lunedì 27 aprile 2009

YAHWEH SHAMMAH – IL SIGNORE È LÁ

Per essere membro della vera chiesa di Dio, devi essere conosciuto per il nome di Yahweh Shammah – “l’Eterno è là” (Ezechiele 48:35). Gli altri devono essere in grado di dire di te, “mi è chiaro che il Signore è con questa persona; ogni volta che lo vedo, avverto la presenza di Gesù; la sua vita riflette veramente la gloria di Dio”.

Se siamo onesti, dobbiamo ammettere di non avvertire molto spesso la dolce presenza del Signore tra noi. Perché? I cristiani trascorrono il loro tempo indaffarati in buone attività religiose – gruppi di preghiera, studi biblici, ministeri d’evangelizzazione – e tutto ciò è encomiabile – ma molti di questi stessi cristiani trascorrono poco se non alcun tempo ministrando al Signore, nello stanzino segreto della preghiera.

La presenza del Signore non può proprio essere contraffatta. Questo vale sia applicato alla vita individuale che alla vita del corpo ecclesiale. Quando parlo di presenza di Dio, non parlo di una sorta di aurea spirituale che misticamente circonda una persona o che scende durante un culto. Al contrario, parlo del risultato di un semplice ma potente cammino di fede. Che ciò si manifesti nella vita di un cristiano o in un’intera congregazione, fa sì che le persone lo notino. Costoro si dicono, “questa persona è stata con Gesù”, o “questa congregazione crede davvero in ciò che predica”.

Ci vuole molto più di un pastore integro per produrre una chiesa “Yahweh Shammah”. Ci vuole un popolo di Dio santo, di preghiera. Se un estraneo esce da un servizio di culto e dice, “ho sentito la presenza di Gesù lì”, puoi star certo che non era solo per la predicazione o l’adorazione. Era perché una congregazione di giusti era entrata nella casa di Dio, e la gloria del Signore dimorava nel loro mezzo.

venerdì 24 aprile 2009

IL SUO NOME È PERDONO

Quale Dio è come te, che perdona l’iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell’usare misericordia. Egli avrà nuovamente compassione di noi, calpesterà le nostre iniquità. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati   (Michea 7:18-19).

In che modo il nostro Dio si distingue da tutti gli altri dèi adorati in tutto il mondo? Certo, sappiamo che il nostro Dio è al di sopra di ogni altro, unico in ogni aspetto, ma un modo chiaro col quale possiamo distinguere il nostro Dio dagli altri è mediante il Suo nome: il Dio che perdona. La Scrittura rivela il nostro Signore come il Dio che perdona, come l’unico Dio che abbia il potere di perdonare il peccato. “Quale Dio è come te, che perdona l’iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell’usare misericordia” (Michea 7:18-19).

Vediamo questo nome di Dio confermato attraverso tutte le Scritture.

·         Nehemia dichiarò, “Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di grande benignità” (Nehemia 9:17). La traduzione letterale dell’espressione “un Dio pronto a perdonare” è “un Dio di propiziazione” o “un Dio di perdono”.

·         Mosè chiese al Signore una rivelazione della Sua gloria. Non gli era concesso vedere il volto di Dio, ma il Signore gli rivelò la Sua gloria attraverso la rivelazione del Suo nome. Quale nome di Dio venne rivelato a Mosè? “L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione ” (Esodo 34:6-7).

·         Davide ci offre la stessa descrizione ebraica di Dio; egli scrive, “Tu, o Signore, sei pronto a perdonare” (Salmo 86:5). Davide scrisse queste parole a motivo della sua difficile esperienza personale.

giovedì 23 aprile 2009

IL NOSTRO PASTORE AMA ANCORA LO SMARRITO

Il nostro grande pastore ama ogni pecora che si è persa a causa delle prove, delle tribolazioni, delle ferite e delle offese. Non dobbiamo mai permetterci di accusare il nostro pastore di averci abbandonato. Egli ancora cammina al nostro fianco e veglia su noi del continuo.

Forse proprio in questo momento stai ingaggiando una guerra persa contro qualche tentazione. Qualsiasi sia la tua lotta, hai deciso in cuor tuo di non allontanarti dal Signore. Ti rifiuti di cedere alla morsa del peccato. Piuttosto, hai preso a cuore la Parola di Dio.

Tuttavia, come Davide, ti sei stancato, ed ora sei giunto al punto in cui ti senti completamente disperato. Il nemico ti sta inondando di disperazione, paura, bugie.

La tua prova potrebbe divenire anche più disorientante ed inspiegabile. Ma voglio che tu sappia questo - non importa ciò che stai passando, lo Spirito Santo vuole rivelare in te Jehovah Rohi, il Signore Tuo Pastore. Tu hai un pastore che vuole imprimere il Suo amore nel tuo cuore.

Gesù ci assicura, "Io non vi lascerò e non vi abbandonerò". Ed il nostro Padre celeste - Jehovah Rohi, il Signore nostro Pastore - Si è rivelato a noi nel Salmo 23. Egli ci dice, "Io ti conosco per nome, e so cosa stai attraversando. Vieni, riposa nella mia grazia e nel mio amore. Non cercare di capire ogni cosa. Solo accetta il mio amore per te, e riposa tra le braccia amorevoli. Sì, sono l'Eterno degli eserciti; sono l'Iddio maestoso e santo. Voglio che tu conosca tutte queste rivelazioni su me stesso, ma la rivelazione che voglio che tu riceva in questo istante è quella di Jehovah Rohi. Voglio che tu mi conosca come il tuo pastore amorevole e premuroso; voglio che tu riposi con la certezza che ti farò attraversare ogni prova nel mio amore e nella mia cura. 

mercoledì 22 aprile 2009

IL SIGNORE, MIO PASTORE

Tutti quanti conosciamo il Salmo 23. Il suo messaggio di conforto è noto anche tra i non credenti.

