lunedì 30 novembre 2009

ACCESSO A DIO

Ho cercato il Signore in preghiera e gli ho chiesto: “Qual è l’aspetto più importante quando ci rendi un tempio per te?”. Ecco cosa mi ha risposto: accesso con fiducia e confidenza.


Paolo dice di Cristo: “In lui abbiamo la libertà e l'accesso a Dio nella fiducia mediante la fede in lui” (Efesini 3:12).


Nel tempio giudaico, non c’era un grande accesso a Dio. Infatti, un tale accesso era a disposizione solo del sommo sacerdote, e solo una volta all’anno. Quando giungeva il tempo, il sacerdote entrava alla presenza di Dio nel tempio con timore e tremore. Sapeva di poter essere colpito per essersi avvicinato al propiziatorio con un peccato nel suo cuore.


Oggi Dio è emerso da quella stanza piccola e ristretta. Ed è venuto direttamente da noi in tutte le nostre disgrazie e corruzioni. Lui ci dice: “Sono venuto a vivere in te. Non devi nascondere la tua sporcizia e la tua disperazione. Io ti ho scelto perché ti voglio e sto per trasformare il tuo corpo nella mia dimora, nella mia abitazione, nella mia residenza”.


“Manderò il mio Spirito Santo che ti santificherà. Lui pulirà e spazzerà ogni stanza, per preparare il tuo cuore come se fosse il mio, ma non solo. Io ti farò sedere proprio accanto a me e ti costringerò ad entrare al mio trono con fiducia e libertà. Vedi, voglio che tu mi chieda la potenza, la grazia, la forza e tutto ciò di cui hai bisogno. Ho portato il cielo nella tua anima, perché tu possa avere accesso ad esso. Sei ricco, anche se neanche te ne rendi conto. E sei erede di tutta la mia gloria”.


L’unico motivo per cui il tuo corpo è santo è perché vi abita lo Spirito Santo. E si mantiene santo solo per la sua continua presenza e la sua forza. Tu non puoi farcela da solo. Diventi nervoso solo cercando di custodirne le porte. Ti scoraggi quando sbagli e non riesci a spazzare tutta la polvere e la sporcizia che vi entra dentro. Ti stanchi correndo di stanza in stanza, pulendo e spolverando, cercando di far quadrare le cose.


Ogni cristiano dovrebbe gioire in questo fatto: Dio è in te! E lui è sempre con te; perciò, chi potrà essere contro di te?

venerdì 27 novembre 2009

ALLARGAMENTO DI CUORE

Gli evangelisti George Whitefield e John Wesley sono stati due dei più grandi predicatori della storia. Questi uomini predicarono a migliaia di persone nelle riunioni all’aperto, per le strade, nei parchi e nelle prigioni, e attraverso il loro ministero molti vennero a Cristo. Ma fra i due sorse una disputa dottrinale sul modo in cui una persona viene santificata. Entrambi difesero fermamente le proprie posizioni e fra i due ci furono diversi diverbi, al punto che anche i loro seguaci discussero fra di loro in maniera non troppo consona.


Un seguace di Whitefield venne un giorno da lui chiedendo: “Vedremo John Wesley in cielo?”. Stava chiedendo, in effetti: “Wesley sarà salvato se predica un errore del genere?”.


Whitefield rispose: “No, non vedremo John Wesley in cielo. Sarà così in alto vicino al trono di Cristo, così vicino al Signore, noi non riusciremo a vederlo”.


Paolo definiva questo genere di spirito un “allargamento di cuore”. E lui stesso lo possedeva quando scrisse ai Corinzi, una chiesa in cui alcuni lo avevano accusato di asprezza e che aveva sprezzato la sua predicazione. Paolo li riassicurò: “La nostra bocca vi ha parlato apertamente, o Corinzi, il nostro cuore si è allargato” (2 Corinzi 6:11).


