venerdì 29 agosto 2008

LO FA CON LA VITA

Permettimi di raccontarti come fa Dio a portare persone nella sua casa, come fa a parlare loro e come le salva. Lo fa con la vita. Il Signore edifica la sua chiesa attraverso le testimonianze di luce che splendono da quelli che lo amano. E lo fa non perché questi servi usano i metodi giusti, ma perché vivono la loro vita.

La vita di Cristo produce luce nelle famiglie, nei vicinati, nelle città, nei luoghi di lavoro. Come si ottiene questa luce? Si ha quando ogni santo vive giustamente e piamente come un esempio della misericordia di Dio. Questi servi vivono onestamente, altruisticamente, senza alcuna parte oscura in loro. Vivono delle vite pienamente devote a Gesù, e sono pronte a servire gli altri in ogni momento.

Paolo parla di servi che “conoscono la sua volontà e distinguono le cose importanti, essendo ammaestrati dalla legge, e sono convinti di essere guida di ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre” (Romani 2:18-19). Questi santi, descritti qui da Paolo, sono esempi da raccomandare.

Permettetemi di darvi un esempio di questa luce. Di recente, il presidente di una società di New York ha chiamato la nostra chiesa. Prese la telefonata il pastore Neil. Il presidente disse al pastore Neil che due donne della nostra chiesa lavoravano per lui. Disse che non erano come le altre nel suo ufficio. Queste due donne erano sempre cortesi, sorridenti, aiutavano gli altri, non si lamentavano mai e non parlavano mai alle spalle di nessuno. “In loro c’è qualcosa di diverso”, ha detto. “Vorrei incontrarvi per scoprire da cosa deriva questa differenza”.

Queste donne sono candele celesti, messe al loro posto da Gesù. E la luce che risplendono illumina tutto il loro posto di lavoro. Come? Hanno la vita di Cristo in loro. Il capo l’ha riconosciuta come qualcosa di diverso da quello che il mondo ha da offrire.

Quel presidente era un ebreo. Pensi che avrebbe mai risposto ad un invito per una riunione di risveglio? Avrebbe mai letto degli opuscoli prodotti da una chiesa? No, li avrebbe gettati direttamente nel cestino senza neanche guardarli. Quest’uomo ha risposto alla luce vera – una luce nata da vite nascoste in Cristo, e vissuta quotidianamente da due umili donne.

Riusciamo a portare la luce nelle nostre comunità solo quando siamo pieni della vita di Cristo. Dobbiamo vivere il messaggio che portiamo, se vogliamo predicarlo con potenza. Dio ci aiuti a ricordare che la luce splende attraverso le piccole cose della vita.

giovedì 28 agosto 2008

IL FIGLIUOL PRODIGO E SUO PADRE

Credo che il figlio prodigo (vedi Luca 15) tornò a casa grazie alla sua storia con il padre. Questo giovane conosceva il carattere del padre, e sicuramente aveva ricevuto tanto amore da lui. Altrimenti, perché mai sarebbe ritornato da un uomo che lo avrebbe trattato con rabbia e vendetta, che lo avrebbe picchiato e gli avrebbe fatto restituire fino all’ultimo centesimo di quello che aveva scialacquato?

Il figlio prodigo sicuramente sapeva che se fosse tornato non sarebbe stato maltrattato o condannato per i suoi peccati. Probabilmente pensò: “So che mio padre mi ama. Non mi rinfaccerà il peccato. Mi riaccoglierà”. Quando hai quel genere di storia, puoi sempre ritornare a casa.

Notate come il padre del figlio prodigo lo “prevenne” con la benedizione della benignità. Il giovane era intenzionato ad offrire una confessione sincera al papà, perché ne aveva ripetuto le parole per tutto il tragitto di ritorno. Ma quando si trovò di fronte il padre, questi non gli diede neanche l’opportunità di confessarsi. Il padre lo interruppe correndogli incontro e abbracciandolo.

“Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò” (Luca 15:20). Il padre era così felice che il figlio fosse tornato, che lo coprì di baci dicendo: “Ti amo, figlio mio. Torna a casa e sii restaurato”.

Il padre fece tutto questo prima che il figlio potesse completare la sua confessione. Il giovane fu solo capace di mormorare l’inizio del suo discorso. Ma il padre non ne aspettò la conclusione. Per lui, il peccato del giovane era cosa già sistemata. L’unica risposta del padre fu quella di emettere un ordine ai suoi servi: “Mettete un vestito a mio figlio e fategli indossare l’anello. Preparate una festa, perché celebreremo. Che tutti gioiscano, perché mio figlio è tornato a casa!”.

Per il padre il problema non era il peccato. L’unica cosa che aveva in mente era l’amore. Voleva che suo figlio sapesse di essere accettato, prima ancora di poter pronunciare una confessione. E questo è il punto che Dio vuole far comprendere a tutti noi: il Suo amore è più grande di tutti i nostri peccati. “La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento” (Romani 2:4).

mercoledì 27 agosto 2008

ANDARE “NELLO SPIRITO”

Si può andare “nello Spirito” in ogni nazione sulla terra. Si può toccare un popolo mai raggiunto mentre si è in ginocchio. Infatti, la nostra stanzetta segreta può diventare il quartiere generale del movimento dello Spirito di Dio su tutta una nazione.

Penso all’esempio di Abraamo. Pregò per l’empia e perversa Sodoma. Il Signore gli rispose: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, io risparmierò l'intero luogo per amor loro” (Genesi 18:26).

Quando Abraamo udì queste parole, iniziò a negoziare con il Signore. Gli chiese: “Ammesso che a quei cinquanta giusti ne manchino cinque, distruggeresti tu l'intera città per cinque di meno?” (Genesi 18:28). Abraamo stava chiedendo: “Signore, e se fra quei cinquanta credenti ce ne fossero solo quarantacinque giusti? Ammesso che solo quelli stiano pregando veramente? E ce ne fossero solo dieci che ti cercano? Se ce ne fossero solo dieci, risparmieresti la città?”. Dio rispose ad Abraamo: “Non la distruggerò per amore dei dieci” (18:32).