Questo salmo così rinomato è stato scritto dal Re Davide e il suo passaggio più famoso è contenuto nel verso d’apertura: “Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà.” Davide sta dicendo “Il Signore mi guida, mi nutre e mi conduce, perciò non mi mancherà nulla”.

In questo breve verso, Davide ci offre un altro aspetto del carattere e della natura di Dio. La traduzione ebraica letterale della prima parte di questo verso è Jehovah-Rohi che significa “Il Signore, mio pastore”.

Jehovah Rohi non è un benevolo pastore passivo. Non è soltanto colui che provvede il cibo e ci guida. Non ci conduce solo nei paschi erbosi, per le acque calme dicendo “Ecco ciò che ti serve, vai e prenditelo.” Non è nemmeno cieco ai nostri bisogni. Non corre via quando sente il nostro grido d’aiuto, non si volta se vede che siamo in un momento difficile. No, Egli conosce ogni dolore che sentiamo, ogni lacrima che versiamo, e ogni ferita che abbiamo. Egli sa quando siamo troppo stanchi per fare un altro passo. Egli sa quanto possiamo farcela. Ma più di tutto, Egli sa come salvarci e condurci in luoghi di guarigione. Volta dopo volta il nostro Pastore ci segue, ci prende e ci porta in pascoli riposanti. Egli ci offre sempre un tempo di guarigione e ristabilimento.

Jehovah-Rohi, il Signore nostro Pastore, ci invita a seguirlo nel suo riposo, così Lui potrà “shekinah” nel nostro mezzo. Il Signore dice in Esodo 29:45 “Dimorerò in mezzo ai figli d'Israele e sarò il loro DIO “. La parola ebraica per dimorare è shekinah che significa “Restare, sistemarsi accanto”. Questa parola non significa soltanto una presenza passeggera, ma una presenza permanente, che non andrà mai via. In poche parole, la shekinah gloria di Dio non è un’impronta invisibile nei nostri cuori come l’inchiostro invisibile. No, è un’impronta permanente nelle nostre anime. È la sua presenza reale, vicina ed eterna.

L’immagine appare gloriosa: Il nostro Pastore offre di venirci vicino nel nostro dolore, e nella nostra depressione, si siede accanto a noi. Ci promette di fasciare le nostre ferite e rinforzare le parti malate.

Questa è la shekinah, gloria di Dio: la costante, eterna presenza del Signore. Spesso la esperimentiamo nei momenti difficili. Il nostro Pastore ci dice: “Voglio ristorarti e lo farò con la mia presenza vicino a te anche nella valle dell’ombra della morte. La Mia presenza sarà con te durante ogni attacco del nemico. Anche se correrai via da Me, Io ti inseguirò e quando ti prenderò ti terrò stretto tra le mie braccia per riportarti nel mio riposo. Poi fascerò le tue ferite, e guarirò le tue infermità.”

martedì 21 aprile 2009

TUTTO CIO' CHE LUI VUOLE E’ LA TUA FEDE

Dio non vuole la tua casa, la tua macchina, i tuoi mobili, i tuoi risparmi, i tuoi possedimenti. Tutto ciò che vuole è la tua fede - la tua forte convinzione nella Sua Parola. E questa può essere quella cosa di cui altri, che sembrano più spirituali, sono mancanti. Forse guardi un'altra persona e ti sembra più spirituale di te. Ma forse quella persona sta in realtà lottando duramente per mantenere una facciata di giustizia. Tuttavia, quando Dio ti guarda, Egli dichiara: "Ecco un uomo o una donna giusto/a". Perché? Hai ammesso la tua incapacità di diventare giusto, ed hai confidato nel Signore affinché ti donasse la Sua giustizia.

Paolo ci dice che siamo considerati giusti agli occhi di Dio per la stessa ragione per la quale lo era Abrahamo. "Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia. Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore" (Romani 4:22-24).

Forse tu dichiari: "Io lo credo. Ho fede nel Dio che ha risuscitato Gesù". Eppure, la domanda per te è, credi che il Signore possa resuscitare il tuo matrimonio travagliato? Credi che possa portare alla vita un parente spiritualmente morto? Credi che ti possa sollevare dalla fossa di un vizio devastante? Credi che Egli possa cancellare il tuo passato maledetto e ristorare per te tutti gli anni che la locusta ha divorato?

Quando ogni cosa sembra disperata , quando di trovi in una situazione impossibile, senza risorse e senza alcuna speranza davanti a te, credi che Dio sarà il tuo Yahweh Jirah, che provvede ai tuoi bisogni? Credi che Egli si sia impegnato a mantenere la Sua parola per te e che se una sola delle Sue parole fallisse, i cieli si dissiperebbero e l'universo crollerebbe?

lunedì 20 aprile 2009

IL SIGNORE, NOSTRA GIUSTIZIA

“Ecco, i giorni vengono”, dice l’Eterno, nei quali susciterò a Davide un Germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: “L’ETERNO NOSTRA GIUSTIZIA” (Geremia 23:5-6).

Dio diede al profeta Geremia una rivelazione di Yahweh Tsidkenu, in un momento di crisi simile a quello che viviamo noi oggi. Dunque, cosa significa questo per noi, in termini pratici? Cos’è questa giustizia di cui Egli è il Signore e in che modo dobbiamo conoscerla e comprendere Gesù in questo ruolo?