Quando Dio ti allarga il cuore, improvvisamente vengono rimossi molti limiti e barriere. Non vedi più al microscopio. Al contrario, ti trovi ad essere diretto dallo Spirito Santo verso quelli che sono feriti. E i feriti vengono attratti dal tuo spirito compassionevole grazie alla spinta magnetica dello Spirito Santo.


Allora, hai una gentilezza di cuore quando vedi delle persone che soffrono? Quando vedi un fratello o una sorella che è inciampato in un peccato o forse ha dei problemi, sei tentato a dirgli cosa c’è di sbagliato nella sua vita? Paolo dice che i feriti vanno ristorato con uno spirito di mansuetudine e di gentilezza. Devono incontrare lo spirito che Gesù ha dimostrato.


Ecco il grido del mio cuore per i giorni che mi restano ancora da vivere: “Dio, togli via ogni ristrettezza nel mio cuore. Voglio il tuo spirito di compassione per quelli che soffrono… il tuo spirito di perdono quando vedo qualcuno che è caduto… il tuo spirito di restaurazione per togliere via la loro condanna”.


“Togli via dal mio cuore ogni esclusività, ed allarga la mia capacità di amare i nemici. Quando mi avvicino a qualcuno che è nel peccato, ti prego fa’ che non lo giudichi. Al contrario, fa’ che la fonte di acqua in me sia per loro un fiume di amore divino. E che l’amore che mostro loro accenda in loro un amore anche per gli altri”.

giovedì 26 novembre 2009

DIO AMA LA CHIESA

La vera chiesa di Gesù Cristo è la pupilla dell’occhio del Signore. Eppure sin dal principio, la sua chiesa è stata vittima di apostasie e falsi insegnamenti. Le chiese primitive – quei corpi apostolici fondati da Paolo e dagli apostoli – avevano il pieno consiglio di Dio. Dai seguaci di Cristo non veniva sottratto niente che fosse “profittevole alla crescita e alla determinazione”. Ricevevano la verità, non solo in parole, ma in dimostrazione e potenza dello Spirito Santo.


Paolo avvertiva Timoteo che sarebbe giunto un tempo in cui alcuni del popolo di Dio “non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole (le cosiddette verità mistiche)” (2 Timoteo 4:3-4).


La storia racconta che avvenne proprio come Paolo aveva predetto. Dopo la morte degli apostoli – e quando fu passata la generazione che aveva assistito in prima persona ai loro insegnamenti – la chiesa fu inondata da una cospirazione di teorie malvagie ed erronee. I credenti furono sedotti da strane dottrine, e la scienza e la filosofia erose la verità del vangelo di Cristo.


Considerate quanto disse Paolo a proposito della purezza della chiesa di Cristo: “Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla, avendola purificata col lavacro dell'acqua per mezzo della parola, per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile” (Efesini 5:25-27).


La grande preoccupazione di Dio non è la chiesa apostata. Persino le apostasie non possono uccidere o distruggere la chiesa di Gesù Cristo. Nonostante questi problemi, Dio ha tutto sotto controllo, e la sua chiesa mistica, invisibile e vincente non sta morendo. Piuttosto, il fiume dello Spirito Santo sta scorrendo nel “mar morto” delle chiese apostate, portando alla luce l’iniquità e la tiepidezza. E sta provocando la nascita di una nuova vita.


Quelli che sono usciti da chiese morte e senza vita forse saranno solo un residuo. Nonostante tutto, Gesù ha dichiarato: “I campi sono pronti per la raccolta. E c’è ancora tempo perché escano i lavoratori”. Nella Bibbia non si dice mai che lo Spirito Santo se n’è uscito di scena, lasciandosi alle spalle un raccolto avvizzito. Lo Spirito di Dio è ancora all’opera, convincendo, invocando e attirando i perduti a Cristo, anche gli apostati.


La nuvola di testimoni celeste ci direbbe di non chiedere il giudizio, di non concentrarci sulle “fortezze”. È ancora il giorno dello Spirito Santo, che sta aspettando di riempire ogni vaso volenteroso.