Questo brano ci insegna qualcosa del Signore. Lui è disposto a salvare un’intera società se trova una banda di giusti al suo interno. Ci parla di persone che cercano il suo volto per il bene della nazione.

Dio va persino oltre a quello che fece con Abraamo. In Ezechiele 22, Dio parla di trovare un solo giusto che prega ed è disposto a stare sulla breccia: “Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e stesse sulla breccia davanti a me in favore del paese, perché io non lo distruggessi, ma non l'ho trovato” (Ezechiele 22:30).

Al tempo della profezia di Ezechiele, Israele era corrotto spiritualmente. I profeti erano profani, violavano la legge di Dio a destra e a manca. Ed il popolo era oppresso, vessato da ogni parte, pieno di concupiscenza, derubandosi a vicenda. Nessuno fra di loro gridava al Signore. Nessuno era disposto a stare sulla breccia per intercedere. Eppure Dio avrebbe salvato la nazione intera solo per amore di quell’intercessore.

Se non puoi fisicamente andare alle nazioni, puoi far parte del corpo di intercessori. E devi assistere quelli che hanno dato se stessi per andare alle nazioni. Quando Paolo scrive del suo viaggio, menziona non solo Tito e Timoteo come aiutanti, ma anche Lidia ed altre donne preziose che lo aiutavano. Si trattava di servi devoti la cui assistenza aiutò a toccare intere nazioni con l’evangelo.

martedì 26 agosto 2008

PREGATE IL SIGNORE DELLA MÉSSE

Mentre Gesù osservava che il suo tempo sulla terra stava per scadere, sottolineò un terribile problema. Disse ai suoi discepoli: “La mèsse è veramente grande, ma gli operai sono pochi” (Matteo 9:37).

Leggendo queste parole mi chiedo: “Qual è la soluzione? Come possono sorgere altri operai per andare nelle nazioni?”. Gesù diede la risposta nel versetto successivo: qualcuno deve pregare che questi operai vadano a mietere. “Pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse” (Matteo 9:38).

Forse pensi: “Le porte si stanno chiudendo in tutto il mondo”. Può essere vero. Ma non importa quanto possano sembrare chiuse le nazioni ai nostri occhi. Se Dio è riuscito ad abbattere la Cortina di Ferro in Europa e le Porte di Bambù in Asia, niente può impedirgli di compiere qualunque cosa lui voglia.

Negli anni 1980, quando il nostro ministero aveva il quartier generale nel Texas, ho trascorso tutto un anno pregando che Dio mandasse qualcuno nella città di New York a fondare una chiesa a Times Square. Ho implorato di aiutare chiunque Dio scegliesse: per raccogliere fondi, per tenere riunioni, per dare sostegno. Eppure, mentre pregavo che Dio mandasse degli operai in quella mèsse specifica, il Signore mise quel peso su di me.

L’apostolo Paolo fu mandato come missionario attraverso la potenza della preghiera. Accadde in Antiochia, dove i responsabili della chiesa stavano pregando per la mèsse (vedi Atti 13:2-6). Il primo viaggio missionario di Paolo iniziò dopo una riunione di preghiera. Fu il risultato diretto di uomini pii che ubbidirono alle parole di Gesù, di pregare che Dio mandasse degli operai nella mèsse.

Lo stesso vale anche oggi. Dobbiamo essere pronti a compiere l’opera di preghiera per la mèsse, come fecero quei santi uomini ad Antiochia. Il fatto è che mentre preghiamo lo Spirito Santo guarda su tutta la terra, mettendo un peso nei cuori di quelli che desiderano essere usati dal Signore. Lui sta toccando persone ovunque, appartandole per il suo servizio.

In Matteo 8 venne a Gesù un centurione che cercava guarigione per il suo servo malato. Cristo rispose al centurione: “Va' e ti sia fatto come hai creduto!”. E il suo servo fu guarito in quell'istante” (Marco 8:13). Credo che accada lo stesso a tutti coloro che intercedono per la mèsse. Mentre chiediamo a Dio di mandare operai, lo Spirito Santo stimola qualcuno da qualche altra parte, non importa dove. La verità potente è che le nostre preghiere vengono usate per mandare operai nella mèsse.

lunedì 25 agosto 2008

ESSI EBBERO LA VITA E LA LUCE

La chiesa di Gesù Cristo manca di autorità spirituale nella società perchè è priva di spiritualità.

Perché i responsabili di governo e i mass-media sono così accondiscendenti verso i cristiani? Perché la chiesa ha perso ogni significato e scopo agli occhi del mondo? Perché i giovani hanno completamente rifiutato il cristianesimo, come se fosse totalmente irrilevante nelle loro vite?

Perché, per la maggior parte, la chiesa non è più una luce. Cristo non governa nella nostra società perché non regna nelle nostre vite. Mentre mi guardo attorno oggi, vedo pochi nella casa di Dio che sono veramente uniti a Cristo. C’è così poca comunione con il cielo. E pochi ministri rifiutano i metodi mondani al posto di affidarsi a Dio per riceverne direttive. Abbiamo perso la nostra luce perché abbiamo perso la vita di Cristo. Perché l’autorità di Dio abbia un impatto, deve essere vissuta in vasi arresi ed ubbidienti.

Considerate il regno di Babilonia durante il tempo di Nebucadnetsar. Si trattava del regno più potente sulla terra. Daniele profetizzò che ogni re successivo sarebbe stato inferiore, meno potente, meno influente. Perché? Perché Nebucadnetsar non era il vero governatore della Babilonia. Il potere che si nascondeva dietro l’impero non era la statua d’oro che il re aveva fatto erigere. No, l’autorità di Babilonia era nelle mani di un piccolo gruppo di uomini posseduti da Dio. Il Signore aveva costituito un governo segreto e celeste, governato da Daniele e da tre ragazzi ebrei. Questi uomini erano gli strumenti del governo di Dio, perché operavano nel regno celeste. Rifiutavano di aver a che fare con il sistema del mondo. Al contrario, si chiudevano in comunione con Dio.

