre celeste di deliziarmi in me meno di quanto possa fare io con la mia progenie? A volte i miei figli mi hanno deluso, quando hanno fatto cose contrarie a quelle che gli avevo insegnato. Ma neanche per un momento ho smesso di amarli o di compiacermi in loro. Perciò se io che sono un padre imperfetto possiedo questo genere di amore, quanto più il nostro Padre celeste si prende cura di noi che siamo suoi figli?

Giosuè e Caleb si levarono in mezzo al popolo d’Israele e gridarono: “Se l'Eterno si compiace con noi, ci condurrà in questo paese e ce lo darà” (Numeri 14:8). Che dichiarazione semplice eppure incredibile. Qui stavano dicendo: “Il nostro Signore ci ama e si compiace con noi. E spazzerà ogni gigante perché si delizia nel fare ciò. Perciò, non dobbiamo guardare agli ostacoli.

Dobbiamo continuare a concentrare il nostro sguardo sul grande amore del Signore verso di noi”.
In tutta la Scrittura leggiamo che Dio si compiace in noi: “Quelli che sono integri nella loro condotta gli sono graditi” (Proverbi 11:20). “La preghiera degli uomini retti gli è gradita” (15:8). “Mi liberò dal mio potente nemico e da quelli che mi odiavano, perché erano più forti di me. Essi mi erano venuti contro nel giorno della mia calamità, ma l'Eterno fu il mio sostegno, e mi trasse fuori al largo; egli mi liberò perché mi gradisce” (Salmo 18:17-19).

È assolutamente necessario credere che Dio ci ama e si compiace di noi. Solo allora saremo in grado di accettare che ogni circostanza nelle nostre vite è nella volontà amorevole del nostro Padre per noi. Usciremo dal deserto appoggiandoci sulle braccia amorevoli di Gesù. Ed egli saprà trarre gioia dal nostro dolore.

mercoledì 30 dicembre 2009

CONQUISTANDO LE TENEBRE

C’è solo una cosa che conquista e disperde le tenebre, e questa è la luce. Isaia dichiara: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano nel paese dell'ombra della morte, si è levata una luce” (Isaia 9:1). Allo stesso modo, Giovanni affermava: “E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno compresa” (Giovanni 1:5).

La luce rappresenta la comprensione. Quando diciamo: “Vedo la luce”, stiamo dicendo: “Ora capisco”. Vedete cosa dice qui la Scrittura? Il Signore sta per aprire i nostri occhi, non per vedere un diavolo vittorioso ma per ricevere una nuova rivelazione. Il nostro Dio ci ha mandato il suo Spirito Santo, la cui potenza è maggiore di tutte le potestà dell’inferno: “Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4).

In Apocalisse leggiamo che dall’inferno salivano locuste e scorpioni che avevano un gran potere. Leggiamo di un dragone, di bestie, di creature con le corna, ma anche di un imminente Anticristo. Ma non conosciamo il significato di tutte queste creature. Cioè, non dobbiamo conoscerlo. Non dobbiamo preoccuparci dell’Anticristo o del marchio della bestia.

In noi vive lo Spirito dell’Iddio Onnipotente e del suo Cristo. Paolo dichiara che la potenza dello Spirito Santo è all’opera in noi. In altre parole, lo Spirito Santo è vivo in noi proprio in questo momento.

Ma come opera in noi lo Spirito nei momenti difficili? La sua potenza si manifesta in noi solo quando lo riceviamo come colui che porta i nostri pesi. Lo Spirito Santo ci è stato dato proprio per questo motivo, per portare i nostri pesi e le nostre preoccupazioni. Ma come possiamo dire di averlo ricevuto se non gli abbiamo affidato i nostri pesi?

Lo Spirito Santo non è chiuso nella gloria, ma è qui, abita in noi. E sta aspettando ansiosamente di prendere il controllo di ogni situazione nella nostra vita, comprese le nostre afflizioni. Perciò, se continuiamo a vivere nella paura – disperandoci, arrovellandoci per i dubbi, diventando sempre più ansiosi – vuol dire che non lo abbiamo ricevuto come nostro consolatore, come nostro aiuto, guida e forza.

Sarà una testimonianza per il mondo solo quel cristiano che ha deposto ogni suo peso sullo Spirito Santo. Come i Tessalonicesi, il credente si vede circondato da tanti problemi, eppure ha la gioia del Signore. Si affida allo Spirito di Dio per trovare conforto e guida nelle afflizioni. E ha una testimonianza potente per il mondo perduto, perché in lui dimora la gioia nonostante sia circondato dalle tenebre. La sua vita dice al mondo: “Questa persona ha visto la luce”.

martedì 29 dicembre 2009

LA STANZETTA SEGRETA

“Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente” (Matteo 6:6).
In passato ho insegnato che a causa delle esigenze della vita di tutti i giorni, posiamo avere una “stanzetta segreta di preghiera” ovunque: in macchina, sull’autobus, durante una pausa di lavoro. In parte questo è vero. Ma c’è di più. Il termine greco per “cameretta” in questo verso significa “una stanza private, un luogo segreto”. Questo era chiaro agli ascoltatori di Gesù, perché le case a quei tempi avevano una stanza interna che serviva come una sorta di sgabuzzino. Il comando di Gesù è stato quello di entrare in un posto segreto e chiudersi la porta alle spalle. È un comando rivolto ad ogni singola persona, e non riguarda il genere di preghiera che possiamo fare in chiesa o con una persona accanto.