Paolo ci offre alcune rivelazioni circa la definizione di giustizia di Dio in diversi passi.

· “Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:3).
· “La fede fu imputata ad Abrahamo come giustizia” (Romani 4:9).
· “Così Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia” (Galati 3:6).

Ognuno di questi versi fa riferimento a qualcosa che fece Abrahamo per realizzare la vera giustizia: Egli credette.

Infine, Paolo fornisce la descrizione di giustizia del Signore: “[Abrahamo] neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. Perciò anche questo gli fu imputato a giustizia” (Romani 4:20-22).

La Bibbia non avrebbe potuto rendere questo concetto più chiaro. La giustizia è credere alle promesse di Dio, essendo pienamente persuasi che Egli manterrà la Sua parola.

venerdì 17 aprile 2009

TENTARE DIO?

Quando Gesù si trovava sul punto più alto del tempio, Satana gli sussurrò: “Avanti, salta! Se tu sei veramente il Figlio di Dio, Egli ti salverà”.

“E [il diavolo] disse: «se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra”» (Matteo 4:6).

Vedi l’ambiguità di Satana in questo? Egli isolò una singola promessa dalla Scrittura e tentò Gesù di basare tutta la Sua vita su di essa. Egli stava suggerendo: “tu dici che Dio è con te. Bene, mostramene la prova. Tuo Padre mi ha già permesso di tormentarti. Dov’era la Sua presenza in quei momenti? Tu puoi provare che Egli è con te in questo momento saltando. Se Dio è con Te, Egli ti provvederà un atterraggio morbido così Tu potrai fondare la Tua fiducia su questo. Se non sarà così Tu potresti anche morire piuttosto che continuare a chiederti se sei solo. Tu hai bisogno di un miracolo per provare che il Padre è con Te”.

Come rispose Gesù? Egli affermò: “sta anche scritto: non tentare il Signore Dio tuo” (Matteo 4:7). Cosa intendeva esattamente Gesù qui con l’espressione “tentare Dio”?

L’antico Israele ne è un esempio. Dieci volte il Signore si dimostrò fedele verso gli Israeliti. Il popolo di Dio ricevette una prova visibile che il loro Signore era con loro, eppure, ogni volta, faceva la stessa domanda: “è Dio tra noi o no?” Dio definisce ciò “tentarlo”. Gesù usò questa semplice parola – tentarlo – nella Sua replica a Satana. Cosa ci dice questo? Ci mostra che è un grave peccato dubitare della presenza di Dio; noi non dobbiamo domandarci se Lui è con noi.

Come con Israele, Dio ci ha già fornito un intero corpo di prove. Innanzitutto nella Sua Parola noi abbiamo molteplici promesse della sua vicinanza a noi; in secondo luogo la nostra stessa storia personale con Dio rappresenta una testimonianza delle Sue molteplici liberazioni passate nelle nostre vite;  terzo, noi abbiamo una Bibbia piena di testimoni della presenza di Dio nei secoli passati.

La Bibbia è chiara: noi dobbiamo camminare con Dio per fede e non per visione. Diversamente noi faremo la fine dell’infedele Israele.

giovedì 16 aprile 2009

UNA PROMESSA COME UNA CORAZZA

Dio ci ha dato una promessa per la nostra vita sulla terra paragonabile ad una corazza. Egli dice che quando il nostro nemico tenterà di sconfiggerci, “il mio popolo conoscerà il mio nome, perciò comprenderà in quel giorno che sono io che ho parlato: «eccomi!»” (Isaia 52:6). In altre parole Dio dice: “quando ti troverai nella tua prova più oscura, io verrò e pronuncerò una parola per te. Tu mi sentirai dire «Sono io, Gesù, il tuo Salvatore. Non aver paura»”.

 

In Matteo 14, i discepoli erano in una barca nel mezzo di una tremenda tempesta, essendo sballottati dal vento e dalle onde. All'improvviso gli uomini videro Gesù camminare verso di loro sull’acqua. La Scrittura dice: “quando i discepoli lo videro camminare sul mare si turbarono e dissero: è un fantasma! E si misero a gridare dalla paura” (Matteo 14:26). Cosa fece Gesù in quel momento spaventoso? “Ma subito Gesù parlò loro, dicendo: «coraggio; sono io, non temete!»”.

 

Io mi sono chiesto perché Gesù usò questa specifica espressione, “coraggio”. Perché avrebbe detto ciò a degli uomini che pensavano di stare per morire?

 

La parola “coraggio” significa “essere sollevato, felice, liberato dalla paura”. E qui, nel momento di afflizione dei discepoli, Gesù riferisce quell’espressione alla sua persona. Ricorda, questi uomini Lo conoscevano personalmente ed Egli si aspettava che essi agissero in base alla Sua parola per fede. Egli stava dicendo: “il Padre ha promesso che io verrò a voi nella vostra tempesta. È scritto: “perciò comprenderà in quel giorno che sono io che ho parlato: «eccomi!»” (Isaia 52:6). Ora io sono venuto a voi nella vostra tempesta. Sono io, Gesù, qui con voi nel mezzo di tutto ciò. Perciò, coraggio!”. Allo stesso modo, il nostro Salvatore si aspetta la stessa reazione di fede da noi, nei nostri momenti difficili.