Dio ama ancora la sua chiesa, con tutte le macchie e i difetti che ha!

mercoledì 25 novembre 2009

SII PRONTO

In Matteo 24 Gesù usa una parabola per insegnare ad essere pronti per il suo ritorno: “Perciò anche voi siate pronti, perché nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà. Qual è dunque quel servo fedele e avveduto, che il suo padrone ha preposto ai suoi domestici, per dar loro il cibo a suo tempo? Beato quel servo che il suo padrone, quando egli tornerà, troverà facendo così. In verità vi dico che gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. Ma, se quel malvagio servo dice in cuor suo: "il mio padrone tarda a venire" e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e a bere con gli ubriaconi; il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui meno se l'aspetta e nell'ora che egli non sa; lo punirà duramente e gli riserverà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti” (Matteo 24:44-51).


Notate che Gesù sta parlando qui di servi, sottintendendo i credenti. Un servo viene definito fedele mentre l’altro viene definito malvagio. Cosa rende quest’ultimo malvagio agli occhi di Dio? Secondo Gesù, è qualcosa che “dirà in cuor suo” (24:48). Questo servo non esprime ad alta voce il suo pensiero né lo predica. Lo pensa solamente. Ha venduto il suo cuore ad una bugia demoniaca: “Il Signore ritarda la sua venuta”. Notate che non dice: “Il Signore non ritorna”, ma “ritarda la sua venuta”. In altre parole: “Gesù non verrà improvvisamente o inaspettatamente. Non ritornerà nella mia generazione”.


Questo “servitore malvagio” è chiaramente la figura di un credente, forse anche di un ministro. Gli è stato comandato di “vegliare” ed “essere pronto”, “perché nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà” (24:44). Eppure quest’uomo mette a tacere la sua coscienza accettando le menzogne di Satana.


Gesù ci mostra il frutto di questo genere di pensiero. Se un servo è convinto che il Signore ha ritardato la sua venuta, allora non vede la necessità di vivere in maniera pia. Non è costretto a fare pace con i nemici e con gli altri servi. Non vede la necessità di preservare l’unità in famiglia, al lavoro o in chiesa. Batte i suoi conservi, li accusa, serba loro rancore, distrugge la loro reputazione. Come dice Pietro, questo servo è guidato dalle sue concupiscenze. Vuole vivere in due mondi, indugiando in una vita malvagia credendosi al sicuro dal giudizio divino.

martedì 24 novembre 2009

LE BUGIE DEL NEMICO

Nei nostri momenti di prova e tentazione, Satana viene a noi portando le sue menzogne: “Sei circondato e non hai via di scampo. Servitori più grandi di te si sono arresi in circostanze non peggiori di queste. Ora è il tuo turno di lasciarti andare. Sei un fallimento, altrimenti non ti saresti trovato in questa circostanza. C’è qualcosa di sbagliato in te e Dio è sicuramente dispiaciuto”.


In mezzo alla sua prova, Ezechia riconobbe la sua incapacità. Il re si rese conto che non aveva la forza di mettere a tacere le voci che imperversavano contro di lui, perciò cercò l’aiuto del Signore. E Dio rispose mandando il profeta Isaia, che portò ad Ezechia questo messaggio: “Il Signore ha udito il tuo grido. Ora dì a Satana che è alle tue porte: ‘Sei tu che sarai abbattuto. Come sei venuto, così devi anche andartene’”.


Ezechia era quasi sul punto di cadere nella trappola del nemico. Il fatto è che se non resistiamo alle menzogne di Satana – se nella nostra crisi non ci volgiamo alla fede e alla preghiera, se non attingiamo forza dalle promesse di liberazione di Dio – il diavolo farà a pezzi la nostra fede vacillante ed intensificherà i suoi attacchi.