Come risultato, questi santi uomini sapevano riconoscere i tempi. Sapevano dire alla gente cosa Dio stava per fare in quel dato momento. Erano luci risplendenti per tutta la nazione, perché avevano la vita di Dio in loro.

In 2 Re leggiamo della Siria che attacca guerra contro Israele. Durante questo conflitto, il profeta Eliseo stava in casa sua, in comunione con il Signore. Quest’uomo era il governo segreto di Dio, e governava con autorità. Eliseo ascoltò la parola di Dio e mandò dei messaggeri al re d’Israele, avvertendolo di ogni movimento fatto dall’esercito siriano.

Quando il re di Siria scoprì i messaggi di Eliseo, circondò la città del profeta con un battaglione di truppe. Ma Dio accecò i siriani, ed Eliseo finì per condurli nell’accampamento israelita. Eliseo aveva la luce – e conosceva ogni movimento di Satana – perché aveva la vita.

venerdì 22 agosto 2008

PROVOCARE IL SANTO DI ISRAELE

“Essi… provocarono il Santo d’Israele” (Salmo 78:41). Il termine qui usato per “provocare” deriva da due radici il cui significato è “affliggere Dio cancellando un’immagine”. In breve, provocare Dio significa tracciare una linea, o fare un cerchio, affermando: “Dio è qui dentro, e non va oltre”. Questo descrive il pensiero di molti credenti. Abbiamo disegnato nelle nostre menti un’immagine molto ristretta, un concetto molto esiguo della grandezza di Cristo.

Era successa la stessa cosa nella chiesa primitiva di Gerusalemme. Avevano limitato Cristo in un piccolo cerchio, confinandolo alla popolazione giudea. Ma Gesù non può essere confinato. Lui esce costantemente dai nostri piccoli cerchi limitati, e raggiunge sempre i luoghi più remoti.

Permettetemi di darvi un esempio. Circa 40 anni fa, sembrava che il battesimo dello Spirito Santo fosse confinato solo al movimento dei Pentecostali. Molti pentecostali pensavano: “Siamo una chiesa piena dello Spirito di Dio!”. I predicatori pentecostali accusavano l’esiguità delle principali denominazioni: “Non hanno il pieno evangelo come noi”, dichiaravano.

Improvvisamente, lo Spirito di Dio esulò dai circoletti che si erano fatti. Lo Spirito Santo cadde sui credenti di ogni denominazione. È stato scritto anche un libro classico su questo movimento dello Spirito, il cui titolo è Essi parlano in altre lingue.

Il Signore si è usato anche del mio libro “La croce ed il pugnale” specialmente nei circoli cattolici. Eppure, come Pietro e come la chiesa primitiva, ho dovuto permettere a Dio di operare nel mio cuore prima di poter accettare quello che stava accadendo. Sono cresciuto in una famiglia pentecostale, e per la prima volta nella mia vita vedevo sacerdoti piangere sotto convinzione, gridando a Gesù.

Presto mi ritrovai a contendere con dei predicatori evangelici, che mi chiedevano: “E la Mariologia dei cattolici?”. Mi sono ritrovato a rispondere allo stesso modo di Pietro: “Non so nulla di Mariologia. So solo che c’è un popolo affamato nella chiesa cattolica. E fra gli adoratori di Gesù ci sono anche i sacerdoti. Dio sta riempiendo queste persone del suo Spirito”.

Dio ha il suo popolo ovunque, e non siamo noi che possiamo definire chi è puro o impuro. Dobbiamo stare semplicemente attenti a non rappresentare Gesù in una piccola scatola e a non racchiuderlo nel nostro debole pensiero.

giovedì 21 agosto 2008

SENZA MACCHIA O RUGA

La chiesa di Cristo non è mai stata approvata o accettata dal mondo. E non lo sarà mai. Se vivi per Gesù, non devi separarti dalla compagnia altrui; saranno gli altri ad allontanarsi da te. Ti basta semplicemente vivere per lui. Improvvisamente, ti ritroverai rigettato, rimproverato, chiamato malvagio: “Vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell'uomo” (Luca 6:22).

Eppure, aggiunge Gesù, questo è il percorso che porta alla vera soddisfazione: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà” (Matteo 16:25). In altre parole: “L’unico modo per trovare un significato alla tua vita è vendendo tutto per me. Allora troverai vera gioia, pace e soddisfazione”. Cristo ci dice: “La mia chiesa è senza macchia o ruga. Allora, quando vieni a me, dovrai essere disposto a deporre ogni peccato. Devi arrendere tutto a me, morire completamente al tuo io, ad ogni ambizione ed egoismo impuro. Per fede, sarai sepolto con me. Ma ti farò risorgere a nuova vita”.

Pensate a cosa significa essere senza macchia o ruga. Sappiamo che una macchia è un segno di sporcizia. Ma una ruga? Hai mai sentito la frase: “una nuova ruga”? Significa aggiungere un’idea nuova ad un concetto già esistente. Una ruga, in questo senso, si applica a quelli che cercano di migliorare l’evangelo. Suggerisce un percorso facile per raggiungere il cielo, senza arrendersi pienamente a Cristo.

È come il genere di evangelo che oggi viene predicato in molte chiese. I sermoni hanno soltanto l’obiettivo di incontrare i bisogni della gente. Mentre leggo le parole di Gesù, vedo che questo genere di predicazione non funziona. Non realizza la vera opera del vangelo.

Non fraintendetemi: non sono contrario al predicare consolazione e forza al popolo di Dio. Come pastore del Signore, sono chiamato a fare esattamente questo. Ma se predico solo ai bisogni della gente, ed ignoro la chiamata di Cristo a deporre le nostre vite, allora i veri bisogni non saranno mai soddisfatti. Le parole di Gesù sono chiare: i nostri bisogni vengono soddisfatti solo quando moriamo a noi stessi e prendiamo la sua croce.

mercoledì 20 agosto 2008

EGLI PREDICAVA IL PENTIMENTO

Gesù dichiara: “La mia chiesa è un posto di pentimento palese, aperto”. Infatti, l’apostolo Paolo attesta: “«La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo; poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza, perché la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui non sarà svergognato»” (Romani 10:8-11).