Gesù ha costituito un esempio, in quanto anche lui andava in posti privati a pregare. Diverse volte la Scrittura ci dice che “andava da solo” a trascorrere del tempo in preghiera. Nessuno aveva una vita più impegnata di lui, visto che era continuamente pressato dalle necessità di quelli che gli stavano attorno, ed aveva pochissimo tempo per sé. Eppure ci viene detto che “il mattino, essendo ancora molto buio, Gesù si alzava, usciva e se ne andava in un luogo solitario e là pregava” (Marco 1:35). “Dopo averle congedate, salì sul monte in disparte per pregare. E, fattosi sera, era là tutto solo” (Matteo 14:23).

Tutti noi abbiamo delle scuse per spiegare come mai non preghiamo nel segreto, in un posto speciale da soli. Diciamo di non aver un posto del genere, né di aver abbastanza tempo per farlo. Thomas Manton, un pio scrittore Puritano, scrisse: “Diciamo di non aver tempo per pregare in segreto. Eppure abbiamo tempo per tutto il resto: tempo per mangiare, per bere, per i figli, ma non abbiamo tempo per quello che sostiene tutto il resto. Diciamo di non aver un posto privato, ma Gesù trovò la montagna, Pietro un alto solaio, i profeti il deserto. Se ami qualcuno, troverai un posto per appartarti con lui o con lei”.

Vedete quanto è importante disporre il proprio cuore a pregare in un posto segreto? Non si tratta di legalismo o di un vincolo, ma di amore. È per la bontà di Dio nei nostri riguardi. Lui vede in anticipo e sa che abbiamo bisogno di risorse importanti per rifornirci tutti i giorni. Ma le troviamo solo nel luogo segreto, con lui.

lunedì 28 dicembre 2009

SEDUTO CON GESU’

Secondo Paolo, noi che crediamo in Gesù siamo stati risuscitati da una morte spirituale e viviamo con lui in un regno celeste. “Anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù” (Efesini 2:5-6).

Dov’è questo posto celeste in cui siamo seduti con Gesù? Esattamente nella stanza del trono di Dio – il trono della grazia, la dimora dell’Altissimo. Due versi dopo leggiamo come siamo stati portati in questo meraviglioso posto: “Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio” (2:8).

Questa stanza del trono è il seggio di ogni potenza e dominio. È il posto in cui Dio regna su tutti i principati e le potestà, e regna sugli affari degli uomini. Qui nella stanza del trono, lui controlla ogni movimento di Satana ed esamina ogni pensiero umano.

E Cristo è seduto alla destra del Padre. La Scrittura ci dice: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui” (Giovanni 1:3). E “poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9). In Gesù risiede ogni sapienza e pace, ogni potenza e forza, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere una vita vittoriosa e fruttifera. E ci è stato dato accesso a tutte le ricchezze che sono in Cristo.

Paolo ci sta dicendo: “Sicuro come Cristo è risuscitato dai morti, così il Padre ha risuscitato anche noi. E sicuramente come Gesù è stato portato al trono della gloria, così anche noi siamo stati portati con lui in quel posto glorioso. Siccome siamo in lui, anche noi siamo dove lui è. Questo è il privilegio di ogni credente. Significa che siamo seduti con lui nello stesso luogo celeste in cui lui dimora”.

Paolo dice che nel trono ci sono concesse tutte le benedizioni spirituali. Tutte le ricchezze di Cristo sono a nostra disposizione in quel luogo: pazienza, forza, riposo, una pace sempre maggiore. “Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo” (Efesini 1:3).

venerdì 25 dicembre 2009

UN RECUPERO DI FEDE

Ho una parola speciale per coloro i quali stanno affrontando delle impossibilità. Un recupero di fede dipende da una piena rivelazione dell’amore del nostro Padre Celeste nei nostri confronti.
“ Il Signore, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un potente che salva” (Sofonia 3:17). Qui c’è una gloriosa rivelazione della immutabilità dell’amore di Dio per il Suo popolo. La Scrittura ci dice che Egli s’acqueta e gioisce nel Suo amore per noi!

La parola ebraica per “quiete” significa che Dio non ha una considerazione univoca relativa al Suo amore per noi. In altre parole, Egli ha fissato, o stabilito, il Suo amore per noi e non lo allontanerà mai. Infatti, ci viene detto che Dio è così soddisfatto del Suo amore per noi al punto di cantare per esso.