Ezechia attinse coraggio dalla parola che aveva ricevuto, e fu in grado di dire a Sennacherib senza mezzi termini: “Re malvagio, non hai maledetto me. Tu stai mentendo contro Dio stesso. Il mio Signore mi libererà. E siccome tu hai maledetto lui, ti ritroverai a combattere contro la sua ira!”.


La Bibbia ci dice che quella stessa notte Dio liberò Ezechia e Giuda in maniera soprannaturale: “Quella notte avvenne che l'angelo dell'Eterno uscì e uccise nell'accampamento degli Assiri centottantacinquemila uomini; quando la gente si alzò al mattino, ecco, erano tutti cadaveri” (2 Re 19:35).


I credenti oggi non si basano solo su una promessa ma anche sul sangue versato di Gesù Cristo. E in quel sangue troviamo la vittoria su ogni peccato, tentazione e battaglia che affrontiamo. Forse hai da poco ricevuto una lettera dal diavolo. Io ti chiedo: credi che Dio abbia la preconoscenza di anticipare ogni tua prova? Ogni tuo movimento folle? Ogni tuo dubbio e paura? Se sì, hai l’esempio di Davide davanti a te, che pregò: “Questo pover’uomo ha gridato, e il Signore lo ha liberato”. Farai anche tu la stessa cosa?

lunedì 23 novembre 2009

PACE E LO SPIRITO SANTO

Gesù a chi concede la sua pace? Forse pensi: “Non sono degno di vivere nella pace di Cristo. Ho troppe lotte nella mia vita. La mia fede è così debole”.


Faresti bene a considerare gli uomini a cui Gesù diede per primi la sua pace. Nessuno di loro era degno, né ne aveva il diritto.


Pensa a Pietro. Gesù stava per concedere la sua pace ad un ministro del vangelo che ben presto avrebbe pronunciato maledizioni. Pietro era zelante nel suo amore per Cristo, ma ben presto lo avrebbe rinnegato.


Poi c’erano Giacomo e suo fratello Giovanni, uomini dallo spirito competitivo, sempre in cerca di riconoscimento. Avevano chiesto di sedere uno alla destra e l’altro alla sinistra di Gesù quando sarebbe asceso al trono in gloria.

Gli altri discepoli non erano più giusti di loro. Avevano digrignato di rabbia a Giacomo e Giovanni per aver cercato di farsi spazio. Poi c’era Tommaso, un uomo di Dio che lasciava spazio al dubbio. Tutti i discepoli mancavano di fede, al punto da stupire e annoiare Gesù. Infatti, nell’ora più difficile di Cristo, tutti lo abbandonarono e se ne fuggirono via. Persino dopo la Risurrezione, quando si diffuse la notizia che “Gesù era risorto”, i discepoli furono tardi a credere.


Ma c’è dell’altro. Questi erano anche uomini confusi. Non comprendevano le vie del Signore. Le sue parabole li confondevano. Dopo la Crocifissione, persero ogni senso di unità, disperdendosi in ogni direzione.


Che quadro: questi uomini erano pieni di paura, di incredulità, di disunità, di dolore, confusione, competitività, orgoglio. Eppure fu proprio a questi servitori che Gesù disse: “Io vi do la mia pace”.


I discepoli non erano stati scelti perché fossero buoni o giusti; e questo è chiaro. Né lo erano stati perché avevano talento o capacità. Erano dei pescatori e degli operai, umili e poveri. Cristo aveva chiamato e scelto i discepoli perché aveva visto qualcosa nei loro cuori. E guardando in loro, sapeva che ciascuno si sarebbe sottomesso allo Spirito Santo.