Per dirla in parole povere, siamo condotti alla salvezza grazie alla nostra confessione aperta di pentimento. Gesù afferma: “Non sono venuto per chiamare i giusti al ravvedimento, ma i peccatori” (Matteo 9:13). Egli dice inoltre che il pentimento è il modo attraverso cui possiamo essere guariti e ristorati: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori” (Luca 5:31-32).

Questa è la buona notizia. Gesù ci sta dicendo: “Nella mia chiesa, chiunque può essere guarito tramite il pentimento. Non importa chi sei – se sei distrutto fisicamente, malato mentalmente, afflitto spiritualmente. Tutti devono venire allo stesso modo. E tutti troveranno guarigione attraverso il pentimento”.

Quante chiese aprono ancora il loro altare a chi è pentito, invitandolo a venire avanti e a piegare il cuore? Quanti pastori hanno smesso di fare appelli in questo importantissimo lavoro spirituale? Quanti credenti hanno smesso di aver bisogno di confessare il peccato?

Qual è il messaggio centrale del vangelo di Cristo? È spiegato chiaramente nei quattro evangeli. Lui ci dice: “Ecco cosa predico nella mia chiesa. Questo è il mio messaggio per tutti i peccatori”.

“Gesù venne … predicando l'evangelo del regno di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo»” (Marco 1:14-15). Questo è il primo messaggio di Gesù di cui si abbia notizia. Ha predicato il ravvedimento!

Per alcuni cristiani, questo linguaggio potrebbe sembrare forte. Forse risponderanno: “Va bene, ma con quale forza Gesù ha predicato il ravvedimento?”. Luca risponde nel suo evangelo. Gesù diceva ai suoi ascoltatori: “Se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13:5).

martedì 19 agosto 2008

TRACCIAMO IL NOSTRO CERCHIO

Sei preoccupato per un membro della famiglia o un amico che non sembra crescere o maturare in Cristo? Mentre misuri quella persona, stai usando il tuo concetto di Cristo per le loro vite? Hai tracciato il tuo cerchio di ciò che significa essere un vero seguace di Cristo e non vedi quella persona muoversi adeguatamente in quel cerchio?

È possibile che stai limitando Cristo? Il tuo Gesù è così piccolo, così circoscritto che non riesci a credere che il suo Spirito possa fare un’opera profonda e nascosta? Condanni gli altri solo perché non si adeguano alla tua misura? Credi che Dio sia abbastanza grande da operare in loro in modi nascosti?

Circa 35 anni fa, una donna famigerata di nome Celeste Horvath entrò al Teen Challenge di Brooklyn. Era la donna più nota di New York, perché organizzava un giro di prostituzione da cui attingevano alcuni degli uomini più famosi della nazione. Celeste era cresciuta in una famiglia pentecostale e sua nonna aveva profetizzato su di lei: “Sarai un’evangelista”. Ma Celeste aveva rigettato le sue radici cristiane e si era data alla prostituzione.

Mentre il giro della prostituzione di Celeste cresceva, lei divenne tossicodipendente. Per tutto quel tempo, nel suo cuore infuriò una battaglia. Notte dopo notte, pregava: “Dio, per favore lasciami vivere soltanto un altro giorno”. Alla fine Celeste fu arrestata. La notizia fece scalpore. Ad un certo punto il fratello le scrisse dicendo: “Hai svergognato la nostra famiglia, non meriti la redenzione”.

Ma Gesù non l’aveva abbandonata. Un giorno, nel momento più buio della sua vita, Celeste pregò – e si arrese davanti al Signore. Il cambiamento in lei fu immediato ed istantaneamente divenne una nuova creatura.

Tutti coloro che avevano visto la vita di Celeste dal di fuori pensavano che fosse disperata e completamente irrimediabile. Ma avevano una vista limitata di Cristo. Non avevano visto lo Spirito Santo all’opera in lei in tutti quegli anni. Mentre la gente aveva considerato Celeste una persona comune e impura, il Signore aveva visto in lei un’evangelista.

Celeste si fece vedere al Teen Challenge poco prima di essere processata, e fummo noi ad accompagnarla in carcere. Servì per qualche tempo in prigione, dove divenne l’evangelista che Dio l’aveva chiamata ad essere. Condusse molte anime a Gesù mentre si trovava in prigione. Dopo il suo rilascio, divenne una potente predicatrice ed alla fine aprì una chiesa a Long Island, una congregazione che ancora oggi è infuocata e zelante.

lunedì 18 agosto 2008

STUPORE E RISPETTO

specifica che esiste un timore del Signore che ogni credente dovrebbe coltivare. Il vero timore di Dio include lo stupore e il rispetto, ma va molto oltre tutto ciò. Davide ci dice: “Il peccato dell'empio dice al mio cuore: Non c'è alcun timore di DIO davanti ai suoi occhi” (Salmo 36:1). Davide sta dicendo: “Quando vedo qualcuno indugiare nel male, il mio cuore mi dice che una tale persona non ha timore di dio. Non riconosce la verità sul peccato o sulla chiamata di Dio alla santità”.

Il fatto è che il santo timore ci dà la forza di mantenere la vittoria nei momenti malvagi. Allora, come otteniamo questo timore? Geremia risponde con questa profezia da parte di Dio: “Darò loro un solo cuore, una sola via, perché mi temano per sempre per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. Farò con loro un patto eterno: non mi ritirerò più da loro, facendo loro del bene, e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me” (Geremia 32:39-40).

Questa è una promessa meravigliosa da parte del Signore. Assicura che egli ci darà il suo santo timore. Dio non versa questo timore nei nostri cuori in maniera soprannaturale. No, egli inculca in noi il suo timore attraverso la sua Parola.