Riesci ad immaginarlo? Qui ci viene descritta una manifestazione in cielo del diletto di Dio verso di noi. John Owen interpreta questo passo così: “Dio salta, quando è sopraffatto dalla gioia”
Inoltre, Paolo ci dice che tutto ciò che è al di fuori dell’ordine divino, tutto ciò che è incredulità e confusione, viene cambiato dalla manifestazione dell’amore di Dio. “Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati” (Tito 3:4).

Nel verso precedente, Paolo dice: “Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati” (3:3). In altre parole: “Tutto ciò che era fuori ordine. La nostra fede non era una fede vincente ma la bontà e l’amore di Dio si manifestarono quando il Padre le riversò su di noi abbondantemente attraverso Cristo”.

Quando Paolo dice che l’amore di Dio “si manifestò”, egli usa una parola che deriva da una radice greca che significa “sovrapposto”. In breve, il Signore riguardò alla nostra misera, alle nostre anime affaticate e dubbiose e sovrappose questa rivelazione: “Il mio amore vi libererà. Riposo e diletto nel mio amore per voi”.

Ringrazio Dio per il giorno in cui il Suo amore “si manifestò” a me. Non c’è fede che possa resistere contro le impossibilità a meno che ogni afflizione e problema siano affidati all’amorevole cura di nostro Padre. Quando le mie situazione si volgono al peggio, io devo riposare in semplice fede.

giovedì 24 dicembre 2009

PIENAMENTE CONVINTO

Abramo non barcollò nella sua fede, piuttosto egli fu “pienamente convinto, che quanto (Dio) gli aveva promesso, era anche in grado di compierlo” (Romani 4:21). Egli riconobbe che Dio era in grado di operare dal nulla. Infatti, il nostro Signore crea dal vuoto. Considera la descrizione della Genesi: dal nulla, Dio creò il mondo. Con una sola parola, Egli creò ed Egli può creare miracoli per noi, dal nulla.

Quando tutto il resto fallisce, quando ogni tuo piano e schema non riesce, è il momento per te di gettare ogni cosa su Dio e di distogliere la tua fiducia dal trovare liberazione in ogni altro luogo. Poi, una volta che sei pronto a credere, devi vedere Dio non come un vasaio che ha bisogno di argilla, ma come un Creatore che lavora dal nulla. E, da quel nulla che non appartiene al suo mondo o ai suoi materiali, Dio opererà in modi e mezzi che tu non avresti mai potuto concepire.

Quanto è serio il Signore sul nostro credere in Lui davanti a ciò che sembra impossibile? Troviamo la risposta a questa domanda nella storia di Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista. Zaccaria fu visitato da un angelo che gli disse che sua moglie, Elisabetta, avrebbe dato alla luce un bambino speciale. Ma Zaccaria, che era avanti negli anni, come Abramo, si rifiutò di crederlo. La sola promessa di Dio non fu sufficiente per lui.

Zaccaria rispose all’angelo: “Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio, e mia moglie è in età avanzata” (Luca 1:18). In parole povere Zaccaria considerò le impossibilità. Egli stava dicendo: “ciò non è possibile, tu devi fornirmi una prova di come questo accadrà”. Ciò non gli sembrava ragionevole.

I dubbi di Zaccaria dispiacquero al Signore. L’angelo gli disse: “Ecco tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo”. (Luca 1:20).

Il messaggio è chiaro: Dio si aspetta che noi crediamo in Lui quando Egli parla. Altrettanto Pietro scrive: “Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, affidino le anime loro al fedele Creatore, facendo il bene” (1 Pietro 4:19).

mercoledì 23 dicembre 2009

DI FRONTE ALL’IMPOSSIBILITÁ

“E, non essendo affatto debole nella fede [Abrahamo], non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent'anni), né al grembo già morto di Sara” (Romani 4:19).

L’essenza della vera fede si trova in questo singolo verso. Dio aveva appena promesso ad Abrahamo che avrebbe avuto un figlio, che sarebbe divenuto padre di molte nazioni. Ammirevolmente, Abrahamo non batté ciglio a questa promessa, nonostante avesse da tempo superato l’età per generare figli. Piuttosto, nel ricevere tale parola dal Signore, ci viene detto che Abrahamo “non riguardò al suo corpo già reso come morto … né al grembo già morto di Sara”.

Era impossibile l’adempimento di questa promessa secondo la mente naturale, ma Abrahamo non rimuginò su tale impossibilità. Secondo Paolo, il patriarca non si preoccupò di come Dio avrebbe mantenuto la Sua promesssa. Egli non contese con Dio, “Ma, Signore, non ho alcun seme da piantare. Allora, come farai, Signore?” Invece di intrattenersi in simili domande, Abrahamo semplicemente “non considerò”.