A questo punto, tutto quello che i discepoli avevano era una promessa di pace da parte di Cristo. La pienezza di quella pace sarebbe stata loro concessa solo a Pentecoste. Solo allora sarebbe sceso lo Spirito Santo ad abitare in loro. Noi riceviamo la pace di Cristo dallo Spirito Santo. La sua pace scende in noi quando lo Spirito ci rivela Cristo. Più vuoi di Gesù, più lo Spirito te lo mostrerà – e più avrai la vera pace di Cristo.

venerdì 20 novembre 2009

LA GRANDE PREOCCUPAZIONE DI DIO

In mezzo a questo “scuotimento” mondiale, qual è la più grande preoccupazione di Dio? Sono gli eventi del Medio Oriente? No. La Bibbia ci dice che lo sguardo di Dio è concentrato sui suoi figli: “Ecco, l'occhio dell'Eterno è su quelli che lo temono, su quelli che sperano nella sua benignità” (Salmo 33:18).


Il nostro Signore è consapevole di ogni movimento sulla terra, di ogni essere vivente. Eppure il suo sguardo è concentrato soprattutto sul benessere dei suoi figli. Fissa i suoi occhi sui dolori e le necessità di ciascun membro del suo corpo spirituale. Per dirla in parole povere, qualunque cosa ci tocca, tocca anche Lui.


Per dimostrarcelo, Gesù ha detto: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella Geenna” (Matteo 10:28). Anche in mezzo alle grandi guerre mondiali, l’obiettivo primario di Dio non è sui tiranni. Il suo sguardo è focalizzato su ogni circostanza delle vite dei suoi figli.


Cristo dice nel versetto successivo: “Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro” (Matteo 10:29). Ai giorni di Cristo, i passeri erano la carne dei poveri e venivano venduti ciascuno a mezzo soldo. Eppure Gesù ha detto: “Nessuna di queste piccole creature cade a terra senza che il vostro Padre lo sappia”.


L’uso di Gesù del verbo “cadere” in questo verso intende qualcos’altro oltre alla morte del passero. Il significato aramaico è “posarsi leggermente a terra”. In altre parole, “cadere” qui indica ogni piccolo saltello che un uccellino può fare.


Cristo ci sta dicendo: “L’occhio del vostro Padre è sul passero non solo quando muore ma anche quando plana leggero a terra. Mentre il passero impara a volare, cade dal nido ed inizia a saltellare sul terreno. E Dio vede ogni piccola sua lotta. È preoccupato per ogni dettaglio della sua vita”.


Gesù poi aggiunge: “Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri” (10:31). Infatti, egli dice: “Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (10:30). Per dirla in parole povere, Colui che ha creato e contato tutte le stelle – che ha monitorato ogni azione dell’Impero Romano, che tiene insieme le galassie nelle loro orbite – ha gli occhi fissi su di te. E Gesù ti chiede: “Non vali molto più per lui?”.

giovedì 19 novembre 2009

PACE STRAORDINARIA!

Gesù ci fornisce più di una ragione sul motivo per cui necessitiamo la sua pace. Cristo disse ai suoi discepoli in Giovanni 14:30, “Viene il principe di questo mondo”. Qual era il contesto della sua affermazione? Aveva appena detto ai dodici: “Non parlerò più a lungo con voi” (14:30). Poi ne spiega il motivo: “Perché viene il principe di questo mondo”.


Gesù sapeva che Satana era all’opera in quel momento. Il diavolo aveva già arruolato Giuda per tradirlo. E Cristo sapeva che la gerarchia religiosa di Gerusalemme aveva ricevuto il potere dai principati dell’inferno. Era anche consapevole che una folla ispirata dal diavolo a breve sarebbe venuta a prenderlo per farlo prigioniero. Fu allora che disse ai discepoli: “Satana, il malvagio, sta venendo. Perciò non parlerò più a lungo con voi”.


Gesù sapeva di aver bisogno di un tempo col Padre per prepararsi al conflitto imminente. Stava per essere consegnato nelle mani di uomini malvagi, proprio come aveva preannunciato. E sapeva che Satana avrebbe fatto il possibile per scuotere la sua pace. Il diavolo avrebbe fatto di tutto per scoraggiarlo, nello sforzo di estinguere la fede di Cristo nel Padre – avrebbe fatto il possibile per fargli evitare la Croce.