Questo significa forza che il timore di Dio viene piantato in noi semplicemente quando leggiamo la Bibbia? No, affatto. Lo riceviamo quando decidiamo consapevolmente di ubbidire ad ogni parola che leggiamo nella Parola di Dio. La Scrittura lo evidenzia. Ci racconta come questo santo timore scese su Esdra: “Infatti Esdra si era dedicato con il suo cuore a ricercare la legge dell'Eterno, a metterla in pratica e a insegnare in Israele statuti e decreti” (Esdra 7:10).

Il timore di Dio non è solo un concetto dell’Antico Testamento. Vediamo menzionato il timore di Dio in entrambi i Testamenti. L’Antico ci dice: “Temi l’Eterno e allontanati dal male” (Proverbi 3:7). Allo stesso modo, il Nuovo dichiara: “Non c’è il timore di Dio davanti ai loro occhi” (Romani 3:18). Paolo aggiunge: “Purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito. compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio” (2 Corinzi 7:1).

venerdì 15 agosto 2008

UNA LUCE NON FATTA PER ESSERE NASCOSTA

Gesù ci dice: “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5:14). La sua affermazione qui intende molto più che avere semplicemente un ministero. Si estende oltre l’insegnamento, la predicazione o la distribuzione di trattati. Cristo ci dice chiaramente: “Voi siete la luce”. Sta dicendo: “Voi non siete semplicemente un riflesso della luce. Non siete semplicemente un condotto. Voi siete la luce in voi stessi. E l’intensità della vostra luce dipende dall’intensità del vostro cammino con me”.

Vedete cosa implica il Signore qui? Il mondo riconosce quelli che camminano a stretto contatto con lui. I tuoi vicini o colleghi di lavoro forse non sanno della tua comunione quotidiana con Cristo, della tua fede in lui, della tua dipendenza estrema da lui. Ma vedono la luce che irradia da te grazie alle vita che hai con lui. E finché nulla impedisce quella vita, la tua luce continuerà a splendere nelle tenebre.

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta” (Matteo 5:14). Gesù sta dicendo: “Vi ho messo in mostra al mondo. La gente vi guarda perché vi ho reso uno spettacolo. Voi siete una luce che non è stata creata per essere nascosta”.

Ma allora, chi sono queste luci su una montagna? E dove le vediamo? Non si trovano di solito alla luce dei riflettori. Non sono fra le persone egocentriche, che si auto-promuovono e che vivono per farsi riconoscere in questo mondo. E non sono neanche fra le chiese che si reputano importanti e che fanno finta di essere sante ma mormorano, chiacchierano e si lamentano.

Nel corso degli anni, ho visto tanti credenti che hanno un’esteriorità santa ma in realtà sono spiritualmente pigri. Raccontano agli altri dei loro fallimenti e delle loro debolezze, pensando che questo li renda umili. Eppure sono subito pronti a giudicare gli altri. Non possiedono il vero spirito di donazione, di amore, di servizio, come quello di Cristo. Al contrario, la “luce” che hanno in realtà è tenebre. Gesù dice: “Se la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno quelle tenebre!” (Matteo 6:23). Dove non c’è la vita di Cristo, non può esserci la luce per gli altri.



“Così splenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il vostro Padre che è nei cieli” (5:16). Il motivo per cui dobbiamo far splendere la nostra luce nel mondo è perché Dio possa riceverne gloria.

giovedì 14 agosto 2008

LA VITA AL DI LÀ DELLA LUCE

“E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita»” (Giovanni 8:12).

Gesù era, ed è ancora, la luce del mondo. Giovanni dice che questa luce era prodotta dalla vita che era in Cristo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Giovanni 1:4). Per dirla in parole povere, la vita che Cristo possedeva era la fonte della luce del mondo. E tutti coloro che credono “avranno la luce della vita” (Giovanni 8:12). Qual è questa “vita al di là della luce” di cui parla la Scrittura?

La maggior parte di noi pensa a questa vita come all’esistenza eterna incarnata in Cristo. La consideriamo il potere di concedere esistenza eterna a tutti quelli che credono. Ma qui Giovanni sta parlando di qualcosa di più. Quando usa la parola “vita”, sta parlando di tutta la biografia dell’esistenza di Gesù.

Gesù ci dice che dobbiamo vivere come lui. Perché noi possiamo essere come Cristo era nel mondo, la sua vita deve essere qualcosa che possiamo conoscere e sperimentare per conto nostro. Deve essere in qualche modo collegata alla nostra vita.

Voglio dirti come mi rapporto alla vita che è in Cristo. Gioisco nelle piccole cose che Gesù ha fatto, toccato e detto. Credo che le sue opere, le parole ed il cammino quotidiano con il Padre volevano definire il significato della vita di Cristo in noi.

Penso all’amicizia di Gesù con Lazzaro. Penso a quando si ritirava dalle moltitudini dopo un lungo periodo di ministero. Penso a quando godeva la comunione in casa di Maria, Marta e Lazzaro. E penso a quando Gesù prendeva in braccio i bambini e li benediceva. Penso alla sua ubbidienza alla madre, anche da adulto, quando trasformò l’acqua in vino al matrimonio. Penso all’amore e alla cura di Gesù per i reietti, per i diseredati, per i poveri. Penso alla sua compassione per la donna colta in adulterio o il suo elogio alla vedova che aveva solo due monetine da dare.

Dubito che possano esserci abbastanza libri da registrare tutte le piccole cose che Gesù fece da servo mentre si trovava sulla terra. In questi passi, noi impariamo come rapportare la nostra vita a quella di Cristo. Questo è come comprendiamo la vita che è la luce.

mercoledì 13 agosto 2008

CAVALCANDO LA PROMESSA

A causa dell’amore “preventivo” di Dio, possiamo reclamare la vittoria e il dominio anche prima dell’inizio della battaglia. Davide cantava: “O Eterno, il re si rallegrerà nella tua forza, e quanto esulterà per la tua salvezza! Tu gli hai concesso il desiderio del suo cuore e non gli hai rifiutato la richiesta delle sue labbra” (Salmo 21:1-2).