mercoledì 15 aprile 2009

COMPLETAMENTE DIPENDENTE DA LUI

Dio ha sempre desiderato un popolo che volesse camminare in completa dipendenza da lui davanti agli occhi del mondo. Per questo motivo Egli prese la piccola ed insignificante nazione di Israele e la isolò in un deserto. Egli stava ponendo quel popolo in una scuola di sperimentazione, per forgiare delle persone che credessero in lui a prescindere dalle loro circostanze. Egli voleva che Israele testimoniasse: “io posso passare attraverso ogni test e difficoltà, anche al di là delle mie capacità. Come? Io so che il mio Dio è con me in ogni prova. Egli me ne trarrà sempre fuori”


Considera la dichiarazione di Mosè ad Israele: “[Dio] ti ha fatto patir la fame” (Deuteronomio 8:3). Il Signore stava dicendo loro: “Io ho orchestrato la vostra prova. Non è stato il diavolo. Io possedevo tutto il pane e la carne di cui avevate bisogno per tutto il tempo e io ero pronto a farli cadere dal cielo in qualsiasi momento. Era tutto stipato nelle mie provviste, in attesa che voi lo riceveste. Ma io l’ho trattenuto per un periodo e ho fatto questo per uno scopo. Io stavo aspettando che voi arrivaste fino alla fine della vostra autosufficienza. Volevo portarvi ad un punto di crisi, dove solo io potevo liberarvi. Io ho permesso che voi sperimentaste la “fine del vostro spirito”, un posto di umana impotenza che richiedesse un miracolo di liberazione da parte mia.”

 

Oggi il Signore sta ancora cercando persone che dipendano totalmente da lui. Egli desidera una chiesa che testimoni sia a parole che con le opere che Dio è onnipotente nei loro confronti. Egli vuole che un mondo senza salvezza veda che Egli opera potentemente in favore di coloro che lo amano.

 

Giobbe dichiarò: “Ma Egli conosce la strada che io prendo; se mi provasse, ne uscirei come l’oro” (Giobbe 23:10). Qui c’è un’affermazione incredibile, specialmente considerando il contesto in cui Giobbe la pronunciò.

 

Giobbe soffrì una delle peggiori prove a cui ogni essere umano potesse essere sottoposto. Egli perse tutti i suoi figli in un tragico incidente e poi perse la ricchezza e i suoi possedimenti. Alla fine egli perse la sua salute fisica. E tutte queste cose capitarono  in un lasso di tempo relativamente breve,  esse furono totalmente travolgenti.

 

Ancora, Dio aveva posto Giobbe in questo sentiero e il Signore solo sapeva dove esso l’avrebbe condotto alla fine. Era un piano così divinamente organizzato che Dio permise anche a Satana di affliggere Giobbe. Ciò perché Giobbe non potesse vedere Dio in ognuna delle sue afflizioni: “Ecco, vado ad oriente, ma là non c’è; ad occidente, ma non lo scorgo; opera a settentrione, ma non lo vedo; si volge a mezzogiorno, ma non riesco a vederlo. Ma Egli conosce la strada che io prendo”. (Giobbe 23:8-10)


Giobbe stava dicendo: “Io so che Dio è al corrente di ogni cosa che sto sopportando ed Egli conosce la strada nonostante tutto. Il mio Signore mi sta provando proprio adesso e io sono fiducioso che Egli me ne trarrà fuori con una fede più forte. Io ne uscirò  purificato e affinato, con una fede più preziosa dell’oro”.

lunedì 13 aprile 2009

SODDISFAZIONE

La soddisfazione fu una prova enorme nella vita di Paolo. Dopo tutto, Dio disse che lo avrebbe usato potentemente: “Costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele” (Atti 9:15). Quando Paolo ricevette questa missione la prima volta, “subito si mise a predicare il Cristo nelle sinagoghe, proclamando che egli è il Figlio di Dio” (9:20).

Paolo non aveva fretta di vedere tutto compiuto nella sua vita. Sapeva di avere una promessa eterna da Dio, e vi si aggrappò. Per il tempo presente, egli era soddisfatto di ministrare ovunque si trovasse: testimoniare ad un prigioniero, ad un marinaio, ad un gruppo di donne sulla riva di un fiume. Quest’uomo aveva una missione senza confini, eppure era fedele nel testimoniare ad ogni singola persona.

Paolo non era geloso di uomini più giovani che sembravano sorpassarlo. Mentre essi  viaggiavano per tutto il mondo conquistando  a Cristo giudei e gentili, Paolo si trovava in prigione. Doveva ascoltare di conversioni di massa avvenute grazie a uomini con i quali egli stesso aveva combattuto per il vangelo della grazia. Eppure Paolo non invidiava questi uomini, sapeva che un uomo arreso a Cristo poteva essere abbassato come anche innalzato: “Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato … ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti” (1 Timoteo 6:6, 8).

Il mondo di oggi direbbe a Paolo, “ormai sei al termine della tua vita  e non hai risparmi, non hai investimenti. Tutto ciò che hai è un cambio di vestiti”. So quale sarebbe stata la risposta di Paolo: “Oh, ma ho guadagnato Cristo. Sai che c’è, sono io il vincitore. Ho trovato la perla di grande valore. Gesù mi ha concesso la potenza di deporre ogni cosa e poi di riprendermela. Beh, io lo deposta completamente, ed ora mi attende una corona. Ho soltanto uno scopo in questa vita: vedere il mio Gesù faccia a faccia. Tutte le sofferenze  del tempo presente non sono da paragonare con la gioia che mi aspetta”.

venerdì 10 aprile 2009

IL CAMMINO DELL’ARRESA

Dio inizia il processo di arresa facendoci cadere da cavallo. Ciò successe letteralmente a Paolo. Stava cavalcando in tutta la sua arroganza verso Damasco, quando un fulmine accecante giunse dal cielo. Paolo venne scagliato a terra, tremante; poi, una voce parlò dal cielo, che diceva, “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9:4).