Forse sei agitato e pensi: “È finita. Non ce la farò mai”. Ma Gesù dice: “So che stai passando. Vieni e bevi della mia pace”.


Proprio in questo momento forse stai attraversando il periodo più difficile della tua vita. Le cose ti sembrano forse senza speranza e irrisolte. Sembra non ci sia via d’uscita per te ed ogni circostanza non fa che riempirti di stress, confusione e pesantezza.


Non importa ciò che stai passando. La tua vita forse sembra essere stata colpita da un tornado. Forse stai subendo una prova che agli occhi degli altri ti fa apparire come un Giobbe moderno. Ma in mezzo a tutti i tuoi problemi, quando invochi lo Spirito Santo perché ti battezzi nella pace di Cristo, egli ti risponderà.


La gente ti indicherà e dirà: “Il mondo di quella persona è crollato. Eppure è determinato a confidare nella Parola di Dio, a tutti i costi. Come può farcela? Come fa ad andare avanti? Dovrebbe aver smesso già tanto tempo fa. Eppure non ha rinunciato. E in tutto ciò, non ha compromesso la sua fede. Che pace straordinaria! Oltrepassa ogni comprensione umana”.

mercoledì 18 novembre 2009

UNA NUVOLA DI TESTIMONI

Ebrei 12:1 ci dice che il mondo è circondato da una nuvola di testimoni che sono con Cristo in gloria. Cos’ha da dire questa moltitudine di testimoni celesti al mondo presente? Viviamo in una generazione che è ben più malvagia di quella di Noè. Cosa possono dire questi testimoni ad una razza umana i cui peccati eccedono persino quelli di Sodoma?


La nostra è un’epoca di grande prosperità. La nostra economia è stata benedetta, ma la nostra società è diventata così immorale, violenta e anti-Dio che persino i secolaristi si lamentano che siamo caduti proprio in basso. I cristiani ovunque si chiedono come mai Dio abbia ritardato i suoi giudizi su una società così malvagia.


Noi che amiamo Cristo forse non capiamo perché una tale cattiveria continua ad esistere. Ma la nuvola dei testimoni celesti lo comprende. Non mettono in dubbio la misericordia e la pazienza che Dio ha mostrato.


L’apostolo Paolo è fra quella nuvola di testimoni, ed egli testimonia dell’amore illimitato di Dio persino per il “più grande dei peccatori”. La vita e gli scritti di Paolo ci dicono che egli maledisse il nome di Cristo. Fu un terrorista, perseguitò il popolo di Dio e lo trascinò nelle prigioni, facendolo uccidere. Paolo ci direbbe che Dio è paziente con questa generazione perché ci sono molti come lui, persone che peccano nell’ignoranza.


Anche l’apostolo Pietro è fra la nuvola di testimoni, e anche lui comprende perché Dio è così paziente. La vita e gli scritti di Pietro ci ricordano che egli maledì Gesù, giurando di non averlo mai conosciuto. Dio trattiene i suoi giudizi perché ci sono moltitudini di persone che ancora lo maledicono e lo rinnegano, proprio come Pietro. Il Signore non si arrende con loro, proprio come non si arrese con Pietro. Ci sono molti come lui per cui Cristo prega ancora.


Mentre considero questa nuvola di testimoni, vedo le facce di ex drogati ed alcolizzati, ex prostitute ed omosessuali, ex teppisti e spacciatori, ex omicidi e uxoricidi, ex infedeli e dipendenti dalla pornografia – moltitudini che la società aveva già dato per spacciati. Tutti loro si sono pentiti e sono morti nelle braccia di Gesù, ed ora sono testimoni della misericordia e della pazienza di un Padre amorevole.