Forse ti chiederai: “Come faceva Davide a gioire? Era di fronte all’attacco più intenso che avesse mai conosciuto. Come faceva ad avere gioia sapendo di poter essere ferito o ucciso?”.

Davide risponde: “Poiché tu gli sei venuto incontro con benedizioni di prosperità, gli hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (21:3). Ciò che Davide sta dicendo cambia la vita: “Mi trovo di fronte ad un nemico potente che è pronto a distruggermi. Ma la mia anima è in pace. Perché? Il Signore ha previsto il mio combattimento. E mi ha riversato addosso la sicurezza del suo amore. Il mio nemico può anche farmi cadere, e ad un certo punto può sembrare anche che io sia finito. Ma Dio mi ha detto che se mi rialzerò, riceverò la sua forza e vincerò la battaglia”.

Davide poi fece questa dichiarazione di fede poco prima di andare in battaglia: “Tu mi hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (21:3). La corona d’oro che Davide menziona qui è un simbolo di vittoria e di dominio. Davide stava dicendo: “Andrò in guerra cavalcando la promessa che Dio mi ha fatto. Mi ha detto che uscirò dalla battaglia indossando la corona della vittoria”.

Questo riassume la dottrina della “bontà preventiva” di Dio: Lui ha anticipato tutte le nostre battaglie – le nostre lotte contro il peccato, la carne e il diavolo – e nella sua misericordia e nella sua bontà ha pagato il nostro debito prima ancora che ne giungesse la scadenza. La nostra vittoria è una cosa già fatta.

La bontà preventiva di Dio si applica specialmente a quelli che amano Gesù e sono sorpresi dal peccato. Il Signore ci assicura che anche se temporaneamente veniamo abbattuti, emergeremo dalla battaglia a testa alta, tutto perché Gesù ha pagato il nostro debito.

martedì 12 agosto 2008

AMORE CHE “PREVIENE”

“Poiché tu gli sei venuto incontro con benedizioni di prosperità, gli hai posto sul capo una corona d'oro finissimo” (Salmo 21:3). A primo acchito, questo verso di Davide ci lascia un po’ perplessi. La parola “previene” di solito associato ad impedimenti, non benedizioni. Una traduzione moderna direbbe: “Il Signore prevenì Davide con le benedizioni di prosperità”.

Eppure il termine biblico per “venire incontro” ha un significato completamente diverso. Significa “anticipare, precedere, prevedere e adempiere in anticipo, pagare un debito prima del dovuto”. Inoltre, in quasi ogni situazione, implica qualcosa di piacevole.

Isaia ci dà un’idea di questo genere di piacere. Viene da Dio che anticipa un bisogno e lo adempie prima del tempo. “E avverrà che prima che mi invochino io risponderò, staranno ancora parlando che io li esaudirò” (Isaia 65:24).

Questo verso ci illustra un’immagine incredibile dell’amore del nostro Signore per noi. Evidentemente, lui è così ansioso di benedirci, così pronto ad adempiere il suo amore nelle nostre vite, che non riesce nemmeno ad aspettare che gli diciamo i nostri bisogni. È ansioso di realizzare atti di misericordia, grazia ed amore nei nostri riguardi. E questo è un piacere supremo per lui.

È proprio questo che Davide dice nel Salmo 21: “Signore, hai riversato su di me le tue benedizioni e la tua bontà prima ancora che te lo chiedessi. E mi offri più di quello che mi immaginerei di poterti chiedere”.

Davide si riferisce ad un’opera meravigliosa che Dio ha compiuto per lui nel regno spirituale. È qualcosa che diede a Davide la vittoria sui suoi nemici, la risposta alle sue preghiere, una potenza vittoriosa ed una gioia ineffabile. E Dio lo fece prima ancora che Davide potesse pregare, prima ancora che svelasse il peso del suo cuore in preghiera. Quando alla fine Davide aprì il suo cuore, scoprì che Dio aveva già provveduto a sconfiggere i suoi nemici. La vittoria di Davide era stata assicurata prima ancora che potesse avvicinarsi al campo di battaglia.

lunedì 11 agosto 2008

IL NOSTRO OBIETTIVO

Quando i cristiani ai tempi di Paolo avvertirono che la distruzione di Gerusalemme era vicina, vollero sapere di più sugli eventi profetici. Avevano paura di ciò che si sentiva dire in giro, di eserciti invasori senza pietà che catturavano migliaia di persone e le rendevano schiave. Tutto ciò portò quei credenti ad avvertire che si stavano avvicinando momenti pericolosi. Perciò chiesero a Paolo di spiegare cosa stava succedendo: “Scrivici e facci sapere come leggere questi tempi”.

“Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Tessalonicesi 5:1-2).

Paolo descrisse loro cosa sarebbe avvenuto al ritorno di Cristo: “Perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; poi noi viventi, che saremo rimasti saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria; così saremo sempre col Signore. Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole” (4:16-18).

L’esortazione di Paolo nei loro confronti voleva essere un incoraggiamento. Stava dicendo, in effetti: “Non c’è bisogno che vi spaventiate per le cose che stanno per succedere sulla terra. Non dovete essere troppo preoccupati per tutti i segni spaventevoli e le calamità. Sapete bene che tutto ciò si deve realizzare. Sono tutti dei segnali del ritorno del Signore Gesù, per portare via il suo popolo”.

La verità è che la storia sta andando da qualche parte. Possiamo star certi che la corrente degli eventi che si realizzano oggi ci sta portando verso lo scopo eterno di Dio. Il mondo non è alla deriva, il Signore non ha abbandonato la terra, anche se l’umanità è diventata corrotta, malvagia e priva di fede. Piuttosto, Dio ha semplicemente accelerato i tempi. E quello che vediamo in questo momento non è che un movimento più rapido degli eventi verso “l’evento divino” che ci sta davanti: la ricreazione di nuovi cieli e nuova terra, dove Cristo regnerà supreme per tutta l’eternità.