Il fatto è che quando Dio è all’opera nel produrre una fede che sia provata più dell’oro, Egli innanzitutto sancisce una sentenza di morte su ogni risorsa umana. Egli chiude la porta ad ogni ragionamento umano, bypassando ogni mezzo di liberazione razionale.

La fede in cui Dio si compiace nasce in un luogo di morte. Sto qui parlando della morte di ogni possibilità umana; è un luogo dove i progetti fatti dall’uomo fioriscono dapprima per poi morire. È un luogo dove le speranze umane portano un sollievo temporaneo ma presto si frantumano, sommandosi ad un senso di incapacità.

Sei mai stato in questo luogo di morte? Sembrava che non ti fossero rimaste scelte? Non puoi chiamare alcuno che ti consigli. I cieli sono come rame quando preghi, le tue richieste ricascano a terra.

Io ti dichiaro che questo è Dio all’opera. Il Suo Spirito sta operando per portarti a considerare le impossibilità, per smettere di guardare alle vie e ai mezzi umani, per smettere di cercare di pensare ad una via d’uscita dalla tua situazione. Lo Spirito Santo ti sta esortando, “Smetti di ricercare aiuto dagli uomini, e smetti di concentrarti su quanto pensi sia disperata la tua situazione. Tutto ciò è un intralcio alla tua fede”.

martedì 22 dicembre 2009

LE MIE PROMESSE BIBLICHE PREFERITE

Ecco alcune delle mie promesse bibliche preferite, promesse che ho segnato nella mia Bibbia e che mi hanno benedetto nel corso degli anni. Confidate in esse. Leggetele del continuo, esse vi appartengono:


· “Non temere, perché non sarai confusa; non aver vergogna, perché non dovrai arrossire; dimenticherai anzi la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza” (Isaia 54:4).


· “Anche se i monti si spostassero e i colli fossero rimossi, il mio amore non si allontanerà da te né il mio patto di pace sarà rimosso, dice l'Eterno, che ha compassione di te” (Isaia 54:17).


· “Nessun'arma fabbricata contro di te avrà successo, e ogni lingua che si alzerà in giudizio contro di te, la condannerai. Questa è l'eredità dei servi dell'Eterno, e la loro giustizia viene da me», dice l'Eterno” (Isaia 54:17).

· “Quanto è grande la tua bontà che riservi per quelli che ti temono, e che usi in presenza dei figli degli uomini verso quelli che si rifugiano in te! Tu li nascondi nel segreto rifugio della tua presenza, dalle insidie degli uomini, tu li custodisci in una tenda al sicuro dalle contese verbali” (Salmo 31:19-20).

· Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall'avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. Io ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te” (Salmo 32:7-8).

· “Prendi il tuo diletto nell'Eterno, ed egli ti darà i desideri del tuo cuore. Rimetti la tua sorte nell'Eterno, confida in lui, ed egli opererà” (Salmo 37:4-5).

· Tu, che mi hai fatto provare molte e gravi avversità, mi darai di nuovo la vita e mi farai risalire dagli abissi della terra. Tu accrescerai la mia grandezza e ritornerai a consolarmi” (Salmo 71:20-21).

lunedì 21 dicembre 2009

L’AMORE DI DIO NON VIENE MAI MENO

Quando Davide scrisse le parole del Salmo 13, si chiese: “Fino a quando, o Eterno, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando farò deliberazioni nella mia anima e avrò afflizione nel mio cuore tutto il giorno? Fino a quando s'innalzerà il mio nemico sopra di me?”


Sembra che Davide sentisse che Dio lo avesse completamente abbandonato alla sofferenza, di doversi svegliare ogni giorno con una nuvola nera sopra la testa. Per un tempo, Davide parlò mosso dalla disperazione: “Dio, questo sentimento di solitudine andrà avanti per sempre? Arriverà mai il momento in cui le mie preghiere verranno esaudite?”


Amati, quando i problemi ci assalgono, quando la liberazione sembra non giungere mai, nonostante sappiamo di amare il Signore, sprofondiamo sotto la pressione. Proprio in questo istante, qualcuno che sta leggendo queste parole sta sprofondando sotto la tremenda pressione di una situazione che sembra essere irrisolvibile; si trova sull’orlo della disperazione, sperando in una serenità seppur momentanea nella sua prova.


Più avanti, Davide chiese: “Fino a quando farò deliberazioni nella mia anima?” Parlava di creare un piano dietro l’altro, tentando di pianificare delle vie d’uscita al suo problema, ma ogni piano, ogni progetto, falliva. Ora, non esisteva altro pensiero nella sua mente, nessuna soluzione attuabile. Era giunto alla fine di tutto.