Paolo sapeva che nella sua vita mancava qualcosa. Egli aveva una certa conoscenza di Dio, ma non aveva una rivelazione personale. Ora, sulle ginocchia, udì queste parole dal cielo: “Io sono  Gesù, che tu perseguiti” (9:5).  Queste parole sconvolsero totalmente il mondo di Paolo, la Scrittura dice, “tutto tremante e spaventato, disse: "Signore, che vuoi ch’io faccia?" (9:6). La sua conversione fu un’opera grandiosa dello Spirito Santo.

Paolo stava ricevendo  guida dallo Spirito Santo verso una vita di arrendi mento. Egli chiese, “Signore, cosa vuoi che io faccia?” e il suo cuore gridava, “Gesù, in che modo posso servirti? In che modo posso conoscerti e piacerti? Nient’altro importa, tutto ciò che ho fatto nella mia carnalità è spazzatura. Ora Tu sei tutto per me”.

Paolo non aveva altra ambizione, non aveva altre forze motrici nella sua vita che questa: “Guadagnare Cristo” (Filippesi 3:8). Secondo gli odierni standard di successo, Paolo fu un fallimento totale. Egli non costruì alcun edificio, non ebbe alcuna organizzazione, e i metodi che usò venivano disprezzati dagli altri pastori. In realtà, il messaggio che Paolo predicava offendeva un gran numero di uditori. A volte, egli venne persino lapidato per questo. Il suo argomento? La croce.

Quando ci troveremo davanti a Dio nel giorno del giudizio, non saremo giudicati per il nostro ministero, per i nostri risultati o per il numero di convertiti. Ci sarà soltanto una misura di successo quel giorno: I nostri cuori erano arresi a Dio? Abbiamo messo da parte la nostra volontà e i nostri programmi per ricevere i Suoi? Ci siamo piegati alla pressione degli altri e abbiamo seguito la folla, oppure abbiamo cercato soltanto Lui per ricevere guida? Abbiamo corso da una scuola biblica all’altra per trovare lo scopo nella vita, oppure abbiamo trovato il nostro compimento in Lui?

Io ho soltanto un’ambizione, ed è quella di imparare sempre più a dire soltanto le cose che il Padre mi dona. Nulla di ciò che dico o faccio da me stesso ha valore. Voglio poter dichiarare, “So che il Padre è con me, perché faccio solo la Sua volontà”.

giovedì 9 aprile 2009

LA VITA ARRESA

“Arresa”. Cosa ti dice questa parola? In termini letterali, arrendersi significa “cedere qualcosa ad un’altra persona”; significa inoltre abbandonare qualcosa  a te concessa. Ciò potrebbe includere i tuoi possedimenti, la tua forza, i tuoi obiettivi, persino la tua vita stessa.

I cristiani oggi sentono parlare molto sulla vita arresa, ma cosa significa esattamente? La vita arresa è l’atto di restituire a Gesù la vita che Egli ti ha concesso. Significa abbandonare il controllo, i diritti, il potere, la direzione, tutto ciò che fai e dici. Significa consegnare la tua vita nelle Sue mani, fare ciò che Gli è gradito.

Gesù stesso visse una vita arresa: “perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:38). “io non cerco la mia gloria” (8:50). Cristo non fece mai nulla da Sé stesso. Egli non mosse un passo, non proferì parola senza ricevere istruzione dal Padre. “Non faccio nulla da me stesso; ma che parlo queste cose, secondo che il Padre mi ha insegnato … poiché io del continuo faccio le cose che gli piacciono” (8:28-29).

L’arresa totale di Gesù al Padre è un esempio di come tutti noi dovremmo vivere. Tu dirai, “Gesù era Dio in carne. La sua vita era arresa prima ancora che venisse sulla terra”. Però la vita arresa non è imposta a nessuno, Gesù incluso.

“Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo” (Giovanni 10:17-18).

Gesù ci stava dicendo, “Non commettete errori. L’atto di arrendere me stesso è totalmente in mio potere. Io scelgo di deporre la mia vita,e non lo faccio perché qualche uomo me l’ha chiesto; nessuno mi prende la vita. Mio Padre mi ha dato il diritto e il privilegio di deporre la mia vita, e mi ha anche dato la scelta di allontanare questo calice ed evitare la croce. Ma io scelgo di farlo, per amore e per la piena arresa a Lui”.

Il nostro Padre celeste ha dato a tutti noi lo stesso diritto: il privilegio di scegliere una vita arresa. Nessuno è costretto a cedere la propria vita a Dio, il nostro Signore non ci fa sacrificare le nostre volontà restituendo a Lui le nostre vite. Egli ci offre gratuitamente una terra promessa, piena di latte, miele e frutta, ma noi possiamo scegliere di non entrare il quel luogo di abbondanza.

La verità è che possiamo avere di Cristo quanto vogliamo. Possiamo entrare nelle Sue profondità quanto decidiamo di farlo, vivendo pienamente secondo la Sua Parola e la Sua direzione.

mercoledì 8 aprile 2009

PREPARATI AD OGNI CRISI

Quando giunge una crisi, non hai tempo per edificarti nella preghiera e nella fede, ma coloro che sono stati con Gesù sono sempre pronti.

Una coppia ha scritto di recente al nostro ministero in uno spirito che rivelava che essi erano stati con Gesù. La loro figlia di 24 anni era uscita con un'amica quando uno squilibrato rapì entrambe le giovani, poi, uccise brutalmente la figlia.