Credo che tutti essi direbbero, con una testimonianza unica, che Gesù non li ha giudicati prima che avessero ricevuto la sua misericordia. Dio ama ancora questo mondo pazzo ed immorale. Possa egli aiutarci ad amare i perduti come li ama lui. E che possiamo pregare di avere l’amore e la pazienza che lui sta mostrando al mondo proprio in questo momento.

martedì 17 novembre 2009

QUANDO VIENE LO SPIRITO SANTO

Il profeta Isaia descrive cosa accade quando lo Spirito Santo scende su un popolo. Isaia profetizzò: “Su di noi sia sparso lo Spirito dall'alto, il deserto divenga un frutteto e il frutteto sia considerato come una foresta” (Isaia 32:15).


Isaia sta dicendo: “Quando viene lo Spirito Santo, ciò che in passato era un deserto diventa un campo di raccolta. Un arido pezzo di terra improvvisamente è rigoglioso di frutto. E non si tratta di un raccolto temporaneo. Il frutteto diventerà una foresta. E si potrà tagliare questa foresta di anno in anno, e contare continuamente sulla sua fruttuosità”.


Isaia aggiunge: “Allora il diritto abiterà nel deserto e la giustizia dimorerà nel frutteto” (32:16). Secondo il profeta, lo Spirito Santo porterà con sé un messaggio di giudizio contro il peccato. E quel messaggio produrrà giustizia nelle persone.


Isaia non sta parlando di un’effusione temporanea di Spirito, quello che alcuni pensano sia “il risveglio”. Isaia sta descrivendo qualcosa che durerà. Gli studi di sociologi cristiani mostrano che la maggior parte dei risvegli odierni durano in media cinque anni, e si lasciano alle spalle confusione e dissensi. Conosco alcune chiese dove sono avvenuti dei cosiddetti risvegli, dove ora, nel giro di qualche anno, non è rimasta traccia dello Spirito. Quelle chiese oggi sono vuote, aride, sterili. Case che una volta ospitavano migliaia di persone, sono ora tombe cavernose in cui sono rimaste una cinquantina di persone.


Isaia continua: “L'effetto della giustizia sarà la pace il risultato della giustizia tranquillità e sicurezza per sempre. Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni sicure e in quieti luoghi di riposo” (Isaia 32:17-18).


La pace viene perché la giustizia è all’opera. Lo Spirito Santo è impegnato a scacciare ogni irrequietezza, disturbo e condanna. Ne segue pace di mente, pace in famiglia e pace nella casa di Dio. E quando il popolo di Dio ha la pace di Cristo, non viene smosso facilmente: “Anche se cadesse grandine sulla foresta e la città fosse grandemente abbassata. Beati voi che seminate in riva a tutte le acque e che lasciate andar libero il piede del bue e dell'asino” (39:19-20).


La profezia di Isaia sullo Spirito Santo fu diretta ad Israele durante il regno di Uzzia. Ma si applica anche al popolo di Dio oggi. È nota come una profezia duale. Il fatto è che ogni generazione ha bisogno di un’effusione di Spirito Santo. E io credo che la chiesa oggi non ha visto niente di fronte a quello che lo Spirito Santo vuole compire.

lunedì 16 novembre 2009

IL PAGANESIMO DELLA PREOCCUPAZIONE

Non siate dunque in ansietà, dicendo: Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose” (Matteo 6:31-32).


Gesù ci dice che la preoccupazione – essere ansiosi per il futuro della nostra famiglia, per il lavoro, per come sopravvivremo – è lo stile di vita dei pagani. Gesù sta parlando qui di quelli che non hanno alcun Padre celeste. Non conoscono Dio come un Padre celeste amorevole, che si prende cura di loro.


“Non siate dunque in ansietà per il domani” (v. 34). In queste parole molto semplici, Gesù ci comanda: “Non pensare, non preoccuparti per quello che potrebbe accadere o meno domani. Non puoi cambiare nulla. E l’ansia non ti aiuta di certo. Se ti preoccupi, fai come i pagani”. Poi Gesù dice: “Cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia: e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte” (v. 33). In altre parole, devi solo continuare ad amare Gesù. Devi andare avanti, affidandogli tutti i tuoi pesi e le tue ansie. Devi riposare sulla sua fedeltà. Il tuo Padre celeste vedrà e ti fornirà tutte le cose essenziali della vita.