In che modo Davide si rialzò da questa fossa di disperazione? “Ma io confido nella tua benignità … io canterò …”

Permettetemi di condividere alcune ragioni per cui continuare a restare fiduciosi durante le vostre prove attuali: non importa quanto le tempeste possano ruggire, il nostro prezioso Signore continuerà a nutrire gli uccelli del cielo, a vestire i gigli del campo e a provvedere all’oceano traboccante di pesci secondo i loro bisogni quotidiani. “Il vostro Padre celeste li nutre …” Nemmeno un uccello cade a terra che l’occhio del Padre non lo veda.


Che tipo di Padre nutrirebbe tutte le creature della terra trascurando i propri figli? Gesù ci esorta a “non essere ansiosi” per i bisogni e i problemi quotidiani, “perché Egli si prende cura di voi”.


Il Signore vi ama veramente, ed Egli non sarà sordo al vostro grido. Resistete, andate avanti, attendete con pazienza. Egli non vi deluderà mai.

venerdì 18 dicembre 2009

UNA SOLA VIA CHE PORTA AL TRONO

Non sarà il tuo pianto che spianerà una via ai luoghi celesti. Non potrai studiare o lavorare per aprirti un accesso al trono. No, l’unico modo per accedere al trono della vita è attraverso un sacrificio vivente: “Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio” (Romani 12:1).


Paolo qui parla per esperienza. Ecco un uomo rigettato, tentato, perseguitato, picchiato, messo in prigione, naufrago, lapidato. Paolo aveva inoltre tutti i pesi della chiesa sulle sue spalle. Eppure poteva testimoniare: “In ogni condizione, sono stato contento”.


Ora ci sta dicendo: “Volete sapere come sono venuto alla conoscenza di questo cammino celeste? Volete sapere come riesco ad essere contento in qualunque stato mi trovo, come ho trovato il vero riposo in Cristo? Ecco il cammino, il segreto per appropriarsi della propria posizione celeste: presentare il proprio corpo come sacrificio vivente al Signore. Riesco ad essere contento solo attraverso il sacrificio della mia volontà”.


La radice greca del termine “vivente” qui suggerisce “tutta una vita”. Paolo sta parlando di un impegno vincolante, un sacrificio fatto una volta per tutte. Eppure, non fraintendetemi; non si tratta di un sacrificio che ha a che fare con la propiziazione per il peccato. Il sacrificio di Cristo sulla croce è l’unico degno di propiziazione: “Ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso” (Ebrei 9:26).


No, Paolo sta parlando di un altro tipo di sacrificio. Non fraintendetemi; Dio non ama i sacrifici fatti dall’uomo di cui parla l’Antico Testamento. Ebrei ci dice: “Tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato” (10:6). Perché questi sacrifici non piacevano al Signore? Semplice: non richiedevano il cuore.


Il sacrificio che descrive Paolo è quello in cui Dio prende piacere, precisamente perché coinvolge il cuore. Qual è questo sacrificio? È quello in cui si mette a morte la propria volontà, quello dove si mette da parte la propria auto-sufficienza e si abbandonano le proprie ambizioni.


Quando Paolo esorta: “Presentate i vostri corpi”, sta dicendo: “Avvicinatevi al Signore”. Ma cosa significa esattamente tutto ciò? Significa avvicinarsi a Dio con lo scopo di offrire tutto noi stessi a lui. Significa andare a lui non con la nostra autosufficienza, ma come figli risorti, come santi nella giustizia di Gesù, come ben accetti dal Padre grazie alla nostra posizione in Cristo. Nel momento in cui gli rassegni la tua volontà, si compie il sacrificio. Accade quando smetti di lottare per cercare di piacere a Dio con i tuoi sforzi. Questo atto di fede è il “ragionevole servizio” a cui Paolo si riferisce. Significa assolutamente confidare in lui con la nostra volontà, credere che provvederà tutte le benedizioni di cui abbiamo bisogno.

giovedì 17 dicembre 2009

PRENDI IL TUO DILETTO NEL SIGNORE

La nostra pace e la nostra felicità dipendono sempre da quanto siamo arresi nelle mani di Dio, non importa quali sono le nostre circostanze. Il salmista scrive: “Prendi il tuo diletto nell'Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore” (Salmo 37:4).


Se ti sei arreso completamente nelle mani di Dio, allora potrai sopportare qualsiasi difficoltà. Il desiderio del Padre tuo è che tu possa svolgere i tuoi affari quotidiani senza paura né ansietà, fidandoti ciecamente della sua cura. E la tua arresa nelle sue mani ha un effetto molto pratico nella tua vita. Più sei arreso alla cura di Dio, più sarai indifferente alle condizioni che ti circondano.


Se sei arreso a lui, non cercherai sempre di immaginare cosa fare fra un attimo. Non ti lascerai spaventare dalle notizie sconvolgenti che ti rimbalzano attorno. Non ti lascerai sconvolgere pensando al futuro, perché hai affidato la tua vita, la tua famiglia e il tuo futuro nelle mani amorevoli e sicure del Signore.