La coppia era sotto shock. I loro amici e vicini si domandavano, "Come potrebbe mai un genitore sopravvivere ad una simile tragedia?" Eppure, nel giro di un'ora, lo Spirito Santo era andato da quella coppia sofferente portando una consolazione soprannaturale. Certo, nei giorni dolorosi che seguirono, quei genitori travagliati continuarono a chiedere a Dio "perché". Tuttavia, sperimentarono sempre un riposo spirituale e pace nel cuore.

Chiunque conoscesse questi genitori restava sbalordito della loro tranquillità, ma quella coppia era stata preparata ad affrontare quel momento di crisi. Essi sapevano da prima che Dio non avrebbe mai permesso che qualcosa accadesse loro senza un motivo di fondo, e quando quella terribile notizia giunse, essi non crollarono.

In realtà, questi genitori e i figli loro rimasti iniziarono a pregare per l'assassino. La gente nella loro città non riusciva ad accettarlo, ma quella coppia pia parlava ed insegnava sulla capacità divina di fornire la forza necessaria, non importava ciò che avrebbero dovuto affrontare. Quella gente riconobbe che che la loro forza poteva provenire soltanto da Gesù. Presto iniziarono a dire riguardo alla coppia, "Sono un miracolo; sono veramente persone che appartengono a Gesù".

"Dio è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità. Perciò non temeremo, anche se la terra si dovesse spostare e se i monti fossero gettati nel mezzo del mare, e se le sue acque infuriassero e schiumassero, e i monti tremassero al suo gonfiarsi" (Salmo 46:1-3)

martedì 7 aprile 2009

DIO E' CON LORO

"Or essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano uomini illetterati e senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù" (Atti 4:13).

In Atti 4, vediamo che mentre Pietro e Giovanni stavano in piedi, in attesa che la sentenza fosse emessa, l'uomo che era appena stato guarito era lì con loro. Lì, in carne ed ossa, c'era la prova vivente che Pietro e Giovanni erano stati con Gesù. Ora, mentre i capi della sinagoga osservavano, "vedendo poi in piedi accanto a loro l'uomo che era stato guarito, non potevano dire nulla contro" (Atti 4:14).

Cosa fecero Pietro e Giovanni quando vennero rilasciati? "ritornarono dai loro e riferirono tutte le cose i capi dei sacerdoti e gli anziani avevano loro detto" (4:23). I santi di Gerusalemme si rallegrarono insieme ai due discepoli. Poi pregarono, "Ed ora, Signore, considera le loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire e perchè si compiano segni e prodigi nel nome del tuo santo Figlio Gesù" (4:29-30). Esi pregavano, "Dio, grazie perla franchezza che hai donato ai nostri fratelli, ma sappiamo che questo è solo l'inizio. Ti preghiamo, dai a tutti noi questa franchezza, affinché possiamo parlare con una santa certezza, e provvedi una testimonianza visibile che mostri che Tu sei con noi".

Non c'è dubbio che Pietro e Giovanni avessero visto uno sguardo di rassegnazione sul volto del sommo sacerdote quando si rese conto che loro erano stati con Gesù. Pietro deve aver strizzato l'occhio a Giovanni dicendogli, "Se solo sapessero, loro ricordano che eravamo con Gesù settimane fa. Non sanno che siamo stati col Maestro resuscitato sin da allora. Eravamo con Lui nell'alto solaio. Poi, questa mattina eravamo con Lui mentre pregavamo nelle nostre celle. E non appena saremo usciti di qui, Lo incontreremo ancora".

Questo è quanto accade a uomini e donne che spendono tempo con Gesù. Quando escono da quel tempo trascorso con Cristo, Egli è con loro ovunque essi vadano.  

lunedì 6 aprile 2009

FRANCHEZZA SANTA E AUTORITA' SPIRITUALE

Più tempo passiamo con Gesù, più diveniamo simili a Cristo in purezza, santità ed amore. In cambio, il nostro cammino di purezza produce in noi una grande franchezza per Dio. La Scrittura dice, "L'empio fugge anche se nessuno lo insegue, ma il giusto è sicuro come un leone" (Proverbi 28:1). Questo è proprio il tipo di franchezza che i capi della sinagoga videro in Pietro e Giovanni mentre ministravano (vedi Atti 4:1-2).

Nel capitolo precedente (Atti 3), Pietro e Giovanni pregarono per un uomo zoppo che fu instantaneamente guarito. La guarigione provocò un gran vociferare nel tempio, e nel tentare di fermare i discepoli dal testimoniare la propria fede in Cristo, i capi religiosi li fecero arrestare e li condussero ad un processo pubblico.

Pietro e Giovanni ebbero un incontro con i capi della sinagoga, ma la Bibbia non fornisce molti dettagli su questa scena in Atti 4. Eppure posso assicurarvi che i capi religiosi avevano orchestrato il tutto affinché fosse in pompa magna, una gran cerimonia. Innanzitutto, i dignitari presero posto nelle loro poltrone vellutate; poi, seguirono i parenti del sommo sacerdote. Infine, in un momento di grande attesa, il sommo sacerdote, coi suoi paramenti, fece la sua entrata trionfale. Tutti si inchinarono al passaggio dei sacerdoti, camminando silenziosamente nel corridoio verso il trono del giudizio.

Tuto ciò serviva ad intimidire Pietro e Giovanni, ma i discepoli non erano affatto intimiditi. Erano stati troppo a lungo con Gesù. Immagino Pietro pensare, "Forza, cominciamo questo incontro. Datemi il pulpito e lasciatemi libero. Ho una parola da Dio per questa radunanza. Grazie, Gesù, di permettermi di predicare il Tuo nome a quanti odiano Cristo". Atti 4:8 inizia così: "Allora Pietro, ripieno di Spirito Santo..." e questo mi dice che non avrebbe tenuto una conferenza, non sarebbe stato tranquillo e riservato. Pietro era un uomo posseduto da Gesù, ripieno di Spirito Santo.