Come seguaci di Cristo, il nostro obiettivo non deve essere concentrato sulle notizie quotidiane. Non dobbiamo temere guerre e rumori di guerre, né la possibilità di un evento nucleare, o le altre corse che stanno per giungere sulla terra. Quando Gesù ha detto: “In quel giorno, alzate il vostro capo” (Luca 21:28), stava parlando di dove dovrebbe essere concentrato il nostro sguardo.

venerdì 8 agosto 2008

DIO DEI NOSTRI MOSTRI

Dio disse a Giobbe: “Guarda behemoth [l’ippopotamo] che ho fatto al pari di te” (Giobbe 40:15). “Puoi tu tirar fuori il Leviathan con l'amo o tener ferma la sua lingua con una corda?” (41:1).

Perché Dio dovrebbe iniziare la sua rivelazione portando Giobbe a considerare questi due grandi mostri? Perché Dio vuole portare Giobbe ad osservare un ippopotamo e un coccodrillo?

Prima di tutto, il Signore pone questo problema al suo servo: “Guarda, Giobbe, ecco l’ippopotamo. Cosa stai facendo? Puoi lottare con lui in termini di forza fisica? No? Forse puoi riuscire a domarlo parlandogli dolcemente”

“Guarda anche il coccodrillo minaccioso. Come te la caverai? Questa creatura ha un cuore di pietra. Non sa cosa significhi misericordia”. Si trattava di molto più che una semplice lezione sul regno animale. Piuttosto, Dio stava dicendo a Giobbe qualcosa a proposito della vita dei “mostri”. Gli stava mostrando che queste due creature meravigliose, feroci e potentissime, rappresentavano i problemi mostruosi che imperversavano nella vita di Giobbe.

“Considera l’ippopotamo. Calpesta tutto ciò che gli è sotto mano. È semplicemente un problema troppo grande per te, Giobbe. Per lui non conti nulla. Niente di quello che potrai fare potrebbe domarlo. Solo io, il Signore, so come fermare una tale creatura mostruosa”.

“E che ne dici del coccodrillo, Giobbe? Nessun umano può battersi con una tale creatura. E nessuno con le sue forze può strappare al coccodrillo la sua solida armatura. Lo stesso vale per il tuo nemico spirituale, il diavolo. Solo io posso vincere la battaglia con lui”.

Senti cosa sta dicendo Dio in questo discorso? Sta parlando non solo a Giobbe ma a tutti i credenti. E sta dichiarando: Affronta la verità sui mostri della tua vita. Non puoi gestirli. Sono l’unico che può farlo.

Giobbe rispose: “Il mio Dio è onnipotente. Può fare ogni cosa. E nessuno dei suoi scopi può essere offuscato. Riconosco che non posso combattere né resistere contro l’ippopotamo o il coccodrillo. Ma non importa. So che Dio può farlo. Da parte mia rimango fermo e vedrò la salvezza del Signore” (vedi Giobbe 42:1-2).

mercoledì 6 agosto 2008

PERCHÉ É E’ IMPORTANTE ESSERE “VERDI”?

“E fu detto loro di non danneggiare l'erba della terra né verdura alcuna né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte” (Apocalisse 9:4).

Perché “essere verdi” è così importante per la nostra fede? Ricordate, alle locuste è stato dato il comando di non toccare nulla di verde. Per dirla in breve, non possono fare niente di male a quelli che camminano nella fede.

Perciò, anche al culmine dei loro attacchi, quelli che pongono la loro fiducia in Dio rimarranno in piedi, come alberi solidi e verdi. Non saranno toccati da locuste di nessun genere, compresi i terroristi. La migliore difesa contro ogni sorta di attacco demoniaco, ogni puntura di scorpione, è la salute spirituale. E questa salute si ottiene solo quando ci volgiamo al Signore e ci fidiamo delle sue promesse.

Permettimi di chiederti:

Ti fidi ciecamente del perdono di Dio? Dipendi dal suo sangue per purificarti da ogni iniquità? Se ti senti condannato e lotti costantemente per piacere a Dio, allora non sei verde e in buona salute. Il desiderio maggiore di Dio è che tu accetti il suo dono di perdono e riposi in esso.
Hai accettato il perdono di Dio. Ma ti fidi ciecamente del suo amore incondizionato nei tuoi riguardi?

Il nostro Signore non ci taglia a pezzi ogni qualvolta falliamo. Non ci guarda costantemente da una spalla, chiedendo di fare le cose giuste. Semplicemente ci chiede che andiamo a lui, confessando: “Credo nella tua Parola, Signore. Perdonami, lavami, tienimi fra le tue braccia”.

Il desiderio di Dio per tutti noi è che viviamo tutti i nostri giorni senza paura. Perciò, non dobbiamo permettere a Satana di accusarci di un fallimento del passato. Se ce ne siamo pentiti, allora siamo coperti dal prezioso sangue purificatore di Cristo.

Ecco la promessa di Dio per tutti quelli che pongono la loro fiducia in lui: “Alcuni confidano nei carri e altri nei cavalli, ma noi ricorderemo il nome dell'Eterno, il nostro DIO. Quelli si sono piegati e sono caduti; ma noi ci siamo rialzati e rimaniamo in piedi” (Salmo 20:7-8).

martedì 5 agosto 2008

IN PIEDI E PRONTI

“Saul aveva paura di Davide perché l'Eterno era con lui, mentre si era ritirato da Saul” (1 Samuele 18:12).

Satana invidia e teme la maggior parte di quelli che sono stati con Dio in preghiera e sono determinati a rimanere saldi nel combattimento della fede. Satana teme anche un piccolo esercito di quelli che sono cinti nella fede per il combattimento. Trema davanti a quelli che sono saldi e pronti a resistere. E perché ti teme, il suo progetto è quello di neutralizzare il tuo spirito combattivo.