Mi domando se gli angeli si stupiscono per le preoccupazioni e le ansie di quelli che affermano di credere in Dio. Per loro deve essere così degradante, un insulto al Signore, il fatto che ci preoccupiamo come se non avessimo un Padre amorevole in cielo. Quali domande perplesse si chiederanno gli angeli: “Non hanno un Padre nei cieli? Non credono che li ama? Non ha detto loro che conosce tutte le loro necessità? Perché non credono che colui che nutre gli uccelli e tutto il regno animale è in grado di nutrirli e vestirli? Perché si preoccupano se sanno che possiede ogni potestà, ogni benessere e può supplire a tutti i bisogni della creazione? Perché accusano il loro Padre celeste di abbandonarli, come se lui non fosse fedele alla sua parola?”.


Tu hai un Padre celeste. Fidati di lui!

venerdì 13 novembre 2009

IL MINISTERO DELLA CONSOLAZIONE

In Atti 27, Paolo si trovava su una nave diretta verso Roma quando questa si fermò a Sidone. Paolo chiese al centurione incaricato il permesso di visitare alcuni amici nella città, e “Giulio… usando umanità verso Paolo, gli permise di andare dai suoi amici per riceverne le cure” (Atti 27:3). Ecco un altro esempio di come Dio usa dei credenti per sollevarne altri.


Lo troviamo anche in 2 Timoteo, dove Paolo scrive di un certo credente:


“Conceda il Signore misericordia alla famiglia di Onesiforo, perché spesse volte egli mi ha confortato e non si è vergognato delle mie catene; anzi, venendo a Roma, mi ha cercato con molta sollecitudine e mi ha trovato” (2 Timoteo 1:16-18).


Onesiforo era uno dei figli spirituali di Paolo e amava Paolo così profondamente ed incondizionatamente da cercarlo nelle sue sofferenze. Una volta, quando Paolo si trovava in catena, Onesiforo andò a cercarlo in città finché non lo trovò. La sua motivazione era semplice: “Il mio fratello soffre. Ha sofferto i terrori del naufragio, ed ora è schiaffeggiato da Satana. Devo incoraggiarlo”.


Il ministero dell’incoraggiamento include anche cercare quelli che soffrono. Sentiamo tanto parlare della potenza della chiesa in questi ultimi giorni: la potenza di guarire i malati, di vincere i perduti, di vincere il peccato. Ma io dico che c’è una grande potenza guaritrice che sgorga da una persona restaurata e rinnovata. La depressione, l’angoscia mentale o uno spirito preoccupato possono provocare ogni sorta di malattia fisica, ma uno spirito rinfrescato ed incoraggiato – che si sente accettato, amato e coccolato – è un balsamo di guarigione di cui vi è tanto bisogno.


Troviamo questo ministero di consolazione anche nell’Antico Testamento. Quando Davide sfuggiva dalle grinfie del re Saul, era esausto e abbattuto, costretto a scappare di giorno e di notte. Durante quel periodo, si sentiva rigettato dai capi di Dio e dal popolo di Dio. Ma poi, in un momento cruciale, l’amico di Davide, Gionatan, venne a lui: “Allora Gionatan, figlio di Saul, si levò e si recò da Davide nella foresta, e l'aiutò a trovare forza in DIO. Gli disse quindi: «Non temere, perché Saul, mio padre, non riuscirà a metterti le mani addosso: tu regnerai sopra Israele e io sarò il secondo dopo di te. Lo stesso Saul mio padre sa questo»” (1 Samuele 23:16-17).


Davide ebbe bisogno di sentirsi dire solo questo ed immediatamente il suo spirito fu sollevato ed ebbe forza di andare avanti. Vediamo questo esempio di volta in volta nella Scrittura: Dio non manda un angelo o una visione, ma un credente per esortare ed incoraggiare i suoi amati figli.