I servi di Dio sono certi nella loro identità in Cristo, ed essi sono sicuri nella giustizia di Gesù. Dunque, non hanno nulla da nascondere; possono stare davanti a chiunque, con la coscienza pulita.

venerdì 3 aprile 2009

QUESTI UOMINI SONO STATI CON GESU'

In Atti 3, troviamo Pietro e Giovanni mentre vanno al tempio per adorare. Proprio fuori alla porta del tempio, era seduto un mendicante zoppo dalla nascita. Quest'uomo non aveva mai fatto un singolo passo in tutta la sua vita. Quando vide Pietro e Giovanni, chiese loro l'elemosina. Pietro gli rispose, "Io non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do" (Atti 3:6). Pietro poi pregò per il mendicante, dicendo "Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati e cammina!" (3:6). In un attimo, l'uomo fu guarito! Nella gioia più totale, egli iniziò a correre nel tempio, saltando e gridando, "Gesù mi ha guarito!"

Tutti nel tempio si meravigliarono a tale vista, perché riconobbero l'uomo come lo zoppo. Quando Pietro e Giovanni videro la folla radunarsi, iniziarono a predicare Cristo. Migliaia vennero salvati; Eppure, mentre Pietro e Giovanni stavano predicando, i capi della sinagoga "piombarono su di loro, indignati" (Atti 4:1-2). Pietro aveva ricevuto franchezza dallo Spirito Santo, e rispose ai capi, "Il suo nome è Gesù Cristo il Nazareno, l'uomo che avete crocifisso solo tre settimane fa. Dio lo ha risuscitato dai morti, ed ora Egli è la potenza che ha guarito quest'uomo. Nessuno può essere salvato da altro nome; sarai perduto se non invochi il nome di Cristo" (vedi 4:10-12).

I capi rimasero attoniti. La Scrittura dice, "Essi si meravigliarono e riconoscevano che erano stati con Gesù" (4:13). L'espressione "riconoscevano" deriva da un termine greco che significa "conoscere da un segno distintivo".

Quale era il segno che distingueva Pietro e Giovanni? Era la presenza di Gesù. Essi possedevano l'immagine stessa di Cristo e del Suo Spirito. 

Coloro che trascorrono del tempo con Gesù non ne hanno mai abbastanza. Il loro cuore grida del continuo perché vuole conoscere meglio il Maestro, accostarsi di più a Lui, crescere nella conoscenza delle Sue vie. Paolo afferma, "A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo" (Efesini 4:7; vedi anche Romani 12:3). Qual è la misura di cui parla Paolo? Essa significa una somma limitata. In altre parole, noi tutti abbiamo ricevuto una certa quantità della conoscenza salvifica di Cristo.

Per alcuni credenti questa misura iniziale è tutto ciò che possano mai aver desiderato. Vogliono quel tanto di Gesù che gli basti ad evitare il giudizio, sentirsi perdonati, mantenere una buona reputazione, sopportare un'ora di chiesa la domenica. Costoro si trovano in una "modalità di mantenimento", ed essi offrono a Gesù il minimo indispensabile.

Paolo desiderava quanto segue per ogni credente: "Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministero e per l'edificazione del corpo di Cristo, finché giungiamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo, affinché non siamo più bambini, sballottati e trasportati da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell'errore, ma dicendo la verità con amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Efesini 4:11-15).

Paolo stava dicendo, "Dio ha dato questi doni spirituali affinché siate ripieni dello Spirito di Cristo. Ciò è fondamentale, perché verranno degli ingannatori tra voi, per derubarvi della vostra fede. Se siete radicati in Cristo e crescete in Lui, nessuna falsa dottrina vi potrà sviare. Tuttavia, l'unico modo per crescere a tale statura è volere più di Gesù".

giovedì 2 aprile 2009

LA COMPAGNIA DI GIUSEPPE

Giuseppe ebbe una visione in cui vide che la sua vita sarebbe stata potentemente usata da Dio. Ma quella visione gli sembrò solo un sogno irrealizzabile dopo che i suoi fratelli gelosi lo vendettero come schiavo.

Gli anni che seguirono furono pieni di difficoltà ed ingiustizie. Poi, quando Giuseppe sembrava essersi rialzato, venne falsamente accusato di tentata violenza e fu così mandato in prigione.

Eppure, per tutto il tempo, Dio vegliava sulla sua vita e  infine, dopo anni di tumulto, Giuseppe si ritrovò al servizio nella casa di faraone il quale, successivamente, lo designò governatore su tutto l'Egitto.

Amato, questo è il modo in cui agisce Dio: Egli stava preparando un uomo per salvare un residuo. Infatti, in ogni generazione, il Signore innalza una Compagnia di Giuseppe. Egli prende questi servi devoti negli anni di prove e sofferenza, per provare e rafforzare la loro fede.

Cosa significa ciò? La Scrittura dice che era ciò che Giuseppe sopportò: "Egli mandò davanti a loro un uomo, Giuseppe, che fu venduto come schiavo. Gli serrarono i piedi in ceppi e fu oppresso con catene di ferro. La parola dell'Eterno lo mise alla prova" (Salmo 105:17-19).