Quanto pensi siano preoccupate le pecore quando seguono il pastore? Non si preoccupano affatto, perché sono completamente arrese alla sua guida. Allo stesso modo, noi siamo le pecore di Cristo, che è il nostro grande Pastore. Allora perché preoccuparci per le nostre vite e per il nostro futuro? Lui sa perfettamente come proteggere e preservare il suo gregge, perché lui ci guida con amore!


Nella mia vita ho imparato ad affidare a Dio un problema alla volta. Pensate: come posso dire di fidarmi di Dio in tutto e per tutto, se non dimostro di fidarmi di lui per una cosa sola? Non basta dire: “Mi fido ciecamente del Signore”. Lo devo dimostrare ogni volta nella mia vita, in molte aree e nelle cose di tutti i giorni.


Molte persone oggi dicono: “Mi rassegno, mi arrendo, mi affido” solo dopo aver appurato che non esiste altra soluzione per uscire fuori dalla loro situazione. Ma la vera rassegnazione, il genere di rassegnazione che piace a Dio, è fatta liberamente e volontariamente, senza dover necessariamente giungere a toccare il fondo. Dobbiamo agire in accordo col Signore, come fece Abrahamo, dando a Dio carta bianca, e lasciando che il Signore ci riempia in tutto e per tutto.

mercoledì 16 dicembre 2009

LA PREGHIERA NEI MOMENTI DI PREOCCUPAZIONE

In tempi brutti come questi, la chiesa ha il potere di fare qualcosa? Dobbiamo sederci ad aspettare il ritorno di Cristo? Oppure siamo chiamati a prendere un’azione drastica? Quando tutto attorno a noi il mondo trema, quando il cuore degli uomini viene meno dalla paura, siamo chiamati a prendere le armi spirituali e a combattere con l’avversario?


Il profeta Gioele vide avvicinarsi un giorno del genere per Israele, un giorno di “fitte tenebre e oscurità”. Secondo Gioele, il giorno delle tenebre che stava giungendo su Israele sarebbe stato di proporzioni mai viste nella storia. Il profeta gridò: “Ahimè, per quel giorno! Poiché il giorno dell'Eterno è vicino; sì, verrà come una devastazione dall'Onnipotente” (Gioele 1:15).


Quale fu il consiglio di Gioele per Israele in quel momento oscuro? Egli diede loro questa parola: “Perciò ora, dice l'Eterno, tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti. Stracciate il vostro cuore e non le vostre vesti e tornate all'Eterno, il vostro DIO, perché egli è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità, e si pente del male mandato. Chi sa che non si volga e si penta, e lasci dietro a sé una benedizione, un'offerta di cibo e una libazione per l'Eterno, il vostro DIO?” (Gioele 2:12-14).


Mentre leggo questo brano, sono colpito da due parole: “Anche ora”. Mentre fitte tenebre cadevano su Israele, Dio si rivolse al suo popolo: “Anche ora, nel momento della mia vendetta – quando mi avete spinto fuori dalla vostra società, quando sembra impossibile la misericordia, quando l’umanità si è presa beffe dei miei avvertimenti, quando paura e oscurità hanno coperto il paese – anche ora, ti invito a ritornare a me. Io sono lento all’ira, è noto che ho ritenuto i miei giudizi per un periodo, come ho fatto per Giosia. Il mio popolo può ancora pregare e supplicare per ottenere la mia misericordia. Ma il mondo non si pentirà se tu dici che non c’è speranza”.


Vedete il messaggio che Dio ci rivolge? Come suo popolo, possiamo supplicare in preghiera e lui ci esaudirà. Potremo fare delle richieste e sapere che lui risponderà alle preghiere sincere, effettive e ferventi dei suoi santi.

martedì 15 dicembre 2009

TIMORE E TREMORE

I profeti ci avvertono che quando vediamo Dio scuotere le nazioni, e quando avvengono dei periodi pericolosi, il nostro uomo naturale ha molta paura. Ezechiele si chiedeva: “Potrà reggere il tuo cuore o potranno rimanere forti le tue mani nei giorni in cui agirò contro di te?” (Ezechiele 22:14).


Quando Dio avvertì Noè dei giudizi imminenti e gli disse di costruire un’arca, Noè fu “mosso da santo timore” (Ebrei 11:7). Persino il coraggioso Davide disse: “L'anima mia si consuma per il desiderio dei tuoi decreti in ogni tempo” (Salmo 119:20). E quando il profeta Habacuc vide i giorni disastrosi in avvenire, gridò: “Ho udito e le mie viscere fremettero a quella voce le mie labbra tremarono un tarlo entrò nelle mie ossa, e fui preso da gran paura dentro di me. Tuttavia rimarrò tranquillo nel giorno dell'avversità, che verrà contro il popolo che lo invade” (Habacuc 3:16).