Il diavolo lo fa cercando di inondare la tua mente con la sconfitta, la distrazione, pensieri infernali che nutrono l’incredulità e seminano dubbi sul potere di Dio. Ti griderà nella tua mente e nel tuo spirito: “Non vale la pena combattere. Sei troppo debole nelle tue lotte personali. Non sarai mai un vincitore. Le potenze dell’inferno sono troppo forti da vincere. Perciò fai bene a rilassarti. Non devi essere più così zelante nel combattimento”.

Questa è tutta una distrazione! Tutta la strategia di Satana è farti distogliere gli occhi dalla vittoria della Croce. Vuole farti concentrare sulle tue debolezze, i tuoi peccati, le tue mancanze – e per questo aumenta l’intensità dei tuoi problemi e delle tue sofferenze attuali. Vuole farti credere che non sei abbastanza forte da andare avanti. Ma la tua forza non è il punto: la forza di Gesù è il punto!

Il fatto è che tutti noi dobbiamo combattere finché moriamo o finché Gesù non ritorna. Possiamo forse avere dei momenti di calma, periodi di sollievo. Ma finché saremo su questa terra, siamo ingaggiati in un combattimento spirituale. E non c’è fine a queste battaglie. Per questo Paolo dice che Gesù ci ha dato delle armi che sono potenti per abbattere le fortezze. Siamo stati equipaggiati con armi contro cui Satana non può resistere: la preghiera, il digiuno e la fede.

È giunto il tempo di distogliere lo sguardo dalle attuali afflizioni. Dobbiamo distogliere gli occhi dalle nostre prove e fissarli sul Capitano di questa guerra. Gesù tiene la chiave di ogni vittoria e lui ci ha promesso: “Vi ho dato tutte le armi di cui avete bisogno per la battaglia. Sono pronto e disposto a darvi forza nei momenti di debolezza”.

lunedì 4 agosto 2008

UN CAMMINO PIACEVOLE

L’apostolo Paolo insegnava alla chiesa di Colosse: “Perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio” (Colossesi 1:10).

Cosa è necessario per compiere un cammino piacevole? Paolo ci dice: “Vestitevi dunque, come eletti da Dio, santi e amati, con un cuore di compassione, gentilezza, umiltà, generosità e pazienza; sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi a vicenda, se c’è qualcuno che ha qualche lamentela; proprio come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Colossesi 3:12-13, parafrasi mia).

Paolo ci sta dicendo con molte parole: “Questa è la mia parola in questi momenti critici. Alla luce delle difficoltà che sapete si stanno per abbattere su di voi, dovete misurare il vostro cammino con il Signore”.

In altre parole, dobbiamo chiederci: “Sto diventando sempre più simile a Cristo? Sto diventando sempre più paziente o temperato? Gentile ed educato, meno rissoso e meno incline alla discussione? Sopporto gli altri? Mi metto addosso la debolezza e le colpe di quelli che mi circondano, o voglio sempre aver ragione?”.

Paolo sta suggerendo che, alla luce di quel giorno che sta avvicinandosi, non importa quali compiti svolgi o quali opere caritatevoli compi. Non importa quanto sei gentile con gli estranei, o quante anime porti a Cristo; rimane la domanda: stai diventando sempre più amorevole, paziente, mansueto, remissivo?

Esaminare il proprio cammino con Cristo significa non guardare tanto a ciò che si è fatto, ma piuttosto a ciò che si sta diventando. Un tale cammino non si può ottenere solo con gli sforzi umani. Non si ottiene solo con l’auto-determinazione, dicendo semplicemente: “Diventerò quel genere di credente”. Piuttosto, si ottiene attraverso l’opera dello Spirito Santo, attraverso la fede nella sua Parola.

Prima di tutto leggiamo queste parole e crediamo che quella di esaminarci sia la vocazione di Dio per ciascuno di noi. Poi chiediamo allo Spirito di mostrarci chi siamo veramente, misurandoci con la sua Parola. Infine chiediamo allo Spirito Santo di aiutarci a cambiare.

venerdì 1 agosto 2008

SCACCIA GLI AVVOLTOI

In Genesi 15, Dio fece un patto glorioso con Abraamo. Disse al patriarca di prendere una giovenca e una capra e di tagliarli in due. Poi Abraamo doveva prendere una tortora ed un piccione e poggiarli a terra, testa a testa. Abraamo fece come gli era stato comandato, e mentre queste creature erano lì che sanguinavano, gli avvoltoi iniziarono a scendere sulle carcasse. Improvvisamente Abraamo si sentì circondato da una profonda oscurità. Cos’era questa oscurità?

Era Satana nel panico. Come pensi che reagisca Satana quando ti vede appropriare di tutte le promesse di Dio, quando dai la tua vita a Gesù? Il diavolo va in gelosia. Poi quando vede la tua ferma decisione di proseguire con il Signore, può reagire in un solo modo: tutto l’inferno va nel panico!

Cosa fece Abraamo quando scesero gli avvoltoi? La Scrittura dice che li scacciò. Similmente, il Signore ci ha mostrato un modo per affrontare gli avvoltoi minacciosi. Non dobbiamo avere paura degli attacchi del diavolo, perché ci sono state date delle armi da combattimento molto potenti.

Quando mi vengono in mente l’incertezza o dei dubbi su Dio, devo reagire in base a quello che so del mio amato Signore. Non posso accettare nessun pensiero che provenga da un mio sentimento momentaneo. Devo misurare ogni mio concetto in base alle promesse che Gesù mi ha fatto su se stesso e sulla vittoria che ha vinto per me.

Per dirla in breve, se mi vengono in mente dei pensieri accusatori – se mi provocano dubbio e paura, mi condannano o mi portano un senso di rigetto – so che non provengono da Dio. Tutti noi dobbiamo essere preparati a questi pensieri. Anche il Signor Gesù è stato soggetto a questi pensieri diabolici durante la tentazione subita nel deserto.

Quando arrivano gli avvoltoi, portando pensieri di insicurezza e di indegnità, scacciali con la Parola di Dio. Il sacrificio che il Signore ti ha chiesto di fare gli è piacevole, e lui lo onorerà.