Il Signore ha una Compagnia di Giuseppe anche oggi, composta da uomini e donne di Dio che Lui ha toccato e chiamato. Costoro non cercano fama o fortuna. Tutto ciò che vogliono è vivere e morire adempiendo la chiamata che Dio ha posto su loro. E il Signore ha promesso che la loro vita avrebbe contato nel Suo regno.

Giuseppe disse ai suoi fratelli: "Dio mi ha mandato davanti a voi, perché sia conservato per voi un residuo sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione. Non siete dunque voi che mi avete mandato qui, ma è Dio; egli mi ha stabilito come padre del Faraone, come signore di tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d'Egitto" (Genesi 45:7-8).

Giuseppe poteva guardare indietro nei suoi anni di sofferenza e testimoniare: "Dio mi ha mandato in questo viaggio. Egli aveva un proposito nel condurmi attraverso tutte queste avversità. Ora vedo che tutto quello che ho sopportato mi ha condotto a questo momento. Fratelli, il Signore mi ha preparato per ministrare a voi. Egli ha progettato tutto questo per portarvi sotto la Sua grazia e la Sua protezione, e l'ha fatto tramite me".

Che rivelazione incredibile per Giuseppe. Tuttavia, qual è la lezione qui per il popolo di Dio oggi? E' questa: il nostro Signore ci ha preservati nel passato e ci preserverà nei giorni a venire. E, soprattutto, Egli ha un proposito eterno dietro tutto ciò. Egli ti ha preservato perché ha uno scopo per te. Egli ha predisposto un'opera divina davanti a te. E soltanto un credente provato, testato, può adempierla.

Questo non è tempo di una fede timida. E' un tempo in cui ogni cristiano che ha sopportato grandi prove deve fare un passo avanti. Il nostro Capitano ci sta chiamando ad alzarci in mezzo ad una società spaventata e ad impegnarci con una "fede potente". Dobbiamo fare la Dichiarazione di Giuseppe: "Dio mi ha mandato davanti a voi...per salvarvi la vita con una grande liberazione" (Genesi 45:7)

mercoledì 1 aprile 2009

PROTETTO PER UNO SCOPO

Davide pregava, "Proteggimi, o Dio, perché io mi rifugio in te" (Salmo 16:1). La parola ebraica che Davide usa in questo verso per PROTEGGIMI è piena di significato. Esso dice, in essenza, "Metti una siepe intorno a me, un muro di spine protettive. Veglia su me e custodiscimi, osserva ogni mio singolo movimento, il mio uscire e il mio entrare".

 

Davide credeva fermamente che Dio preservasse il giusto, e la Scrittura dice che Davide fu aiutato e protetto in tutte le sue vie. Quest'uomo benedetto dichiarò, "Colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme. L'Eterno è colui che ti protegge, l'Eterno è la tua ombra, egli è alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. L'Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita" (Salmo 121:4-7).

 

Lo stesso termine ebraico per PROTEGGERE appare anche in questo verso. Ancora una volta, Davide parla della recinzione divina, del muro soprannaturale di protezione. Egli ci rassicura, "Dio tiene il Suo occhio su di te, ovunque tu vada".

 

Infatti, il Signore è con noi in ogni luogo: sul lavoro, in chiesa, mentre facciamo la spesa. Egli è con noi in macchina, sull'auto, in metropolitana. E per tutto il tempo, dice Davide, Dio ci preserva dal male. In breve, il nostro Dio ha ogni Sua base coperta. Egli ha promesso di ostacolare ogni possibile arma fabbricata contro i Suoi figli.

 

Giorno dopo giorno, il nostro Dio mostra di essere un Protettore per il Suo popolo. Ma per quale scopo? Perché il Signore è così intento a preservarci? Troviamo un indizio nelle parole di Mosé: "L'Eterno ci comandò di mettere in pratica tutti questi statuti, temendo l'Eterno, il nostro Dio, per avere sempre prosperità e perché egli ci conservasse in vita, come è oggi" (Deutoronomio 6:24). Mosé dice che Dio gli diede i comandamenti per un motivo: per preservarli e custodirli. Ma per cosa? Per lo stesso motivo per il quale Dio vuole salvare e proteggere noi.

 

Pensa a tutti i modi in cui Dio protesse il Suo popolo scelto, Israele. Egli li protesse dalle dieci piaghe in Egitto, li liberò dall'esercito di faraone al Mar Rosso; Egli li guarì dai morsi mortali dei serpenti nel deserto, e questo popolo testimoniò della potenza protettrice di Dio ai loro figli e ai loro nipoti: "il Signore ci ha liberati da tutti i nostri nemici. Egli ci ha dato cibo ed acqua, e ha preservato i nostri vestiti dal logorio. Egli ha protetto Israele in ogni cosa".

 

Ma era tutta qui la testimonianza di Israele? Questo popolo fu protetto e preservato soltanto per poi morire nel deserto? Mosè affermò, "E ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato di dare ai nostri padri" (Deutoronomio 6:23). Mosè stava dicendo ad Israele, "Guardate a tutte le vie miracolose per le quali Dio ci ha condotti fuori dalla schiavitù. Perché pensate che lo abbia fatto? Perché pensate che vi abbia scelti e segnati come un popolo eletto fin dalla fondazione del mondo? Perché vi ha liberati dalla schiavitù? Perché vi ha benedetti quando meritavate di essere abbandonati?"

 

Il Signore vi ha preservato per condurvi in un certo luogo. Egli vuole compiere qualcosa nella tua vita al di là di tutti i miracoli. Il Signore preservò Israele e mise un muro intorno a loro per uno scopo ben definito: PORTARLI IN UN LUOGO DI UTILITA'. Egli li stava conducendo alla terra promessa, un luogo di adempimento.