Per favore notate leggendo questi brani che il timore sceso in questi santi uomini di Dio non era un timore carnale, ma un tremore riverenziale verso il Signore. Questi santi non avevano paura del nemico delle loro anime ma temevano i giusti giudizi divini. E questo perché comprendevano la grande potenza celata dietro le calamità che si stavano abbattendo in quei momenti. Non temevano la tempesta, ma piuttosto la santità di Dio!


Allo stesso modo, ciascuno di noi avvertirà una paura crescente nei momenti di distruzione e di disastro che verranno. Ma la nostra paura nasce da una santa riverenza per il Signore, e mai da un’ansietà carnale per il destino. Dio disprezza ogni paura peccaminosa in noi, la paura di perdere le cose materiali, il benessere, il nostro standard di vita.


In tutto il mondo, la gente è piena di questo genere di paura, man mano che vede deteriorare l’economia della propria nazione. Hanno paura che un diluvio economico spazzi via ciò per cui hanno lavorato per tutta la vita. Questo è il grido degli increduli che non hanno speranza. Non dovrebbe essere il grido dei santi. Infatti, se sei un figlio di Dio, il tuo Padre celeste non sopporterà questo genere di incredulità nel tuo cuore. Isaia avvertiva: “…Chi sei tu da dover temere l'uomo che muore e il figlio dell'uomo destinato ad essere come erba? Tu hai dimenticato l'Eterno che ti ha fatto, che ha disteso i cieli e gettato le fondamenta della terra. Avevi sempre paura, tutto il giorno, davanti al furore dell'oppressore, quando si preparava a distruggere” (Isaia 51:12-13). “L’Eterno degli eserciti, lui dovete santificare. Sia lui il vostro timore, sia lui il vostro spavento” (8:13).


Che Dio sia il tuo timore e tremore. Questo genere di paura non porta alla morte, ma alla vita!

lunedì 14 dicembre 2009

NEI MOMENTI DI BISOGNO

Considerate una delle promesse più potenti di tutta la Parola di Dio: “DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità. Perciò noi non temeremo, anche se la terra si dovesse spostare e se i monti fossero gettati nel mezzo del mare, e le sue acque infuriassero e schiumassero, e i monti tremassero al suo gonfiarsi. C'è un fiume i cui rivi rallegrano la città di DIO, il luogo santo dove dimora l'Altissimo. DIO è nel mezzo di lei, essa non sarà smossa, DIO la soccorrerà alle prime luci del mattino. Le nazioni tumultuarono i regni vacillarono; egli mandò fuori la sua voce, la terra si sciolse. L'Eterno degli eserciti è con noi; il DIO di Giacobbe è il nostro rifugio…Egli fa cessare le guerre” (Salmo 46:1-7,9).


Che parole meravigliose. Ho letto questo brano tante volte, dozzine di volte, e ne sono sempre sopraffatto. La Parola di Dio per noi qui è così potente, così irremovibile; ci dice: “Non dovrai più temere. Non aver paura se il mondo è in subbuglio. La terra può tremare, gli oceani possono schiumare, le montagne possono crollare nel mare. Le cose forse sono nel caos più tremendo, ci può essere un subbuglio totale intorno a te”.


“Ma per la mia Parola tu avrai pace come un fiume. Mentre le nazioni tumultuano, dal mio popolo scorreranno fiumi potenti di gioia. Riempirò i loro cuori di felicità”.


Proprio in questo momento tutto il mondo si trova in un periodo tremendo. Le nazioni tremano per il terrorismo, nessuna regione è immune alle minacce. Problemi personali e sofferenze aumentano ogni giorno. Ma in tutto questo, il Salmo 46 riecheggia al tutto il popolo di Dio nel mondo: “Io sono in mezzo a voi. Sono con voi in ogni momento. Il mio popolo non sarà distrutto né smosso. Sarò un aiuto sempre presente per la mia chiesa”.


Dio sa che tutti noi abbiamo dei bisogni reali; tutti noi affrontiamo delle prove, delle tentazioni, momenti di confusione che ci fanno tremare l’anima. Il suo messaggio per noi nel Salmo 46 è proprio per questi momenti. Ci sta dicendo che se lasciamo spazio alla paura, se ci abbattiamo e siamo pieni di disperazione, vivremo assolutamente al contrario della sua realtà nelle nostre vite.


È importantissimo che fu afferri quanto il Signore ci sta dicendo in questo Salmo. Il nostro Dio è a nostra disposizione in ogni momento, giorno e notte. È continuamente alla nostra destra, desideroso di parlarci e di guidarci. E lo ha reso possibile dandoci il suo Spirito Santo che abita in noi. La Bibbia ci dice che Cristo stesso è in noi, e noi siamo in lui.

venerdì 11 dicembre 2009

IL CORPO DI CRISTO

L’apostolo Paolo ci istruisce: “Or voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27). Poi dice più specificamente: “Infatti anche il corpo non è un sol membro, ma molte” (12:14).


Paolo ci sta dicendo: “Osservate il vostro corpo. Avete mani, piedi, occhi, orecchie. Non siete semplicemente un cervello isolato, staccato dalle altre membra. Ebbene, è lo stesso con Cristo. Lui non è solo il capo. Lui ha un corpo, e noi facciamo parte delle sue membra”.


L’apostolo poi sottolinea: “Così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l'uno dell'altro” (Romani 12:5). In altre parole, non solo siamo connessi a Gesù, il nostro capo. Siamo anche uniti l’uno all’altro. Il fatto è che non possiamo essere connessi a lui senza essere uniti ai nostri fratelli e alle nostre sorelle in Cristo.


Paolo lo spiega chiaramente dicendo: “Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane e noi, sebbene in molti, siamo un solo corpo, poiché tutti partecipiamo dell'unico pane” (1 Corinzi 10:16-17). Per dirla in parole povere, siamo tutti nutriti dallo stesso cibo: Cristo, la manna dal cielo: “Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo” (Giovanni 6:33).


Gesù parlava spesso ai suoi discepoli con le parabole ed ogni parabola conteneva una verità nascosta di Dio. Questi segreti sono stati condivisi dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo sin da prima della creazione: “Io aprirò la mia bocca in parabole e rivelerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo” (Matteo 13:35). Gesù testimonia che queste verità nascoste sono rivelate solo a quelli che prendono del tempo per cercarle.


Gesù ha dichiarato: “Io sono il pane della vita.. io sono il pane vivente che è sceso dal cielo.. chi si ciba di me, vivrà anch’egli a motivo di me” (Giovanni 6:35,51,57). L’immagine del pane qui è molto importante. Il nostro Signore ci sta dicendo: “Se venite a me, sarete nutriti. Sarete attaccati a me, come membri del mio corpo. Perciò, riceverete la forza della vita che scorre in me”. Infatti, ogni membro del suo corpo attinge forza da una sola fonte: Cristo, il capo. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di vivere una vita vittoriosa che scorre da lui in noi.


Questo pane è ciò che ci distingue come membri del suo corpo. Siamo separati dal resto dell’umanità perché mangiamo da uno stesso pezzo di pane: Gesù Cristo. “Siamo tutti partecipi di quell’unico pane” (1 Corinzi 10:17).

giovedì 10 dicembre 2009

LA TERRA PROMESSA

Credo che il Salmo 46 sia un’immagine della “terra promessa” del Nuovo Testamento. Infatti, il Salmo 46 rappresenta il riposo divino a cui si riferisce Ebrei: “Rimane ancora un riposo per il popolo di Dio” (Ebrei 4:9). Questo salmo descrive questo riposo per il popolo di Dio. Parla della sua forza sempre costante, del suo aiuto nei momenti di difficoltà, della sua pace in mezzo al caos. La presenza di Dio è con noi in ogni momento, ed il suo aiuto arriva sempre in tempo.


Israele rifiutò questo riposo: “Essi disprezzarono ancora il paese delizioso, non credettero alla sua parola” (Salmo 106:24). Purtroppo, la chiesa oggi è molto simile ad Israele. Nonostante le grandi promesse fatteci da Dio – la certezza che avremmo avuto pace, aiuto e pieno sostegno – non ci fidiamo ciecamente di lui. Al contrario, ci lamentiamo: “Dov’è Dio nelle mie prove? È con me o no? Dov’è la prova della sua presenza? Perché permette che queste difficoltà mi si accumulino addosso?”.


Oggi credo che il Signore stia chiedendo alla sua chiesa: “Credi che posso parlare ancora al mio popolo? Credi che desidero darti il mio aiuto e la mia guida? Credi veramente che voglio parlarti tutti i giorni, tutte le ore, momento per momento?”. La nostra risposta dovrebbe essere come quella di Davide: “Poiché egli parlò e la cosa fu; egli comandò e la cosa sorse” (Salmo 33:9).


Ecco la promessa di Dio per ogni generazione che avrebbe creduto nella sua Parola, nel fatto che egli desidera parlarci: “Il piano dell'Eterno dimora per sempre e i disegni del suo cuore per ogni generazione” (33:11). Il Creatore dell’universo vuole condividere i suoi pensieri con noi!


La Scrittura lo dice chiaramente: il nostro Dio ha parlato al suo popolo in passato, gli parla ancora adesso e continuerà a parlare fino alla fine dei tempi. Più specificamente, Dio vuole parlarti oggi del tuo problema. Forse lo farà attraverso la sua Parola, attraverso un caro amico o attraverso la voce sottile e sussurrante dello Spirito: “Questa è la via, cammina per essa”.


Non importa quali mezzi userà: tu riconoscerai la sua voce. Le pecore conoscono la voce del loro Pastore. E lui è fedele da “preservare le anime dei suoi santi; egli le libera dalla mano dei malvagi” (Salmo 97:10).